L'UCSI, dopo l'avvenire, ha annunciato la propria partecipazione senza riserve alla manifestazione del 19 settembre in difesa della libertà di stampa.
C’ERA UNA VOLTA UN RE
C’era una volta, in un paese non molto lontano, un re che era molto amato dai suoi sudditi. Per lui era molto importante essere benvoluto, e tutte le settimane durante le udienze nella sala del trono annunciava ai presenti la crescita della sua popolarità. Cortigiani e gazzettieri di corte, che lo amavano caldamente perché era impossibile trovare un re più buono di lui, più attento alle loro esigenze e al loro benessere, facevano a gara nell’aiutarlo a incrementare la sua popolarità.
Ma il re non era contento. Temeva che ai confini del regno si ordissero trame per destituirlo, anche se per la verità nessuno potesse dire dell’esistenza di un delfino palese o nascosto. La grande maggioranza dei sudditi lo amava, certo, ma c’era chi ricordava alcune sue presunte scappatelle di gioventù, ai tempi in cui bisognava consolidare il tesoro di corte: episodi da dimenticare, ormai cancellati dagli annuari del regno. Altri osservavano con malanimo le feste che il re offriva alla corte nelle sue residenze, chiaramente invidiosi di non essere tra gli invitati. Ciò che più angustiava il re, fino a farlo davvero imbestialire, era che queste voci maligne venissero raccolte non solo da qualche gazzettiere tenuto lontano dalla corte, ma soprattutto dagli araldi dei paesi confinanti, i cui sovrani erano certamente gelosi del suo successo. Anche dalla casta dei sacerdoti si levavano, qualche volta, manifestazioni di dissenso verso di lui, nonostante l’attenzione che egli aveva dedicato alla loro soddisfazione.
Venne un tempo in cui queste mormorazioni sembravano ormai lambire le mura del palazzo reale. Il re era triste, anche alcuni amici sembrava volessero abbandonarlo. Chiamò i cortigiani e domandò loro consiglio. “Bisognerebbe impedire che si dicano malevolenze su di te”, gli risposero. Ma come impedirlo? “C’è un metodo che ha già funzionato”, ricordò uno. Si fa una legge che impedisca di riferire maldicenze su chicchessia. Sono certo che sarà bene accolta tra coloro che contano, anche fuori dalla corte. E il popolo sarà felice di non leggere cattiverie sulle gazzette”.
“Ma qualcuno potrebbe non essere contento” obbiettò il re, “forse si accorgerà che questa legge giova soprattutto a me e si farà degli scrupoli…”. “So io come fare per rendere palese a tutti gli indecisi che questa legge può essere utile anche a loro” disse uno dei presenti “e questo varrà di monito perché l’ordine e l’amore tornino a governare il regno. Lascia fare a me”. “Colpirne uno per educarne cento…” commentò un altro, che aveva esperienze politiche molteplici.
Per dimostrare che le malefatte dell’informazione possono danneggiare tutti e non solo il re, avvenne così che il capo di una gazzetta amica del re infangasse la vita del capo di una gazzetta dei sacerdoti, costringendolo a togliersi di mezzo. Ma questi si lamentò a gran voce, e i sacerdoti e i loro fedeli reagirono in modo inatteso, e molti gazzettieri del regno alzarono la testa preoccupati. Il re continuava a non capire perché non lo amassero: “Vi odio tutti!” sbottò ai gazzettieri che lo interrogavano. Alcuni suoi amici rimasero perplessi.
Ed è per questo, smentendo le previsioni dei cortigiani, che molti sacerdoti, gazzettieri e tanti altri non si lasciarono intimidire, e che le loro preoccupazioni crebbero.
Il resto di questa storia deve essere ancora scritto.
L'UCSI aderisce alla manifestazione della FNSI: Roma, sabato 19 settembre manifestazione a Piazza del Popolo per la libertà di stampa: "No all'informazione al guinzaglio"
La Giunta Nazionale dell’UCSI, riunita il 15 settembre a Roma ha prodotto il seguente documento:
I giornalisti della Unione Cattolica Stampa Italiana aderiscono alla manifestazione indetta dalla Federazione della Stampa per la libertà di informazione. Una libertà che ancora esiste ma che è minacciata da alcuni poteri forti presenti sia nell'informazione radiotelevisiva - dove si fatica a trovare voci che non rispondano agli ordini di una scuderia politica - sia nella carta stampata, dove le intenzioni di schieramento e di lobby prevalgono ormai sulla autonomia delle imprese editoriali.
L'UCSI segnala il pericolo che anche nel mondo cattolico, dopo la squallida aggressione che ha portato alle dimissioni il direttore di Avvenire, possano trovare forza le voci di chi preferirebbe una stampa asservita e normalizzata. Sarebbe davvero insensato che, mentre i giovani spostano progressivamente su fonti incontrollate i propri bisogni di informazione, le imprese istituzionali si arroccassero sempre più in una informazione governata dalle veline, da qualunque parte provengano; una informazione, questa sì, davvero farabutta.
La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:
“L’iniziativa per la libertà d’informazione, promossa dalla Federazione Nazionale della Stampa, si svolgerà sabato 19 settembre a Roma in Piazza del Popolo a partire dalle ore 16. La Fnsi rivolge un appello a tutte le forze sociali, sindacali, associative e a tutte le cittadine e i cittadini, affinché senza distinzione di parte o di schieramento, vogliano raccogliere questo invito e partecipare a questa grande iniziativa. La manifestazione si propone, in primo luogo, di rafforzare e di tutelare i valori racchiusi nell’articolo 21 della Costituzione e il diritto inalienabile di ogni cittadino alla conoscenza, alla informazione completa e plurale e alla comunicazione, che per essere tale non può subire forma alcuna di bavaglio.”
UCSI: «Giornate orribili per il giornalismo italiano»
Giornate orribili per il giornalismo italiano. Si usano i giornali come strumenti di lotta politica e come pugnali per colpire alla schiena gli avversari del momento, come ha fatto Vittorio Feltri contro Dino Boffo, al quale i giornalisti dell’UCSI esprimono piena solidarietà umana e professionale.
La tecnica di infangare chi esprime legittime e libere posizioni anche scomode per determinati poteri, utilizzando fonti anonime e non controllate - quando la veridicità delle fonti è notoriamente un principio base del giornalismo - è stata usata come un avvertimento minaccioso, forse diretto in particolare al mondo cattolico italiano. E’ una tecnica ripetibile che deve essere stroncata sul nascere prima che dilaghi nella lotta politica, rischiando di uccidere un giornalismo che innanzitutto rispetti la dignità della persona, il diritto dei lettori ad essere correttamente informati, la pluralità delle posizioni e non consideri le “notizie” come un manganello.
Intanto - e sembra quasi che le due vicende mostrino un sospetto sincronismo - si preparano interventi diretti a limitare l’autonomia professionale dei giornalisti, in un Paese in cui le libertà per ora ci sono, ma non sempre - come anche questa vicenda dimostra - vengono utilizzate nel modo migliore.
Tuttavia dobbiamo insistentemente ripetere che la libertà di informazione in una democrazia avanzata deve essere giocata tra media professionali - cioè privi di finalità diverse da quelle editoriali - e che i giornalisti devono rispettare la deontologia e gli statuti professionali, in un’ottica di civil servant.
Queste non sono utopie, ma necessità funzionali della democrazia. I giornalisti cattolici italiani, riuniti nell’UCSI, sono fortemente motivati a operare verso questo obiettivo.
UCSI - Unione Cattolica Stampa Italiana




Rispondi Citando

