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Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    AC Milan 1899
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    Predefinito Scontri per Roma-AEK Atene

    Rissa tra tifosi romanisti e greci, 5 arresti
    ROMA - Una rissa e' scoppiata la scorsa notte a Piazza Navona tra tifosi romanisti e greci, quest' ultimi nella capitale per l'incontro di stasera Roma-Aek Atene per la Champions. Gli agenti del commissariato Trevi Campomarzio hanno arrestato cinque tifosi: tre romanisti e due sostenitori del team greco con l'accusa di rissa aggravata. La zuffa e' scoppiata attorno alle 23.30. I due gruppi di tifosi si sono fronteggiati prima con le parole e poi con le mani. L'intervento degli agenti, avvisati da alcuni passanti, ha messo in fuga altri partecipanti alla rissa e ha portato in carcere i cinque tifosi. (ANSA).
    2002-11-12 - 12:23:00

    Per completezza della notizia, i ragazzi sono stati già rimessi in libertà.

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  2. #2
    AC Milan 1899
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    Predefinito Vendetta è fatta!



    Orgoglio Capitolino si è vendicato dello striscione rubatogli all'andata in scontri tra veri ultras! Onore a loro!

  3. #3
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    Predefinito L'editoriale di Zì Lorè su www.asromaultras.it

    EDITORIALE
    I gravi incidenti di ieri all'Olimpico tra tifosi e polizia meritano una riflessione.
    Non può sfuggire a nessuno, né a chi frequenta lo stadio né alla Questura di Roma che ad un periodo di calma assoluta in concomitanza con le partite di calcio - per più di dieci anni non si è visto volare un lacrimogeno - fa da contraltare il momento attuale di grande tensione.
    In base all'esperienza che ho, sia professionale che da tifoso di curva, sono in grado di dire che la politica del bastone adottata dalla Questura di Roma su suggerimento governativo non sta dando i suoi frutti.
    L'applicazione ingiusta di una legge tendenzialmente ispirata da giusti motivi non fa altro che esasperare gli animi non solo degli ultras, ma anche dei tifosi comuni i quali si rendono perfettamente conto che quando un loro amico viene diffidato per due anni con obbligo di firma per aver scavalcato un cancello, subisce una misura eccessiva. Oppure quando un loro conoscente viene "daspato" per tre anni con firma per il lancio di una bottiglietta mignon di plastica vuota che neppure arriva al vetro divisorio (parlo solo di casi realmente accaduti), lo stesso subisce un provedimento incredibilmente iniquo, tenuto conto del fatto che chi - per ipotesi - accoltella a morte una persona non potrebbe subire una diffida più elevata.
    Per comportamenti di questo tipo sarebbe sufficiente - se solo la Questura intendesse educare e non reprimere alla cieca - disporre l'interdizione per un paio di mesi, e non rovinare la vita delle persone come invece stanno facendo. Per fare un paragone, è come se ogni volta venisse applicato l'ergastolo sia a chi fa una strage, sia a chi dà uno schiaffo a una persona.
    Quando accadono episodi come quelli di ieri, dove persino i tifosi greci sono stati tutto sommato trascurati pur avendo rubato all'andata uno striscione (massima onta in ottica ultras), l'intelligenza vorrebbe che si riflettesse sul perché in questo momento storico i tifosi attaccano la polizia mentre prima accadeva più di rado. Sul perché il primo nemico di tutte le curve d'Italia siano ormai le divise blu e non più i tifosi avversari.
    L'approccio non può essere quello dei pennivendoli di turno, che conoscono la realtà delle curve come il sottoscritto conosce l'ingegneria nucleare.
    Bisogna quindi dire, per amore della verità, che gli incidenti con la polizia negli stadi sono sempre avvenuti, seppur in misura assai minore in passato, perché la presenza delle forze del'ordine è da sempre vista come un corpo estraneo inserito in un organismo "vivo" qual'è la comunità delle curve, una delle ultime realtà giovanili, e quindi mal tollerata, in quanto il più delle volte foriera di limitazioni a volte assurde agli occhi del tifoso ("Ci permetteranno in futuro di esultare?" si chiedeva un ragazzo tempo fa).
    Ma l'esasperazione di tali scontri, per lo meno a Roma, è frutto di ben altro.
    Ci si chiede: tutto questo accadrebbe se la Questura di Roma desse il giusto peso alle cose? Tutto questo accadrebbe se le forze dell'ordine fossero ben dirette in situazioni di ordine pubblico difficile? Tutto questo accadrebbe se nelle varie camere di sicurezza ci si limitasse all'educativo e simbolico scappellotto di rito e non si andasse ben oltre?
    Quando - non è il caso di ieri - parte una carica indiscriminata in cui vengono picchiate a sangue persone inermi ed innocenti, il solo risultato che si ottiene è quello di essersi attirati l'odio della persona picchiata e quella dei suoi amici che la prossima volta, se capita l'occasione, saranno parte attiva, non potendo la loro passività escludere di essere comunque picchiati.
    Non è certo mia intenzione sostenere che le curve non pullulino di teste calde, ma, ancora una volta, voglio invitare i preposti al mantenimento dell'ordine pubblico a dare il giusto peso alle cose.
    Un soggetto incensurato e senza carichi pendenti che per una sola volta perde la pazienza allo stadio non può essere diffidato nella misura massima. Le situazioni vanno valutate caso per caso ed i provvedimenti debbono essere temperati in base alla reale pericolosità della persona, così come peraltro dice la legge. Ma la Questura di Roma continua a ritenere la diffida una pena e non una misura di prevenzione, quale invece essa è.
    Se l'obiettivo è quello di prevenire disordini, i fatti dimostrano che la strategia adottata è fallimentare e che se la diffida "giusta" può essere tollerata agli occhi del tifoso, la diffida giusta ma applicata in misura ingiusta non è digerita e quella del tutto ingiusta non è tollerata dalla comunità della curva.
    La Questura di Roma si svincoli, almeno in parte, dalle influenze dei mass-media e dalla sua naturale attitudine repressiva.
    La Questura di Roma sia giusta, se ne è capace, perché la bieca repressione non paga.
    "QUANDO LA VERITA' NON E' LIBERA,
    LA LIBERTA' NON E' VERA"
    Jacque Prévert

