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Discussione: Siena esoterica

  1. #11
    Ritorno a Strapaese
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    Predefinito Rif: Siena esoterica

    Pensa che, qualche giorno fa, mi trovavo nella parte più vecchia del mio cattolicissimo e agricolo paesino (abito in Puglia) e con sommo stupore ho visto che c'è una via dedicata a Minerva, cosa che mai avrei immaginato...
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 30-03-10 alle 00:05
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    Predefinito Rif: Siena esoterica

    Citazione Originariamente Scritto da sideros Visualizza Messaggio
    Una domanda sorge spontanea: ma il Duomo di Siena è una cattedrale cristiana o un tempio pagano?
    Così come quella di Siena, molte altre cattedrali e chiese mantengono nel loro messaggio - veicolato dalle statue, dai pavimenti tarsiati o musivi, dai dipinti, dai bassirilievi, dalle metope, ecc. - l'intenzione di parlarci della religiosità del Mondo Antico; di quel sacro legato indissolubilmente al mondo PAGANO.
    Ottima domanda.
    Il Duomo di Siena è oggi una cattedrale cristiana ma sorge su un sito antichissimo; le fondamenta dell'attuale costruzione appartengono a una cattedrale tardo-antica e, ancor prima, a un tempio pagano.
    Considera che in quel colle sono stati trovati insediamenti urbani di epoca etrusca e, nei colli vicini, grotte e insediamenti neolitici.
    Quindi come tradizione vuole, Siena è una città nata da più insediamenti, ognuno posto su un colle, che alla fine si sono uniti, le origini stesse della città sono avvolte nel mistero perché, anche se storicamente è citata come colonia romana ("Saena Julia"), esisteva anche come "Saena Vetus" una Siena antica, precedente a quella riconosciuta con la famosa cittadinanza romana del 79 a. C.
    Altri nomi di Siena sono Sena, o Seina in etrusco; probabilmente ciò indica a legami con i galli senoni provenienti dalla parte adriatica (infatti esisteva Sena Gallica, l'attuale Senigallia; ma, come saprete, la necessità di mettere un aggettivo accanto alla parola "Sena" significa che già ne esisteva un'altra).
    Insomma di misteri ve ne sono molti, come ad esempio il famoso SATOR che è murato fuori dal duomo, in un angolino, oppure il fantomatico fiume Diana (anche qui nome pagano...) che sarebbe stato cercato per secoli sotto terra (e di fatto esiste, dato che vi sono decine di chilometri di cunicoli scavati che fungono da acquedotto)...
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 30-03-10 alle 00:19
    « Mostrami ciò che Maometto ha portato di nuovo e vi troverai solo delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva a diffondere la fede per mezzo della spada. »
    Manuele II Paleologo

  3. #13
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    Vinicio Serino
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    CULTURA ERMETICA E SPIRITUALITÀ "ALTRE" A SIENA NEL RINASCIMENTO

    da Hiram n. 3/2005


    Non vi è praticamente opera di raccolta e commento dei testi del Corpus Hermeticum che non faccia ricorso, solitamente nella prima di copertina, alla tarsia marmorea del Duomo di Siena rappresentante Ermete Mercurio Trismegisto, il signore della scrittura, della magia e di ogni sapere, la trasposizione, nella cultura greca e romana, del dio egizio Toth dalla testa di ibis. Una tarsia verosimilmente realizzata intorno al 1488, opera attribuita al genio di Giovanni di Stefano, uno degli artisti più rappresentativi della cultura rinascimentale senese, che fa bella mostra di sé esattamente davanti all'ingresso principale della Cattedrale dell'Assunta.




    Non vi è alcun dubbio che uno dei tre personaggi ivi rappresentati sia proprio Ermete, dal momento che una provvidenziale scritta apposta al di sotto del riquadro ammonisce il visitatore che lì è effigiato Hermes Mercurius Trimegistus Contemporaneus Moysi . Introducendo quindi, nella già complessa vicenda, un ulteriore, fondamentale elemento di riflessione, costituito appunto dall'accostamento di quella divinità dai formidabili poteri magici, ma anche dalle sterminate conoscenze in ambito astrologico e alchemico, con Mosè: del suo rapporto, qui definito "di contemporaneità", con colui che condusse il popolo eletto dall'Egitto alla Terra promessa. La cosa è di per sé abbastanza singolare se è vero che le immagini di Ermete all'interno dei templi cristiani sono non solo una rarità bizzarra, ma addirittura il segno di una irriguardosa inosservanza verso le prescrizioni di Agostino d'Ippona che, come ricorda F. Yates riprendendo alcuni passi del De civitate Dei, attacca lo stesso Ermete […]per aver lodato le pratiche magiche con cui gli Egiziani infondevano spiriti o demoni nelle statue degli dei, rendendole, così, animate e trasformandole a loro volta in divinità. Sì che, pur apparendo come un profeta dell'avvento del Cristianesimo era comunque accecato dalla sua ammirazione per l'idolatria egiziana ed era il diavolo a suggerirgli la profezia della futura distruzione di essa. [1] D'altra parte Agostino aveva espresso queste negative opinioni – che di certo mettevano in difficoltà i molti devoti ammiratori degli scritti ermetici – anche con riferimento ad altri personaggi della cultura pagana che avevano preannunciato l'avvento del dio incarnato.

