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Base USA: primo no, ma alla Maddalena c'è paura
Nuovi marines
e altri sommergibili?


LA MADDALENA. Da ieri è ufficiale: gli Stati Uniti chiedono di raddoppiare l'insediamento di Santo Stefano, la base appoggio per sottomarini nucleari di fronte all'isola della Maddalena. Edifici alti 11 e 14 metri, per 56.000 metri cubi, ottantamila metri quadri, un investimento di 35 milioni di dollari: tutto è senza precedenti. Ieri i documenti sono stati presi in visione dal Comitato regionale paritetico per le servitù militari riunito a Cagliari. C'è scritta solo una parte della verità. L'altra, segreta, lascia sospettare ai Ds e a Forza Italia, in sede locale, di un progetto di trasferimento alla Maddalena delle basi Usa in Turchia.

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LA MADDALENA. Da ieri è ufficiale: gli Stati Uniti chiedono di raddoppiare l'insediamento di Santo Stefano, la base appoggio per sottomarini nucleari di fronte all'isola della Maddalena. Edifici alti 11 e 14 metri, per 56.000 metri cubi, ottantamila metri quadri, un investimento di 35 milioni di dollari: tutto è senza precedenti. Ieri i documenti sono stati presi in visione dal Comitato regionale paritetico per le servitù militari riunito a Cagliari. C'è scritta solo una parte della verità. L'altra, segreta, lascia sospettare ai Ds e a Forza Italia, in sede locale, di un progetto di trasferimento alla Maddalena delle basi Usa in Turchia.
Gli americani arrivarono alla Maddalena trent'anni fa. Arirvarono in 500, al seguito dei missili a testata nucleare, secondo l'accordo rimasto in gran parte segreto fra il governo Andreotti e gli Stati Uniti. Sono diventati 3500 in questo arco di tempo, negli ultimi anni si era sentito dire più volte di una progressiva smobilitazione, dopo la caduta del muro di Berlino. Adesso, contrordine. Trent'anni dopo, ma con gli stessi modi, abbastanza spicci. Del proposito della marina USA non è stata informata l'amministrazione comunale, non la Regione. Ieri è balzato all'ordine del giorno del Comitato regionale paritetico sulle servitù militari, nella sede del Comando Marina, a Cagliari. Il comitato regionale ha detto no, anche a quel poco che è stato dichiarato. Parere non favorevole, è la formula tecnica. È bastato il voto contrario di uno dei 14 membri (sette militari e sette civili). La legge richiede l'unanimità, perché il parere sia favorevole. Il "bastian contrario", solo e così decisivo, è Agostino Bifulco, membro nominato dal consiglio regionale su indicazione di Rifondazione comunista. Bifulco non è un radicale: era il solo maddalenino della compagnia, è un falegname molto stimato in Gallura, era dirigente del Pci, sempre eletto con moltissimi voti consigliere comunale alla Maddalena. Dice: «A prescindere dalla presenza nucleare mai svelata nei suoi pericoli, qui vogliono insediare palazzi nuovi al posto di vecchie caserme in riva al mare, in un parco nazionale, dove se un mio concittadino tocca un sasso lo arrestano». Il sindaco della città, ha mandato a Cagliari un suo rappresentante, un consigliere comunale della nuova maggioranza di centrodestra, Giacomo Grondona (An): l'uomo è dipendente civile dell'apparato della marina militare italiana, non si è opposto al disegno affacciato dagli USA.
Gli altri quattro rappresentanti della Regione presenti, si sono astenuti, hanno lasciato sulle spalle di Bifulco il peso dell'opposizione. Un altro rappresentante della Regione, Giovanni Aramu, ha aggiunto a quelle di Bifulco le osservazioni su un altro progetto, stavolta della Marina italiana, sempre alla Maddalena, di recupero delle strutture militari di Punta Rossa, a Caprera. Lì la Regione ha da ridire perché vorrebbe acquisire il patrimonio militare dismesso al demanio, secondo le procedure previste da una legge. Misteriosa è anche lì la destinazione di questo complesso militare usato nella seconda guerra mondiale come deposito per armi subacquee.
Ma quanto conta il voto di ieri, soprattutto quello su Santo Stefano? Conta se il presidente della Regione è deciso ad avvalersene. La marina italiana proprietaria dell'area (in realtà appartenente all'ex sindaco Pasqualino Serra), per conto di quella americana, potrebbe andare avanti, come probabilmente farà: il presidente della Regione ha la possibilità di ricorrere presso il ministero della difesa. Se non bastasse, presso il capo del governo, che ha l'obbligo di portare la questione al consiglio dei ministri. Solo in quella sede si può decidere una questione di questa natura.
Ci sono alcune curiosità, sul progetto di potenziamento della base di Santo Stefano. Una la rileva Salvatore Sanna, membro del comitato sin dalle origini (uscito per ragioni di salute), dirigente della Cgil, maddalenino pure lui, autore di un libro sugli americani in Sardegna: «È la prima volta che in un documento ufficiale si parla di base navale a proposito di Santo Stefano. Non era mai stato detto prima, in nessuna sede ufficiale, nonostante tutte le sollecitazioni». Rispetto al non detto, è veramente un'inezia. Ieri un consigliere provinciale di Forza Italia Giulio Giudice, ha scritto in una interrogazione del proposito di portare alla Maddalena otto missili a testata nucleare, il numero dei militari salirebbe a ottomila. Un mese fa lo scriveva Liberazione, nei giorni scorsi lo sostenevano i Ds: altro che parco, questa è Saigon.