Prodi e Rasmussen: necessario il dialogo. Putin: nessuna concessione ai terroristi
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
BRUXELLES - L’Unione Europea ha opposto in modo fermo la sua posizione sulla Cecenia a quella (molto diversa) del presidente russo Vladimir Putin, pur trovando l’accordo sulla lotta comune al terrorismo e su altri punti al centro del vertice Ue-Russia tenutosi a Bruxelles. Putin ha trovato maggiore disponibilità sulla Cecenia in un successivo incontro con il segretario generale della Nato, George Robertson, che però ha egualmente ricordato la necessità di risolvere il problema in termini politici.
«Sulla Cecenia non c’è stato nessun progresso», ha ammesso il presidente della Commissione Romano Prodi, che ha spiegato quanto Putin abbia riproposto in modo «radicale» la sua linea. «Noi abbiamo ribadito in modo fermo che non vi è soluzione in Cecenia, se non una soluzione politica - ha dichiarato Prodi -. Ma su questo c’è stata una differente valutazione tra la delegazione russa e la nostra». A Mosca non vogliono dialogare nemmeno con la contraparte cecena moderata. «Noi riteniamo che si debbano aprire negoziati con gli interlocutori esistenti, se no non si apriranno mai», ha detto il presidente della Commissione, pur ammettendo la determinazione con cui Putin continua a paragonare il presidente indipendentista ceceno Aslan Maskahadov a Osama Bin Laden. Il presidente russo ha pubblicamente identificato gli indipendentisti ceceni con i terroristi, escludendo ogni possibilità di dialogo. E ha invitato la Ue a combatterli al fianco della Russia, ammonendo sui rischi delle «concessioni» che gli saranno accordate. Anders Fogh Rasmussen, il premier della Danimarca, che ricopre la presidenze di turno della Ue, ha ribadito che la Cecenia non può essere considerata «solo un problema di terrorismo» e che la soluzione politica è «l’unica strada per una pace duratura». Ha poi replicato alle polemiche sul congresso ceceno tenutosi nel suo Paese (che aveva irritato Putin e ha imposto lo spostamento del vertice Ue-Russia da Copenaghen a Bruxelles), specificando che era stato promosso da un organismo privato in base ai principi di libertà garantiti dalla Costituzione danese. Ma Putin ha continuato ad accusare i separatisti ceceni di «estremismo e radicalismo religioso».
La Ue ha negato alla Russia che nel documento finale sulla lotta comune al terrorismo fosse citata la Cecenia. L’accordo è stato trovato su altri punti: la cooperazione giudiziaria, lo scambio di informazioni tra Europol e polizia russa, l’intervento nelle attività finanziarie collegate al terrorismo, i traffici di armi, la difesa delle popolazioni civili da attentati chimici, biologici o nucleari. Identità c’è stata nel sostenere la «soluzione politica» per la crisi in Medio Oriente. Esito positivo ha avuto anche il negoziato su Kaliningrad ed è emerso un avvicinamento sul contenzioso per il gas.
Il successivo incontro tra Robertson e Putin era stato preceduto da un allarme della Nato su possibili attentati di Al Qaeda in Europa. Il segretario britannico dell’Alleanza, considerato spesso in linea con gli Stati Uniti, ha sottolineato la presenza in Cecenia di «elementi del terrorismo internazionale». Ma ha aggiunto che, se si vuole risolvere il problema a lungo termine, c’è bisogno di «una soluzione politica, non solo militare». Ha poi rassicurato la Russia sulle conseguenze del prossimo ingresso nella Nato di sette Paesi dell’Est. Davanti a lui, Putin è stato ancora più netto sui ceceni. Ma ha anche elencato gli investimenti sociali effettuati dal suo governo in Cecenia, per replicare alle accuse arrivate dalla stampa internazionale. Accuse rinnovate ieri a Bruxelles da una manifestazione di radicali e da un intervento nell’Europarlamento del filosofo André Glucksmann.
Ivo Caizzi
Esteri




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