L’inviato speciale di Bush
nel Paese è un consulente delle major petrolifere

di Mauro Bottarelli

Quando si dice le coincidenze. Il presidente Bush ha nominato un ex-collaboratore della compagnia petrolifera americana Unocal, l’afghano Zalmay Khalilzad, come suo inviato speciale in Afghanistan. La nomina è stata annunciata il 31 dicembre 2001, nove giorni dopo che il governo (sostenuto dagli Usa) ad interim di Hamid Karzai si stanziasse ufficialmente a Kabul. Come consigliere della Unocal, Khalilzad ha elaborato un’analisi di rischio per il gasdotto proposto dalla ex repubblica sovietica del Turkmenistan attraverso l'Afghanistan ed il Pakistan fino all’Oceano indiano. Ha partecipato ai colloqui fra la compagnia petrolifera ed i funzionari dei Talebani nel 1997, che già puntavano alla stipula di un accordo nel 1995 per la costruzione di una conduttura attraverso l'Afghanistan occidentale. Khalilzad inoltre, spinse pubblicamente per una politica più tollerante da parte del governo degli Stati Uniti verso i Talebani. Quattro anni fa, in un articolo sul Washington Post, difendeva il regime dei Talibani contro l'accusa di appoggiare il terrorismo, scrivendo, «i Talibani non praticano uno stile anti-U.S. come il fondamentalismo esercitato dall’Iran». Si è visto...
Khalilzad spostò solamente di poco la sua posizione sui Talebani dopo che il governo Clinton lanciò i missili Cruise americani sugli obiettivi afghani nel mese di agosto del 1998, sostenendo che i terroristi sotto la guida di Osama Bin Laden con le sue basi in Afganistan, erano responsabili per gli attentati alle ambasciate degli Stati Uniti in Kenia e in Tanzania. Un giorno dopo l’attacco, la Unocal mise alle strette il consorzio Centgas. Due mesi dopo abbandonò tutti i progetti per la conduttura in Afghanistan. Gli interessi per il petrolio cominciarono a guardare verso un governo post-Talebano e così fecero pure i rappresentanti delle istituzioni della sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Ma chi è in realtà l’inviato speciale di Bush? Nato a Mazar el Sharif nel 1951, Khalilzad discende dalla vecchia élite dell’Afghanistan. Suo padre era un collaboratore del re Zahir Shah, che ha governato il Paese fino al 1973. Khalilzad era un allievo laureato all’università di Chicago, un centro intellettuale per la destra americana, quando l’Unione Sovietica invase l’Afghanistan nel 1979. Khalilzad divenne cittadino americano, mentre fungeva da chiave di collegamento fra gli Stati Uniti e i fondamentalisti islamici mujaheddin che combattevano il regime sovietico - sostenuto a Kabul - l’ambiente che diede vita sia al regime Talebano che al gruppo di Al Qaeda. Fu consigliere speciale del Dipartimento di Stato durante il governo Reagan, spingendo con successo per gli aiuti militari degli Stati Uniti ai mujaheddin, comprese le forniture di armi, missili anti-aerei e bombe a mano che hanno svolto un ruolo chiave nella guerra. Successivamente divenne sottosegretario alla difesa nel Governo di Bush senior, durante la guerra degli Stati Uniti contro l’Iraq e infine passò alla Rand Corporation, una riserva militare d’élite degli Stati Uniti. Dopo che Bush si insediò rocambolescamente come presidente, Khalilzad che dirigeva il team per la corsa di Bush-Cheney per il Dipartimento della Difesa, fu raccomandato per la segreteria della difesa di Donald Rumsfeld. Significativamente, però, non fu nominato ad una posizione di sotto gabinetto, che avrebbe richiesto la conferma del Senato e avrebbe potuto provocare sospetti circa il suo ruolo come consigliere della compagnia petrolifera in Asia centrale e mediatore con i Talibani. Fu invece, nominato al Consiglio di sicurezza nazionale, per il quale non era necessario nessun voto di conferma. Al National Security Council, Khalilzad è segnalato a Condoleeza Rice, il consigliere di sicurezza nazionale, che inoltre è stata al servizio come consulente di una compagnia petrolifera in Asia centrale. Dopo essere stato al servizio nel primo governo Bush dal 1989 a 1992, la Rice era stata nel consiglio d'amministrazione della Chevron Corporation e svolse il ruolo di esperto principale in Kazakhstan, dove la Chevron possiede la più grande concessione di tutte le compagnie petrolifere internazionali. I collegamenti tra l’industria petrolifera di Bush e di Cheney sono ben noti, ma poco si è detto sui mass media circa il ruolo prominente che si è giocato nella politica afghana dai funzionari che hanno raccomandato l’industria petrolifera in Asia centrale. Uno dei pochi articoli comparsi sui media statunitensi è apparso sul San Francisco Chronicle il 26 settembre scorso. Il capo redattore Frank Viviano osservava: «Gli interessi nascosti dietro la guerra contro il terrorismo si possono riassumere con una singola parola: petrolio. La mappa dei santuari del terrorismo e degli obiettivi del Medio-Oriente e dell’Asia Centrale, coincide in modo straordinario con la mappa delle principali risorse energetiche mondiali nel ventunesimo secolo... È inevitabile che la guerra contro il terrorismo sia vista da molti come la guerra in nome delle americane Chevron, Exxon e Arco; delle francesi Total, Fina, Elf; della British-Petroleum; della Royal Dutch Shell». Per il resto, compiaciuto e patriottico silenzio.