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Discussione: Orizzonti mondialisti

  1. #1
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    Predefinito Orizzonti mondialisti

    Mackinder domina -preocupazioni di Brzezinski



    Smarrito quasi ogni interesse per lo
    scontro delle civiltà, sempre più ignorato il
    terribile Ben Laden, inafferrabile primula
    rossa come conviene ad un ex agente CIA
    d’alto profilo (curava negli anni ’80 il collegamento
    fra i mujahedeen afghani e gli
    Stati Uniti), sembra che la pacifica America
    abbia finalmente individuato il nemico
    da combattere, l’unico stato veramente
    canaglia verso cui deviare quelle difese
    antimissile, così felicemente posizionate
    in Polonia e nella Repubblica ceca, destinate
    nei progetti americani a contrastare le
    minacce dell’Iran e della Corea del Nord,
    confinanti, come ognun sa, con i due paesi
    europei.
    Dettagli. Tanto più che la Polonia
    si incunea opportunamente fra quella
    Germania e quella Russia che nel pensiero
    mackinderiano debbono costituire
    un caposaldo di separazione e reciproca
    ostilità, onde scongiurare la sciagura
    della potenza che deriverebbe dalla loro
    unione. Una presenza anglosassone su
    quel territorio non potrà quindi che essere
    provvidenziale.
    La conquista dell’Heartland, la
    regione costituita da Russia, Russia Bianca
    e Ucraina, rimane pertanto quella priorità
    assoluta perseguita da tutte le amministrazioni
    americane del dopoguerra. Non
    riassumeremo le mosse per giungervi, di
    cui si è diffusamente parlato su questa
    Rivista(1), ma ci focalizzeremo sugli ultimi
    sviluppi che preluderebbero ormai agli esiti
    finali dell’agognata Repubblica Universale
    massonica.
    In un discorso al Senato americano
    del giugno scorso Brzezinski si mostrava
    preoccupato di una possibile destabilizzazione
    della
    Georgia, a
    suo dire ad
    opera della
    Russia, che
    a v r e b b e
    p o s t o
    una seria
    minaccia al
    tranquillo
    d e f l u i r e
    del petrolio
    caspico
    verso i porti
    amici del
    Mediterraneo
    e, attraverso Israele, del Mar Rosso.
    Egli sottolineava pertanto l’urgenza di
    procedere alla costruzione di oleodotti
    alternativi a quelli russi, in primis attraverso
    l’Afghanistan, onde permettere
    ai Paesi dell’Asia centrale di accedere
    ai porti dell’Oceano Indiano e quindi ai
    mercati asiatici. Raccomandava inoltre
    un fermo supporto occidentale ai dubbi
    ecologici sollevati da Svezia e Polonia
    circa il progettato North Stream - che già
    dai primi del 2010 dovrebbe far giungere
    in Germania, sotto il Baltico, 27 milioni
    di metri cubi di gas all’anno, in attesa
    del raddoppio - con grave nocumento per
    il suddetto piano mackinderiano e per i
    connessi interessi americani.
    Brzezinski non ha poi mancato di
    stigmatizzare in questa luce «il ruolo
    negativo dell’ex cancelliere tedesco,
    (Schroeder, N.d.T.) diventato un dipendente
    della Gazprom», quello di Berlusconi
    che «ritornato al governo ha di fatto
    trasformato la venerazione di Putin in uno
    sport» e i cedimenti alla sirena russa di
    Grecia, Ungheria e Austria(2).
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Orizzonti mondialisti

    La Georgia si lancia
    nel Blitzkrieg
    Due mesi dopo l’intervento di Brzezinski
    al Senato americano, mentre il
    mondo assiste all’apertura dei giochi
    olimpici di Pechino(3), avvampa la breve
    e intensa guerra di Georgia, ad un mese
    dal completamento del ritiro delle ultime
    truppe russe iniziato nel maggio 2007, dalle
    due basi di Akhalkalaki e Batumi, di epoca
    sovietica.
    Gira voce fra gli addetti ai lavori che
    a Tbilisi Saakashvili «non va in bagno
    senza avere consultato l’ambasciata americana
    »(4). Si tratta forse di qualcosa di più
    di una mera calunnia di parte, considerato
    che il personaggio - di cui sappiamo molto
    della carriera, delle fenomenali capacità di
    propaganda e, di recente, dalle parole di
    Medvedev, pure di una certa familiarità con
    la droga(5) - è noto colà anche come Soroshvili,
    per via dell’azione filantropica nei
    suoi riguardi di Soros, che l’ha catapultato
    al potere nel corso di una delle rivoluzioni
    floreali e colorate spontanee avvenute qualche
    anno fa in paesi mackinderianamente
    significativi dell’ex URSS(6).
    Se a ciò si aggiunge quanto abbiamo
    sempre sostenuto, cioè che le teste pensanti
    americane che stanno attuando il piano di
    Mackinder sono tutt’altro
    che gente sprovveduta,
    ottusa o ingenua,
    la presentazione
    del bombardamento a
    sorpresa da parte del
    governo georgiano dei
    propri concittadini di
    Tskhinvali mentre stavano
    dormendo come
    necessaria reazione
    alle provocazioni
    russe, appare quantomeno
    originale.
