Noi sappiamo dove si nasconde Osama bin Laden. O almeno immaginiamo dove gli atlantici, da qui a breve, faranno “trapelare” di aver scoperto che sia: in Iraq. Già, perché gli ispettori dell’Onu potranno cercare quanto vogliono, potranno persino fare qualche provocazione per indurre gli iracheni a sbarrargli qualche porta, ma difficilmnte troveranno i famosi arsenali segreti di Saddam Hussein.
Allora la strada più semplice da percorrere per arrivare alla guerra, l’unico vero obiettivo di Bush e Blair, rimane la latitanza del nemico pubblico numero 1: bin Laden.
Non è infatti un caso che, proprio mentre si ricuciva la via diplomatica con Baghdad sia rispuntato improvvisamente il saudita. Le terribili minacce contro l’Occidente sono arrivate puntuali per far rialzare il termometro della tensione verso la guerra planetaria al terrorismo. Ed ora basterà enunciare il postulato di un’alleanza tra Saddam Hussein e Osama bin Laden affinché sia già bello che provato il teorema: il mondo (ovvero chi lo rappresenta, cioè gli atlantici) deve andare a liberare l’Iraq.
Come hanno liberato l’Afghanistan, la Jugoslavia e in tempi più remoti l’Italia, la Germania e il Giappone




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