    Se si dice che la Sibilla, o le Sibille, Orfeo e un certo Ermete che non conosco, nonché i vati o i teologi o i sapienti o i filosofi dei Gentili abbiano predetto o affermato delle verità sul Figlio di Dio o sul Padre Dio, ciò può servire per confondere la vanità dei pagani, non certo per abbracciarne l'autorità. Noi infatti mostriamo di venerare quel Dio del quale non poterono tacere neppure coloro che in parte si permisero di insegnare agli altri pagani, loro fratelli, a venerare gli idoli e i demoni, in parte non osarono proibirne il culto. [2] E non vi è dubbio, da questo punto di vista, che Ermete fu esattamente il capostipite di coloro che insegnarono la venerazione di idoli e demoni, almeno secondo la fede a tutta prova di Agostino.

    E allora perché l'immagine di questo personaggio, che un padre della chiesa sostiene di non conoscere, è lì, all'interno di un tempio cristiano, la casa della Vergine, la sedes sapientiae della città? Per di più in una collocazione di tutto rispetto dal punto di vista dell'immaginario simbolico che, come afferma Frances Yates, vale ad attribuirgli una così preminente posizione spirituale [3] poiché in grado di catturare lo sguardo del fedele appena penetrato all'interno dello spazio sacro. […] La sua presenza all'interno del Duomo di Siena doveva costituire, con molta verosimiglianza, una ulteriore "stazione" di un "programma segreto", costruito col proposito di lasciare, a chi in possesso di occhi per vedere, le tracce (copiose) di una straordinaria cultura, di segno inequivocabilmente ermetico, che, attraverso artisti quali Giovanni di Stefano; astrologi quali Luzio Bellanti; "filosofi" quali Aringhieri deve aver certamente allignato in Siena per almeno un venticinquennio, proponendosi come una sorta di non dichiarata alternativa alla ortodossia cristiana. Per gente raffinata e di grandi letture come l'Aringhieri la scienza di Ermete fu, o almeno questa è la sensazione che avverte chi scrive, una vera e propria concezione del mondo rivelata ai fedeli, come dice Cumont, attraverso una [i]oscura letteratura […] apparentemente sviluppata tra il 50 a.C. ed il 150 d.C. [4]

    Ma chi è Alberto Aringhieri? È il discendente di una facoltosa famiglia che aveva fatto le proprie fortune nella vicina Casole d'Elsa. […]Il padre, Francesco, era un "curioso", che coltivava interessi a metà strada tra la scienza e la magia. Alberto diventerà, intorno al 1480, l'Operaio della Cattedrale, ossia in pratica il Direttore Amministrativo – ma in questo specifico contesto l'espressione è senz'altro impropria – degli imponenti lavori che riguardarono in quegli anni davvero intensi la struttura architettonica e l'impianto iconografico del Duomo di Siena. […]


    NOTE

    1. Yates, (1989) Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Bari, 22-23.
    2. Agostino d'Ippona, (2004) Contro Fausto manicheo, libro 13°, par. 15, Roma.
    3. Yates, op.cit., 58
    4. Cumont, (1990) Astrologia e religione presso i greci e romani, Milano, 81


    Stralcio dall'articolo di Vinicio Serino «Cultura ermetica e spiritualità "altre" a Siena nel Rinascimento»

    pubblicato su Hiram n. 3/2005

    continua...
    Ultima modifica di Silvia; 28-03-10 alle 18:08

  4. #14
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    Predefinito Rif: Siena esoterica

    A me non piace molto Siena in generale. Comunque c'è un libro di Titus Burckhardt sull'argomento: "Siena città della Vergine".
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 30-03-10 alle 00:20
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  5. #15
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    Vinicio Serino