    Anche taluni
    personaggi di tale
    governo tenderebbero
    a avvalorare l’ipotesi
    che l’azione georgiana
    non fosse del tutto
    autonoma. Il capo del
    governo, ad esempio,
    Vladimir Gurgenidze, detto “Lado”, banchiere
    e cittadino britannico, vissuto a
    Londra fra il 1998 e il 2003, anno in cui
    Soros scatenò il Georgia la “rivoluzione
    delle rose”. Gurgenidze si trasferì allora
    in Georgia dove dal 2004 al 2006 ebbe il
    ruolo di direttore della Banca di Georgia
    nel quadro della ristrutturazione finanziaria
    voluta da Soros.
    Nel 2007 divenne primo ministro.
    Riferisce il Jerusalem Post che il martedì
    precedente l’azione georgiana contro
    Tskhinvali, Gurgenidze, che è di religione
    ebraica, chiese in Israele una speciale benedizione
    da un rabbino ortodosso(7).
    Alexander Lomaia, attuale capo di
    quel Consiglio Nazionale per la Sicurezza
    che sovrintende le operazioni militari,
    per due anni (2003-2004) guidò la Open
    Society di Soros nella costituzione di
    organizzazioni non governative (ONG) ai
    fini dell’integrazione delle repubbliche exsovietiche.
    A capo della Commissione per
    l’integrazione europea è invece David Darchiashvili,
    a sua volta direttore della suddetta
    Open Society negli anni 2006-2007
    e membro di quel CFR europeo (European
    Council on Foreign Relations) che fra i
    suoi fondatori annovera lo stesso Soros.
    Altro personaggio di rilievo è il Ministro
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Predefinito Rif: Orizzonti mondialisti

    Yakobshvili, cofondatore del Consiglio
    atlantico e del CFR georgiani. Yakobshvili
    parla del pari bene l’inglese come l’ebraico;
    e, nel corso dei combattimenti, ha indirizzato
    ad Israele un caloroso ringraziamento
    per l’aiuto e l’addestramento riservato ai
    propri soldati(8).
    L’evento
    Prima di scatenare la controffensiva,
    la Russia fa immediato appello al Consiglio
    di Sicurezza dell’ONU, che per l’occasione
    resta però muta e inerte. Putin, in un’intervista
    a caldo alla CNN, reagendo all’accusa
    di aggressione alla Georgia, rende un’accurata
    cronaca dell’accaduto dei giorni 7-8-9
    agosto precisando che i georgiani la prima
    notte avevano bombardato Tskhinvali
    con artiglieria e lanciarazzi(9), oltre che i
    civili, anche le truppe russe incaricate di
    mantenere la pace nella città, stranamente
    abbandonata, poche ore prima, dai colleghi
    georgiani. Il bombardamento cessò
    verso le 5 del mattino per lasciare spazio
    alle colonne corazzate di Tbilisi. Fin qui
    Putin. Si dice che le colonne corazzate che
    irrompevano nella città avrebbero dovuto
    vittoriosamente raggiungere in 48 ore il
    tunnel di Roki inserendosi a cuneo tra le
    due Ossezie. Ma i georgiani, nonostante
    l’intenso addestramento di istruttori americani
    ed israeliani(10), nonostante la totale
    integrazione del proprio esercito nelle
    procedure NATO e le manovre congiunte di
    luglio con l’esercito americano (800 georgiani
    e 1200 americani, verosimilmente
    una prova generale), non si sono rivelati
    la Wehrmacht e il Blitzkrieg è passato di
    mano ai russi che hanno chiuso la partita in
    cinque giorni, proclamando di lì a pochissimo
    il riconoscimento come entità statali
    autonome dell’Ossezia e dell’Abkhazia. Un
    tempo decisamente minore dei 78 giorni
    di bombardamento necessari a piegare la
    Serbia alla novella legge internazionale
    non scritta fondata sulla forza e degli anni
    necessari per proclamare successivamente
    l’indipendenza del Kosovo.
    Le truppe russe si attestano a venti
    chilometri dall’oleodotto Baku-Ceyhan.
    La verità prontamente
    distorta - Cui prodest?
    Le vestali del fuoco sacro democratico,
    della verità e della libertà di espressione,
    hanno immediatamente accusato
    all’unisono la Russia, attraverso i massmedia,
    di aggressione(11). Era infatti di
    tutta evidenza, tuonava la BBC, che i poveri
    osseti di Tskhinvali erano stati vittime dei
    bombardamenti aerei e dell’artiglieria
    russa. Lo sbarramento di giornali, radio,
    TV e Internet per accreditare la Russia
    come aggressore diventa in breve furioso.
    “Nauseante ipocrisia”, la definisce il Guardian(
    12). I fatti, in omaggio ai manuali di
    manipolazione delle masse, vengono sostituiti
    con emozioni e con finta indignazione
    intrisa di spocchiosa supremazia morale.
