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http://www.antiimperialista.org
Notiziario del Campo Antimperialista .... 13 novembre 2002



1. Firenze street parade...
2. ... ma anche tanto antimperialismo
3. RESISTERE ALL'ATTACCO: delegazione antimperialista in Iraq
4. Olocausto: intervista a Finkelstein




1. Firenze street parade....

Una manifestazione imponente, sterminata, pacifica e gioiosa. Anche troppo
kermesse forse. Come in un gigantesco fiume in piena sono confluiti il 9/11
migliaia di rivoli, di voci, di soggettivita'. Accomunati dal rifiuto della
guerra, ma l'uno dall'altro sideralmente distanti (come le Moltitudini di
Toni Negri). Pacifisti e antimperialisti, riformisti e rivoluzionari, rossi
e verdi, individualisti e collettivisti, proletari e borghesi, giovani e
anziani. Quest'unita' orizzontale e' un punto di forza e va difesa,
affinche' resista, man mano che l'attacco USA si avvicina, alle sirene del
patrottismo imperiale, alla propaganda bellicista che si fara' martellante e
che demonizzera' la protesta bollandola come utopistica, romantica,
terzomondista, filo-Saddam. Che questo Movimento riesca a restare compatto
quando fioccheranno le bombe e la parola passera' agli eserciti, noi
tuttavia ne dubitiamo. A quel punto infatti non basteranno le sfilate, ci
sara' poco da ballare e canticchiare. Si dovra' passare all'azione diretta.
Bisognera' contribuire ad inceppare la macchina bellica, sabotarla per
quanto sara' possibile. Si dovranno picchettare le basi USA e NATO, fermare
treni e bloccare porti e aeroporti. L'indulgenza mediatica lascera' il posto
alla criminalizzazione. I ceti politici che a Firenze hanno fatto a gara per
mettersi in bella mostra scapperanno a gambe levate per non pregiudicare i
loro scranni istituzionali. Una polarizzazione sara' inevitabile. Gli
antimilitaristi e gli antimperialisti verranno tacciati di essere
estremisti, disfattisti, agenti del nemico. Additati al pubblico ludibrio.
L'incantesimo della unita' ancorata al no generico e pacifista alla guerra
evaporera' con la stessa facilita' con la quale si era materializzato.
Firenze 9/11 e' gia' alle nostre spalle. La sola unita' che resiste e'
quella che nasce dalla lotta.


2. ... ma anche tanto antimperialismo

Ne' e' passata di acqua sotto i ponti. Nel 1991, quando l'Iraq fu aggredito
la prima volta, eravamo oggetti di scherno (e non solo) da parte di coloro
che scendevano in piazza affermando "Ne' con Saddam, ne' con Bush". Dopo 12
anni di sfacciato predominio nordamericano, dopo la Somalia e la Palestina,
dopo la Jugoslavia e l'Afganistan, gran parte dei compagni (e non solo loro)
hanno cessato di usare gli slogan narcotizzanti del nemico. A Firenze anche
i piu' moderati hanno mostrato dignita' e forte senso del pudore: nessun
"Ne'-Ne'": Nessuno "Ma o Se". Si e' contrari alll'attacco USA, anche se
ottenesse il patrocinio dell'ONU. Firenze e' quindi non solo un buon
viatico, mostra che il Movimento anti-guerra, camminando, e' non solo
cresciuto, ma ha radicalizzato le sue posizioni. L'antimperialismo, che solo
tre anni fa, ai tempi dell'aggressione alla Jugoslavia, pareva un'idea
sepolta e minoritaria, e' diventato, per quanto in un modo a volte
incosciente, senso comune, patrimonio della maggioranza. Se cio' e' accaduto
uno po' e' dipeso anche dalla tenacia e alla caparbieta' degli
antimperialisti, ma anzitutto dalla logica delle cose. Sono stati i fatti a
mostrare che la categoria di imperialismo, per quanto vetusta, spiega cio'
che sta accadendo molto meglio di tante baggianate post-moderne. Non
stupisce quindi che gli antimperialisti, a Firenze, erano in tanti,
tantissimi. Tra i diversi spezzoni antimperialisti del corteo (tra cui
quello dei Cobas, del Forum Palestina, del CPA di Firenze, dei greci, degli
inglesi ecc), quello di cui il Campo era tra i promotori, malgrado
l'anticipo della partenza abbia scombussolato tutti gli schemi e causato la
dispersione di tanti compagni, non e' stato solo numeroso ma anche
combattivo, per concludere poi nel sit-in finale, al quale hanno portato i
loro saluti compagni turchi (numerosissimi), palestinesi, colombiani, greci,
dello Sri Lanka. Qui sotto la lista delle forze internazionali che hanno
sottoscritto l'invito degli antimperialisti italiani per il sit-in del 9/11:

