L’on. Stucchi parla chiaro: non snaturiamo lo spirito dell’Europa

di Francesca Morandi

«La Turchia non entrerà in Europa, nemmeno tra mille anni». Le parole dell’on. Giacomo Stucchi, presidente della Commissione politiche Ue della Camera dei deputati, non lasciano dubbi sulla determinazione della Lega di opporsi all’ingresso di Ankara nell’Unione Europea. «L’Europa ha un suo spirito che verrebbe snaturato se uno Stato così diverso per cultura e religione entrasse a far parte dei suoi confini - spiega l’on. Stucchi - Nell’incontro di domani (oggi per chi legge, n.d.r.) a Roma con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan chiederà che al vertice di Copenhagen del 12 dicembre venga fissata una data per avviare le trattative per l’adesione di Ankara all’Ue. Credo che non ci siano le condizioni per stabilire tale data, né ora né mai. I motivi sono molteplici, a partire dal fatto che vi sono differenze abissabili tra la civiltà europea e quella turca. Non è un discorso di giudizio sulla presunta superiorità dell’uno o dell’altro, è un dato di fatto. Io sono orgoglioso di appartenere a un popolo europeo, quale è quello padano, così come i turchi lo sono orgogliosi di essere tali».
Non appena è stato eletto il premier turco si è affrettato a rassicurare i Quindici sulle sue intenzioni riformatrici e moderate. Bisogna credergli?
«Al contrario di quanto ha detto in campagna elettorale, Erdogan non favorirà un processo di deislamizzazione della Turchia. Gli elettori turchi hanno votato il suo partito “Giustizia e Sviluppo”, che ha radici islamiche, perché credono che nel loro Paese sia necessario riportare in primo piano concetti legati al Corano e alla fede musulmana inserendoli nel sistema normativo del loro Stato. Il primo ministro non potrà fare il contrario di quello che ha sostenuto di fronte al suo elettorato, ovvero il rafforzamento di determinati valori legati all’Islam. Questi principi sono tuttavia in contraddizione con il vero contenuto delle democrazie evolute. Se l’Unione Europea vuole, quindi, tutelare quei valori e quelle libertà che sono state acquisite dai nostri popoli nel corso dei secoli non può sicuramente accettare che all’interno dei propri territori possa entrare uno Stato che non riconosce questi valori. Il partito di Erdogan sta facendo un’operazione di facciata ad hoc per la stampa e i governi esteri per dare di sé un’immagine di moderazione e rinnovamento ma, allo stesso tempo, fa promesse di segno opposto agli elettori del proprio Paese».
L’Europa deve dunque riconoscere la propria identità e difenderla ...
«L’Europa è un’insieme di popoli che hanno le medesime radici culturali e religiose. Non solo, gli europei hanno condiviso un percorso comune durato per millenni che è in contrapposizione a quello vissuto dai popoli turchi o islamici che, non dimentichiamo, sono sempre stati in contrapposizione anche bellica nei confronti del continente europeo. Non auspico certo delle guerre ma credo che per non snaturare il concetto stesso di Europa sia opportuno attivare delle forme di partenariato e collaborazione con quei Paesi che sono vicini all’Ue ma che non ne fanno parte».
Perché il nostro governo si sta dimostrando così disponibile verso Ankara?
«È necessario mantenere con la Turchia dei buoni rapporti. Questo ovviamente non equivale a sostenere la candidatura di Ankara nell’Ue e Berlusconi ne è consapevole. Per l’ingresso di questo Paese nella comunità europea è tra l’altro essenziale raggiungere l’unanimità che, per il momento, non sembra prevalere. Vi sono anzi diverse resistenze che stanno emergendo all’interno di alcuni Stati membri: la Germania socialdemocratica, ad esempio, già da tempo si è dichiarata favorevole all’adesione della Turchia ma l’opposizione cristiano-democratica si oppone. Leader come Helmut Kohl che Angela Merkel lo hanno detto chiaramente: la Turchia non è europea. Un dibattito sull’argomento è più che legittimo ma questo non significa cedere alle pressioni turche sulla base di un generale buonismo che caratterizza spesso i discorsi della sinistra. Teniamo anche in considerazione che Erdogan non ha ancora dimostrato con i propri atti quali siano i suoi reali obiettivi. Finora si è limitato a dare rassicurazioni prima di prendere decisioni ufficiali. Queste basi non possono certamente essere sufficienti per Bruxelles che dovrebbe attendere la prova dei fatti per poter giudicare di conseguenza. Non si può dare carta bianca quando si tratta di eventi così delicati che potrebbero avere conseguenze non solo sulle istituzioni comunitarie ma sui popoli europei. Questo non significa che non si possano accettare candidature di adesione da parte di Stati che fanno realmente parte della Storia comune europea. Un esempio è la Croazia per la quale è stata fissata una data per l’avvio dei negoziato senza troppi problemi. Questo perché i croati sono un popolo che appartiene alla nostra cultura mentre la Turchia ne è completamente fuori. Così come altri Stati che gravitano attorno all’Unione, ai quali, quindi, non bisogna spalancare le porte ma stabilire dei rapporti bilaterali e di collaborazione da “buoni vicini” ma con la consapevolezza delle distanze.