Articolo di Luca Masotto tratto dal Tempo.

SEI mesi senza calcio. Per riflettere, pensare come sanarlo, salvarlo dal suicidio. Non si può, ma si dovrebbe. A suonare il gong a questo calcio da pugili invasori e dirigenti isterici ci prova Sergio Campana, il sindacalista dei calciatori che avanza una drastica proposta al mondo della pedata per arginare il fenomeno della violenza: «Se questo è il calcio, attanagliato da una crisi economica senza precedenti e squassato da continui episodi di inciviltà, varrebbe la pena di fermarlo almeno per sei mesi».
Una provocazione choc, impossibile probabilmente da attuare. Il pallone è un pianeta che fa ruotare troppi euro, non si può fermare per un pugno scagliato da un teppista con una lunga serie di precedenti penali, per la furia cieca dei tifosi del Como, impegnati a scardinare le cancellate dello stadio o per i continui scontri tra tifoserie come accaduto a Torino.
A dar man forte a Campana, arriva il parere del portiere della Juventus, Gigi Buffon dal ritiro della Nazionale. «Sta diventando una situazione insostenibile. Purtroppo siamo un esempio negativo per tutto il mondo. Quando andiamo all'estero prendiamo lezioni di comportamento da tutti. Per questo aspetto siamo veramente l'ultimo Paese al mondo. Campana ha proposto la sospensione del campionato per 6 mesi? Sarebbe una buona idea».
Claudio Pasqualin, ex presidente dell'Assoprocuratori, ritiene la sosta di sei mesi «un'idea folle che darebbe ragione ai violenti» ricordando come anche dopo l'11 settembre si continuò a prendere a calci un pallone. Già. Ma, con un campionato segnato solo da livori e battaglie politiche incrociate, Campana non rinuncia a lanciare le sue accuse anche a chi quel pallone lo governa: «È avvilente constatare come gli attentati più gravi alla credibilità del calcio siano opera dei suoi stessi protagonisti che non si rendono conto di quale pericolosità siano certi loro comportamenti».
Tutti colpevoli dunque. I presidenti dopo il patto d'onore «stipulato» venerdì scorso in Lega cercano di ridimensionare parole ed esternazioni. Ma non sempre ci riescono. Enrico Preziosi ha presentato ieri le dimissioni da presidente del Como in segno di protesta dopo una serie di interventi arbitrali penalizzanti per la sua squadra. «Fermarci sei mesi? E poi chi li paga i giocatori? Che cosa facciamo, li mettiamo in cassa integrazione? Una pausa di riflessione la ritengo improponibile, si creerebbe un conflitto con i giocatori. Senza contare che uno stop adesso sarebbe sconcertante per i tifosi, e per l'intero movimento».
«Bisognava agire anni fa: la situazione attuale affonda le radici nel passato. Probabilmente nessuno si figurava conseguenze così tragiche. C'è stata scarsa prevenzione». Pacato ma chiaro come al solito Gianni Rivera. «Siamo al massimo del minimo. Qui comandano sempre gli stessi. I poteri federali sono allergici al cambiamento. Ecco perchè‚ all'epoca non fui eletto. Avrei portato una ventata nuova, soprattutto dal punto di vista culturale».
Secondo Rivera, invece, ci vuole una rivoluzione radicale delle poltrone: «Campana conosce bene il calcio, se dice una cosa del genere significa che la situazione è davvero grave. Ma io penso che non basti una pausa di riflessione se gli uomini sono sempre quelli. A quel punto entrano in gioco interessi politici (e non partitici). Qualcuno dovrebbe farsi un esame di coscienza e rassegnare le dimissioni. Ma da quando le accettano nessuno si azzarda più».
Il senatore della Lega Nord, Sergio Agoni propone di «comminare una sanzione pecuniaria ai giocatori che fomentano il tifo violento con gesti o rituali di esaltazione dopo un gol». Secondo Pasquale Salerno, consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti, si deve «sospendere l'informazione sportiva per un tempo necessario a far saltare il corto circuito che si è creato tra dichiarazioni di dirigenti ed allenatori di calcio irresponsabili, media e violenza».
Secondo Azeglio Vicini, invece, la crisi del calcio ha dei responsabili precisi: i dirigenti. L'ex ct della nazionale in una intervista a Cnr, la syndication radiofonica del gruppo Hdp-Rcs, ha detto: «I dirigenti sono sempre gli stessi, vanno dalla federazione alla Lega, dalla Lega alla Federazione e via dicendo, ma sono gli stessi che hanno gestito questo calcio, che ha prodotto debiti e scandali, vedi doping, scommesse, passaporti falsi».