    Non si dimentichi qui l’assioma
    Ruder & Finn, l’agenzia di propaganda che
    così efficacemente ha operato ai tempi della
    guerra di Jugoslavia nel 1999: «Sappiamo
    perfettamente che la prima affermazione è
    quella che conta. Le smentite non hanno
    alcuna efficacia»(13). L’uomo moderno,
    infatti, immerso in un rumore di fondo
    onnipervasivo di notizie più o meno contraddittorie,
    reagisce cercando spiegazioni
    semplici e alla sua portata. È un fatto che
    una volta che se ne è impadronito, anche se
    la notizia si rivela a posteriori falsissima,
    non la molla più. Kosovo e 11 settembre,
    ultimi in ordine di tempo, insegnano.
    E mentre il Ministro degli Esteri
    francese, il Bilderberg Bernard Kouchner,
    già imparziale pacificatore del Kosovo,
    si dichiara «inquieto» perché «la Russia
    è diventata una grande potenza»(14), i
    nouveaux philosophes atlantisti Andrè
    Glucksmann e Bernard H. Levy, campioni
    dei diritti dell’uomo, la cui avversione ai
    russi è paradigmatica (il primo strettamente
    legato al ‘Project for the New American
    Century’, centro suscitato da Wolfowitz
    & Co. nel 1997 «per promuovere la leadership
    globale americana», il secondo è
    membro dell’alta massoneria del B’nai
    B’rith) dalle colonne del Corriere della
    Sera interrogano:
    «Chi è stato il primo ad aprire il fuoco
    questa settimana? La domanda è superata.
    I georgiani si sono ritirati dall’Ossezia del
    Finestra
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  4. #4
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    Predefinito Rif: Orizzonti mondialisti

    sud…» aggiungendo: «Che cosa aspettano
    Unione europea e Stati Uniti per bloccare
    l’invasione della Georgia, Paese amico
    dell’Occidente?»(15).
    Come dire: non importa se Pierino,
    magari istigato, ha tirato il sasso e ha
    rotto la finestra, è il padre farabutto che
    va censurato per il suo ruolo e impedito di
    sculacciarlo.
    Accerc hiamento dela Russia :
    i media se ne accorgono -
    la via della franc hezza
    «La Georgia è stata per la Russia
    quello che per gli Stati Uniti è stato l’11
    settembre», concludeva Medvedev(16), la
    rottura insomma del cristallo che tutti sapevano
    affetto da permanente fessurazione
    invisibile, ma che nessuno fino ad oggi
    voleva mostrare.
    Il giuoco delle affinità e della collaborazione,
    dopo la commedia dell’11 settembre
    che ha visto per la sua parte anche
    la partecipazione della Russia, sta dunque
    volgendo al termine per lasciare spazio ad
    un confronto dal quale deve uscire un unico
    vincitore. La guerra prosegue sul piano
    diplomatico con gli Stati Uniti aggressivi
    e sprezzanti(17) da un lato, contrapposti ad
    una Russia ben consapevole dell’indiscussa
    superiorità militare americana che cerca di
    smussare i toni moltiplicando le dichiarazioni
    di buona volontà e di collaborazione
    con tutti.
    L’evento georgiano è stato in sostanza
    una di quelle occasioni create a tavolino
    alla quale l’avversario è obbligato a rispondere.
    Ecco l’interessante interpretazione
    fatta qualche giorno dopo da un celebre
    giornalista del Guardian, Jonathan Steele,
    in controcorrente con la piatta uniformità
    dei mezzi di comunicazione, nel corso di
    un intervento al Valdai Discussion Club(18):
    «La guerra in Georgia è stata la manifestazione
    di un conflitto fra Europa e Stati Uniti
    sull’espansione della NATO, che l’America
    ha cercato di imporre all’Europa»(19).
    La nebbia mefitica dell’ipocrisia
    è destinata tuttavia a svanire progressivamente,
    mentre si infittisce la schiera
    di giornali, riviste, siti Internet dove si
    comincia a ventilare la possibilità che possa
    essere in corso un accerchiamento della
    Russia e che l’Iran e la Corea del Nord
    non confinino esattamente con la Polonia
    e la Repubblica ceca. Anche perché qualcuno
    si sta accorgendo che delle circa 800
    basi americane oggi sparse per il mondo,
    106 nel 2005 erano attive in Iraq. Fra esse
    primeggia quella aerea di Balad, a nord
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  5. #5
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    Predefinito Rif: Orizzonti mondialisti

    di Baghdad, che rivaleggia in traffico coi
    numeri dell’aeroporto di Heathrow di
    Londra. Le altre basi sono così distribuite:
    87 in Corea del Sud, 124 in Giappone(20),
    una decina in Afghanistan. Tutti paesi per
    caso facenti parte del Rimland, il “bordo”
    esterno della Russia.
    L’autorevole quotidiano britannico
    The Guardian opta per la franchezza:
    Dopo avere constatato che nell’ultimo
    decennio abbiamo assistito ad una
    marcia senza sosta della NATO ad est,
    osserva, che «sono state disseminate basi
    americane attraverso l’Europa orientale e
    l’Asia centrale, mentre gli Stati Uniti promuovevano,
    uno dopo l’altro, l’ascesa di
    governi clientelari antirussi grazie ad una
    serie di rivoluzioni colorate». Ricordato
    poi che «nell’Europa dell’Est l’amministrazione
    Bush sta ora apprestando un
    sistema di difesa antimissile chiaramente
    puntato sulla Russia», il giornale giudica
    la vicenda georgiana «…non una storia
    di aggressioni russe, bensì di espansione
    imperiale americana e di accerchiamento
    incessantemente più stretto della Russia
    da parte di un potere potenzialmente
    ostile», concludendo in toni assai poco
    incoraggianti: “Man mano che il conflitto
    fra grandi potenze ritorna, è probabile che
    l’Ossezia del Sud non sia che l’assaggio
    delle cose che verranno”(21).