    Dieci Sibille annunciatrici


    Per altro, già prima della realizzazione di Ermete, Alberto Aringhieri aveva impresso il proprio segno nei marmi del Duomo dell'Assunta facendo incidere, tra il 1482 ed il 1483, e sempre sul pavimento della Cattedrale, dieci Sibille, le profetesse dell'antichità tratte dalle Antiquitates rerum humanarum et divinarum di Marco Terenzio Varrone (I secolo a.C.). Si tratta, per la precisione, della Sibilla Delfica, della Sibilla Cimmera, della Sibilla Cumana, della Sibilla Eritrea, della Sibilla Persica, della Sibilla Libica, della Sibilla Ellespontica, della Sibilla Frigia, della Sibilla Samia, della Sibilla Albunea. Ma l'ordine con cui si susseguono all'interno del duomo senese è completamente diverso rispetto a quello proposto dal suddetto Marco Terenzio Varrone. Ed ancora diverso da un altro "percorso sibillino", aperto una ventina d'anni prima da Sigismondo Malatesta, in quel di Rimini, nel suo celebre Tempio – che tanto aveva colpito il Papa umanista Pio II sì da dichiarare non sembra un Tempio di Cristo, bensì di fedeli adoratori del demonio – egualmente formato dalle stesse enigmatiche sacerdotesse, ma rappresentate secondo una sequenza del tutto diversa rispetto a quella di Siena. E questo è un primo, importante segno della logica che sembra abbia guidato il disegno di Alberto Aringhieri. Il quale potrebbe aver voluto ivi collocare quelle annunciatrici dei tempi a venire, e che la dottrina cristiana concepiva solo – come aveva del resto affermato Agostino – per aver vaticinato il futuro avvento del Cristo, allo scopo di lanciare, ai propri ignari concittadini, un enigmatico messaggio sul loro futuro prossimo. Le dieci profetesse, infatti, furono realizzate tutte tra l'anno 1482 e l'anno 1483. […] Ufficialmente per annunciare l'avvento di Cristo. Ma vi è chi ha avanzato, e non senza autorevolezza, una ben diversa ipotesi: l'"ordito" di Aringhieri sarebbe stato infatti concepito per una considerazione di carattere astrologico. Perchè il 1484 veniva preannunciato come un annus horribilis, l'anno di epocali sommovimenti prodotti dalla nefasta congiunzione di Giove e Saturno in Scorpione, temibilissimo segno di morte e di cambiamento. Le Sibille, misteriose annunciatrici, collocate emblematicamente in quello spazio ed in quel tempo, dovevano servire ad avvertire il mondo dei tremendi rischi incombenti.

    È molto probabile che Aringhieri acquisisse queste "competenze astrologiche", grazie a Luzio Bellanti, notissimo astrologo senese di quel periodo, rimasto celebre per la disputa che lo aveva opposto a Pico della Mirandola in tema di Astrologia divinatrice. [1] […] La pista astrologica è stata battuta da Ioan Couliano con la citazione di una celebre profezia di Joannes de Clara Monte che annunciava la nascita del piccolo profeta di Germania. Un essere dotato di "grande saggezza", ma anche capace di schizzare, al pari di uno scorpione, il veleno che ha nella coda. [2] Couliano azzarda la identificazione di questo profeta con Martin Lutero, l'artefice della rottura della unità della Chiesa romana e che, con l'affissione delle sue novantacinque tesi, certamente avrebbe contribuito non poco a scompaginare i delicati equilibri religiosi, ma anche politici ed economici, della vecchia Europa. Anche se per la storia, il ribelle agostiniano seppure nato il 10 Novembre, ossia sotto il segno del malefico Scorpione, avrebbe in qualche modo anticipato di un anno le previsioni di Bellanti ed Aringhieri , avendo visto la luce, appunto, nel 1483 e non, come era stato preconizzato, nel 1484. Non vi è comunque dubbio che la suggestione sia forte, soprattutto in considerazione della collocazione "anomala" – come già detto anomala rispetto a Varrone, da cui sono tratte – delle Sibille e delle citazioni ivi riportate, per lo più ricavate dalle Divinae Institutiones di Lattanzio, che ne illustrano la presenza.




    È segno di prudenza evitare con ogni cura di penetrare nel mare magno di questo messaggio la interpretazione del quale, ovviamente, non può che essere meramente ipotetica. Ma sembra comunque utile richiamare l'attenzione su due aspetti particolarmente interessanti che riguardano la prima Sibilla, ossia quella Delfica, connotata da una scritta estremamente eloquente e che recita così: Ipsum Tuum Cognosce Deum / Qui Dei Filius Est. È rappresentata nell'atto di reggere una fiaccola, forse per segnalare la irriducibile volontà di illuminare la oscurità di un percorso. Con quel motto di pietra e con quella fiaccola ostentatamente accesa ed innalzata verso l'alto, la Sibilla Delfica riprende l'insegnamento del celebre oracolo di Apollo, che invita a guardare dentro noi stessi. Ma aggiunge qualcosa di più e, dal punto di vista della ortodossia cattolica, non perfettamente in linea: induce cioè il "lettore sensibile" a conoscere, ossia a cogliere nelle profondità più reposte del proprio essere, il suo dio. Il dio che porta dentro di sé, la scintilla divina di matrice gnostica ed ermetica, ben diversa dalla idea del dio-persona espressa dalla dogmatica cristiana. Dunque una sorta di insegnamento iniziatico, così come iniziatico sembra il percorso, fatto appunto di 10 stazioni, che Aringhieri invita a battere nel labirinto della Cattedrale di Siena. Partendo dalla Sibilla Deifica per giungere all'ultima, quella realizzata nell'imminenza dell'avvento dell'annus horribilis, l'Albunea.




