di Mauro Bottarelli
Visto che, come ampiamente pronosticato, la guerra all’Iraq appare soltanto questione di settimane, è giusto porre poche ma rigorose questioni su quello che sarà l’attacco e sulle conseguenze che questo potrà rappresentare non tanto per Saddam Hussein e il suo stuolo di pretoriani ma per il popolo dell’Iraq, vittima inerme di due nemici: un regime dittatoriale e una guerra ingiusta. Questo aggettivo non deve essere interpretato come una valutazione di merito rispetto alla figura del rais di Bagdad, disprezzabile e criminale fin dall’inizio, ma rispetto ai canoni di comportamente bellico tenuti fino ad oggi ogniqualvolta gli Usa hanno mosso guerra nel mondo. Per fare questo non possiano che ricordare - o forse raccontare per la prima volta, visto che di informazione al riguardo se ne è fatta molto poca - quali siano le conseguenze che la popolazione irachena sta ancora pagando (e continuerà a pagare) per la prima Guerra del Golfo. In Iraq, ogni mese, da dieci anni a questa parte, muoiono seimila bambini a causa degli effetti dell’uranio impoverito. Questo perché durante Desert Storm sono state sganciate bombe e missili contenenti DU (depleted uranium) in quantità tali da aver sprigionato una radioattività che risulta essere sei volte superiore a quella delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Nell’area maggiormente colpita dai bombardamenti, quella che si trova al confine con il Kuwait e l’Iran, la percentuale di incidenza delle leucemie è del 240%. Perché l’uranio impoverito decada - ovvero scompaia da quella zona - è stato calcolato che occorreranno tra i 500 milioni e i 4 miliardi di anni. Cui prodest? Ai “liberatori”, perché i proiettili all’uranio impoverito hanno una potenza penetrante senza eguali e soprattutto perché tenerli nei magazzini ha costi di stoccaggio enormi: di tanto in tanto meglio svuotare gli arsenali spargendo morte in giro per il mondo e devastando l’ambiente. Ma non è tutto. Questo aumento delle malattie, così come la povertà, ha portato l’Iraq a essere una sorta di enorme ospedale a cielo aperto. Con una particolarità, però: non ci sono medicinali né dispositivi clinici. Il motivo? Semplice: i medicinali non arrivano e se arrivano - attraverso il programma dell’Onu denominato Food for Oil - sono spesso scaduti o inservibili per il lungo viaggio che devono compiere prima di giungere a destinazione. Già, perché le medicine arrivano in aereo fino ad Amman, in Giordania, e poi vengono portate in Iraq su gomma lungo un percorso di oltre un migliaio di chilometri attraverso il deserto con temperature sempre superiori ai 40 gradi. Perché tutto questo? Elementare, Watson. Per tutelare i curdi, Stati Uniti e Gran Bretagna hanno stabilito che tutti i territori a nord e a sud dell’Iraq non possano essere sorvolati da aerei iracheni (la cosiddetta no fly zone). A parte il fatto che la Turchia ha sterminato 40mila curdi (più qualche milione di armeni) senza che per questo subisse nemmeno un rimprovero, appare ridicolo che questa decisione bilaterale sia accettata supinamente dagli altri Paesi membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Come in un romanzo di Kafka, ridicolo e tragico viaggiano di pari passo nell’esistenza patibolare della maggior parte degli iracheni. Con l’enorme numero di malati di cancro e di leucemia presenti, i farmaci più ricercati e necessari sono i chemioterapici. Bene, questa categoria farmacologica è vietata perché secondo gli americani con quel tipo di medicinali gli iracheni potrebbero costruire bombe chimiche. Stesso discorso vale per le matite, le semplici matite da disegno, anch’esse vietate dall’embargo. Sapete perchè? Perché secondo l’Alta Commissione delle Nazioni Unite l’anima di grafite presente al loro interno potrebbe essere utilizzata per costruire armi chimiche. Vi rendete conto? Saddam ha comprato e continua a comprare armi dai governi di mezzo mondo (oltre ad avere le proprie fortune amministrate e depositate in banche occidentali, americane in testa) e l’Onu ha paura che qualche milione di pretoriani iracheni passi le proprie giornate a distruggere miliardi e miliardi di matite per ricavarne qualche etto di pericolosa grafite!!! Sarà un caso, poi, ma dal ’91 a oggi il tasso di scolarizazzione è passato dal 94% al 12%. Medesimo discorso vale per gli anestetici, anch’essi passibili di un utilizzo bellico: di conseguenza in moltissimi ospedali iracheni si opera senza anestesia. Altri pericolosissimi strumenti di morte sono i deflussori e gli aghi a farfalla, ovvero la cannuccia di plastica e l’ago necessari a far funzionare le flebo: per quale motivo? Non si sa, nessuno ha mai specificato quale funzione parallela potrebbero ricoprire: forse costruire delle fionde? Fatto sta che essendo carenti questi due fondamentali supporti, spesso si tira a sorte chi uccidere e chi salvare: ovvero chi riceverà la flebo e chi no. Ma non è finita: per i cervelloni del Palazzo di Vetro - su imbeccata di quelli del Pentagono - sono vietate anche le sacche di plastica per la raccolta del sangue. Quindi l’Iraq si ritrova ad essere un Paese paradossalmente pieno di potenziali donatori ma completamente sprovvisto di plasma in caso di trasfusioni: e la gente muore come mosche. Quale diabolico ordigno di può costruire con sacche di plastica per il sangue? Nessuno lo saprà mai. Il timore delle armi chimiche è un vero e proprio totem per gli Stati Uniti, talmente terrorizzati da Saddam da avergli venduto armi di distruzione di massa per combattere contro l’Iran. Curioso, no? Prima forniscono armi chimiche poi minacciano guerra perché hanno paura dell’uso che Bagdad può fare delle stesse. Torna la sindrome di Frankenstein, come per l’ex mujaheddin Bin Laden (d’altronde chi mise al potere mister Hussein il 16 luglio 1979?). Di incoerenze nella lunga storia tra Usa e Iraq ce ne sono parecchie. Una su tutte: perché nel 1991, giunti a dieci chilometri da Bagdad, i militari Usa ricevettero l’ordine di fermarsi, salvando vita e potere di Saddam? Che interesse aveva Washington a mantenere in sella l’uomo contro cui aveva mosso guerra? Domande, decine di domande e una sola certezza: visto che guerra dev’essere, non si ripetano gli errori del passato. Basta con l’uranio impoverito, basta con la logica di bombardare da 10mila metri per paura della contraerea ammazzando civili innocenti, basta con i “danni collaterali” e le bombe intelligenti, basta con le ritirate strategiche a un passo dalla meta. Basta. I bambini che muoiono ogni giorno a Bassora non hanno armi chimiche nascoste e non progettano attacchi kamikaze. Sperano solo di poter vedere la luce di un altro giorno. Con o senza Saddam.




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