Guerra preventiva e repressione preventiva

Caro Fausto, sono sconvolto dalla notizia che apprendo aprendo il mio computer sul luogo di lavoro. Mi riferisco all'arresto di dirigenti del movimento no global. E' iniziata la nuova grande repressione. E' la vendetta dopo lo smacco governativo di Firenze? O c'è altro? Ti invio queste brevi parole in queste ore confuse nella speranza che tu mi possa rispondere.

Mauro via e-mail
Caro Mauro, mentre sono in viaggio mi hanno avvisato della tua e-mail e di altre di tenore analogo che stanno giungendo. Provo a fornire a te e ad altri alcune prime risposte, con l'impegno a tornarci sopra in modo più meditato nei prossimi giorni.

Siamo di fronte ad un atto molto grave, nei confronti del quale provo sconcerto e rabbia. Il reato di associazione sovversiva che viene imputato affonda le sue radici in una cultura della repressione delle idee che speravamo di avere alle nostre spalle. Ma, se possibile, ancora più grave è il momento nel quale questa azione della magistratura si inquadra e che gli conferisce un senso profondamente regressivo. Ci permettiamo di dirlo proprio noi che abbiamo sempre difeso l'autonomia di comportamento e di giudizio della magistratura nei confronti del potere politico. Proprio per questo denunciamo che con questo atto siamo di fronte al suo rovesciamento. Le incriminazioni e gli arresti si inseriscono nel clima di preparazione della guerra, quella di aggressione all'Iraq. L'intenzione è quella di spezzare preventivamente ogni opposizione radicale all'intervento bellico. Per questo si vogliono decapitare i movimenti. Alla teoria e alla pratica della guerra preventiva contenuta nella dottrina Bush, il governo italiano accompagna quella della repressione preventiva sul piano interno. Questo mi pare il primo e più rilevante aspetto, ma non il solo.

Infatti è evidente anche la volontà del governo, e segnatamente di questo ministro della Giustizia, di anticipare nella pratica l'applicazione del senso contenuto nella proposta della separazione delle carriere, che costituisce uno dei pilastri delle intenzioni controriformatrici delle destre. E' appunto il senso di abbattere l'autonomia della magistratura, di porla sotto l'egida del potere politico, di renderla ancella di una linea, di comportamenti, di un clima maturati e organizzati nell'ambito del potere politico nazionale e sovranazionale che risponde alle esigenze del processo di globalizzazione capitalistica.

Vi è anche l'elemento della ricerca di una vendetta. Abbiamo più volte sostenuto che si è cercato di fermare, dividere e spezzare il movimento con ogni mezzo. Si è provato con una violenza generale, con una repressione quasi senza precedenti, come si manifestò a Napoli e a Genova nel 2001. Questo disegno è fallito, ma è stato più volte riproposto sotto la forma di un tentativo di divisione del movimento fra ali ragionevoli e pericolosi estremisti facinorosi. Ma anche questo è finito nel ridicolo. Il social forum a Firenze e la straordinaria manifestazione di sabato scorso hanno ulteriormente e inequivocabilmente ribadito il carattere pacifico e di massa di questo movimento, che continua a crescere e a radicarsi. Ecco dunque scattare il tentativo di associare i suoi dirigenti alla manifestazione di ciò che è nelle idee e nei fatti la cosa più lontana da questo movimento. Accusare di associazione sovversiva chi si muove in sintonia con grandi masse, chi fa tutto alla luce del sole, chi dichiara in anticipo i suoi atti, compresi quelli di disobbedienza civile - che, ricordiamolo per i meno vecchi, appartengono anche alla tradizione democratica e pacifista americana - rappresenta un evidente capovolgimento della realtà. Farlo è tipico di una propensione reazionaria, ma anche di chi ha davvero poche armi a sua disposizione per fermare un movimento che costituisce il più grande fatto sociale, culturale e politico degli ultimi anni.

Fausto Bertinotti
Liberazione 16 novembre 2002
http://www.liberazione.it