è anche un colpo a tutti i tentativi di riaggregare un partito tipo DC,
e se ne è parlato poco tempo fa.
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è anche un colpo a tutti i tentativi di riaggregare un partito tipo DC,
e se ne è parlato poco tempo fa.
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Originally posted by jeremy
andreotti era in DE, ora UDC...
Andreotti doveva essere giudicato 30 anni fà, sicuramente molti che hanno vissuto da adulti il periodo, ricordano molto bene chi era ANDREOTTI.
Adesso è una farsa, come lo è stata per Sofri.
La magistratura italiana non è mai stata credibile, come pure i legislatori che hanno creato ad'arte lo sfascio.
E...badate bene, non'è Berlusconi il principale artefice di questa situazione, ma bensì l'uomo oggi condannato e la sua banda di scudocrociati con la colpevole complicità dei vari psi psdi pli pri.
Non ultimo il pci che per un periodo nefasto ha tenuto bandone a questo malefico della politica italiana.
E adesso paradossalmente....il cane morde la mano del padrone. Ben gli stà.:D
Citazione:
Originally posted by Oliviero
In un sistema democratico dobbiamo imparare anche ad accettare le condanne ( o le azioni dei magistrati ) che non ci piacciono. Troppo facile dire: < questo mi piace > < quello no >. Se si fa casino perché berlusconi & co non vogliono accettare i giudici che indagano su di loro, non dobbiamo poi fare altrettanto con personaggi vicino a noi. Anche il fatto dei No-Global arrestati deve essere accettato ed avere fiducia nell'istituzione della giustizia; piú avremo fiducia piú giusti saranno i risultati. Se Andreotti é colpevole od innocente non stá a nessuno di noi di dirlo, indipendentemente dallo schieramento politico a cui apparteniamo; di certo dobbiamo riconoscergli di non avere neppure tentato di sottrarsi dal processo; e di questi tempi é giá molto.
Oliviero
Raramente ho letto un discorso tanto giusto ed equilibrato in questo forum. Complimenti.
Hai mai pensato di farti clonare? :)
Grazie del complimento! ma non credo di meritarlo... altrimenti mi lego le mani da solo!Citazione:
Originally posted by gigax
Raramente ho letto un discorso tanto giusto ed equilibrato in questo forum. Complimenti.
Hai mai pensato di farti clonare? :)
Oliviero
Citazione:
CRONOLOGIA DEL CASO PECORELLI - ANSA
20 marzo 1979: Carmine "Mino" Pecorelli viene ucciso a Roma con quattro colpi di pistola calibro 7.65 poco dopo avere lasciato la redazione di "Op".
L'inchiesta, a carico di ignoti, viene affidata al magistrato di turno, dottor Mauro, e a Domenico Sica. Nell'indagine vengono coinvolti Massimo Carminati, Licio Gelli, Antonio Viezzer, Cristiano e Valerio Fioravanti.
15 novembre 1991: il giudice istruttore Francesco Monastero proscioglie tutti gli indagati per non avere commesso il fatto.
6 aprile 1993: Tommaso Buscetta, interrogato dai magistrati di Palermo, accusa Giulio Andreotti e le indagini ripartono. Due giorni dopo il verbale del pentito viene inviato dai pm siciliani a quelli di Roma che il 14 aprile iscrivono Andreotti nel registro delle notizie di reato.
29 lug 1993: il Senato concede l'autorizzazione a procedere per l'ex presidente del Consiglio, "in qualità di mandante" dell'omicidio del giornalista Mino Pecorelli: il reato configurato è omicidio premeditato in concorso con più persone. In base alle dichiarazioni di Buscetta il pm Giovanni Salvi indaga anche Gaetano Badalamenti e Giuseppe Calò.
Agosto 1993: le dichiarazioni dei pentiti della banda della Magliana, in particolare quelle di Vittorio Carnovale, coinvolgono l'allora pm romano Claudio Vitalone.
17 dicembre 1993: l'inchiesta arriva alla procura di Perugia competente ad indagare sui magistrati romani. Nel capoluogo umbro Vitalone viene ufficialmente iscritto nel registro delle notizie di reato.