- Popular Front for the Liberation of Palestine (PFLP) - DHKC
International, Turkey - Tamilnadu Radical Student Union, India
- Loyalty to Men and Earth, Lebanon - KKE (ML), Greece - J.V.P. Sri Lanka -
Popular Democratic Left (IDP), Mexico - Vietnam Veterans against the war
(anti-imperialist) - - New National Front, Chad - Al Wihda, Chad - ACTUS,
Chad - Committee to Defend Filipino Progressives in Europe-DEFEND - Moro
Islamic Liberation Front, Philippines - Mohamed Regragui, Militant of the
revolutionary left, Morocco - Annahj Addimocrati, Morroco - International
Leninist Current (ILC) - Red Action, Duisburg, Germany - Serguei A.
Novikov, Member of CC of RKRP-RPK, Russia - Revolutionary Communist League
Thuringia, Germany - Revolutionary Communist League, Austria - Movement for
Social Liberation (BSB), Austria - SKJ, Serbia



3. RESISTERE ALL'ATTACCO: delegazione antimperialista in Iraq

Dal testo dell'appello:

"Dalla resistenza dell'Iraq dipende non solo la liberta' del suo popolo ma
quella di tutti gli altri. Per questo resistere e combattere e' non solo
legittimo ma necessario, come lo e' in Palestina, come lo era ai tempi della
lotta contro il nazismo. In queste condizioni ogni equidistanza sarebbe
connivenza con la Casa Bianca (la pių potente e pericolosa centrale
terroristica di tutti i tempi).
Il Campo Antimperialista chiama alla solidarieta' con l'Iraq. Rivolge un
appello a tutte le forze democratiche e rivoluzionarie a sviluppare, con
tutti i mezzi a loro disposizione, una sistematica lotta per fermare la
guerra e, ove essa scoppiasse, ad agire per aiutare l'Iraq a resistere e a
vincere.

In questa prospettiva il Campo Antimperialista, mentre le sue sezioni sono
impegnate nei movimenti contro la guerra affinche' essi riescano ad isolare
il governo nordamericano e ad inceppare la sua corsa bellicistica, grazie
all'appoggio delle autorita' di Bagdad, promuove e organizza una brigata
internazionale di solidarieta' con l'Iraq che si rechera' in questo paese
il 28 dicembre prossimo.

Il popolo iracheno ha ora piu' che mai bisogno di non essere lasciato solo.
La presenza in Iraq di centinaia di militanti e cittadini da ogni parte del
mondo, pronti se serve anche a fare da "scudi umani", disposti a difendere
ospedali, scuole, villaggi, aiuterebbe la resistenza popolare,
significherebbe mettere un sasso tra gli ingranaggi della macchina bellica
angloamericana".


Chiunque fosse interessato a far parte della delegazione e' pregato di
contattarci subito:
E-mail: campoantimperialista@infinito.it
Tel: 349.5128767


4. L'industria dell'Olocausto: intervista a Finkelstein

da www.shalom.it/10.02/aggiornamenti/477.htm
<http://www.shalom.it/10.02/aggiornamenti/477.htm
di Marco Spagnoli Sabato 10/11/2002


*Molte persone sono scosse dal fatto che un libro come il suo ["L'industria
dell'Olocausto", Rizzoli] possa favorire lšantisemitismo. Eš unšipotesi che
la preoccupa?

Credo che queste persone farebbero meglio a preoccuparsi di quello che
accade grazie allšindustria dellšOlocausto con le sue tattiche
spregiudicate. Eš lšindustria dellšOlocausto a favorire la rinascita
dellšantisemitismo, non il mio libro. Quando questa finirā, lšantisemitismo
inizierā a scomparire.

