….in nome della pace.
Questo è quanto accaduto al Mauriziocostanzo Show, dove era di scena "Gino Strada contro tutti".
Tutti ormai conoscono il dottore, personaggio tra i più applauditi del Social Forum e simbolo leader del cosiddetto “movimento della pace, forte del prestigio acquisito come chirurgo di guerra.
A me pare che “maneggiare” le parole e il concetto “pace” in maniera demagogica e infantile e lacrimosa sia irresponsabile. Non è difficile ingannare i tanti che ascoltano e sono indotti a credere che certi problemi, che la vicenda umana da qualche millennio non è riuscita a risolvere, si possano sciogliere con semplici opzioni etiche.
La filosofia di Strada è un imbroglio perché scambia continuamente l’atteggiamento morale assoluto con la soluzione dei problemi che richiedono decisioni politiche in grado di scegliere quali sono le soluzioni migliori, o le meno peggio. Strada affronta annosi e intricati conflitti politici, economici, geografici e etnici attraverso la sua personale esperienza che gli ha fatto vedere tante tragedie e tanto sangue e per cui pretende che il suo pacifismo venga accolto attraverso il carisma di chi fa direttamente buone azioni verso il prossimo.
Accattivarsi l’uditorio parlando di poveri bambini bombardati non è poi molto difficile.
Ma la via per la pace è qualcosa di molto più complesso, difficile e controverso dell’orrore che si suscita con il richiamo del sangue.
Basterebbe pensare alle “carneficine” in Europa, successe tra il 1940 e il 1945, che portarono democrazia e pace nel nostro continente.
Strada gioca sull’equivoco: “Facciamo il referendum”….e si vedrà quanti sono quelli che vogliono la pace. Discorso puerile e truffaldino, e per questo pericoloso.
Come se vi fosse qualcuno che è favorevole alla guerra.
In realtà è che dietro questo “pacifismo” c’è l’intera filosofia politica del ginostradismo.
La guerra in tutte le sue varianti è il vero terrorismo internazionale.
I governi democratici e quelli dittatoriali sono la stessa cosa se fanno la guerra perché ciò che conta sono solo le vittime. Se tutti ci uniamo per la pace non vi saranno inutili bagni si sangue come quello in Normandia e a Stalingrado. Il movimento per la pace fa cadere i dittatori.
I terroristi fondamentalisti islamici ci sono perché i palestinesi non hanno una patria, gli americani hanno le basi militari in Arabia Saudita e si risponde con le bombe agli attacchi terroristici.
L’Onu è imbelle: la missione italiana in Kosovo è stata una vergogna nazionale e la coalizione che ha liberato l’Afghanistan era composta da pazzi irresponsabili.
Sono i ricchi del pianeta, e non Bin Laden, che seminano terrore. Bush è come Saddam Hussein.
(Anche i kurdi non hanno patria, ma di loro nessuno parla: forse perché in questo caso gli “invasori” non sono “ebrei o americani” ma solamente “poveri islamici”?)
Queste affermazioni, che non è esagerato definire caricature, rappresentano integralmente il pensiero del pacifismo di Gino Strada. Alcuni esponenti progressisti di sinistra, la Melandri, Rosy Bindi, Livia Turco non hanno voluto raccogliere il messaggio contenuto nel pacifismo di Strada, assai corrosivo nei confronti della sinistra ragionevole, e hanno sorvolato sulle sue idee circa l’Onu e l’uso della forza quando serve per minimizzare i conflitti e la violenza.
Eppure sia Fassino che D’Alema che Rutelli hanno più volte sottolineato la pericolosa leggerezza della campagna per la pace di Gino Strada, funzionale solo al massimalismo antiamericano e anti israeliano.
Per questo parlare di pace oggi, in questi termini, non può non essere considerato un imbroglio.
Dottor Strada, oltre a invitarla ad accettare anche i quattrini “berlusconiani” (con i quali si possono salvare tante braccia e gambe ed altro di bambini, ai quali non glie ne frega niente da dove vengono quei soldi), piuttosto che fare il pessimo leader della pace riprenda la sua missione di ottimo chirurgo di guerra come dice di essere ancora.
Noi tutti le saremo molto ma molto riconoscenti.
liberamente da l’articolo su Il Giornale di mercoledì 13 novembre firmato Massimo Deodori.
saluti




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