    Per "giustificare", in qualche modo, la presenza delle dieci Sibille si sostiene trattarsi semplicemente di un elegante riferimento alla annunciazione dell'avvento di Cristo da parte della cultura pagana. Ed in tal senso, ossia con riguardo alla vicenda della nascita, della maturità, della passione e morte del Salvatore, viene inteso il loro messaggio. È per altro indubbio – ed anche abbastanza singolare – che è solo nell'ultima, nell'Albunea, appunto, che compare il nome di Cristo: "Nascerà il Cristo a Betlemme. Se ne darà l'annuncio a Nazareth durante il regno del toro pacifico fondatore della pace. Felice quella madre i cui seni lo allatteranno". È l'unico punto di tutto il percorso sibillino in cui viene espressa la parola Cristo. Che, forse, dal punto di vista della cultura "altra" professata da Alberto Aringhieri, poteva rappresentare, nel senso originario che la parola possiede, l'unto. Non Dio quanto, piuttosto, l'iniziato ai santi misteri, annunciato dal fiore di Nazareth e nato della città del pane, Betlemme, all'epoca del toro pacifico, ordinariamente inteso come allusione al regno di Ottaviano Augusto ma pur sempre riferibile anche all'omonimo segno astrologico che copre il periodo tra il 21 aprile ed il 21 maggio, quando la primavera è esplosa con tutta la propria forza irresistibile.

    NOTE

    1. P.della Mirandola,(1946 e 1952) Disputationes adversus astrologiam divinatricem, a cura di E. Garin, vol. 2, Firenze.
    2. Couliano, (1987) Eros e magia nel Rinascimento, Milano, 276 e seg.



    Stralcio dall'articolo di Vinicio Serino «Cultura ermetica e spiritualità "altre" a Siena nel Rinascimento»

    pubblicato su Hiram n. 3/2005

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  6. #16
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    Vinicio Serino

    Su di un colle accidentato




    L'ultima impresa dell'Aringhieri che, ad avviso di chi scrive, testimonia più di ogni altra – e quindi più della stessa realizzazione di Ermete Trismegisto – il suo messaggio segreto è la commissione, data al pittore Bernardino di Betto detto il Pinturicchio, di un cartone di disegno per la tarsia del Colle, che il citato erudito Alfonso Landi chiama della Virtù; ma che altri appellano ancora della Fortuna, con riferimento alla splendida figura munita di cornucopia che si staglia nella parte bassa della riquadro; e che altri ancora chiamano della Conoscenza, enfatizzando il libro chiuso che reca l'immagine di donna posta alla sommità dell'ermo colle. Questa scena, collocata a metà della navata centrale, ed idealmente contrapposta ad Ermete, è senza alcun dubbio quella maggiormente rappresentativa della "spiritualità" di Messer Aringhieri, una spiritualità che nulla ha a che fare con quella di matrice cristiana. L'occhio dell'osservatore va immediatamente a cogliere la enigmatica figura femminile collocata alla sommità di un ripido colle, seduta su di un trono di pietra ben squadrata. Accanto a lei due personaggi identificati da provvidenziali scritte. Si tratta di Socrate, colui che, per amore di verità, scelse di darsi la morte ed al quale la misteriosa signora consegna una palma, simbolo di vittoria ma anche di martirio, come ha acutamente osservato Marco Bussagli. Dal lato opposto Cratete, filosofo cinico del IV secolo a.C., raffigurato nell'atto di gettare nella sottostante massa d'acqua – forse un mare, forse un fiume – preziosi monili.




    Con la mano sinistra – la mano che è appunto dalla parte di Cratere – la ignota signora ostenta un libro chiuso, segno di sapere non manifestato, nel linguaggio della Chiesa romana si direbbe non rivelato. Muovono verso la sommità del Monte dieci personaggi, colti in atteggiamenti molto diversi. Due soli sembrano davvero impegnati a salire gli impervi sentieri di quel colle accidentato dove allignano animali che strisciano, come lucertole, serpenti, tartarughe, chiocciole. Solo una minuscola, e pressocchè invisibile farfalla, svolazza tra i rari fiori. Una splendida femmina nuda, evocante le fattezze della Venere di Botticelli, si erge alla base dell'isola, riuscendo nella difficile impresa di mantenere un precario equilibrio, con un piede appoggiato su di una barchetta che sembra sul punto di affondare e l'altro appoggiato su di una sfera di marmo collocata alla base dell'isola stessa. Col bel braccio sinistro levato verso l'alto sostiene una vela rigonfiata da un vento impetuoso. Si tratta, è chiarissimo, della Fortuna, tra l'altro riconoscibile perché con la mano destra regge la canonica cornucopia: quel suo precario equilibrio è una evidente allusione alla instabilità della sorte che attende ogni uomo.