    Qualcuno in America comincia a
    fare paralleli, chiedendosi come mai reagirebbero
    gli Stati Uniti se si ritrovassero
    circondati da basi nemiche in Messico e
    in America centrale, con radar antimissile
    a Cuba, mentre un’entità nemica cerca di
    sottrarre loro il petrolio del Messico e del
    Venezuela.
    Pura accademia, il gioco è ormai
    scoperto.
    Lo scudo antimisile
    puntato sula Rusia
    Altra sorpresa: si raccolgono voci che
    riconoscono il sistema di difesa antimissile
    polacco come ultimo anello della catena del
    “primo colpo” e che è puntato sulla Russia.
    Ce n’è voluto: è invero ormai qualche anno
    che la Russia è circondata dalla NATO che
    ha inglobato ben 6 paesi dell’ex Patto di
    Varsavia con la prospettiva di trovarsi alle
    porte di casa quei ricercati missili nucleari
    di teatro offensivi che dovrebbero discretamente
    affiancare il sistema antimissile.
    Il fisico nucleare Richard L. Garwin,
    membro del CFR e della Pugwash, esponente
    di rilievo dell’autorevole Federation
    of American Scientists, in un suo intervento
    dello scorso anno a Erice in Sicilia, non
    ha esitato a definire il sistema antimissile
    fraudolento, potendosi sostituire senza
    perdita di efficacia ai fini della protezione
    dell’Europa – qualora la minaccia fosse
    davvero l’Iran – con il dispiegamento sia
    nel Mediterraneo che nel Baltico di un
    incrociatore Aegis(22). Garwin giunge alla
    stessa conclusione di Putin: il sistema è
    puntato sulla Russia(23). Il risultato è rendere
    ancora una volta la vecchia Europa
    campo di battaglia, allontanandolo il più
    possibile dal territorio americano.
    «Abbiamo attraversato il Rubicone»,
    proclamava il Primo ministro Tusk all’indomani
    della sottoscrizione dell’accordo, il 14
    agosto, per la futura base di Redzikowo, nel
    nord della Polonia, fra il vice-ministro degli
    esteri Kremer e il negoziatore americano.
    Dimenticava il Tusk di non essere Giulio
    Cesare, anzi di esporre da quel momento
    il proprio paese alle gravissime minacce
    dei generali russi, ben più pericolosi di
    Pompeo: «La Polonia si sta rendendo bersaglio
    da sola. Si tratta di bersagli che saranno
    distrutti come prima priorità»(24). Di certo
    non con armi convenzionali. Aggiungendo:
    «L’accordo Stati Uniti-Polonia non può
    restare impunito».
    «Lo scudo antimissile non funzionerà
    mai» riecheggia il solito Guardian (ma non
    solo quel giornale) giustificando l’asserto
    con una serie di logiche considerazioni,
    che vanno dall’imprecisione attuale che
    ha permesso solo 2 intercettazioni su 5,
    al fatto che esso è adatto solo a traiettorie
    balistiche, note a priori nei test finora
    effettuati, senza tenere conto della presenza
    degli innumerevoli inganni adottati in caso
    di guerra, o delle improvvise diversioni di
    rotta di missili atmosferici semibalistici
    come gli Iskander. Contro i manovrabilissimi
    missili da crociera poi il sistema è
    totalmente inefficace(25)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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  6. #6
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    Predefinito Rif: Orizzonti mondialisti

    Pericolo reale di
    conflito termonucleare
    Lyndon LaRouche, personaggio
    solitamente piuttosto al corrente dell’attività
    delle fabbriche degli avvenimenti(26),
    mentre la battaglia era ancora in corso, fece
    annunciare dai suoi organi di informazione
    che il mondo si era affacciato al baratro
    termonucleare(27), giungendo a dichiarare
    l’esistenza di un «pericolo immediato».
    «Siamo prossimi a un serio conflitto
    – la preparazione su larga scala di Stati
    Uniti e della NATO è in corso»(28) gli fece
    eco il generale Ivashov, capo delle forze
    armate russe l’11 settembre 2001 e ora alla
    guida dell’Accademia di Studi Geopolitici
    di Mosca. Per Ivashov la Georgia sarebbe
    stata un’operazione geopolitica che preludeva
    ad un attacco contro l’Iran.
    Il quadro, come ognun vede è tutt’altro
    che chiaro. A complicarlo sono fonti
    Internet secondo cui nel Golfo si sarebbero
    concentrate in questo periodo almeno
    46 navi da guerra di diverse nazioni con
    5 portaerei americane e una britannica,
    e un numero imprecisato di sottomarini
    nucleari, anche francesi, onde procedere
    a un blocco navale(29). Le basi della Georgia
    avrebbero contribuito ad un eventuale
    attacco dei caccia israeliani, possibilità
    - sembra - vanificata dai bombardamenti
    russi degli aeroporti e, pare, da dati “sensibili”
    israeliani verosimilmente finiti in
    mano russa(30). In questa operazione la
    Georgia - novella Cecenia - avrebbe dovuto
    fungere da diversione strategica per tenere
    impegnata la Russia.
