User Tag List

Risultati da 1 a 2 di 2

Discussione: Perdonare gli altri

  1. #1
    Asteroids
    Ospite

    Predefinito Perdonare gli altri

    di Leon Morris

    "Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello" - Matteo 185

    Il fulcro della fede cristiana è la croce, su di essa il Figlio di Dio ha dato la Sua vita perfetta per portare il perdono ai peccatori. Diventa dunque impossibile relegare il perdono alla periferia della nostra vita. Nella preghiera che Gesù insegnò ai suoi discepoli, "Perdona i nostri debiti come noi perdoniamo i nostri debitori", si cela il pensiero che il peccatore che ricerca il perdono deve egli stesso praticare il perdono. Riflettiamo attentamente su questo aspetto.

    Ogni qualvolta facciamo nostra questa preghiera, chiediamo a Dio di perdonare noi proporzionalmente al modo con cui noi stessi perdoniamo gli altri! Nel testo greco il termine "noi" è enfatico; Gesù pone l’accento sul fatto che solo coloro che perdonano ricevono a loro volta l'assoluzione.

    Tuttavia la nostra preghiera non è stata concepita allo scopo di limitare il perdono di Dio a causa del nostro perdono imperfetto. E’ vero invece che coloro che si sono sinceramente ravveduti non possono nutrire rancori nel loro cuore quando si avvicinano a Dio alla ricerca del Suo perdono. Se io non posso dire con tutta onestà al fratello che ha sbagliato: "Ti ho perdonato", allora non ho alcun diritto di chiedere a Dio di farlo con me!

    Dobbiamo sempre tenere presente quanto Gesù disse al servo che si rifiutò di soccorrere colui che si trovava nella sua stessa situazione e che di seguito venne punito; "Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello" (Matt. 185). Coloro che sono stati toccati dall’amore e dalla misericordia di Dio non devono mai dimenticare che il loro responso deve tradursi nel diventare a loro volta persone ripiene d’amore e di misericordia.

    Nella Scrittura troviamo un brano in cui Pietro, che ha vissuto con Gesù per un certo periodo di tempo, mostra di aver appreso una lezione importante circa il perdono che il discepolo del Signore deve sempre mettere ad effetto. Chiese: "Signore, se il mio fratello pecca contro di me, quante volte gli dovrò perdonare?" E lui stesso propose: "Fino a sette volte?" (Matt. 18;21). Si deve osservare che tra i Rabbini vigeva la regola che l’offesa andava perdonata per tre volte, ma non di più. La quarta offesa andava punita. Pietro perlomeno si spinse oltre quella regola, ma Gesù accantonò la sua proposta apparentemente generosa rispondendo di perdonarlo "settanta volte sette" (Matt. 18:21-22). Questo non significa che alla quattrocentonovantunesima offesa noi dobbiamo smettere di perdonare, bensì che non esiste limite al perdono che il servo di Dio deve essere disposto ad offrire.

    Tutto questo viene spiegato in un altro brano: "E quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate affinché anche il Padre vostro, che è nei cieli, perdoni i vostri peccati" (Marco 11:25). Ancora una volta il perdono che noi riceviamo è legato a quello che offriamo agli altri. Se insistiamo a trattenere in noi stessi del rancore contro qualcuno, allora invitiamo Dio a non concederci il Suo perdono. Alcuni manoscritti hanno aggiunto le parole: "Ma se voi non perdonate, neanche il Padre vostro, che è nei cieli, perdonerà i vostri peccati" (vv. 26). L’autenticazione di queste parole non è, a giudizio della maggior parte dei critici, sufficiente per poterle considerare parte del testo originale del Vangelo di Marco, ma gli studiosi spiegano che questo era il modo con cui alcuni di coloro che facevano parte della chiesa delle origini compresero le parole di Gesù. Le Sue parole ci ricordano che la preghiera è uno strumento meraviglioso, ma deve essere usata con saggezza. Non dobbiamo pensare che se ci poniamo in preghiera quando nutriamo rancore contro qualcuno, possiamo ricevere risposta. Quella preghiera è un ostacolo alla risposta che stiamo cercando.

    Questa verità viene sancita in un’altra frase, "Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato" (Luca 67). Questo ovviamente non è il rigetto di una prassi secolare o religiosa, ma è l’ordine di essere sempre generosi nel modo in cui ci pronunciamo verso gli altri. Il giudizio che noi esercitiamo verso coloro che sono diversi da noi è infatti il segno di un fallimento umano molto diffuso.