    I personaggi ivi rappresentati, sempre che riescano nell'impresa di raggiungere la sommità del colle, sono i predestinati a sfogliare le pagine di quel libro che la misteriosa signora tiene rigorosamente chiuso. Si tratta di veri e propri aspiranti alla Conoscenza – ma forse non sarebbe fuori di luogo il termine di "iniziato" – nei quali, recentemente, Alessandro Angelini ha voluto riconoscere Pandolfo Petrucci – all'epoca, ossia agli inizi del '500, Signore di Siena – e, appunto, lo stesso Alberto Aringhieri. Chi vuole conquistare la vetta del monte salebrosum, ossia sassoso, deve farsi simile ai piccoli esseri viventi che lo popolano. Tutti animali che strisciano – salvo appunto per la piccola e pressochè invisibile farfalla, in greco psyche, come l'anima – ossia che praticano la humilitas, perché è solo grazie alla francescana umiltà che ci si può accostare ai santi misteri. La vocazione al sacrificio di Socrate e la disponibilità a liberarsi delle proprie ricchezze materiali rappresentano altrettante imprescindibili condizioni per arrivare al cospetto di quella misteriosa signora e poter quindi sbirciare in almeno una delle pagine del libro che, così gelosamente, tiene serrato nella propria mano.



    Del gruppo dei dieci non tutti sembrano disposti a farlo, essendoci chi si attarda in una animata discussione o, addirittura, chi pare irrimediabilmente perduto nei propri pensieri, seduto, forse addormentato. La scena, dunque, del tutto avulsa rispetto al contesto "ortodosso" della cattedrale e, caso mai, come messo in risalto dallo Ohly, accostabile alla soprastante tarsia della Ruota della Fortuna [1] – per altro ivi realizzata circa 150 anni prima – sembrerebbe una sorta di sintesi delle singolari "operazioni" realizzate da Aringhieri, a mezzo di una fitta schiera di artisti che dunque rispondevano ai suoi disegni, e tutte evocanti l'idea del mistero, delle lettere e delle leggi di Egitto con Ermete; della via iniziatica, con le stazioni delle Sibille; del metodo di ricerca, che appunto è chiamato a mettere in atto chi ha avuto la fortuna di approdare nell'isola di quella Donna impassibile. Forse la Gnosi…

    A giudizio di Maurizio Calvesi la tarsia sarebbe da riconnettersi, almeno come modello ispirativo, alla celeberrima Hypnerotomachia Poliphili, opera forse di Francesco Colonna Signore di Preneste – ma l'attribuzione è molto contestata – e pubblicata a Venezia da Aldo Manuzio appena qualche anno prima che venisse realizzata la tarsia stessa, ossia nel 1499. Francesco Colonna, fa ancora osservare Calvesi, apparteneva alla grande famiglia signora di Palestrina, città sede della Fortuna Primigenia e dove si conserva tuttora il celebre mosaico del Nilo, per altro scoperto solo nella seconda metà del XVI secolo. [2] Per parte sua Maurizio Nicosia, nel corso di una visita a Siena di qualche anno fa, ha ipotizzato, facendo riferimento all'intero contesto, che l'isola non sia situata in mezzo al mare ma posta lungo un grande fiume, quale il Nilo. Il che potrebbe indurre ad identificare la misteriosa signora con Iside, la grande madre, detentrice dei segreti della vita e della morte, che rappresenterebbe così una sorta di ideale polo opposto ad Ermete… Naturalmente si tratta solo di mere ipotesi che necessitano di verifiche e di approfondimenti. Ma la suggestione è senz'altro forte.

    NOTE

    1 Ohly, (1979) La cattedrale come spazio dei tempi: il Duomo di Siena, Siena, 38.
    2 Calvesi, (1988) Il mito dell'Egitto nel Rinascimento, Firenze.20-21.


