Il processo contro i bengalesi arrestati il 17.11.2001 a Roma, con l’accusa di fabbricazione, importazione e detenzione di armi per sospetto uso terroristico islamico, presentati alla stampa come finanziatori di Al Qaeda e nel cui negozio di Call Center, fu trovata una bomba da guerra americana, come dicevano i giornali, “pronta all’uso” si è risolta con giudizio abbreviato, in una sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto, il giorno 12 novembre 2002 innanzi al G.U.P. dr. Blaiotta, presso il Tribunale penale di Roma.
Due di loro erano stati in carcere per tre mesi, altri tre mesi agli arresti domiciliari e 6 mesi sotto vigilanza controllata con obbligo di firma.
Difensori sono stati l’avv. Carlo Corbucci che sin dal primo momento dell’arresto li aveva assistiti sostenendo da allora con passione la loro innocenza e l’avv. Bruno Andreozzi.
Ora sarà interessante monitorare i giornali e vedere se tre galantuomi fatti oggetto di un'infame accusa possano almeno godere dell'onore della cronaca al momento della loro assoluzione.
così ne aveva riferito la Padania:
TACCUINO
Arrestati bengalesi gestori di un Call Center
Ritrovati bombe a mano e radiotrasmittenti
Tabulati telefonici delle chiamate partite dal call center di via Principe Amedeo, nel centro di Roma, e la documentazione in lingua araba sequestrata nelle abitazioni dei due arrestati. È incentrata su queste carte l’attenzione degli inquirenti romani dopo il ritrovamento di una bomba a mano Mk2 nel bagno del service telefonico. In carcere sono finiti due bengalesi, il gestore del call center, M.A.H., di 45 anni, e un dipendente. Oltre alla bomba, perfettamente funzionante e trovata nel bagno di pertinenza degli addetti al bancone, i carabinieri hanno sequestrato alcune radiotrasmittenti in grado di captare le conversazioni della polizia, computer, una caricatura di Osama Bin Laden che violenta George Bush e una documentazione di circa 100 pagine che ora deve essere tradotta. Proprio attraverso l’esame di quest’ultime carte gli inquirenti attendono di sapere se i due arrestati siano in un qualche modo legati a uomini di Al Qaeda. Ma gli investigatori stanno passando al setaccio anche i tabulati telefonici delle chiamate partite dal servizio di telefono pubblico (frequentato prevalentemente da extracomunitari) alla ricerca di utenze che portano soprattutto in Afghanistan e Pakistan. Fermati il 17 novembre scorso a conclusione di una perquisizione compiuta dai carabinieri nel call center, i due bengalesi, interrogati dal gip Renato Laviola, hanno respinto le accuse sostenendo di non sapersi spiegare il ritrovamento dell’ordigno.
così Il Messaggero
Sabato 1 Dicembre 2001
Esquilino, trovata bomba
nel call center: due arresti
Nel bagno del call center che gestivano, all’Esquilino, tenevano una bomba a mano di tipo Mk2. Accanto all’ordigno, di fabbricazione statunitense, delle foto di Bin Laden e una caricatura in cui il terrorista violenta il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush. Per il gestore e per un impiegato del centro di telefonia, entrambi bengalesi, sono scattate le manette per detenzione di armi da guerra. La bomba, del tipo ananas e di piccole dimensioni, era avvolta in carta igienica, dentro un cestino nel bagno. Inoltre, nelle abitazioni dei due bengalesi i carabinieri hanno trovato e sequestrato una decina di passaporti e una settantina di permessi di soggiorno.
Dopo S. Petronio, un altro arresto di "pericolosi terroristi" si è rivelato una bufala.




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