  4. #4
    AC Milan 1899
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    Predefinito interviene il SIULP 1

    Da "Il Nuovo"
    Sono 61 gli agenti feriti allo stadio Olimpico"
    Denuncia dei sindacati di polizia dopo gli scontri di ieri sera in occasione
    della partita tra Roma e Aek. "Ci sono 200 persone che sembra impossibile
    fermare". Appello al Prefetto per un intervento.
    di Simone Navarra
    ROMA - "Siamo sotto assedio. Ieri sera 61 agenti sono rimasti feriti negli scontri con gli ultras romanisti. Noi non sappiamo che fare. Davanti abbiamo l'esigenza di far rispettare l'ordine, ma non siamo messi in condizione per farlo. Mancano le leggi, le istituzioni. Chiediamo al prefetto Emilio Del Mese di intervenire". Le richieste per il responsabile del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza aono molte. Perché all'Olimpico servirebbero pannelli divisori più alti tra un settore e l'altro; non ci sono canalizzazioni che fissano le transenne a terra; le recinzioni sono groviere da cui spesso passano oggetti contundenti, striscioni e persone.
    Ma è un coro quello dei rappresentanti sindacali di polizia. E denuncia di tutti quelli che ieri sera finito il servizio hanno dovuto fare la fila fuori dalle sale pronto soccorso o che hanno dovuto girare vari ospedali della Capitale perché erano stracolmi, "quasi come unità sul campo di battaglia".
    "Il San Giacomo, il Santo Spirito, il San Carlo di Nancy erano pieni", testimonia
    un assistente del Primo Reparto Mobile di stanza a Ponte Galeria con lo scafoide fratturato e tutto il braccio destro ingessato. Dei 61 poliziotti feriti, 15 hanno referti medici da uno a 5 cinque giorni, e 46 oltre i 10.
    "Della mia squadra - continua il celerino - uno solo è rimasto illeso. Siamo stati presi in mezzo. Dagli spalti ci lanciavano bottiglie e biglie di ferro con le fionde, dall'esterno ci arrivavano i pezzi di marmo. Questo - dice mostrando il braccio fasciato - me l'ha fatto un sasso".