    Stralcio dall'articolo di Vinicio Serino «Cultura ermetica e spiritualità "altre" a Siena nel Rinascimento»

    pubblicato su Hiram n. 3/2005

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    Predefinito Rif: Siena esoterica

    Fin dall'alba della città, si narra che un fiume sotterraneo l'attraversi. Si racconta di voci umane provenire dalle viscere della terra, di trabocchetti mortali che custodiscono gelosamente questi segreti, di un'altra sconvolgente civiltà, che viveva sulle rive della Diana. Alcuni giunsero alle soglie del mistero, come il pittore Brescianino, che si fece ingoiare dal buio di scoscesi cunicoli e morì in circostanze misteriose. Si narra di un fiume irraggiungibile che faceva trapelare costantemente la sua presenza, un fiume nato nella notte dei tempi e pronto a uscire un giorno alla luce del sole, lasciando le secolari caverne che fanno del sottosuolo di Siena "una città sotto un'altra città"…



    LA LEGGENDA DEL FIUME DIANA

    Per quanto la ricerca ufficiale del fiume Diana sia ormai cessata da secoli, la sua leggenda è ancora viva nell'immaginario senese. Nel Palio di Siena, per esempio, il tempo del rullo dei tamburi che accompagna i monturati durante la Passeggiata storica è chiamato "passo della Diana". E nei pressi di Porta San Marco (nella zona sud-ovest), al fiume è stata intitolata una strada, "Via della Diana": secondo la ricostruzione più diffusa, infatti, la Diana entrerebbe nel sottosuolo senese nei pressi di Porta Ovile (nella zona nord-est della città) e uscirebbe da sotto il centro storico proprio nella zona di Porta San Marco.




    Tu li vedrai tra quella gente vana
    che spera in Talamone, e perderagli
    più di speranza ch'a trovar la Diana

    (Purgatorio, XII canto)


    La leggenda della Diana, il fiume sotterraneo mai trovato, ha suscitato l'ironia di Dante. Eppure di questo fiume fantasma si parla nelle carte e nelle più antiche tradizioni senesi: una leggenda nata con la città e alimentata dalla scarsezza di acqua, che ha portato alla mitizzazione di un'antica fontana che sorgeva probabilmente dalle parti di Castelvecchio. Fino alle prime generazioni del XX secolo, non vi era senese che non sapesse di questo fiume mai scoperto, che non avesse sentito strane leggende o ascoltato il rumore del suo scorrere.

    La Repubblica di Siena inizia le ricerche della vena acquifera fin dal 1176, quando li frati di S. Maria del Carmine, avendo disagio d'acqua et avendo notizia della vena di Diana sotto Castelvecchio, la quale rigava sottoterra pel loro horto et aveva uscita in Tressa, deliberarono farne un pozzo… la mattina, tornando all'opera trovarono l'acqua essere abbondante et buonissima". Passa un secolo: è l'anno 1295 quando il consiglio generale cittadino delibera all'unanimità per la prosecuzione dei lavori che avrebbero dovuto scoprire il fiume sotterraneo. Non se ne trova traccia, ma il Comune continua a pagare gli scavi. Fra il '200 e il '300 la contabilità del Comune riporta le spese per gli astrologi che avrebbero dovuto individuare i punti più adatti per iniziare i lavori: tutto inutile. Eppure lo scorrere del misterioso fiume sembra palese, con un'amplificazione che il tufo falsa nella direzione giusta da seguire, in modo che risulta difficile stabilire la portata dell'acqua. Una città nata sul tufo e su antichi cunicoli etruschi, costruiti per trasportare le acque dell'acquedotto (i famosi e sempre attivi bottini), per collegare i palazzi o per uscire dalla città e salvarsi da un possibile assedio. Un oscuro mondo che si contrappone a quello della luce, con mille strade che si intersecano a vari livelli, sentieri in parte ancora da scoprire (qualche anno fa era in corso una mappatura dei sotterranei di Siena da parte del dipartimento di geologia dell'Università), testimoni di strane leggende o di una vera e propria civiltà sotterranea che vivrebbe nel regno di Diana, visto che, oltre al classico rumore d'acqua, si udirebbero voci e lamenti provenienti dalle più profonde cavità. Nei secoli la leggenda della Diana ha trasformato la dea in strega, perché nasconde mille pericoli, non si vede, e non restituisce nemmeno i corpi di coloro che sono scesi a cercarla. Peccato che non sia possibile ricostruire con precisione le vicende di persone scomparse nel sottosuolo, perse nelle diramazioni di mille cunicoli con salti scoscesi e frane improvvise.

    Pur essendo leggenda, la storia della Diana penetrava completamente nel vissuto della città fino a condizionarlo. Il solo fatto di esistere come luogo dell'immaginazione e dell'attesa, il solo fatto che gli si attribuisse il nome di Diana, cacciatrice ma anche protettrice della creazione, ci parla di una dimensione privata e profonda della città. La Diana è qualcosa di più di una "vecchia testimonianza degli sforzi condotti per secoli dai senesi per rifornire la città povera di acqua": è forse soprattutto la dimostrazione del senso del mistero e dell'occulto insito nella città.



