Ancora una volta in tv ci è stato propinato un programma fazioso, tendenzioso, ricco di inesattezze e chiaramente indirizzato a compiere la solita criminalizzazione dei fumatori e del fumo in generale. Inutile evidenziare anche che si è trattato di un programma privo di contraddittorio. Il riferimento è alla puntata di domenica 23 novembre di “Miaeconomia” trasmesso su La 7.
Nella puntata in questione si è inteso affrontare il dibattito sugli effetti del fumo ripreso con vivacità dopo l’appello contro il fumo lanciato dal Presidente Ciampi in occasione della giornata sulla ricerca del cancro celebratasi l’ 11 novembre scorso.
Peccato che lo si è fatto per l’ennesima volta in modo indegno e truffaldino. Come? Iniziamo dai numeri che ci hanno fornito con estrema “precisione” e sicurezza. Per i curatori della trasmissione “i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità non lasciano dubbi: il 30% delle morti per tumori in Italia sono legate al consumo di sigarette. I costi per l’assistenza ospedaliera legata al tabagismo sono enormi, rappresentano infatti l’8,3% della spesa sanitaria pubblica. Possiamo dire che il gettito fiscale che lo stato ricava dalla vendita dei prodotti da tabacco è pari se non inferiore a tutti i costi sociali e sanitari che deve poi sostenere”.
A questo punto ci sarebbe piaciuto avere una dimostrazione scientifica di come si è giunti ad appurare che questo 30% delle morti per tumore siano legate al consumo di sigarette. Ma alcuna dimostrazione provata ci poteva essere e quei dati restano così privi di significato e verifica. L’unico obiettivo è strettamente commisurato all’effetto terroristico che simili denunce hanno. Il telespettatore per l’ennesima volta è bersagliato da messaggi “devastanti” sugli effetti del fumo e si convince dell’indimostrabile.
E’ arrivato poi il momento dell’avvocato Marco Armadori dell’associazione articolo 32. Questi ha denunciato l’arretratezza del nostro paese rispetto agli Stati Uniti nella lotta al fumo dimostrato dalla totale assenza di cause multimiliardarie intentate contro le multinazionali del tabacco per i danni (sempre non provati) che il fumo ha sulla salute dei fumatori (attivi e passivi nelle diverse forme). La principale causa? Per Armadori non ci sono dubbi: “Purtroppo in Italia esiste ed impera la convinzione del libero arbitrio da parte del fumatore che può scegliere se fumare o meno”. Avete letto bene, la libertà di scelta degli individui viene oggi accolta con un “purtroppo”. Senza parole.
Ma il lavaggio del cervello prosegue senza sosta, anche se in modo involontario ci viene offerto uno spaccato di rara comicità e contraddizione. E’ il momento dell’intervista a Veronesi che afferma come uno Stato che prima era monopolista nella produzione del tabacco ed oggi guadagna tantissimo sulle tasse derivanti dalla vendita delle stesse sigarette, sia un forte deterrente a compiere azioni di protesta e denuncia come avvengono in altri paesi, in particolare in quelli anglosassoni. Questo perché inconsciamente nel cittadino si diffonde la convinzione che un prodotto sul quale lo Stato ci guadagna tanto non possa produrre particolari danni. Poco dopo, Alan Friedman nel concludere il programma, cerca di dare goffamente ragione all’ex ministro affermando che l’unica soluzione per disincentivare i cittadini dal fumare è l’incremento massiccio della tassazione sul fumo. Che secondo il singolare ragionamento di Veronesi produrrebbe l’effetto opposto. Insomma, si danno ragione a vicenda senza nemmeno ascoltarsi, comprendere il significato delle parole.
Mentre Veronesi auspica l’inizio di una imponente campagna mediatica contro l’uso delle sigarette, si è passati con grande scioltezza ad analizzare ogni aspetto (negativo) del fumo da un punto di visto economico e sociale. Il tutto attraverso messaggi confusi, deliranti, contraddittori, improvvisati e ancorati a luoghi comuni. Ci chiediamo perché non sia stato interpellato un solo rappresentante di Forces Italiana in una trasmissione di questo tipo, non sia stato proposto un punto di vista diverso; ci chiediamo perché per l’ennesima volta concetti quali giustizia, serietà, rigore giornalistico e verità siano stati calpestati. Ma le nostre domande difficilmente troveranno una risposta.




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