Benché l'attenzione si focalizzi unicamente sul popolo eletto, sangue di palestinesi scorre senza destare troppo raccapriccio" per il semplice fatto, forse, che non "fa notizia". L'esempio lampante è proprio la giornata di ieri. Naturalmente i quotidiani di tutto il mondo hanno riportato le drammatiche immagini dell'attacco suicida a Gerusalemme. Dodici i morti e una cinquantina di feriti, 7 dei quali in gravi condizioni. Questo il bilancio dell'attentato suicida su un autobus che collegava il sobborgo di Kiryat Menahem alla Città Santa. A bordo del mezzo, distrutto dall'esplosione della carica che il kamikaze aveva addosso, c'erano molti studenti diretti a un collegio, alcuni dei quali sono rimasti feriti. Secondo fonti citate dal Canale 1 della tv israeliana, l'attentatore era un giovane di 23 anni originario di Betlemme. Fonti palestinesi di al Fatah, citate dalla radio israeliana, hanno attribuito l'attacco ad Hamas che, secondo le fonti, con quest'azione ha voluto smentire un accordo con il movimento di Yasser Arafat affinché cessino gli attentati contro i civili israeliani. E così è stato. Il gruppo palestinese Hamas ha infatti rivendicato l'attentato. La rivendicazione e' stata diffusa dalla tv della guerriglia libanese hezbollah, al-Manar. "La persona che si è immolata a Gerusalemme - ha riferito l'emittente - si chiama Nahel Azmi Abu al-Hial e appartiene alle brigate al-Qassam". Da Praga, dove ha preso il via il vertice Nato, immediata la condanna unanime. George W. Bush e Tony Blair sono stati i primi a esprimere sconforto per il nuovo attacco che minaccia di fermare il processo di pace nel Vicino Oriente. Bush si è detto profondamente turbato ed ha sfruttato l'occasione per riproporre il suo attuale miglio prodotto: la guerra al terrorismo. "E' chiaro che coloro che vogliono usare il terrore per fermare qualunque processo di pace sono ancora attivi. Per poter ottenere la pace - ha affermato - tutti i Paesi della regione devono assumersi le proprie responsabilità e fare il possibile per combattere il terrorismo". Il premier britannico, Tony Blair, si è limitato ad esprimere solidarietà alle famiglie delle vittime, mentre da Berlino il ministro degli Esteri, Joschka Fisher, ricorda che la violenza non porterà i palestinesi al giusto obiettivo di costituire uno stato indipendente.
Tutto da copione, come al solito. La condanna unanime della violenza inumana dei kamikaze; la colpa dei palestinesi per l'interruzione costante dei colloqui di pace e così via all'insegna della menzogna e di loschi piani politici. Il cordoglio e le condanne infatti svaniscono quando ad uccidere e violare i diritti internazionali sono gli "amici dell'occidente". L'entità sionista, ma questo non è stato argomento da prima pagina, proprio nella notte di mercoledì, aveva infatti ucciso ancora. Le truppe con la stella di David a Hebron hanno aperto il fuoco contro un giovane palestinese sospettato, solamente sospettato, di aver partecipato all'imboscata di venerdì scorso in cui sono caduti 12 israeliani. Un altro assassinio si è consumato a Tulkarem, dove un giovane palestinese è stato colpito dai soldati israeliani nella sua casa. E altri due palestinesi sono stati falciati dai sionisti. Morti senza nome perché senza importanza. Ecco la cruda verità alla quale quotidianamente gli occidentali danno sostegno con il proprio codardo silenzio.