L’Italia non si fida più di Berlusconi. Lo dicono, impietosamente, le cifre del sondaggio Swg/Unità: il capo del governo è al suo minimo, il 34%, nell’ottobre 2002, di tasso di fiducia. Mai così in basso, mentre continua a scendere il consenso per il suo partito, Forza Italia. A sinistra, invece, tiene di gran lunga come popolarità l’ex premier Romano Prodi. E, tra i partiti, crescono i Ds, di due punti percentuali, l’incremento più alto, rispetto alle elezioni del 2001, tra tutti i partiti della coalizione di centrosinistra.
Il capo del governo ha collezionato la sua performance peggiore in coincidenza delle scelte troppo filoamericane in politica estera. Gli italiani non hanno trovato dignitoso l’allineamento a Bush sulla guerra in Iraq. Nemmeno la presentazione della Finanziaria aveva così intaccato l’immagine del premier: in settembre la fiducia degli italiani era ancora attestata al 40%, per crollare un mese dopo al 34%. L’altro minimo dell’anno era stato in maggio, con un 35%, manifestatosi concretamente con la cocente sconfitta alle amministrative. Quanto a tasso di fiducia nel centrodestra tiene Gianfranco Fini, con un 40,5%, un dato stabile nel tempo. Significativa nel centrosinistra la leadership di Romano Prodi. La fiducia per il presidente della Commissione Ue è al 44,5%. D’Alema è al 25,5%, Fassino al 22%, Sergio Cofferati al 28,5% e Francesco Rutelli al 22%. Rutelli ha il primato per la poca o nessuna fiducia: il 77% degli italiani non si fida di lui. Il 70% non si fida di D’Alema, il 67% si fida poco di Fassino, il 63% di Cofferati. Solo il 52% ha poca o nessuna fiducia in Prodi.
Interessante il dato che emerge nei rapporti di forza tra le coalizioni. La Casa delle libertà flette rispetto al voto di maggio dell’1,4% e si ferma al 44%. L’Ulivo nel maggioritario scende anche di più e si attesta al 39% rispetto al 43,7% raccolto nel 2001 alle politiche. Se ci si sposta sul proporzionale salta subito all’occhio la flessione di Forza Italia. Il partito di Berlusconi si ferma al 25,4% (aveva il 29,4% nel 2001). La discesa del leader carismatico piomba come un uragano sul consenso per il partito. Ma un altro dato risalta se si esce dalla ripartizione rigida delle due coalizioni. L’Ulivo con Rifondazione e Di Pietro oggi avrebbe gli stessi voti della Destra, 47,8% contro 47,9%. A guidare questa crescita complessiva c’è l’incremento dei Ds, giunti al 18,7% (avevano il 16,6% nel 2001), la crescita dei Verdi, dei Comunisti italiani e della stessa Rifondazione comunista. Nell’altro schieramento salgono l’Udc e Alleanza nazionale, scendono la Lega e i socialisti, oltre a Forza Italia. Decisivo nel centrosinistra il non incremento della Margherita, il cui tentativo di sfondare al centro per intercettare la sinistra moderata non paga: il partito di Rutelli passa dal 14,5% al 13,8% nel sondaggio fatto il 28 e il 29 di questo mese. «Finora la corrispettiva crescita dei partiti di centro-sinistra, e segnatamente dei Ds -spiega la Swg- è dovuta alla fuoriuscita di elettori del centrodestra verso l’area dell’astensione, ma si intravvedono segni di un sia pur tenue flusso di voti da centrodestra a centrosinistra».
Limitatamente al centrosinistra, infine, dal sondaggio emerge un segnale molto preciso. Il 72% degli elettori del centrosinistra vorrebbe che l’Ulivo si presentasse sulle questioni di politica estera ed interna sempre compatto, a prescindere dalle posizioni dei singoli partiti, «decidendo con un voto di maggioranza se non è possibile trovare un accordo». Paradossalmente è più bassa proprio tra gli elettori del centrosinistra la percentuale di coloro che dicono che ogni partito deve poter votare secondo le proprie posizioni. La compattezza della coalizione è espressa in particolar modo tra gli elettori dei Ds, il 78%, e della Margherita, il 68%. Sei intervistati su 10 dicono, inoltre, che i leaders dei girotondi debbano restare fuori dall’Ulivo. In particolare ne sono convinti gli elettori di Rifondazione comunista (52%), mentre gli elettori Ds e quelli della Margherita si dividono: nei Ds il 41% vuole che facciano parte dell’Ulivo e il 45% no, nella Margherita il 40% vuole che ne facciano parte e il 46% no.
Nanni Moretti. Per non essere un politico, secondo la Swg, la sua popolarità è abbastanza elevata: il 35% degli elettori del centrosinistra ha fiducia in lui. Se son rose fioriranno.




Rispondi Citando