    Anche l’economista P. Craig Roberts,
    sottosegretario al Tesoro del governo
    Reagan, ex-editore del Wall Street Journal e
    professore al Center for Strategic and International
    Studies dove è di casa Kissinger,
    in un intervista televisiva del 27.8.2008,
    dopo avere dichiarato che Saakashvili era
    stato posto alla carica di Presidente dalla
    National Endowment for Democracy sostenuta
    da Soros, allo scopo, «di circondare
    la Russia con basi militari», informava
    che i russi avevano avvisato gli americani
    che se fossero intervenuti nello scontro
    in Georgia impiegando contro di loro le
    cosiddette “smart weapons”, ossia le armi
    “intelligenti” - essenzialmente bombe di
    precisione guidate - avrebbero reagito con
    armi nucleari tattiche(31).
    Craig concludeva: «è ovvio che la
    politica estera americana col suo obiettivo
    di circondare la Russia con basi
    militari sta conducendo direttamente
    alla guerra nucleare», aggiungendo: «La
    Russia ha detto e ripetuto costantemente
    di essere pronta a sottomettersi alla legge
    internazionale. Sono gli Stati Uniti che
    l’hanno rigettata».
    A tal punto possiamo chiederci a
    cosa in realtà mirasse l’azione americana
    in Georgia. Si voleva accelerare l’ingresso
    della Georgia nella NATO? L’adesione
    della Georgia alla NATO, oltre al fatto che
    se ciò accadesse la NATO potrebbe finalmente
    attestarsi sul Mar Nero, stringendo
    l’arco di accerchiamento, potrebbe invero
    comportare la ripetizione ad arte di un caso
    di provocazione simile. Scatterebbe allora
    il famoso articolo 5 (quello invocato a sproposito
    ai tempi del Kosovo) che obbliga i
    membri ad intervenire a fianco dell’aggredito.
    Sarebbe lo scontro Russia-Stati Uniti
    che, per questa volta, nonostante le ampie
    assicurazioni di appoggio militare verosimilmente
    fornite, si sono ben guardati, pur
    sotto gli occhi del mondo, ad intervenire in
    difesa del paese caucasico.
    L’ingresso nella NATO è oggettivamente
    un aspetto insufficiente a giustificare
    l’aggressione georgiana: i dati suesposti
    infatti (concentrazione di una potente flotta
    nel Golfo, basi israeliane in territorio georgiano,
    avvertimento russo di rapida riposta
    con armi nucleari tattiche in caso di intervento
    diretto americano, rimpatrio di metà
    del contingente georgiano in Iraq con ponte
    aereo), convergono invece meglio su un
    disegno di attacco all’Iran, con una Russia
    impantanata in una difficile guerra alle
    porte di casa. Ciò spiegherebbe la reazione
    decisa e pesante dei russi che, prevista la
    mossa, mantenevano le loro truppe in stato
    di prontezza operativa.
    La NATO in sostanza avrebbe sbagliato
    i calcoli.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  7. #7
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    Predefinito Rif: Orizzonti mondialisti

    Contracolpi ed efeti
    dela convulsione
    geopolitica georgiana
    Con la guerra di Georgia l’accerchiamento
    della Russia subisce una battuta di
    arresto. Col riconoscimento di Ossezia e
    Abkhazia la Russia guadagna di fatto il
    controllo dei due maggiori porti del Mar
    Nero Sukhumi e Poti, quest’ultimo in particolare
    punto di massimo collegamento fra
    i Paesi del Caucaso e l’Occidente, punto
    di convergenza di traffici, strade, ferrovie,
    oleodotti.
    Qualcuno invece osserva che l’azione
    ostile verso l’Ossezia per gli americani si
    è invece rivelata un successo, in quanto
    ha bloccato il flusso di quei capitali che,
    in clima di violenta instabilità finanziaria,
    invece di contribuire al sostegno del vertiginoso
    debito americano, migravano verso
    i più tranquilli lidi russi.
    Gli Stati Uniti nel frattempo sono
    percorsi da una crisi economica devastante,
    da una credibilità internazionale ai minimi,
    mentre l’Heartland, grazie alla mossa
    georgiana, si è stretto attorno all’orso russo
    il cui prestigio è salito vertiginosamente
    agli occhi soprattutto dell’Asia centrale,
    riproponendosi come lo storico, potente
    protettore. Per gli americani uno smacco,
    un’altra “battaglia dei cuori e delle menti”
    perduta, dopo Iraq e Afghanistan, nell’ambito
    della guerra per espugnare la fortezza
    Heartland.
    Il Kazakistan si è infatti schierato
    fin dalla prima ora senza esitazione con la
    Russia, ma è dall’Azerbaigian, riferimento
    vitale dell’oleodotto Baku-Ceyhan, che
    sono venute le sorprese più amare per gli
    americani.
