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Discussione: Slobo Libero!!

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    Predefinito Slobo Libero!!

    Il 28 giugno 1989 Milosevic tenne un discorso a Kosovo Polje, in occasione dei 600 anni dalla battaglia contro gli Ottomani. Nonostante la sconfitta, i serbi riconducono a quell'evento la loro identità nazionale. Ecco alcuni stralci.

    «Da quando esistono le comunità soprannazionali, il loro punto debole sono i rapporti tra i diversi popoli. Pende sopra le loro teste la minaccia che la sopravvivenza di un popolo sia messa a rischio dalle altre nazioni. I nemici esterni e interni conoscono questo problema e per questo attizzano i conflitti etnici (...).
    «In nessuna parte della nostra Patria hanno tanto senso parole dedicate alla solidarietà e alla collaborazione quanto ne hanno qui, in Kosovo Poije, che è il simbolo della divisione e del tradimento. Nella memoria del popolo serbo queste divisioni sono state decisive per la nostra sconfitta e per l'infelice destino che la Serbia ha subito per cinque secoli (...).
    «La battaglia di Kosovo Polje è anche il simbolo dell'eroismo, al quale sono dedicate canzoni e letteratura. Ma ci ammonisce, inoltre, di non dimenticare che una volta eravamo un grande esercito. (...).
    «Sei secoli fa la Serbia, a Kosovo Polje, ha difeso se stessa. Ma ha difeso anche l'Europa. Il Vecchio Continente ha trovato nella Serbia il bastione che ha difeso la cultura, la religione, la società europea».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    DISCORSO DI SLOBODAN MILOSEVIC

    dinanzi ad un milione di persone convenute a Gazimestan,

    nella piana di Campo dei Merli ("Kosovo Polje") il 28/6/1989,

    nel seicentesimo anniversario della omonima battaglia



    Circostanze sociali hanno fatto si che questo grande seicentesimo anniversario della battaglia di Kosovo Polje abbia luogo in un anno in cui la Serbia, dopo molti anni, dopo molte decadi, ha riottenuto la sua integrita’ statale, nazionale, e spirituale [si riferisce alla abrogazione della “autonomia speciale”, in vigore nella regione del Kosovo dal 1974, che le garantiva uno status di settima Repubblica jugoslava “de facto”; n.d.crj]. Percio’ non e’ difficile per noi oggi rispondere alla vecchia domanda: come ci porremo davanti a Milos [Milos Obilic, leggendario eroe della battaglia del Kosovo; n.d.crj]. Guardando a tutto il corso della storia e della vita sembra che la Serbia abbia, proprio in questo anno, nel 1989, riottenuto il suo Stato e la sua dignita’ e percio’ che abbia celebrato un evento del passato remoto che ha un grande significato storico e simbolico per il suo futuro.

    * La Liberazione come carattere proprio della Serbia



    Oggi come oggi e’ difficile dire quale sia la verita’ storica sulla battaglia del Kosovo e cosa sia solo leggenda. Oggi come oggi questo non ha piu’ importanza. Oppressa dalla sofferenza e piena di fiducia, la popolazione era solita rievocare e dimenticare, come in fondo tutte le popolazioni del mondo fanno, e si vergognava del tradimento e glorificava l’eroismo. Percio’ e’ difficile dire oggi se la battaglia del Kosovo fu una sconfitta o una vittoria per la gente serba, se grazie ad essa piombo’ nella schiavitu’ o se ne sottrasse [lo smembramento del regno di Serbia come Stato avvenne infatti solo settanta anni dopo; n.d.crj].

    Le risposte a queste domande saranne sempre cercate dalla scienza e dal popolo. Quello che e’ stato certo attraverso i secoli fino al nostro tempo e’ che la discordia si abbatte’ sul Kosovo seicento anni fa. Se perdemmo la battaglia, non deve essere stato solamente il risultato della superiorita’ sociale e del vantaggio militare dell’Impero Ottomano, ma anche della tragica divisione nella leadership dello Stato serbo a quel tempo. In quel lontano 1389, l’Impero Ottomano non fu solamente piu’ forte di quello dei serbi ma ebbe anche una sorte migliore che non il regno serbo.

    La mancanza di unita’ ed il tradimento in Kosovo continueranno ad accompagnare il popolo serbo come un destino diabolico per tutto il corso della sua storia [non a caso le “quattro esse” cirilliche della bandiera tradizionale serba significano “Samo Sloga Srbe Spasava”, ovvero “solo la concordia salvera’ i serbi”; n.d.crj]. Persino nell’ultima guerra, questa mancanza di unita’ ed il tradimento hanno gettato il popolo serbo e la Serbia in una agonia, le conseguenze della quale in senso storico e morale hanno sorpassato l’aggressione fascista [Milosevic si riferisce evidentemente al patto sottoscritto dal governo Cvetkovic-Macek con i nazisti, e forse anche al governo collaborazionista di Nedic ed alla alleanza dei cetnici con il nazismo tedesco dopo la capitolazione dell’Italia, in funzione anticomunista; n.d.crj].

