Un bell'articolo di una nostra vecchia conoscenza
pubblicato oggi da Liberazione

Oggi a Termini Imerese la protesta contro i tagli della Fiat e la crisi sociale del Mezzogiorno
Disobbedienti e lavoratori un percorso comune
Simone Di Trapani, coordinatore Giovani comunisti Sicilia

La chiusura della Fiat in Sicilia sembra essere solo l'inizio di una crisi industriale e sociale che potrebbe coinvolgere tutta l'isola. Infatti i petrolchimici di Gela, Milazzo e Priolo sono in crisi e forse anche vicini alla chiusura.
In questi mesi abbiamo assistito ad una stretta attorno agli operai della Fiat di tutta la popolazione dell'isola, davanti ai cancelli dello stabilimento si sono alternati politicanti vari, chi per manifestare una reale solidarietà, chi per fare la propria passerella, ma nessuno al di là del nostro partito, ha saputo (o voluto) avanzare concrete proposte per evitare la dismissione dello stabilimento e più in generale la salvaguardia di tutti i lavoratori dell'azienda torinese.

I temi del lavoro, della lotta alla precarietà sono entrati col tempo nel dibattito del movimento dei movimenti dapprima con la costruzione di una relazione con i soggetti in lotta per la difesa dell'articolo 18, poi, come abbiamo visto a Firenze, con la capacità di produrre, con quei soggetti, momenti di discussione sui diritti sociali e più in generale sull'economia europea.

Oggi avviene un fatto politicamente straordinario, la saldatura tra il movimento e la lotta dei lavoratori in difesa del proprio lavoro, un percorso, quello che inizia che fa paura ai potenti perché lega la critica al liberismo alle lotte sociali. I disobbedienti il 23 marzo decisero di partecipare alla grande manifestazione della Cgil e successivamente hanno deciso di "generalizzare" gli scioperi del 16 aprile e del 19 ottobre. E oggi i disobbedienti e i lavoratori (e non a caso quelli di Termini che vivono una doppia crisi, quella della Fiat e quella più generale e sociale nel Mezzogiorno) si incontreranno per discutere non solo della possibilità di arginare la devastazione sociale causata dalla globalizzazione capitalistica, ma anche per confrontarsi sulle forme di quella lotta che tante volte ha accomunato inconsapevolmente gli uni e gli altri. L'occupazione delle agenzie di lavoro interinale, il blocco del traffico intorno ad un porto o un aeroporto, sono entrambe azioni di disobbedienza per la ricerca del conflitto e del consenso.

Oggi i disobbedienti non vogliono quindi ridursi a meri testimoni di una devastante crisi sociale - in una terra in cui la mafia è ancora forte - ma devono tentare di costruire coi lavoratori un percorso comune, che a partire dalle lotte, sappia trovare risposte al fine di preservare il posto di lavoro e la dignità di circa tremila famiglie, legandole alle domande di tantissime ragazze e ragazzi che oggi vivono in una condizione di assoluta incertezza del futuro e precarietà. Perché nella crisi industriale siciliana si legge un dramma nel dramma, o la disoccupazione o l'asservimento al potere mafioso.

La stampa locale ha agitato lo spettro dei no-global pronti ad invadere e devastare Termini Imerese, malgrado si cerchi di creare tensione attorno ad un evento di portata straordinaria, oggi sarà un giorno di protesta pacifica ma conflittuale e insieme di elaborazione politica. E' da questo confronto che il movimento può rafforzarsi e radicarsi nelle questioni sociali rigenerandosi in un più vasto movimento di opposizione sociale al neoliberismo, nel sud e nel resto d'Italia per l'espansione delle tutele a tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori. Questo fa paura, ed è per questo che le carcerazioni che hanno sconvolto la quiete dopo Firenze sono tutte avvenute nel Mezzogiorno, così dopo Termini Imerese l'appuntamento è domani a Cosenza per ribadire che il movimento non si arresta e che le compagne e i compagni arrestati devono essere liberati subito.