    Gesù voleva mettere in evidenza che, se i nostri giudizi rivolti al prossimo sono severi, non ci dovremo sorprendere se loro faranno dichiarazioni altrettanto dure nei nostri riguardi. Un certo F. Buchsel ha commentato dicendo: "Questo non vuol dire che la condizione morale degli altri sia un principio senza grande importanza né sia un rifiuto cieco di valutare seriamente e sinceramente coloro con cui dobbiamo vivere. Ciò che si deve pretendere senza condizioni è che tali valutazioni debbono essere soggette alla certezza che il giudizio di Dio cade anche su quelli che giudicano, cosicché la superiorità, la durezza e la cecità circa i propri difetti vengono eliminate e la prontezza a perdonare e ad intercedere siano salvaguardate". Pronunciare parole dure nei confronti degli altri è un atteggiamento umano molto comune, ma Gesù ha detto ai suoi discepoli di non cadere in questo genere di errore.

    In un’altra occasione Gesù disse: "Se tuo fratello pecca contro di te, riprendilo; e se si pente, perdonagli. E se anche peccasse sette volte al giorno contro di te, e sette volte al giorno ritorna a te, dicendo: ‘Mi pento’, perdonagli" (Luca 17). Naturalmente questo non vuol dire che sette è il limite ultimo e che se ci sarà un’ottava offesa essa non potrà essere perdonata (rif. alle parole di Gesù a Pietro: il perdono non è limitato alla settima offesa, ma deve andare oltre, Matt. 18:21ss). Per la maggior parte degli uomini è cosa naturale ricercare la condanna alle offese subite (soprattutto quando queste sono provocate da altri) e sebbene sappiamo che perdonare è segno di generosità e di saggezza, è altrettanto naturale limitare il perdono quando veniamo messi di fronte ad un offensore abituale. Gesù disse ai suoi discepoli che non dovevano apprendere i principi che regolano il perdono dalla gente del mondo in mezzo alla quale vivevano. La nostra esperienza cristiana ha come fondamento il perdono ricevuto gratuitamente e rinnovato quotidianamente, quindi anche noi dobbiamo considerare il fatto di perdonare gratuitamente.

    Ciò indica che in tutto il Nuovo Testamento il perdono dell’offensore è estremamente importante. Questo comportamento non nasce in modo spontaneo in nessuno di noi. Se fosse per noi, coloro che ci feriscono dovrebbero sempre ricevere una giusta punizione. Tuttavia, al centro della fede cristiana esiste una croce e su quella croce il Figlio di Dio è morto per togliere i nostri peccati.

    Noi siamo uomini perdonati, e questo sta alla base della fede cristiana. Il perdono verso gli altri è il modo in cui i cristiani esprimono la loro fede. Esso così come viene insegnato nel Nuovo Testamento, non è un’opzione per quei credenti che gioiscono in quel genere di circostanze. E’ fondamentale che coloro che sono stati perdonati ad un prezzo altissimo diventino a loro volta uomini di perdono. Riflettere sulle "buone" ragioni per cui non possiamo perdonare un torto è sempre un errore! I cristiani sono persone che sono state perdonate ad un costo altissimo. Quindi è importante, a parte specifici ordini, che noi diventiamo uomini di perdono. Il perdonato deve diventare sempre perdonante.

    E’ importante non prendere questo insegnamento con leggerezza. Molti di coloro che si professano cristiani sono molto sensibili agli affronti subiti. Li vedono non come essi sono in realtà, cioè come un aspetto inevitabile della vita dell’uomo, ma come qualcosa d’eccezionale. Generalmente sono pronti a considerare il perdono come una parte essenziale della vita cristiana, ma non lo mettono in pratica e fanno uno strappo alla regola. Ma "perdonate… come noi abbiamo perdonato" demolisce ogni argomento specioso.

    Purtroppo, molti cristiani vivono questo versetto in modo errato e quando pregano non sono perdonati perché continuano a nutrire rancori verso persone che hanno fatto loro del male sulla terra. Tutto questo fa della Preghiera del Signore una preghiera che non dona loro il perdono. Il "Padre Nostro" è una preghiera molto seria.