    Anche in seguito, quando fu messa in piedi la Jugoslavia socialista, in questo nuovo Stato la leadership serba continuava ad essere divisa, disposta al compromesso a detrimento del suo stesso popolo. Le concessioni che molti leaders serbi fecero a spese del loro popolo non erano storicamemte ne’ eticamente accettabili per alcuna nazione del mondo [si riferisce evidentemente alla strutturazione della Serbia in Repubblica con due regione autonome con diritto di veto, quasi Repubbliche a se’ stanti; n.d.crj], specialmente perche’ i serbi non hanno mai fatto guerra di conquista o sfruttato altri nel corso della loro storia. Il loro essere nazionale e storico e’ stato di carattere liberatorio durante tutti i secoli e nel corso di entrambe le guerre mondiali, cosi’ come oggi. Hanno liberato se’ stessi e quando hanno potuto hanno anche aiutato altri a liberarsi. Il fatto che in questa regione siano una nazionalita’ maggioritaria non e’ un peccato od una colpa dei serbi: questo e’ un vantaggio che essi non hanno usato contro altri, ma devo dire che qui, in questo grande, leggendario Campo dei Merli, i serbi non hanno usato il vantaggio di essere grandi neppure a loro beneficio.

    A causa dei loro leaders e dei loro uomini politici e di una mentalita’ succube si sentivano colpevoli dinanzi a loro stessi ed agli altri. Questa situazione e’ durata per decenni, e’ durata per anni, e ci ritroviamo adesso a Campo dei Merli a dire che le cose ora stanno diversamente.

    * L’unita’ rendera’ possibile la prosperita’



    La divisione tra i politici serbi ha nuociuto alla Serbia, e la loro inferiorita’ l’ha umiliata. Percio’, nessun posto in Serbia e’ piu’ adeguato per affermare questo della piana del Kosovo, nessun posto in Serbia e’ piu’ adeguato della piana del Kosovo per dire che l’unita’ in Serbia portera’ la prosperita’ al popolo serbo in Serbia ed a ciascuno dei cittadini della Serbia, indipendentemente dalla sua nazionalita’ o dal credo religioso.

    La Serbia oggi e’ unita e pari alle altre repubbliche ed e’ pronta a fare ogni cosa per migliorare la sua posizione economica e sociale, e quella dei suoi cittadini. Se c’e’ unita’, cooperazione e serieta’, si riuscira’ nell’intento. Ecco perche’ l’ottimismo che e’ oggi in larga misura presente in Serbia, riguardo al futuro, e’ realistico, anche perche’ e’ basato sulla liberta’ che rende possibile a tutta la popolazione di esprimere le sue capacita’ positive, creative ed umane, allo scopo di migliorare la vita sociale e personale.

    In Serbia non hanno mai vissuto solamente i serbi. Oggi, piu’ che nel passato, pure componenti di altri popoli e nazionalita’ ci vivono. Questo non e’ uno svantaggio per la Serbia. Io sono assolutamente convinto che questo e’ un vantaggio. La composizione nazionale di quasi tutti i paesi del mondo oggi, e soprattutto di quelli sviluppati, si e’ andata trasformando in questa direzione. Cittadini di diverse nazionalita’, religioni, e razze sempre piu’ spesso e con sempre maggior successo vivono insieme.

    In particolare il socialismo, che e’ una societa’ democratica progressista e giusta, non dovrebbe consentire alle genti di essere divise sotto il profilo nazionale o sotto quelo religioso. Le sole differenze che uno potrebbe e dovrebbe consentire nel socialismo sono tra quelli che lavorano sodo ed i fannulloni, ovvero tra gli onesti ed i disonesti. Percio’, tutte le persone che in Serbia vivono del loro lavoro, onestamente, rispettando le altre persone e le altre nazionalita’, vivono nella loro Repubblica.

    * Le drammatiche divisioni nazionali



    Dopotutto, l’intero nostro paese dovrebbe essere fondato sulla base di questi principi. La Jugoslavia e’ una comunita’ multinazionale e puo’ sopravvivere solo alle condizioni della eguaglianza piena per tutte le nazioni che ci vivono.

    La crisi che ha colpito la Jugoslavia ha portato con se’ divisioni nazionali, ma anche sociali, culturali, religiose e molte altre, meno importanti. Tra queste divisioni, quelle nazionalistiche hanno dimostrato di essere le piu’ drammatiche. Risolverle rendera’ piu’ semplice rimuovere altre divisioni e mitigare le conseguenze che esse hanno creato.

