FRANCIA / Chiesa occupata,
il ministro Sarkozy ha annunciato lo sgombero entro oggi
Il sindaco comunista prima li accoglie ed ora non riesce a farli uscire
Prima il sindaco di Calais piazza i clandestini in chiesa. Poi non riesce più a trovare un sistema per farli uscire. Sta assumendo toni sempre più grotteschi la vicenda della cinquantina di profughi ancora barricati nella chiesa di Saint-Pierre Saint-Paul di Calais, che ieri avevano ancora ventiquattro ore di tempo per lasciare l’edificio.
I profughi chiedono la riapertura del centro di Sangatte, chiuso da una settimana e da anni superaffollato di immigrati che sperano di raggiungere la Gran Bretagna. La prefettura ha offerto di ospitare i profughi per cinque notti in due locali lontani dalla zona portuale, il tempo necessario per esaminare i dossier degli interessati.
Da sabato sera, invece, i profughi - con l’approvazione del sindaco comunista Jacky Henin - sono nella chiesa messa a loro disposizione dall’abate André Boutoille e non vogliono saperne di uscire. A nulla ora sono valsi gli sforzi dello stesso sindaco di Calais che non solo non ammette le proprie corresponsabilità, ma addirittura grida al complotto, mostrandosi convinto che «qualcuno che ha interessi finanziari cerca di convincere quelle persone a restare nella chiesa».
Nella zona c’è grande confusione, decine di giornalisti, rappresentanti locali ed esponenti di associazioni di solidarietà con gli immigrati si affollano attorno alla chiesa soprattutto in vista dello scadere dell’ultimatum
Il ministro degli Interni, Nicolas Sarkozy, davanti ai deputati ha ufficializzato ieri che «entro 24 ore» si procederà allo sgombero della chiesa di Saint-Pierre Saint-Paul, nella quale ancora ieri gli occupanti erano una cinquantina. Erano cento, ma metà dei profughi si sono arresi nelle ultime ore e hanno abbandonato l’edificio.
«Questa decisione su Sangatte - ha spiegato oggi ai mass media Sarkozy - era l’unica possibile, ed è un messaggio a tutti gli emigranti del mondo: sotto l’hangar di Sangatte non c’è speranza. È ora di dirlo e di trarre le conseguenze. Questa regione non deve essere il ricettacolo di tutti i miseri del mondo». Lo stesso Sarkozy si è poi impegnato a fornire, anche con l’ausilio di nuovi interpreti, informazioni a tutti i profughi in difficoltà, così come ad ognuno dovrebbe essere fornito un salvacondotto per presentare richiesta di asilo entro 5 giorni.
Dopo il primo ultimatum di quarantott’ore, lanciato l’altro ieri, alla chiesa è stata tagliata la corrente elettrica e le forze di polizia si sono schierate agli ingressi.




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