  8. #18
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    Predefinito Rif: Siena esoterica

    Morena Poltronieri

    ACQUA SACRA ACQUA PROFANA


    Da Siena… percorsi magici…


    A Siena l'elemento Acqua impera su ogni cosa e permea di antiche simbologie tutta l'area urbanistica della zona. L'elemento Acqua contiene una forte simbologia sacra ed ermetica, in quanto si connette agli antichi culti dedicati alle divinità pagane, ma anche alla sacralità di cui ogni angolo di Siena è caratterizzata. L'Acqua contiene le sacre memorie della città, rappresentandone l'anima, il pensiero pia nascosto e vibrazionale.

    Il profondo significato di questo elemento porta alla memoria i miti antichi, nati da popolazioni arcaiche, che privilegiarono il fatto di insediarsi vicino a zone d'acqua, sia per un istinto di sopravvivenza, sia per via della sacralità legata a questo elemento, associato alla creazione della vita, alla nascita dell'uomo. La Grande Madre, presente in tutte le antiche culture che riguardarono la zona, dagli Etruschi ai Romani, rappresentava l'unione mistica di Acqua e di Terra, ovvero il principio generativo, fecondo e ricettivo, simbolo della Materia Prima e sorgente di vita.
    Per questo, l'antica conoscenza della natura e della terra legata ai culti precristiani portò
    alla scelta di edificare i luoghi sacri, in base alla presenza di elementi primordiali, come l'Acqua, considerata il punto d'accesso all'aldilà. I fiumi e le vene d'acqua sotterranee divennero i siti preferiti per i raduni a carattere iniziatico e religioso.

    Ogni luogo senese racconta le sue storie d'Acqua. Come non ricordare le antiche e piccole fontane di Contrada, e la più conosciuta e monumentale Fonte Branda, insieme alla Fonte Gaia, fino ai segreti nascosti nei bottini, presenti nel sottosuolo tufaceo?


    Fonte Gaia, nel centro di Siena, fu costruita in otto anni, al fine di trasportare l'acqua dalla lontana zona della Staggia fino a piazza del Campo. Giacomo di Vanni di Ugolino creò dei grandi canali sotterranei, i bottini, i quali si allargavano in cunicoli e gallerie dando luogo ad una Siena sotto terra. Fu così che l'acqua giunse fino a piazza del Campo, attraverso un maestoso bottino, nel 1342, con una grande festa da parte del popolo.

    Questa Fonte fu ricostruita completamente sul lato opposto del Palazzo Pubblico da Jacopo della Quercia, tra il 1409 ed il 1419. Fu realizzata interamente in marmo e al centro si trova l'immagine della Madonna, circondata dalle Virtù e dalle rappresentazioni della Creazione d'Adamo e della Cacciata dal Paradiso Terrestre. Nel 1858 le sculture originali furono trasferite nella Loggia del Palazzo Pubblico e sostituite con copie eseguite da Tito Sarrocchi. La Fonte nacque in un luogo preciso, sul quale precedentemente vi era una statua che esaltava il potere benefico di Venere, intesa come immagine di bellezza, amore e fertilità. I due angeli vicino alla Madonna rappresentano il contatto con la spiritualità, l'unione saggia tra il potere e temporale e quello legato alle vibrazioni superiori. Le Virtù Teologali e Cardinali scandiscono le regole affinchè l'unione degli opposti, in altre parole dell'alto col basso, si realizzi. Affinchè ciò avvenga, occorre una precisa disciplina e un insieme di leggi rappresentate dall'immagine della Giustizia.



    L'acqua, scorrendo, crea un ideale filo conduttore in tutta la zona, dove nascono torrenti, che alimentano fonti e mulini, il cui prodotto viene raccolto in pozzi e cisterne. Queste storie proseguono nel territorio senese e giungono a San Gimignano e le sue Fonti pubbliche medievali, le Fonti delle Fate di Poggibonsi, la Fonte monumentale di Asciano e quella accanto al monastero di San'Anna in Caprena. Vi sono poi fonti sulfuree a Montisi (Fonti di Bagnoli) utilizzate un tempo per la macerazione della canapa. Su queste fonti esistono delle particolari tradizioni. Alcuni, nel passato le valutavano fonti del demonio, in quanto l'alto tasso di zolfo in esse presenti, risultava un'emanazione dell'inferno. Occorre anche considerare che lo zolfo è legato ai procedimenti alchemici, attraverso i quali queste acque avevano un alto potere di macerazione, tale da poter lavorare sull'eliminazione delle scorie presenti sulla materia prima lavorata. […]


    Il viaggio sull'Acqua non è terminato e prosegue nel sottosuolo, all'interno dei cosiddetti
    bottini, un particolare acquedotto sotterraneo, scavato nel tufo. In questi luoghi misteriosi e nascosti sono nate storie antiche come la leggenda di Diana e il fiume sotterraneo mai trovato che aveva suscitato le polemiche ironiche di Dante. Diana in origine era una divinità italica, che si collegava alla vita dei boschi ed anche alla luna e quindi ai fenomeni legati alla gestazione. Come personificatrice della luna era perciò in collegamento con le acque e al concetto di vibrazione profonda. Per questo, il termine senese trovar la Diana significa rintracciare questi fonti sotterranee e soprattutto entrare in un contatto profondo e ancetrale col simbolismo femminile legato all'acqua e alla sua manifestazione segreta.