    Da quando esistono le comunita’ multinazionali, il loro punto debole e’ sempre stato nei rapporti tra le varie nazionalita’. La minaccia e’ che ad un certo punto emerga l’interrogativo se una nazione sia messa in pericolo dalle altre - e questo puo’ dare il via ad una ondata di sospetti, di accuse, e di intolleranza, una ondata che necessariamente cresce e si arresta con difficolta’. Questa minaccia e’ stata appesa come una spada sulle nostre teste per tutto il tempo. Nemici interni ed esterni delle comunita’ multinazionali sono coscienti di questo e percio’ organizzano la loro attivita’ contro le societa’ multinazionali, soprattutto fomentando i conflitti nazionali. A questo punto, noi qui in Jugoslavia ci comportiamo come se non avessimo mai avuto una esperienza del genere e come se nel nostro passato recente e remoto non avessimo mai vissuto la peggiore tragedia, in tema di conflitti nazionali, che una societa’ possa mai vivere ed a cui possa mai sopravvivere.

    Rapporti equi ed armoniosi tra i popoli jugoslavi sono una condizione necessaria per l’esistenza della Jugoslavia e perche’ essa trovi la sua via d’uscita dalla crisi, ed in particolare essi sono condizione necessaria per la sua prosperita’ economica e sociale. A questo riguardo la Jugoslavia non si pone al di fuori del contesto sociale del mondo contemporaneo, in particolare di quello sviluppato. Questo mondo e’ sempre piu’ contrassegnato dalla tolleranza tra nazioni, dalla cooperazione tra nazioni, ed anche dalla eguaglianza tra nazioni. Il moderno sviluppo economico e tecnologico, ed anche quello politico e culturale, hanno condotto i vari popoli l’uno verso l’altro, rendendoli interdipendenti e sempre piu’ paritari. Popoli eguali ed uniti tra loro possono soprattutto diventare parte della civilta’ verso cui si dirige il genere umano. Se noi non possiamo essere alla testa della colonna che guida la suddetta civilta’, sicuramente non c’e’ nessuna ragione nemmeno per rimanere in fondo.

    Ai tempi di questa famosa battaglia combattuta nel Kosovo, le genti guardavano alle stelle attendendosi aiuto da loro. Adesso, sei secoli dopo, essi guardano ancora le stelle, in attesa di conquistarle. Nel primo caso, potevano ancora permettersi di essere disuniti e di coltivare odio e tradimento perche’ vivevano in mondi piu’ piccoli, solo poco legati tra loro. Adesso, come abitanti di questo pianeta, non possono conquistare nemmeno il loro stesso pianeta se non sono uniti, per non parlare degli altri pianeti, a meno che non vivano in mutua armonia e solidarieta’.

    Percio’, le parole dedicate all’unita’, alla solidarieta’, alla cooperazione tra le genti non hanno significato piu’ grande in alcun luogo della nostra terra natia di quello che hanno qui, sul campo del Kosovo, che e’ simbolo di divisione e di tradimento.

    Nella memoria del popolo serbo, questa disunione fu decisiva nel causare la perdita della battaglia e nell’arrecare il destino che che gravo’ sulla Serbia per ben sei secoli.

    Ma se pure da un punto di vista storico le cose non andarono cosi’, rimane certo che il popolo considero’ la divisione come il suo peggior flagello. Percio’ e’ un obbligo per il popolo rimuovere le divisioni, cosi’ da potersi proteggere dalle sconfitte, dai fallimenti, e dalla sfiducia nel futuro.

    * L’unita’ riporta la dignita’



    Quest’anno il popolo serbo ha compreso la necessita’ della mutua armonia come condizione indispensabile per la sua vita presente e gli sviluppi futuri.

    Io sono convinto che questa coscienza dell’armonia e dell’unita’ rendera’ possibile alla Serbia non solo di funzionare in quanto Stato ma di funzionare bene. Percio’ io credo che abbia senso dirlo qui, in Kosovo, dove quella divisione un tempo fece precipitare la Serbia tragicamente all’indietro di secoli, mettendola a repentaglio, e dove l’unita’ rinnovata puo’ farla avanzare e farle riacquistare dignita’. Questa coscienza dei reciproci rapporti costituisce una necessita’ elementare anche per la Jugoslavia, perche’ il suo destino e’ nelle mani unite di tutti i suoi popoli.

    L’eroismo del Kosovo ha ispirato la nostra creativita’ per sei secoli, ed ha nutrito il nostro orgoglio e non ci consente di dimenticare che un tempo fummo un’esercito grande, coraggioso, ed orgoglioso, uno dei pochi che non si potevano vincere nemmeno nella sconfitta.

    Sei secoli dopo, adesso, noi veniamo nuovamente impegnati in battaglie e dobbiamo affrontare battaglie. Non sono battaglie armate, benche’ queste non si possano ancora escludere. Tuttavia, indipendentemente dal tipo di battaglie, nessuna di esse puo’ essere vinta senza determinazione, coraggio, e sacrificio, senza le qualita’ nobili che erano presenti qui sul campo del Kosovo nei tempi andati. La nostra battaglia principale adesso riguarda il raggiungimento della prosperita’ economica, politica, culturale, e sociale in genere, perche’ si trovi un approccio piu’ veloce ed efficace verso la civilta’ nella quale la gente vivra’ nel XXImo secolo. Per questa battaglia noi abbiamo sicuramente bisogno di eroismo, naturalmente un eroismo di un tipo un po’ diverso; ma quel coraggio senza il quale non si ottiene niente di serio e di grande resta resta immutato e resta assolutamente necessario.