    Vincenzo Ancunzo, segretario provinciale del Lisipo, attacca: "Non possiamo
    continuare così. Lottiamo contro i mulini a vento. Quando servono 600 uomini
    ne vengono dati meno della metà. Di fronte a degli animali che lanciano
    transenne e sanpietrini il personale comandato dai commissariati è impreparato
    sia come equipaggiamento che come addestramento specifico". L'atmosfera
    è tesa negli uffici di via San Vitale, non c'è voglia di confermarlo, ma
    meno di 24 ore fa è stato rischiato il "fattaccio", il ferimento che poteva
    portare al decesso. Filippo Bertolami, dell'Associazione funzionari di polizia,
    spiega: "Ci sono circa 200 persone che seppur colpite da Daspo (la diffida
    che dispone di star lontani dagli stadi in occasione di eventi sportivi,
    ndr) continuano a fare il bello e cattivo tempo (peccato che quelle persone firmano ogni volta il registro di P.S., e quindi evidentemente non sono loro, n.d.L.). Ci sono uffici legali specializzati che riescono a inserirsi negli interstizi della legge e permettono a questi delinquenti di fare quello che vogliono" (gli uffici legali specializzati non permettono a nessuno di fare un bel niente, in quanto non sono giudici. Se gli avvocati hanno torto i giudici gli danno torto, se hanno ragione i giudici gli danno ragione. Allora anche i giudici che danno ragione agli avvocati "permettono a questi delinquenti di fare quello che vogliono": questo è il singolare concetto di democrazia che alberga in questi signori, giustamente infuriati per le gravissime carenze che hanno concausato il ferimento di molti loro colleghi ma completamente a digiuno dei concetti di giustizia che dimorano nella nostra Costituzione. D'altra parte sono gli stessi che dopo il G8 di Genova difendevano a spada tratta quelli che hanno confessato di aver costruito le prove per incastrare i no-global.... Purtroppo ormai pensano di essere uno Stato nello Stato.
    Se la legge adottata dallo stesso Stato da cui dipendono i sindacati di polizia non viene da loro rispettata, non può di certo essere data colpa agli avvocati che non fanno altro che chiedere il rispetto della legge.
    E' veramente incredibile: quando difendo un assassino posso utilizzare tutti i cavilli giuridici che voglio ed anzi, se li uso, sono un buon avvocato e se non li uso sono un avvocaticchio impreparato. Per i tifosi invece, secondo il sindacato di polizia, sarebbe ingiusto difendere gli accusati! Eliminate l'avvocatura allora, fatevi i processi da soli come avviene in Cina o come accadeva in Cile e chiudiamo il discorso n.d.L.). L'area politica di estrema destra e il legame con movimenti politici abbastanza riconosciuti sono il sostrato da cui proviene il tutto.

    Ma anche la norma che prevede e dovrebbe aiutare, non viene in soccorso
    delle autorità di pubblica sicurezza. Il decreto 336 del 2001 prevedeva
    la possibilità di effettuare arresti in flagranza entro le 48 ore, servendosi
    della testimonianza video, ma al momento di diventare legge, giustizia da
    applicare, questo effetto è stato tolto (e vorrei vedere: non è previsto in nessun altro caso dell'ordinamento giuridico italiano, ed infatti il Parlamento lo ha eliminato in quanto visto che grazie a Dio ancora c'è una Costituzione, questa andrebbe rispettata anche per i tifosi, n.d.L.). "La 337 non presenta questo tipo
    di possibilità", specifica Bertolami. C'è da dire che in Inghilterra, proprio
    questa procedura ha permesso di ridurre il fenomeno degli hooligan. "A questo
    punto - chiedono insieme i sindacati - vorremmo che tutto il sistema si
    accorgesse di quanto sta succedendo. Dalle società sportive alle amministrazioni
    comunali. Perché un conto è una manifestazione in mezzo alla strada e un
    conto è il controllo di una partita di calcio". Al rendiconto dei feriti
    mancano carabinieri e finanzieri. "Più di uno è stato ferito, ma è difficile
    fare un'ipotesi". Quasi quanto, meno di 24 ore fa, si poteva fare per quel
    che riguardava i poliziotti. "Non possiamo più stare in silenzio, ne vale
    della nostra vita".