    Morena Poltronieri – Siena e San Galgano. Percorsi magici fra arte, mito e scienza (Hermatena edizioni, pag. 17 e seguenti)

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    Predefinito Re: Siena esoterica

    LA PAPESSA GIOVANNA NEL DUOMO DI SIENA



    Il Coro del Duomo di Siena è sormontato da una lunga fila di busti di Papi, che si affacciano tutti sulla Navata Centrale, osservando fedeli e visitatori dall'alto. I busti furono realizzati tra il 1497 e il 1502. Iniziano dal busto di Cristo posto al centro della parete di fondo del coro e proseguono a destra in senso orario in una successione cronologicamente ordinata che inizia con Pietro e termina da dove era partita alla sinistra del busto di Cristo. Secondo il Cancellieri, la serie doveva chiudersi con Adriano IV, ma c'è chi dice con Alessandro III (1159-1181), Papa senese che secondo la Tradizione consacrò il duomo nel 1179 (pare invece che finisca con Lucio III pontefice dal 1181 al 1185).




    Ciò che rende famosa questa fila di busti non è il suo valore artistico, ma la leggenda che vi è nata intorno. Pare infatti che nel 1600 il busto di Papa Giovanni VIII (il quarto partendo da destra – nota mia) venne trasformato in quello di Papa Zaccaria, con uno slittamento di tutti i Papi di un'unità e l'aggiunta di un nuovo Pontefice, facendo passare il numero dei busti da 170 a 171. Perché accadde? Perché Papa Giovanni VIII nell'immaginario collettivo corrispondeva alla figura della Papessa Giovanna, la cui figura leggendaria, vera o falsa che fosse, era diventata troppo imbarazzante per la Chiesa cattolica.

    A proposito di tutta questa storia, nel 1802 il Cancellieri scriveva: «Narra il Colamesio in singularibus, che nel Duomo di Siena fu formata nel 1400 la serie di 170 Papi in tanti Busti di creta, che da S. Pietro finiva ad Adriano IV., ma con poca esattezza, vedendosi ripetuti alcuni Pontefici, e omessi alcuni de' veri , e legitimi, in vece de' qualsi si vedevano alcuni Antipapi. Fra questi avevano intrusa anche la Papessa Giovanna. Gio. Launojo, nella Dissert. de Auctoritate negantis argumenti, asserisce, che essendo passato per Siena nel 1634. osservò questo Busto; e perciò si oppose al Baronio, che aveva scritto a Florimondo Raimondo, che il busto era stato tolto, e spezzato. Il Mabillon nel suo viaggio ne fece rierca, e non ve lo trovò. Ma poi ne scoprì la vera istoria da una Lettera dell'Abate Giacomo Alignanelli, trasmessagli dal Magliabecchi, in cui gli significò, che ad istanza di Clemente VIII., e dell'Arcivescovo Cardinal Tarugi, mosso dalle preghiere del Card. Baronio, per ordine del Gran Duca a' 9. di Agosto nel 1600., cambiati i lineamenti del Busto fu trasformato nel Pontefice Zaccaria, e non in quello del Profeta di questo nome, come il Montfaucon nel Diar. Ital. p. 348. dice, che uno aveva scritto.» [1] Possiamo dire che il cambiamento "di sesso" evidentemente non funzionò, perché la Leggenda è più viva che mai e ancora oggi tutti alzano gli occhi per vedere i lineamenti della Papessa Giovanna sotto quelli di Zaccaria …



    1. Francesco Cancellieri, Storia de' solenni possessi de' Sommi Pontefici, detti anticamente processi o processioni dopo la loro coronazione dalla Basilica Vaticana alla Lateranense dedicata alla Santità di N.S. Pio VII P.O.M. , Roma, Luigi Lazzarini Stampatore della R.C.A., M. DCCC. II. , p. 240, in nota.


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    Predefinito Re: Siena esoterica

    Palio di Siena: la maledizione delle quattro contrade verdi

    Si tratta di una vera maledizione galoppante o un verde che tende alla speranza?

    Palio di Siena: la maledizione delle quattro contrade verdi - http://www.latelanera.com/


    B. Capitelli, Palio "alla tonda" (1632)
    Immagine dal sito http://upload.wikimedia.org/
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 07-05-15 alle 14:44
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

 

 
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