    Sei secoli fa, la Serbia si e’ eroicamente difesa sul campo del Kosovo, ma ha anche difeso l’Europa. A quel tempo la Serbia era il bastione a difesa della cultura, della religione, e della societa’ europea in generale. Percio’ oggi ci sembra non solo ingiusto, ma persino antistorico e del tutto assurdo parlare della appartenenza della Serbia all’Europa. La Serbia e’ stata una parte dell’Europa incessantemente, ed ora tanto quanto nel passato, ovviamente nella sua maniera specifica, ma in una maniera che non l’ha mai privata di dignita’ in senso storico. E’ con questo spirito che noi ci accingiamo adesso a costruire una societa’ ricca e democratica, contribuendo cosi’ alla prosperita’ di questa bella terra, questa terra che ingiustamente soffre, ma contribuendo anche agli sforzi di tutti i popoli della nostra era lanciati verso il progresso, sforzi che essi compiono per un mondo migliore e piu’ felice.

    Che la memoria dell’eroismo del Kosovo viva in eterno!

    Viva la Serbia!

    Viva la Jugoslavia!

    Viva la pace e la fratellanza tra i popoli!
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Der Wehrwolf

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    ...e Viva Max Ferrari!

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    Originally posted by carbonass
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    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito I criminali NATO fanno sequestrare e deportare le loro vittime e pretendono di proces

    Non gli è bastato bombardare la Jugoslavia, assassinare civili innocenti, distruggere l'infrastruttura del paese, consegnare parti del territorio a bande criminali di razzisti armati che ammazzano cittadini indifesi e montano nuove provocazioni militari mentre la NATO sta a guardare. Gli Stati Uniti e la NATO vogliono che le autorità serbe cooperino a riscrivere la storia in modo da attribuire alle vittime la colpa non solo dei bombardamenti del '99 ma di tutte le guerre che hanno devastato la Jugoslavia negli anni '90. Per questo hanno voluto che Milosevic fosse sequestrato e deportato al Tribunale che si sono prefabbricato proprio per servire a questo scopo. Per questo siamo al fianco di Milosevic e con quelli che in Jugoslavia si oppongono ai ricatti dei nuovi nazisti della NATO.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Le parole pronunciate da Slobodan Milosevic
    davanti al Tribunale dell'Aja il 30 gennaio 2002
    Trascrizione ufficiale
    Traduzione a cura del Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia
    Slobodan Milosevic :
    Mettendo insieme tre bugie non si ottiene una verita', ma soltanto una bugia piu'grande. Tutte e tre queste accuse hanno davvero un sottile filo rosso, per usare il termine che qui ho sentito, che le unisce, e questo filo rosso e' il crimine che perdura contro la Jugoslavia e contro il mio popolo.

    Questo qui e' indubbiamente un grande abuso di potere, allo scopo di montare uno storico raggiro, con il quale quelli che sono stati a favore della conservazione della Jugoslavia vengano accusati per la sua distruzione, quelli che hanno difeso il paese vengano accusati di crimini, quelli che si sono adoperati per ed hanno realizzato la secessione, appoggiando il separatismo ed il terrorismo, vengano amnistiati - poiche' dietro a loro c'erano forze che avevano l'obiettivo di stabilire il controllo sui Balcani, cosicche' da questa posizione strategica potessero estendere il loro dominio anche altrove.

    Voi qui parlate di tre questioni tra loro collegate - questo abbiamo sentito. E come arrivano gli autori di questo cosiddetto piano, del quale parlano con tanto autoconvincimento, a presentare accuse su Bosnia e Croazia dopo ben dieci anni? Che sono assurde e prive di senso, innanzitutto perche' tutta la politica serba, la Serbia ed io personalmente, sia in Croazia sia in Bosnia, ci siamo concentrati sulla pace e non sulla guerra, ed abbiamo usato tutta la nostra influenza perche' si arrivasse alla pace quanto prima.

    Proprio all'inizio del conflitto in Croazia noi ci siamo adoperati per una soluzione politica. Sulla base di questo interessamento sono state realizzate le Aree Protette dell'ONU e tutta la situazione si e' immediatamente calmata. Il 24 marzo 1992 il defunto leader croato Tudjman invio' il suo messaggio alla nazione dalla centrale Piazza Ban Jelacic [a Zagabria], nel quale disse testualmente : "La guerra non ci sarebbe stata se la Croazia non l'avesse voluta, ma noi abbiamo valutato che solamente cosi' avremmo potuto ottenere la nostra indipendenza".

    E' naturale che la guerra non ci sarebbe stata se la Croazia non l'avesse voluta. Ed a questa guerra la Serbia non ha partecipato come parte belligerante : e' stato un conflitto interno.

