Erano stati accusati di violenza, minacce e resistenza a pubblico ufficiale, di manifestazione non autorizzata, di vilipendio alla bandiera: sono stati tutti assolti. E terminato con il proscioglimento da ogni accusa il processo ai militanti leghisti che nel luglio del 1999 manifestarono a Milano contro la sospensione dell’allora sindaco di Lazzate, Cesarino Monti. I leghisti ebbero in quell’occasione un acceso diverbio con le forze dell’ordine, motivo per il quale alcuni di loro, tra i quali Max Bastoni, Igor Iezzi e l’on. Mario Borghezio, si presero l’accusa di violenza e minacce a pubblico ufficiale, resistenza a pubblico ufficiale e manifestazione non autorizzata. Max Bastoni è inoltre stato accusato di vilipendio per aver dato fuoco a una bandiera italiana.
Già in fase istruttoria, però, la maggior parte delle accuse ai leghisti sono cadute. In particolare quella di vilipendio alla bandiera: il giudice ha infatti stabilito l’importante principio secondo il quale bruciare la bandiera in una manifestazione politica non costituisce assolutamente vilipendio ma soltanto la libera espressione di pensiero e di critica.
Saltate anche le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e di manifestazione non autorizzata, si è arrivati al processo soltanto per quella di violenza e minacce a pubblico ufficiale. E alla fine la sentenza è stata assolutoria per tutti, a riprova di come i processi e le accuse contro i leghisti siano sempre state soltanto veri e propri attacchi alla libertà di opinione, sacrosanta anche quando viene manifestata in maniera veemente, purché non violenta.