7 gennaio 1995: in base alle accuse dei pentiti Fabiola Moretti ed Antonio Mancini, i pm umbri indagano Michelangelo La Barbera e chiedono la riapertura dell'inchiesta su Carminati.
20 luglio 1995: l'allora procuratore capo Nicola Restivo ed i sostituti Fausto Cardella ed Alessandro Cannevale depositano la richiesta di rinvio a giudizio, con l'accusa di omicidio, per Andreotti, Vitalone, Badalamenti, Calò, La Barbera e Carminati. Quest'ultimo chiede ed ottiene di essere processato con il rito immediato, saltando così l'udienza preliminare.
5 novembre 1995: il gip Sergio Materia rinvia a giudizio gli altri cinque imputati.
11 aprile 1996: comincia formalmente il processo. A presiedere la Corte d'assise è Paolo Nannarone che però risulta incompatibile in base alla sentenza della Corte costituzionale sul doppio ruolo dei giudici. Lo sostituisce Giancarlo Orzella. In 169 udienze vengono sentiti 250 testimoni e raccolte oltre 300 mila pagine di atti.
27 aprile 1996: in base a una sentenza della Corte Costituzionale in materia di incompatibilità nelle funzioni giurisdizionali, il processo è sospeso e rinviato al 6 giugno perché uno dei giudici a latere aveva fatto parte del tribunale della libertà, pronunciandosi su istanze di coimputati di Andreotti.
9 settembre 1996: Tommaso Buscetta conferma le accuse contro Andreotti, affermando che Badalamenti e Stefano Bontade gli hanno detto che l'omicidio Pecorelli lo "avevano fatto loro, su richiesta dei cugini Salvo, nell'interesse del sen. Andreotti"; secondo Buscetta, Pecorelli poteva pubblicare documenti che riguardavano il caso Moro e che erano in possesso del gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa. Il giorno dopo, però, Buscetta ritratta in parte le affermazioni.
11 gennaio 1997: il 'pentito' Vittorio Carnovale, ex membro della "Banda della Magliana", afferma che il mandante dell'omicidio del giornalista Mino Pecorelli è il magistrato Claudio Vitalone.
28 febbraio 1997: il medico Gaetano Sangiorgi, genero di Nino Salvo, afferma che il 21 luglio 1993 i giudici di Palermo lo invitarono, "in modo esplicito", a dire qualcosa su Andreotti.
9 luglio 1997: Pippo Calò, il "cassiere" della mafia, nega di aver preso parte all'organizzazione dell'omicidio Pecorelli, di aver avuto notizie sul delitto e di essere stato un mafioso.
5 ottobre 1997: Giulio Andreotti nega di essere stato infastidito dagli attacchi di Pecorelli o di avere mai saputo che Franco Evangelisti finanziasse "OP". Aggiunge che né Evangelisti né Claudio Vitalone gli parlarono della cena alla "Famiglia piemontese" in cui l'ex magistrato avrebbe messo in atto un ultimo tentativo di far cessare gli attacchi del giornalista al gruppo andreottiano.
30 aprile 1999: i pm Fausto Cardella e Alessandro Cannevale chiedono l'ergastolo per tutti gli imputati del processo: Giulio Andreotti, Claudio Vitalone, Gaetano Badalamenti e Giuseppe Calò come presunti mandanti dell'omicidio; Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati accusati di essere stati gli esecutori materiali.
13 settembre 1999: il pm Alessandro Cannevale ribadisce la richiesta dell'ergastolo per i sei imputati.
20 settembre 1999: la corte d'Assise di Perugia (presidente Giancarlo Orzella e gli altri sette giudici, un togato e sei popolari) entra in camera di consiglio.
