Il cervello di Baader Meinhof, indimenticata terrorista tedesca, non era sparito come si credeva: uno studioso, che lo ha esaminato per 5 anni rivela: "Fu l'asportazione di un tumore, a trasformarla in un mostro".


BERLINO - Fu un'operazione al cervello, per l'asportazione di una massa tumorale, a trasformare una semplice aspirante giornalista in una delle più pericolose terroriste dell'ultima metà del secolo scorso.

Protagonista della clamorosa rivelazione: Ulrike Meinhof, l'estremista che nel 1976 si suicidò in carcere (almeno secondo la versione ufficiale) insieme ad altri componenti della famigerata Raf (la Rote Armee Fraction, nota anche come banda Baader Meinhof), il gruppo terrorista di estrema sinistra che insanguinò il paese con una serie di crudeli attentati.

Del cervello di Ulrike Meinhoff si era cominciato a parlare la scorsa settimana dopo che la figlia della Meinhof aveva improvvisamente denunciato di aver scoperto che, dopo la morte, il cervello della madre fu prelevato senza chiedere il consenso della famiglia.

Ora la vicenda prende contorni più netti, e viene indirettamente confermata da uno psichiatra dell'università di Magdeburgo, il professor Bernhard Bogerts, che ha ammesso di aver studiato l'organo negli ultimi cinque anni.

Ma i colpi di scena non sono finiti qui: il professore ha rivelato di aver scoperto una patologia dovuta a un'operazione subita dalla donna nel 1962, per l'asportazione di un tumore.

L'intervento, secondo Bogerts, avrebbe causato importanti cambiamenti del comportamento, nl carattere della donna. Un particolare che doveva essere tenuto in considerazione nel processo del 1974 che condannò la Meinhof a otto anni di carcere.

Secondo Bogers, il cambiamento fu talmente profondo da trasformare l'allora aspirante giornalista nella co-fondatrice della Raf.

(13 NOVEMBRE 2002, ORE 12:25)