dal corriere della sera di oggi

Napoli, così i giudici hanno respinto le richieste della polizia che controllava i telefoni dei no global


«Quelle intercettazioni non sono consentite»

Il gip Semeraro: «Che Caruso riceva o invii fax è attività del tutto lecita, che deve essere tutelata da inutili interferenze»


NAPOLI - «La polizia giudiziaria inquirente sta realizzando, in modo indiretto, delle intercettazioni preventive, il che allo stato non viene consentito nemmeno in materia di criminalità mafiosa». Usa queste parole il gip del tribunale di Napoli Pierluigi Di Stefano nella «nota finale» del decreto con il quale rigetta la richiesta di proroga di intercettazioni telefoniche per alcuni no global avanzata da polizia e carabinieri Il documento è datato 20 luglio 2001 (quindi in pieno G8 di Genova), ma diventa di estrema attualità alla luce dell’inchiesta della Procura di Cosenza che la scorsa settimana ha portato all’arresto di venti esponenti dei movimenti anti- globalizzazione. Perché l’indagine che Digos e carabinieri conducevano a Napoli, e per la quale furono tenuti sotto controllo i telefoni di Francesco Caruso e di altri giovani della «sinistra antagonista», aveva lo stesso presupposto: dimostrare che all’interno di quel movimento esistevano frange dedite ad attività sovversive. Ipotesi sposata dalla procura e dal gip cosentini, ma smontata pezzo per pezzo a Napoli non soltanto da Di Stefano, ma anche dal suo collega Luca Semeraro.
Nel decreto di rigetto Di Stefano esamina il materiale raccolto dagli investigatori attraverso intercettazioni precedentemente autorizzate, e conclude che «in base agli atti allegati, va esclusa la sussistenza anche di semplici indizi di reità. Le intercettazioni di per sé hanno dimostrato l’inutilità di tale forma di indagine e il forte rischio di violare le regole minime delle libertà del cittadino». In un provvedimento analogo, il gip Semeraro analizza una conversazione in cui Caruso illustra a un suo compagno le «iniziative di lotta» da attuare al G8 di Genova: «Festival del cortometraggio fuoricampo; rassegna dei gruppi emergenti; torneo di calcio a cinque». E commenta: «Questa è l’antitesi di un programma sovversivo».
Nasce da tali considerazioni la decisione di respingere le richieste di polizia e carabinieri. Come quella che Semeraro ricevette nell’agosto dello scorso anno, riguardante il telefono di casa di Francesco Caruso. In quel momento l’indagine, come veniva specificato nella richiesta, era a carico di ignoti, ma una annotazione dei carabinieri motivava la necessità delle intercettazioni perché l’utenza in questione veniva utilizzata come «base operativa per la trasmissione e ricezione di fax».
«Che il Caruso riceva o invii fax è attività del tutto lecita, che deve essere tutelata da inutili interferenze», scrive il gip nel decreto di rigetto. In un altro passaggio fa notare che «l’utenza è quella di una persona informata sui fatti, e non di un indagato», e conclude che, se continuassero, «le intercettazioni si risolverebbero in attività preventive, stravolgendo le finalità probatorie dell’istituto». Stessa conclusione alla quale arriva due settimane più tardi di fronte a una nuova richiesta: «Procedere alle intercettazioni in assenza di concreti elementi indiziari del reato per cui si procede, determinerebbe solo un uso improprio delle intercettazioni telefoniche».

Fulvio Bufi


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