    E perche' la Croazia ha voluto la guerra ? Non certo perche' il popolo croato avrebbe cosi' usufruito del suo diritto alla autodeterminazione ed alla secessione - ad esempio, la Macedonia ha reclamato quel diritto e si e' separata dalla Jugoslavia -, naturalmente non per questo, bensi' per ottenere il suo obiettivo di cacciare circa mezzo milione di serbi dalla Croazia, mezzo milione di serbi delle Krajne serbe, dove per secoli hanno vissuto, sulla propria terra e non come usurpatori.

    Fino all'arrivo di questo regime croato, che voleva la guerra e che ha dichiarato di averla voluta, la Croazia aveva una Costituzione nella quale era scritto che essa e' lo Stato del popolo croato, del popolo serbo e delle altre nazionalita' che vivono in Croazia. Questa Costituzione e' stata cambiata. I serbi hanno perso i diritti e lo status di popolo costitutivo in Croazia, e si sono ribellati. A quel tempo, nella stessa Serbia non esisteva coscienza del fatto che in certe parti della Croazia vivevano i serbi.

    Voi parlate del piano in base al quale, con il sostegno della Germania, la Croazia fu prematuramente riconosciuta gia' alla fine del 1991, senza attendere alcuna soluzione politica, il che ha scatenato un conflitto nel quale la Serbia - lo ripeto - ha contribuito solamente al raggiungimento della pace quanto prima possibile.

    Nemmeno la dirigenza croata ci ha mai indicato come responsabili di quegli scontri, ed oggi io qui sento che per quello noi avevamo un qualche piano.

    In realta' c'era un piano evidente contro quello Stato di allora che era, direi, un modello per il futuro federalismo europeo. Quello Stato era la Jugoslavia, dove piu' nazionalita' erano comprese in un sistema federativo che realizzava la possibilita' di vivere con pari diritti, con successo, con la possibilita' di prosperare, svilupparsi e, direi, di essere d'esempio al mondo intero di come si puo' vivere insieme.

    Per tutto il tempo abbiamo lottato per la Jugoslavia, per conservare la Jugoslavia. In fondo, tutti i fatti comprovano soltanto quello che sto dicendo. E soltanto la Repubblica Federale di Jugoslavia tuttora esistente ha conservato la sua struttura dal punto di vista delle nazionalita'. Qui non c'e' stata alcuna cacciata su base etnica, dall'inizio e fino alla fine della crisi jugoslava. Tutte le altre repubbliche hanno cambiato la loro struttura. Dalla Croazia sono stati cacciati circa mezzo milione di serbi. Quello che e' successo in Bosnia si sa, per non parlare anche delle altre parti della Jugoslavia.

    Dunque, questo e' un processo in malafede, estremamente ostile, mirato a giustificare il crimine commesso contro il mio paese, usando questo "tribunale" come strumento di guerra contro il mio paese ed il mio popolo.

    Guardate la Bosnia-Erzegovina. Li sin dall'inizio abbiamo cercato di assicurare la pace. Dove e' finito il piano Cutileiro, che tutti avevano appoggiato ? Su iniziativa dell'ambasciatore americano [Zimmermann, marzo 1992] esso e' stato respinto dalla parte musulmana, e poi iniziarono gli scontri. Come poteva la Serbia essere accusata di alcunche' in Bosnia, quando si sa benissimo che, cercando di usare tutta la nostra influenza proprio per la pace, non solo abbiamo appoggiato tutte le proposte di pace ma abbiamo anche cercato di farle mettere in pratica ?

    Nel 1993 si tenne ad Atene l'incontro in cui fu firmato il piano Vance-Owen. Tutti lo sottoscrissero. Io andai a Pale insieme a Mitsotakis [premier greco] ed all'ex presidente jugoslavo Dobrica Cosic, e ci adoperammo affinche' questo piano venisse accettato. Purtroppo esso fu respinto il tre o il cinque maggio (non mi ricordo esattamente) del 1993. Noi abbiamo allora persino decretato un embargo alla Repubblica Serba di Bosnia, per costringere la sua dirigenza di allora ad accettare questo piano di pace. Questo e' stato il ruolo della Serbia : di cercare di pervenire alla pace.

    Abbiamo costantemente messo in rilievo che l'unica formula per ottenere la pace in Bosnia e' una formula che difenda egualmente gli interessi di tutti e tre i popoli della Bosnia ed Erzegovina, Serbi, Musulmani e Croati. Dayton e' riuscito perche' questa formula e' stata accettata, perche' si cercava di difendere gli interessi di tutti e tre i popoli allo stesso modo.

    Ora sento qui che l'accordo di Dayton avrebbe dovuto trattare anche del Kosovo. Questa e' una assurdita'. I colloqui di Dayton sono stati organizzati per la pace in Bosnia-Erzegovina, ed a nessuno e' venuto in mente di aprire la questione del Kosovo, che era una questione interna della Repubblica di Serbia, e nessuno si sarebbe potuto sognare che qualcuno cercasse di internazionalizzarla.