    Cheney, dopo avere inviato polacchi,
    ucraini e la Merkel a consolare Saakashvili,
    per limitare il rovescio si precipita in
    Medio Oriente alla ricerca di un coagulo
    antirusso, ignorando Ankara, ma è a Baku
    che si rende conto che il vento è davvero
    mutato. Cheney sarà tenuto in anticamera
    un giorno intero prima di essere ammesso
    alla presenza del suo vecchio socio di
    affari, il presidente Alyev. Solo in Georgia
    e in Ucraina riscuote consensi. Nel frattempo
    accade l’impensabile: il petrolio
    azero prende la via degli oleodotti russi
    giudicando il Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC),
    chiuso fin dal 5 agosto per un attentato e
    con le truppe russe attestate in prossimità,
    troppo rischioso, mentre si profila la vendita
    a Gazprom dell’intera produzione di
    gas azero a prezzo di mercato(32). L’Azerbaigian
    sembra in tal modo rifiutare il ruolo
    assegnatogli dagli americani di imbuto del
    flusso caspico in transito dall’Asia centrale
    verso i lidi occidentali(33). Il Turkmenistan,
    da parte sua, complice anche il clima di
    fervorosa collaborazione instaurato dalla
    Turchia con la Russia, oltre a garantire un
    flusso continuo verso le condutture russe,
    dirotta un quantitativo maggiore del suo
    gas in direzione opposta, verso la Cina. Il
    Tagikistan non trova di meglio che aprire ai
    bombardieri strategici russi, il 29 agosto, la
    base di Gissar, a occidente della capitale.
    Contraccolpi a tutt’orizzonte ai confini
    della Russia quindi, inclusa l’entente
    cordiale con la Turchia che il ministro
    Logo della “Freedom House”: Istituto di
    Washington per la promozione del liberalismo
    guidato dall’ex-direttore della
    CIA James Woolsey. Tra i suoi membri
    annovera il CFR Samuel Huntington, il
    teorico dello scontro delle civiltà e Z.
    Brzezinski. Il logo è rivelatore del suo
    respiro planetario e mondialista.
    Finestra
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito Rif: Orizzonti mondialisti

    Cheney si affannava fra Baku e a Tbilisi.
    I giochi di equilibrio con la NATO che
    impegnano la Turchia insospettiscono l’autorevole
    Wall Street Journal che ne paventa
    una possibile uscita dall’organizzazione(34).
    La posizione turca, infatti, privilegia
    sempre più i rapporti regionali, ospitando
    senza esitazioni il 15 agosto, in visita
    di lavoro, l’arcinemico di Israele e Stati
    Uniti, Ahmedinejad e sottoscrivendo con la
    Russia una serie di azioni tese a regolare gli
    assetti entro quadri regionali di sicurezza e
    cooperazione, prescindendo da americani
    ed europei, per non parlare dell’inattesa e
    storica visita in Turchia - catalizzata dalla
    Russia - del presidente armeno in persona
    annunciata per il 14 ottobre(35).
    Ucraina
    Il 3 settembre la coalizione guidata
    da Yuschenko collassa, venendo a mancare
    il sostegno della Tymoshenko, che
    perciò viene accusata da Yuschenko di
    alto tradimento. In realtà, come osserva
    il noto storico e analista politico inglese
    John Laughland, la Tymoshenko si è fatta
    interprete di un sentimento diffuso fra la
    popolazione che, resa attenta dall’accaduto
    in Georgia, manifesta un’ostilità pressoché
    unanime ad un ingresso nella NATO che
    comporterebbe l’installazione su suolo
    ucraino di missili puntati sui russi, popolo
    col quale gli ucraini hanno condiviso
    un secolare, spesso glorioso, cammino
    storico(36). Yushenko si imbufalisce, ma
    dietro a lui si raccoglie ormai un misero
    2% della popolazione. Si profila addirittura
    un’alleanza fra la Tymoshenko e il filorusso
    Yanukovic che rimanderebbe sine
    die l’ingresso dell’Ucraina nella NATO. Su
    tutto grava l’incubo della promessa russa
    di allineare entro il gennaio 2009 il costo
    del gas fornito a quello di mercato, che di
    fatto porterebbe ad un raddoppio, in grado
    di prostrare l’industria e abbassare il livello
    di vita della popolazione.
    Nella prospettiva di un isolamento
    geopolitico, gli Stati Uniti abbassano i toni
    sull’incidente georgiano e Bush - opportunamente
    dimentico dei 35 giorni di bombardamenti
    israeliani che polverizzavano le
    infrastrutture libanesi per 5 loro soldati fatti
    prigionieri e della “liberazione” del Kosovo
    con sole 20.000 tonnellate di bombe rovesciate
    sulla testa dei serbi - annuncia che,
    nonostante «la risposta sproporzionata e
    brutale» non saranno presi provvedimenti
    per “punire” la Russia.
    Sembra allora di poter affermare
    che in questo momento tutto quanto può
    giovare a destabilizzare l’arco eurasiatico,
    il Rimland mackinderiano, giova anche
    agli USA onde contrastare l’opera unificatrice
    del paziente tessitore Putin in Asia.
    In questo quadro si inserisce un Pakistan
    affetto da attentati e disordini, percorso da
    tremiti parossistici di febbre antioccidentale,
    un Afghanistan cronicamente avvinto
    in una guerra crudele, un Iran sotto pressione
    nucleare, una tensione permanente
    nel Kashmir e in Tibet, mentre nel nord
    della Cina gli uighuri cinesi dell’antico
    Turkestan orientale, fra un attentato e
    l’altro, coltivano sogni indipendentisti.
