Se le previsioni saranno rispettate, da questa sera il Partito laburista israeliano avrà un nuovo leader: Amram Mitzna, sindaco di una città - Haifa - che è un po' un laboratorio della convivenza tra arabi ed ebrei. Dovrebbe succedere all'ex ministro della Difesa Benyamin Ben Eliezer nelle primarie che oggi coinvolgeranno circa 110 mila iscritti.
A contendersi la leadership, e quindi di fatto la candidatura alla carica di primo ministro in caso di una improbabile affermazione laburista alle elezioni del 28 gennaio prossimo, oltre Mitzna e Ben Eliezer ci sarà un ex segretario della centrale sindacale, Haim Ramon. Ma a dar retta al sondaggio più recente, di quattro giorni fa, non c'è gara: Mitzna ha i favori del 43% degli iscritti, contro il 26 di Ben Eliezer e il 10 di Ramon.
Considerato l'erede di Yitzhak Rabin, da più di vent'anni nemico giurato di Ariel Sharon - fu lui, da ufficiale dell'esercito, il primo a criticarne pubblicamente la conduzione della guerra del Libano - Mitzna rappresenta l'esatto opposto di quello che i laburisti sono stati negli ultimi due anni: ossia, un pacifista convinto, contrario alle rappresaglie per gli attentati terroristici, pronto a riaprire i canali del dialogo con Arafat - per il quale pure non nutre alcuna simpatia -, e convinto della necessità di un ritiro unilaterale, e rapido, dai territori occupati.
Dovesse spuntarla all'interno del suo partito, potrebbe essere proprio questa la sua «mossa del cavallo» per evitare una vittoria della destra che appare già scritta. Dal suo entourage lasciano infatti trapelare l'ipotesi che Mitzna sia disposto a fare per la Cisgiordania un annuncio simile a quello fatto nel 1999 per il Libano da Ehud Barak, quando disse in campagna elettorale che se fosse stato eletto premier avrebbe ritirato le truppe entro un anno. L'elettorato gli diede ascolto, e nemmeno 12 mesi dopo l'esercito tornò a casa dal suo Vietnam. Oggi le cose sono più complicate, non foss'altro perché in Cisgiordania vivono alcune centinaia di migliaia di coloni: il ritiro voluto da Barak inoltre, per quanto accolto come la liberazione da un incubo, fu dipinto da destra - alla fine con successo - come un'umiliazione militare da non ripetere (ancorché gli attacchi Hezbollah abbiano mantenuto la stessa cadenza che avevano durante l'occupazione). Non è detto però che osare sia garanzia di sconfitta. Al Labour, ormai in caduta libera, non resta altra possibilità che l'azzardo.




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