    Voi non potete in alcun modo collegare ne' la Serbia ne' la politica della Serbia ad alcun crimine ; in particolare non potete accusare e processare dopo dieci anni per cose che nessuno ci ha mai attribuito. Ci hanno accordato solamente rispetto ed apprezzamento per i grandi sforzi per la pace che proprio noi, e la Serbia tutta intera e la politica serba, abbiamo fatto.

    Parlando della Bosnia, sapete che circa 70mila rifugiati musulmani hanno riparato in Serbia durante il conflitto bosniaco ? Voi ritenete che qualcuno potrebbe scappare da casa proprio verso il territorio dal quale gli verrebbe la minaccia ? Quante vite abbiamo salvato, quanti dei vostri ostaggi siamo andati a salvare in Bosnia - dai soldati dell'ONU fino ai vostri piloti ? E su quanti accordi di pace abbiamo insistito, per renderli praticabili ? In effetti, noi siamo stati i maggiori artefici di questa pace, ottenuta proprio grazie al successo di Dayton.

    E' stata la fine completa delle ostilita', il totale allentamento delle tensioni, e poi... Voglio dirvi come e' cominciato tutto quanto in Kosovo. Proprio perche' esisteva un piano di mettere sotto controllo i Balcani, il territorio della ex Jugoslavia, sono iniziati i tentativi di destabilizzare il Kosovo. Proprio quando diventava chiaro che tutto si sarebbe risolto pacificamente.

    Nel novembre 1997 c'e' stato un summit a Creta con tutti i capi di Stato e di governo dell'Europa orientale. Li', allora, proprio su nostra iniziativa abbiamo molto parlato della eliminazione delle barriere, delle tariffe doganali, della integrazione all'interno della Europa Sudorientale e del miglioramento della mutua cooperazione. Io ebbi un dialogo diretto con il premier albanese Fatos Nano. Abbiamo parlato della normalizzazione delle relazioni, della eliminazione dei visti e dei dazi, dello sviluppo dei trasporti e del commercio. Fatos Nano ed io eravamo dinanzi alle telecamere, quando lui disse, tra tutto cio' di cui avevamo parlato, della cooperazione, dello sviluppo delle relazioni - la questione del Kosovo e' un affare interno della Repubblica di Serbia. Tutto questo era promettente per la pace, per la soluzione pacifica di tutti i problemi. Proprio questo allarmo' quelle forze che continuavano a commettere crimini contro il mio paese, che cercavano di destabilizzare la Jugoslavia e di intervenire, come poi hanno anche fatto. Subito dopo, dopo un mese o due, arrivo' la lettera di Kinkel e Vedrine in cui esprimevano la loro preoccupazione per la situazione in Kosovo. Per dieci anni, da quando la Serbia secondo voi avrebbe "preso il controllo" del suo stesso territorio, non si erano verificate uccisioni, ne' espulsioni, ne' razzie, o distruzioni, e nessun arresto in Kosovo. In Jugoslavia non avevamo nemmeno un prigioniero politico, neanche uno. In Kosovo uscivano 20 quotidiani ed altre pubblicazioni albanesi, in lingua albanese, che potevate acquistare in ogni edicola. Mai neanche un numero, nemmeno una sola copia e' stata vietata. I partiti politici albanesi, persino quelli separatisti, lavoravano liberamente. Qualcuno qui ha detto che eravamo tolleranti verso di loro. No, noi ritenevamo che tutto e' lecito, tranne la violenza.

    Dopodiche' le potenze che perseguivano tenacemente la distruzione della Jugoslavia e la sua occupazione hanno chiamato a raccolta i criminali in giro per l'Europa occidentale e li hanno spediti giu', per organizzare il terrorismo. Hanno iniziato le azioni terroristiche nella primavera del 1998. E poi sono stati sbaragliati. Gia' nell'autunno del 1998 essi erano stati completamente eliminati, e restituivano sui trattori le armi che avevano illegalmente sottratto alla polizia.

    Durante quell'anno, costoro uccisero soprattutto albanesi. Io qui non ho dati precisi da esibire al pubblico, perche' non sapevo che avrei avuto l'occasione di parlare oggi. Solo ieri sono stato avvertito che oggi mi sarei dovuto presentare qui. Nemmeno sapevo di che cosa si sarebbe parlato. . Percio' non ho dati da esporre, ma vi dico quello che so. Due volte e mezzo...

    Claude Jorda :

    Signor Milosevic, mi consenta...