    L’assassinio del 26 settembre a Mosca di
    Ruslan Yamadayev, esponente di uno dei
    due potenti clan che governano la Cecenia,
    si situa anch’esso in tale logica, preludio
    ad una ripresa del conflitto nell’area delle
    repubbliche islamiche caucasiche, auspici
    i servizi anglosassoni e gli illimitati finanziamenti
    sauditi(37).
    Prospetive: scenari multi -
    polari, ancora confronto
    passo -passo o decisivo ?
    Il collasso finanziario americano in
    corso era prevedibile. Scrive un quotidiano
    economico:
    «Al centro della crisi sta la grande
    quantità di titoli emessi per finanziari prestiti
    immobiliari. Su di essi è stata costruita
    una montagna di strumenti derivati, contratti
    di assicurazione e quant’altro. La consapevolezza
    che i prestiti immobiliari non
    saranno pienamente rimborsati sta facendo
    crollare tutto l’edificio»(38). Il ministro Tremonti
    è netto: «È finito un mondo», scrive,
    stigmatizzando la «scelta pazzesca (operata
    dall’Alta Finanza, N.d.A.) di finanziare la
    globalizzazione con il debito», e ancora:
    «Per fare la globalizzazione è stata firmata
    una cambiale mefistofelica, un patto
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito Rif: Orizzonti mondialisti

    diabolico tra America e Asia, la cambiale
    è scaduta»(39).
    Conseguenze immediate della sola
    crisi immobiliare: negli Stati Uniti già tre
    milioni di persone vivono in roulotte o in
    tenda non essendo più in grado di pagare il
    mutuo per l’acquisto di case che rimangono
    sfitte e vuote, alla mercé dei delinquenti. La
    schiera dei 40 milioni di poveri americani
    si infittisce.
    La linea di continuità del disegno
    di Mackinder domina tuttavia ogni scenario
    sociale od economico, tragico o
    rassicurante, repubblicano o democratico
    che sia. Ne fanno fede i 612 miliardi di
    dollari della Difesa per il 2009, 152 in più
    di quelli stanziati per il 2008, approvati
    dal Senato americano con 88 voti contro
    8 il 17 settembre. Si tratta di una somma
    12 volte superiore a quella che la Russia
    intende raggiungere per la Difesa entro il
    2010: sono dati oggettivi che dovrebbero
    far riflettere anche i più restii su quale sia
    la parte che punta alla supremazia assoluta.
    Gli scenari multipolari continuamente proposti
    da Putin(40) e ripresi da Medvedev, a
    Washington non vengono - ed è evidente
    - neppure presi in considerazione.
    In parallelo all’ineluttabile crollo
    delle banche d’affari fondate sui derivati(
    41), con le loro enormi masse di denaro
    virtuale ondeggianti sul pianeta e alla
    bancarotta di pressoché tutti i comuni americani,
    la globalizzazione sta fallendo, col
    suo decentramento delle industrie in paesi
    a manodopera a basso prezzo, con il conseguente
    impoverimento e disoccupazione di
    coloro che, nel progetto dei globalizzatori,
    avrebbero dovuto costituire un mercato di
    consumatori illimitato per i prodotti di quei
    paesi. La galoppante flessione del potere
    d’acquisto delle società occidentali, invece,
    si ripercuote con violenza sui paesi produttori,
    specie la Cina, innescando una crisi di
    sovrapproduzione strettamente seguita da
    un crollo del prezzo delle materie prime
    per la contrazione della domanda e quindi
    da quello delle borse dei paesi che le producono.
    Ci si accorge tardi che il decentramento
    planetario delle industrie ha creato
    una tale anarchia economica da favorire il
    collasso dell’attuale sistema mondiale, un
    sistema che ha anteposto l’avida speculazione
    sul denaro all’economia reale.
    Gli stessi che hanno concepito la
    globalizzazione si illudono forse di assicurane
    la sopravvivenza disponendo del
    controllo delle smisurate ricchezze della
    Russia. Se ciò si verificasse, avrebbe come
    unico effetto di trascinare anche la Russia
    nell’attuale caos: in ogni caso il disegno
    anglosassone è di spazzare via al più presto
    il riottoso concorrente economico russo.
    Si ripropone allora l’angosciante
    domanda: chi mai toccherà i bottoni per
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  10. #10
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    Predefinito Rif: Orizzonti mondialisti

    primo? Gli Stati Uniti, oggi in netto vantaggio
    militare, o chi, come la Russia,
    patisce ancora del prezzo pagato nella
    seconda guerra mondiale, privata di uno su
    sette dei suoi cittadini, 60 volte di più dei
    coevi caduti americani? La molla sarà una
    Russia che si dispera o la disperazione degli
    Stati Uniti in bancarotta, superpotenza
    ormai solo in armi nucleari? E chi fra gli
    ipotetici vincitori – ammesso che possano
    mai emergere – oserà incedere nelle terre
    contaminate del vinto?
