Castelli: no alla giustizia del Superstato Ue
«Reato di razzismo? Si entra nel campo minato della libertà di pensiero...»
di Alberto Rodighiero

«Due sono le sfide che dovrà affrontare la nostra società nei prossimi anni: la globalizzazione e il fondamentalismo islamico e il solo modo per affrontarle e governarle si chiama federalismo» - inizia così l’intervento del ministro della Giustizia Roberto Castelli che ha concluso domenica a Montecchio Maggiore i lavori di “Officina Veneto”. Il guardasigilli, ha poi aggiunto: «Io dico che il federalismo va attuato anche a costo di qualche sacrificio da parte dei cittadini italiani. L’assetto federale dello Stato, non è solamente utile per il funzionamento della macchina statale, ma necessario se non vogliamo essere spazzati via da queste due grandi sfide che la modernità ci pone. Solo con il federalismo possiamo mantenere la nostre tradizioni, la nostra lingua, le nostre identità. Ogni regione avrà l’obbligo di creare un proprio sistema di sviluppo. Un’Italia più forte ed efficiente sarà quella che potrà affiancare il modello veneto a quello lombardo, siciliano e pugliese». Castelli ha poi sottolineato che al tradizionale nemico del federalismo, il centralismo romano, se ne è aggiunto uno più potente e subdolo: quello di Bruxelles, e ha spiegato: «La resistenza alle riforme, in casa nostra, è fatta in maniera sempre più sotterranea, l’opposizione, ma anche parte della maggioranza è come se volesse sempre tirare il freno. Si parte sempre dal concetto che se si crea qualche differenza, tra regione e regione, questa altro non può essere che un ingiustizia. Una montagna quasi insormontabile è poi il grande potere burocratico che con il centralismo romano ha sempre prosperato. C’è poi il problema del sud che vede il federalismo come un abbandono e non solo finanziario da momento che molte regioni meridionali non sono in grado oggettivamente di autogovernarsi non avendo, oggettivamente, una classe dirigente all' altezza». L’avversario più insidioso il ministro della Giustizia lo individua però nelle politiche di Bruxelles: «I cittadini europei stanno vivendo, senza accorgersene, un processo che li sta trasformando in una nuova entità sociale, economica, statuale. Si sta andando verso un nuovo centralismo, questa volta ancora più lontano e sconosciuto di quello romano, dove poche decine di persone possono decidere il destino di 300 milioni di cittadini, in un processo decisionale non trasparente e sottratto alla sorveglianza della pubblica opinione perché anche i mass media ne parlano poco». Castelli individua poi nelle direttive di quadro europee una vera e propria spada di Damocle che incombe sui cittadini dell’Unione, specialmente quelle in tema di giustizia: «A Bruxelles si vuole ora discutere del reato di razzismo e xenofobia. Io dico che qui si entra nel campo minato della libertà di pensiero e si rischia di confondere l'espressione di un pensiero politico con un pensiero razzista. Faccio un esempio, che si ricollega ad un’altra direttiva contro la quale mi sono battuto qualche mese fa, il mandato di cattura europeo. Tempo fa un ministro di un Paese dell’Unione europea definì la Lega Nord un partito razzista e xenofobo. Bene, se fossero in vigore il mandato di cattura europeo e la direttiva sul razzismo, questo ministro avrebbe potuto, magari facendo qualche pressione sul suo ministro della Giustizia che controlla i Pubblici ministeri, mettere sotto accusa un intero partito che ha anche responsabilità di Governo». Il Guardasigilli ha poi replicato alle accuse rivolte alla Lega di essere piuttosto tiepida nell’attuazione delle riforme: «Io diffido sempre da chi dice o tutto o nulla. E’ la solita strategia gattopardesca del cambiare tutto perché tutto rimanga uguale. Stiamo procedendo verso il federalismo ma piccoli passi. A chi ci critica ricordo che la prossima settimana in Senato sarà in discussione la legge sulla Devolution, per la quale però l’opposizione ha presentato la bellezza di mille emendamenti. Per quel che riguarda il federalismo fiscale, bisognerà invece attendere la riforma globale del sistema fiscale» - e ha poi aggiunto - «per avere uno stato davvero efficiente bisognerà che a queste riforme si accompagni quella del presidenzialismo». A margine della conferenza poi, il ministro della Giustizia ha parlato con i giornalisti anche di terrorismo: «Vedo che in Veneto sono numerosi gli attentati di matrice terroristica, ma non mi risulta che siano stati fatti molti passi avanti nell’individuazione dei responsabili». Castelli, dopo aver specificato di non riferirsi solamente ad attentati compiuti a danno della Lega ha poi aggiunto: «In questa regione il terrorismo è sempre stato vitale» - e ha annunciato l’intenzione di compiere presto una visita agli uffici giudiziari. «Nessun dissapore» - ha precisato. «Ricordo che, a norma di costituzione, il ministro deve sorvegliare anche ciò che accade nei tribunali dal punto di vista organizzativo. Nessuna visita di carattere punitivo dunque, cercherò di capire invece, come mai, non vanno avanti alcune inchieste» e citando gli esempi delle sue visite a Bologna e Palermo ha spiegato: «Se, per caso, mancano i mezzi, cerco di metterli a disposizione perché le indagini possano svolgersi nel più breve tempo possibile».