  5. #5
    AC Milan 1899
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    Predefinito Interviene il SIULP 2

    I sindacati di polizia: scontri all'Olimpico, nascosti i dati veri Un "cartello" di sigle ricostruisce i disordini tra romanisti e tifosi greci. "Dall'inizio dell'anno 400 colleghi in ospedale"
    "Ultrà, sono 61 gli agenti feriti"
    MASSIMO LUGLI

    «Contro gli ultras del calcio (già iniziamo male, era preferibile usare il terine hooligans, n.d.L.) ci mandano allo sbaraglio. E nascondono i dati: negli scontri tra romanisti e tifosi greci ci sono stati sessantuno poliziotti feriti, con prognosi fino ai 25 giorni. Dall'inizio dell'anno sono finiti in ospedale ben quattrocento agenti e stiamo parlando solo del reparto mobile di Roma».
    E' una levata di scudi generale che accomuna gran parte dei sindacati di
    polizia. Una denuncia durissima contro il ministero dell'Interno. «C'è una
    direttiva non scritta ma ribadita spesso: lasciare gli scudi a bordo dei
    mezzi per non ostentare un aspetto troppo aggressivo - accusa Filippo Bertolami,
    dell'Associazione nazionale funzionari di polizia - e il risultato è che
    quando ci tirano addosso sassi, sampietrini, biglie e monete non sappiamo
    come ripararci». «Non basta: gli automezzi vengono parcheggiati ad almeno
    duecento metri di distanza per evitare che vengano danneggiati - incalzano
    Vincenzo Acunzo (Lisipo) e Massimo Nisita (Sodipo) - e in effetti un centinaio
    tra auto e blindati sono stati quasi distrutti nel 2002. Ma lontani dai
    mezzi, gli uomini sono molto più vulnerabili. Il ministero starebbe studiando
    nuove attrezzature per l'ordine pubblico ma siamo ancora ai vecchi scudi
    che si spezzano, col rischio di ferirsi con le schegge e ai lacrimogeni
    da sparare col "tromboncino" che possono essere facilmente rispediti al
    mittente e tra l'altro hanno un effetto indiscriminato». Dello stesso tenore
    le denunce che vengono dal Sap, dal Siulp e dal Consap: per una volta tutto
    il fronte sindacale poliziesco si ritrova veramente compatto.
    I "cattivi", secondo Bertolami, sono sempre gli stessi: circa 200 persone,
    organizzate, inquadrate e che si muovono sui pullman delle società sportive.
    «Hanno una tecnica ormai collaudata che comincia con un tiro al bersaglio
    da dietro le spalle dei tifosi, per impedirci di reagire. Poi, all'esterno
    dello stadio, ci caricano in massa. Mentre cerchiamo di fronteggiarli centinaia
    di persone scavalcano le reti di recinzione e fanno passare di tutto: striscioni
    razzisti, armi improprie, fumogeni e perfino bombe molotov». «Della mia
    squadra di cinque persone solo uno è rimasto illeso - racconta un assistente
    del reparto mobile con la mano fratturata (un sampietrino "piovuto" dall'alto)
    - un collega è stato centrato alla schiena, un altro aveva la spalla rotta.
    Ma come si fa a parlare di sei feriti quando tutti gli ospedali erano pieni
    di poliziotti malconci? Io ho girato tre pronto soccorso prima di trovare
    un medico libero...».
    Anche la legge, secondo il sindacato di polizia, è un'arma spuntata: i circa
    200 "Daspo" (il divieto di assistere alle manifestazioni sportive) non serve
    a niente senza l'obbligo di firma al commissariato (ed infatti la Questura di Roma mette sempre l'obbligo di firma, si informi il sindacato, n.d.L.).

  6. #6
    MILANESE DI UNA VOLTA
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    Predefinito

    I Greci fanno brutto

 

 

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