    Slobodan Milosevic :

    ...piu' albanesi che non serbi sono stati uccisi dai terroristi nel 1998. Ammazzavano quegli albanesi che lavoravano come poliziotti, come postini, che erano guardie forestali, che erano pensionati - e solamente perche' andavano a riscuotere la pensione statale. Cercavano di incutere il terrore tra gli albanesi, e di ammazzare quanti piu' serbi possibile. Noi abbiamo difeso i nostri cittadini, sia i serbi che gli albanesi, dal terrorismo, e questa operazione e' stata portata a termine con successo entro l'autunno del 1998. Dopodiche' Holbrooke [inviato USA] e' arrivato per chiedere una "missione di verifica", per creare il pretesto all'attacco contro la Jugoslavia. Ed io devo dirvi...

    Claude Jorda :

    Signor Milosevic, mi conceda solamente un minuto. Per piacere, solo un minuto. Io non le togliero' il tempo che e' a sua disposizione, glielo concedero' sicuramente. Anche questo Tribunale internazionale, la cui legalita' lei contesta, le da' naturalmente la facolta' di esprimersi fino in fondo. A me sembra, innanzitutto, che lei e' d'accordo che si incominci subito il processo, oggi stesso, mi pare... Naturalmente questo le fa onore. Lei e' pronto. Pero' io devo forse ricondurla a cio' che lei... La prego, cerchi di non dimenticare del tutto il merito della questione. Noi non siamo la corte che condurra' il suo processo. Noi abbiamo capito bene che la sua idea centrale e' completamente opposta - cioe' che si tratta della legittimazione del suo paese. Lo abbiamo capito e compreso.

    Ma sarebbe bene, signor Milosevic, che lei non si sbagliasse riguardo alla corte che conduce il processo. Lei ha gia' usufruito, lei ha a disposizione un tempo pari a quello della pubblica accusa. Io come presidente di questa corte le garantisco questo tempo. La prego dunque di non perdere di vista il tema del quale parliamo.

    Lei dunque ha una sua tesi, che cerca di difendere, e ne ha il diritto - ed avra' questo diritto. Pero', io le devo ricordare che questa e' la Corte d'Appello, che deve affrontare un importante problema procedurale. Forse non per lei, ma per noi e' importante, poiche' noi in effetti dobbiamo garantire il rispetto di una procedura giusta ed imparziale. Noi in effetti vorremmo sapere se lei vuole che il processo contro di lei si conduca come processo per il Kosovo, separatamente dal processo per la Bosnia e la Croazia, oppure se preferisce che essi vengano riunificati. Io comprendo naturalmente che lei potra' rispondere in modo indiretto. Ovviamente le concedero' di parlare. Lei e' un imputato in buona salute mentale e chiarezza di pensiero. Percio' la prego di cercare di rispondere a questa domanda. La ringrazio sin d'ora. Adesso ha di nuovo la parola.

    Slobodan Milosevic :

    Innanzitutto, questa e' la prima volta che non vengo interrotto, la prima in cui posso dire qualcosa, ed io usero' ogni occasione che avro' di rivolgermi al pubblico in relazione al crimine che si sta attuando contro il mio paese, e questo non lo faccio a causa della procedura, perche' la procedura non mi interessa, ma per rispondere all'attacco che si sta attuando contro il mio paese, il mio popolo, ed al crimine che ancora perdura. Voglio che il pubblico sappia che dopo la aggressione..

    Claude Jorda :

    Aspetti signor Milosevic. Lei ha capito bene che ha tutto il tempo a disposizione, ma che avra' ancora piu' tempo quando iniziera' il processo. Naturalmente questo non e' l'oggetto del nostro dibattimento odierno. Lei ha il diritto di continuare a parlare di cio' di cui sta parlando. Ma lei adesso in verita' si rivolge alla gente al di fuori del Tribunale. Signor Milosevic, io devo ripetere che lei avra' il diritto di rivolgersi al pubblico. La comunita' internazionale ha istituito questo processo ed io certamente desidero che tutto quanto si svolge qui, e le regole di procedura che valgono per lei e per la accusa, ed anche per la civilta', siano rispettate come si deve. Il dibattito di oggi riguarda come il processo dovrebbe avvenire presso un'altra corte. Io non ho intenzione di interromperla e faro' recuperare il tempo che le ho sottratto con le interruzioni. Adesso puo' continuare a parlare.

    Slobodan Milosevic :

    Voglio sottolineare che il crimine contro il mio paese perdura tuttora. L'ultimo serbo ucciso in Kosovo del quale ho notizia e' stato ucciso a Natale [prob. ortodosso] di quest'anno. Circa 350mila sono i profughi dal Kosovo, scacciati sotto la copertura delle Nazioni Unite, mentre le attivita' dei terroristi albanesi sono avvenute con la copertura delle Nazioni Unite. Dall'arrivo delle cosiddette Forze di protezione delle Nazioni Unite, che in base alla Risoluzione 1244 dovevano garantire ad ogni cittadino del Kosovo la sicurezza personale e dei beni materiali, i terroristi albanesi hanno scacciato 350mila persone, hanno dato alle fiamme decine di migliaia di case. Talvolta 50, 60, qualche volta tutte le case serbe dei villaggi, il tutto sotto gli occhi di truppe che sono a tutti gli effetti truppe di occupazione e sono venute li' sotto la bandiera delle Nazioni Unite, solo per trasformarsi l'indomani in truppe di occupazione ed alleati dei terroristi, gli stessi terroristi che uccidevano, mutilavano e massacravano un sacco di gente, ed incendiavano. E continuano a farlo tuttora. E dicono che supponevano che cio' non sarebbe potuto avvenire.

