E' stato liberato il giornalista iracheno diventato famoso dopo aver lanciato le sue scarpe contro il presidente George Bush. Sul suo conto il fratello, Uday al-Zaidi, ha detto che l'uomo in carcere è stato più volte torturato e maltrattato: lo ha riferito in una intervista al "Times" pubblicata sulla edizione online del quotidiano britannico. Fuori dal carcere, a Baghdad, molti aspettavano felici la sua liberazione.
Era il 14 dicembre 2008 il giorno in cui il giornalista lanciò le sue scapre contro il presidente americano durante una conferenza stampa tenuta insieme al premier iracheno Nuri al-Maliki. Da allora Muntazer al-Saidi divenne un'icona per il mondo musulmano. Arrestato e processato, venne condannato inizialmente a tre anni di carcere (27 mesi effettivi di carcere), ridotti a uno nell'aprile scorso. La sua liberazione, annunciata per lunedì, era stata rinviata. "Per formalità di tipo amministrativo", dice un fratello dell'uomo, Durgham. Ma poi, ben presto le porte del carcere si sono aperte per il giornalista: fuori, ad aspettarlo, molti iracheni festanti, per i quali è diventato un simbolo e un simbolo di forza dell'Iraq.
L'uomo ha scontato nove mesi dietro le sbarre. Il fratello Uday aveva detto al "Times" che, non appena fosse stato liberato, Muntazer sarebbe stato portato "in Grecia per cure mediche e psicologiche" rese necessarie dalle torture subite.
< me??.
Secondo il fratello del giornalista, al-Saidi ha subito torture dopo l'arresto, quando venne portato nel campo militare iracheno situato nell'ex aeroporto Al-Muthana di Baghdad e rifiutò di firmare una lettera di scuse nei confronti del presidente Bush e del premier al-Maliki. "Gli hanno bruciato le orecchie con le sigarette. Ha fratture alle costole e ha il naso rotto", ha detto Uday al-Saidi, aggiungendo: "Quando Muntazer mi ha chiamato, mi è sembrato davvero giù perchè le guardie della prigione gli avevano detto che non gli sarebbero state consentite altre telefonate per dieci giorni".
"Io, sottoposto alle peggiori torture"
"Sono stato spinto nel mio gesto dall'ingiustizia a cui il mio popolo è stato sottoposto, e da come l'occupazione abbia schiacciato la mia patria con i suoi stivali". Sono le prime dichiarazioni di Muntazer al-Saidi dopo aver ottenuto la grazia. "L'occupazione - ha aggiunto - è come la peste. Era così umiliante vedere il mio Paese profanato... la vergogna mi seguiva ovunque, come giornalista, e mi sono impegnato con le vittime a vendicarle: l'opportunità era lì, potevo colpire con le scarpe il criminale di guerra Bush", ha detto, leggendo un testo.
"Se ho fatto danno alla stampa, chiedo scusa", ha detto il giornalista che ha confermato di aver subito "il peggior tipo di torture, con scosse elettriche, e frustate con cavi", sin dai primi istanti dopo l'arresto, mentre poteva ancora udire la conferenza stampa continuare, nella stanza accanto: pertanto chiede che il primo ministro iracheno Nuri al Maliki si scusi per questo con lui. "Il muqabarat americano (ovvero i servizi segreti, ndr) e i suoi affiliati non risparmieranno sforzi per eliminarmi, fisicamente o professinalmente, o socialmente", ha detto ancora al Zaidi, precisando di non appartenere ad alcun parito politico. Egli ha pero' detto di voler aiutare il popolo iracheno, ma non attraverso la politica. "Voglio prendermi cura di vedove, orfani e povera gente. Ci sono migliaia di vittime di persone semplici che sono in prigione senza processo", ha quindi concluso.
Scarpe su Bush, giornalista libero - mondo -Tgcom - pagina 1




Rispondi Citando