24 settembre 1999: dopo 102 ore di camera di consiglio viene pronunciato il verdetto: assolti tutti gli imputati, per non aver commesso il fatto
LA REPUBBLICA - 24 settembre 1999
Lo ha deciso la Corte d'assise di Perugia, che ha
prosciolto anche gli altri cinque imputati
Delitto Pecorelli, Andreotti assolto
Il senatore: "Sono soddisfatto, la giustizia funziona
e ora sono fiducioso anche sul processo di Palermo"
(Comm. Moro, 161-162; Comm stragi, II 254-255;
Numerazione tematica 2)
Andreotti è stato al potere, ha origini piuttosto a destra (corrente Primavera), si è, a suo tempo, abbracciato e conciliato con Graziani, ha presieduto con indifferenza il governo con i liberali prima di quello coi comunisti. Ora poi tiene la linea dura nei rapporti con le Brigate Rosse, con il proposito di sacrificare senza scrupolo quegli che è stato il patrono ed il realizzatore degli attuali accordi di governo.
(Comm. Moro, 149-155; Comm. stragi, II 360-380)
Un regista freddo, impenetrabile, senza dubbi, senza palpiti, senza mai un momento di pietà umana.
E questi è l'On. Andreotti, del quale gli altri sono stati tutti gli obbedienti esecutori di ordini. Andreotti è restato indifferente, livido, assente, chiuso nel suo cupo sogno di gloria.
Che significava tutto questo per Andreotti, una volta conquistato il potere per fare il male come sempre ha fatto il male nella sua vita? Tutto questo non significava niente. Bastava che Berlinguer stesse al gioco con incredibile leggerezza. Andreotti sarebbe stato il padrone della D.C., anzi padrone della vita e della morte di democristiani e no, con la pallida ombra di Zaccagnini, dolente senza dolore, preoccupato senza preoccupazione, appassionato senza passione, il peggiore segretario che abbia avuto la D.C. Non parlo delle figure di contorno che non meritano l'onore della citazione. On. Piccoli, com'è insondabile il suo amore che si risolve sempre in odio.
Lei sbaglia da sempre e sbaglierà sempre, perché è costituzionalmente chiamato all'errore.
E l'errore è, in fondo, senza cattiveria. ........ Tornando poi a Lei, On. Andreotti, per nostra disgrazia e per disgrazia del Paese senza di voi, la D.C. non farà molta strada. I pochi seri e onesti che ci se (che non tarderà ad accorgersene) a capo del Governo, non è mia intenzione rievocare la grigia carriera. Non è questa una colpa.
Si può essere grigi, ma onesti; grigi, ma buoni; grigi, ma pieni di fervore.
Ebbene, On. Andreotti, è proprio questo che Le manca. Lei ha potuto disinvoltamente navigare tra Zaccagnini e Fanfani, imitando un De Gasperi inimitabile che è a milioni di anni luce lontano da Lei. Ma Le manca proprio il fervore umano. Le manca quell' insieme di bontà, saggezza, flessibilità, limpidità che fanno, senza riserve, i pochi democratici cristiani che ci sono al mondo.
Lei non è di questi. Durerà un pò più, un pò meno, ma passerà senza lasciare traccia.
Non Le basterà lacortesia diplomatica del Presidente Carter, che Le dà (si vede che se ne intende poco) tutti i successi del trentennio democristiano, per passare alla storia.
Passerà alla triste cronaca, soprattutto ora, che Le si addice. Che cosa ricordare di Lei? Il flirt con i comunisti, quando si discuteva di regolamento della Camera?
Ricordare la Sua, del resto confessata, amicizia con Sindona e Barone?
Il Suo viaggio americano con il banchetto offerto da Sindona malgrado il contrario parere dell'Ambasciatore d'Italia?
La nomina di Barone al Banco di Napoli?
La trattativa di Caltagirone per la successione di Arcaini?
Perché Ella, On. Andreotti, ha un uomo non di secondo, ma di primo piano con Lei; non loquace, ma un uomo che capisce e sa fare.
Forse se lo avesse ascoltato, avrebbe evitato di fare tanti errori nella Sua vita. Ecco tutto. Non ho niente di cui debba ringraziarLa e per quello che Ella è non ho neppure risentimento. Le auguro buon lavoro, On. Andreotti, con il Suo inimitabile gruppo dirigente e che Iddio Le risparmi l'esperienza che ho conosciuto, anche se tutto serve a scoprire del bene negli uomini, purché non si tratti di Presidenti del Consiglio in carica.