    Un’ultima ipotesi: finora il confronto
    nucleare è avvenuto per mosse successive,
    quasi staticamente. Il sistema antimissile
    ripropone questo metodo: l’ipotesi è che
    l’avversario, conscio che un giorno un
    perfezionato sistema antimissile vanificherà
    il suo secondo colpo, dovrà piegare
    il capo e consegnarsi al vincitore. I limiti
    di questi teoremi umani sono evidenti: essi
    non tengono conto dell’azione delle tenebre
    e del male organizzato, dell’azione dei
    maghi e della gnosi, ai quali nulla importa
    il vincitore, importa piuttosto la distruzione
    dell’uomo fatto ad immagine di Dio.
    Qualcuno ci ha accusato di indugiare
    alla sfera di cristallo nel tentativo di
    appropriarci di un futuro che solo a Dio
    appartiene. Non è così. È il Signore stesso
    che nella sua vita terrena accreditava i suoi
    interlocutori dell’intelligenza necessaria a
    discernere gli aspetti materiali del cielo e
    della terra, riconoscendo dai segni all’orizzonte
    l’avvicinarsi della pioggia o del bel
    tempo(42). Anche il nostro sforzo si arresta
    ai fatti, in lucida consapevolezza, tuttavia,
    dei numerosi casi contemplati nella Scrittura
    quando la volontà di Dio si piegava a
    quella dell’uomo che, contrito e umiliato,
    invocava la Sua misericordia.
    Note
    (1) Cfr. l’ultimo articolo di “Orizzonti mondialisti”
    sul numero 2 (67) del giugno 2008, ma anche gli Atti
    disponibili dei Convegni di Studio di Rimini.
    (2) Agenzia di informazioni azera Today, articolo:
    Zbignev Bzhezinski: “Russia tends to destabilize
    Georgia to take control over Baku-Ceyhan pipeline”
    (La Russia tende a destabilizzare la Georgia per impadronirsi
    del controllo dell’oleodotto Baku-Ceyan).
    Today.Az - Zbignev Bzhezinski: "Russia tends to destabilize Georgia to take control over Baku-Ceyhan pipeline"
    (3) Piuttosto preoccupante l’articolo di Reseau Voltaire
    corredato di molteplici fotografie che ritraggono
    Bush mentre assiste… ubriaco, all’avvio dei giochi
    assieme alla famiglia. Viene infine portato via col
    “puntello” delle guardie del corpo. http://www.voltairenet.
    org/article157973.html
    (4) Prof. Piotr Dutkiewicz (membro del Valdai Club):
    “How Russia Clobbered Georgia and Lost the War”
    (Come la Russia ha riempito di botte la Georgia e ha
    perso la guerra), Ria Novosti, 27.8.2008.
    (5) Cit. in Russia Today, 13.9.2008, http://www.russiatoday.
    com/news/news/30353
    (6) Giova segnalare il tempismo delle rivoluzioni
    colorate, scatenate dalla solita mano invisibile alla
    vigilia della messa in funzione dell’oleodotto Baku-
    Tbilisi-Ceyhan.
    (7) The Jerusalem Post, 12.8.2008, articolo “Georgia’s
    PM asks for rabbi’s blessing” (Il Primo ministro georgiano
    chiede una benedizione del rabbino).
    (8) Haaretz, 11 agosto 2008, articolo “Jewish Georgian
    minister: Thanks to Israeli training, we’re fending
    off Russia” (Il ministro georgiano ebreo: grazie
    all’addestramento di Israele stiamo respingendo la
    Russia).
    (9) Secondo i servizi segreti militari francesi nel
    bombardamento erano attivi anche ufficiali americani.
    Cfr. “New ‘Cuba Missiles Crisis’ in Europe: Are We
    Headed Toward World War III?” (Nuova ‘crisi dei
    missili di Cuba’ in Europa: ci stiamo avviando verso
    una III Guerra mondiale?), rivista EIR, numero 34,
    29.8.2008.
    (10) V., fra i molti, The Guardian, art. “This is a tale of
    US expansion not Russian aggression” (Questa è una
    storia di espansione americana, non di aggressione
    russa), 14.8.2008; Comment is free | guardian.co.uk
    2008/aug/14/russia.georgia
    (11) Persino il quotidiano della CEI, Avvenire, si è
    allineato stigmatizzando l’intervento russo in una
    vignetta, ove Putin appare un sadico in abito da sera
    che suona un carro armato–pianoforte (13.8.2008).
    (12) The Guardian, art. “This is a tale…”, cit.
    (13) Cfr. Epiphanius, Massoneria e sette segrete - La
    faccia occulta della storia, Napoli, Ed. Controcorrente,
    2008, p. 797.
    (14) S. Halimi, “Retour russe”, Le Monde Diplomatique,
    settembre 2008, http://www.monde-diplomatique.
    fr/2008/09/HALIMI/16245
    (15) Corriere della Sera, “Ora difendiamo Tbilisi. Non
    sia un’altra Sarajevo”, 13.8.2008.
    (16) Cfr. fra i molti The Guardian, 13.9.2008. V. anche
    l’interessante reazione dei russi alla trasmissione
    sull’11 settembre su Canale 1 del dibattito con la partecipazione
    di Thierry Meyssan, fondatore di Reseau
    Voltaire, il gen. Ivashov e Giulietto Chiesa. Reseau
    Voltaire, «Les Russes ne croient plus la version
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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