    Puo' qualcuno credere che decine di migliaia di case vengano bruciate, e che le forze che si trovano li' non vedano che cosa sta succedendo ? Puo' qualcuno danneggiare e distruggere... Da quando le truppe delle Nazioni Unite sono arrivate, 107 chiese serbe sono state distrutte. Puo' qualcuno distruggere una chiesa intera e darle fuoco senza che le truppe ONU ne vengano a conoscenza ?

    Questa e' una "impresa criminale congiunta" - delle forze che hanno commesso crimini contro la Jugoslavia insieme alla narcomafia ed ai terroristi albanesi in Kosovo e Metohija, per crimini diretti non soltanto contro i serbi ma contro tutti i non albanesi, e persino contro gli albanesi cattolici, persino contro gli albanesi che in qualche modo - ad esempio andando a riscuotere gli assegni della loro pensione - hanno dimostrato fedelta' alla Repubblica di Serbia come loro Stato.

    Con cio' che sta avvenendo li' si sta in pratica riabilitando la politica del periodo nazista, di Hitler e Mussolini. Questo grande parlare di "Grande Serbia", di questa presunta idea che non e' mai esistita, non serve altro che a mascherare la creazione di una "Grande Albania" - quella stessa che crearono Hitler e Mussolini durante la Seconda Guerra Mondiale. Guardate soltanto quello schema, e guardate che cosa si sta facendo adesso, quello che vogliono sottrarre alla Serbia, al Montenegro ed alla Macedonia - e un domani forse anche alla Grecia del Nord, quando le relazioni greco-turche saranno messe alla prova di nuovo per ordine del comune padrone, ed anche quella sara' per loro una questione da risolvere.

    E' evidente che e' in questione il crimine, ed e' evidente che il filo rosso e' il crimine contro la Jugoslavia. Ma io voglio far notare che falsificare i fatti storici non e' comunque semplice. Non e' semplice nemmeno se questi fatti sono noti solamente ad un ristretto gruppo di persone, ed e' impossibile falsificarli se l'intero popolo di un paese li conosce, cioe' milioni di persone. Senza offesa per nessuno, i giudici di questo processo, secondo i ruoli assegnati, sono quelli - non voi che indossate i mantelli - ma quelli che hanno deciso di ammazzare i bambini del mio paese, che hanno lanciato la aggressione della NATO e scaricato 25 milioni di tonnellate di bombe in 78 giorni, ed ucciso prevalentemente vecchi, bambini e donne. Essi vogliono partecipare alla distribuzione dei ruoli. Ma nemmeno loro riusciranno ad essere giudici.

    Qui giudice e' il popolo - non soltanto il popolo della Jugoslavia, ma i popoli di tutti i paesi ai quali sta a cuore la liberta' e l'eguaglianza. Non per niente si dice "giudizio del popolo, giudizio di Dio". Tutti noi siamo davanti a questo giudizio, non soltanto io, che qui vengo preso a responsabile per qualcosa, laddove mi dovrebbe invece essere riconosciuta, ma anche voi, ed i vostri datori di lavoro, in particolare quelli che hanno commesso crimini contro il mio paese.

    Siccome voi ritenere che io debba chiedere qualcosa a voi, allora vi chiedo di lasciarmi in liberta'. Perche' credo che a voi, ed a tutto il mondo, sia chiaro che io non mi sottrarro' da questa battaglia che si sta conducendo contro il mio paese ed il mio popolo. Non ho intenzione di scappare. Non fa onore a questa istituzione tenermi qui imprigionato, in condizioni svantaggiate, per privarmi di eque condizioni per esporre i miei argomenti - nemmeno se questa istituzione fosse legale, e voi sapete benissimo che non lo e'.

    Perche', se non aveste questo dubbio - non mi riferisco a voi personalmente, ma alla istituzione - allora accettereste la richiesta dei vostri "amici curiae" [sorta di avvocati d'ufficio], di chiedere un parere giudiziale alla Corte Internazionale di Giustizia sulla legalita' di questo Tribunale. Voi questo non lo fate, perche' chiunque potrebbe prevederne facilmente l'esito.

    In fondo, ritengo che questa attitudine, direi criminale, di cercare di far passare la vittima da colpevole, e si tratta del mio popolo e del mio paese oltreche' di me stesso, non sia stata storicamente ancora mai menzionata. Percio' ritengo logico ed anche giusto che mi lasciate subito in liberta', visto che io non scapperei e mi presenterei ad ogni dibattimento, in quanto questa e' una battaglia alla quale io non posso proprio sottrarmi.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Der Wehrwolf

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