*Eppure il suo libro č giā strumentalizzato dalla destra ariana americana.
Non č un poš inquietante?

Io non cšentro nulla: sono solo un portatore di cattive notizie. Non sono io
il problema, ma quello che racconto. LšOlocausto č stato espropriato da un
gruppo di persone senza scrupoli che lo usano per i loro sporchi fini. In
pių questo abuso sta causando dolore e disperazione tra coloro che
lšOlocausto l'hanno vissuto sulla loro pelle. A molti č stato negato il
denaro per la compensazione delle loro tragedie. E di certo non č colpa mia.

*La sua famiglia č sopravvissuta alla Shoah. Queste accuse che lei rivolge
agli ebrei non lšhanno mai lacerata nel profondo?

No, affatto. Penso che le organizzazioni ebraiche americane si siano
impossessate dellšOlocausto per giustificare i crimini perpetrati ai danni
dei palestinesi. I miei genitori hanno ricordato ogni giorno della loro vita
lšorrore dei campi di sterminio. Sono sempre stato cosciente del fatto che
le loro esistenze siano state distrutte da questa esperienza. La loro
memoria merita qualcosa di pių. Come insegnane di storia e di filosofia
morale credo che si possa imparare dallšOlocausto solo quando questo verrā
mostrato nella sua veste reale. Questo significa che lšOlocausto
rappresenterā davvero qualcosa quando lšindustria e i giochi finanziari
verranno eliminati dal gioco.

*Quando la vera storia dellšOlocausto verrā raccontata, quindi, il conflitto
in Medioriente finirā ?

No, semmai quando il conflitto finirā non sarā pių necessario sfruttare cosė
ampiamente lšOlocausto per coprire i crimini degli israeliani. Devo anche
dire, perō, che negli USA lšindustria dellšOlocausto ha una vita tutta sua:
molte persone ci si sono fatte una reputazione e ne traggono profitti. Basti
pensare al numero di conferenze, di film, di libri e di dipartimenti
universitari dedicati alla storia dellšOlocausto. Addirittura abbiamo corsi
di specializzazione e master nella storia dellšOlocaustoŠ ciō non č solo
unšarma, ma un modo per ottenere finanziamenti. Cosa direbbe lei se sapesse
che cšč un master nella storia della carestia della patata irlandese?

*Direi che quella carestia era associata ad un fenomeno "naturale" e non
alla crudeltā degli uominiŠ

Vede, io credo invece che il denaro corrompa e lšinteresse finanziario ha
corrotto tutti. Sia la comprensione del fenomeno che il suo studio.
LšOlocausto oggi č solo un problema politico e finanziario.

*Cosa pensa del lavoro di Steven Spielberg con film come Schindleršs List e
come ideatore della Shoah Foundation?

Mi sono sempre rifiutato di vedere i film di Spielberg. Non sono interessato
allšinterpretazione hollywoodiana dellšOlocausto. Uno dei film che mia madre
ha pių amato riguardo lšOlocausto č Pasqualino Settebellezze di Lina
Wertmuller. Ho capito perché solo vedendolo recentemente a sette anni dalla
sua morte. Nella scena finale e nei suoi occhi capisci perché e come si sia
potuto salvare. Un altro buon film č stato Il processo di Norimberga.

*Ha visto La vita č bella?

No, perché č arrivato il momento di smettere di fare film che mostrino gente
che soffre e donne nude nei forni crematori. Bisogna finirla di fare
pellicole per vincere Oscar. E poi sono proprio questi premi a dare la
strana idea che gli ebrei controllino i Media.

*La Shoah č lšapice delle sofferenze degli ebrei nel corso di tremila anni
di storia. Qual č la sua posizione riguardo lšantisemitismo?

La storia degli ebrei non č stata fatta solo dalla sofferenza. Come sarebbe
possibile altrimenti che gli ebrei siano stati in grado di dare contributi
tanto grandi e rilevanti al progresso dellšUmanitā? Se fossero stati solo
perseguitati, come avrebbero potuto fare cose tanto grandi? Non si tratta
solo di sofferenza, e comunque non sono stati gli unici a soffrire. Bisogna
smetterla di pensare alla storia degli ebrei come slegata da quella
dellšintera umanitā.