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Asteroids
    Ospite

    Predefinito Perdonare i terroristi?

    di Rav Benjamin Blech*

    D-o, ho bisogno della tua guida. Sono in lutto per le vittime dell'11 settembre. Il mio cuore è pieno di dolore, e di rabbia verso i terroristi responsabili dei terribili crimini commessi in quel giorno. Ma so che insegni a perdonare i peccatori. Nella Bibbia spesso dici che tu sei un D-o lento alla rabbia, compassionevole e pronto al perdono. Noi dovremmo imitarti e adottare i Tuoi comportamenti come linee guida per la nostra condotta personale. Significa veramente che, per quanto difficile, devo impormi di perdonare coloro che hanno trasformato le torri gemelle in un ammasso di tombe? Sono colpevole di mancato rispetto dei miei obblighi spirituali se non voglio rispondere al terrorismo con amore e perdono? D-o quanto può essere grande la clemenza? Nel nome della religione devo essere preparato a perdonare anche coloro che commettono omicidio? Il perdono è una caratteristica divina. Definisce la divinità di D-o. Senza di esso gli esseri umani probabilmente non potrebbero sopravvivere. Finché D-o perdona, c'è ancora speranza per i peccatori. Quando sbagliamo, D-o ci rassicura che non ci abbandonerà a causa delle nostre trasgressioni. Il perdono divino è la qualità che mostra più chiaramente l'amore di D-o Nei nostri confronti. Ecco perché sono così importanti molti passaggi nella Bibbia in cui si afferma la volontà di D-o di perdonare i nostri peccati. Questi passaggi ci confortano e ci riempiono di fiducia. Sappiamo che nessuno è perfetto. Se venissimo giudicati soltanto per le nostre azioni, avremo certamente la peggio. Grazie a D-o il tribunale divino non è così severo. Possiamo star certi, come ha detto il Profeta Isaia nel nome di D-o: "Anche se i tuoi peccati fossero viola, diventerebbero bianchi come la neve". Quindi per noi ha senso capire che se vogliamo che D-o ci perdoni per le nostre colpe, dobbiamo essere pronti a perdonare anche gli altri. Ciò di cui abbiamo bisogno quando veniamo giudicati dall'alto, bisogna che lo garantiamo anche a coloro che giudichiamo noi stessi. Per cui dobbiamo senz'altro essere guidati dalle penetranti parole di Alexander Pope: "Errare è umano, perdonare è divino". Tutto questo fa sembrare che non abbiamo possibilità di scelta in Questa materia. Il perdono sembra essere la nostra unica opzione morale. Ma più studiamo la Bibbia, più ravvisiamo un singolare paradosso. Lo stesso D-o che predica il perdono spesso non perdona, piuttosto punisce i peccatori. Critica, condanna e punisce coloro che commettono crimini. Adamo ed Eva peccarono e furono buttati fuori dal Giardino dell'Eden. Caino peccò e fu condannato a vagare sulla faccia della terra. La generazione di Noe peccò e il diluvio la distrusse. I costruttori della Torre di Babele peccarono e le loro lingue si confusero. In una storia dopo l'altra, dai cinque libri di Mosé fino alle opere dei profeti, leggiamo di rivalse, colpe e Punizioni divine. Non è forse una contraddizione interna alla Bibbia? Lo stesso libro in cui D-o si identifica come misericordioso e perdonatore, ci mostra ripetutamente un D-o di giustizia che rifiuta il perdono incondizionato. Sembra perlomeno ipocrita sentire D-o glorificare il perdono come metodo ideale di agire e poi, il più delle volte, non metterlo in pratica nei suoi rapporti con gli esseri umani. Dobbiamo aver perso un passaggio! Non possono esserci contraddizioni così evidenti nella Bibbia. E sicuramente, con una piccola riflessione, riusciremo a chiarire perché certe volte D-o persona le persone per i loro peccati e altre volte rifiuta il perdono. IL PREZZO DEL PERDONO Il dono più grande che D-o ci offre è il perdono divino. Ma questo dono è concesso ad una condizione. Ciò che ci è chiesto prima che ci sia concesso il perdono è il riconoscimento dell'errore e la rinuncia al peccato. "Il malvagio abbandoni la sua via, l'uomo iniquo i suoi pensieri e torni al Signore che avrà pietà di lui, al nostro D-o. che è molto disposto a perdonare." (Isaiah 55:7) Il perdono divino è disposto a tralasciare i peccati del passato per amore di un futuro diverso. È pronto a perdonare gli errori più terribili per il prezzo del rimorso, del pentimento e del desiderio di un nuovo inizio. Ma ciò che il perdono divino non vuole fare è condonare crimini malvagi semplicemente accettandoli. Un peccatore impenitente confonde la grazia di D-o con il permesso di continuare a modo suo. Perdonare una simile persona non è bontà; è crudeltà verso tutti coloro che saranno feriti dal male che non è stato fermato prima che potesse compiere altro male. Si, è stato lo stesso D-o che ha fatto affogare la generazione di Noè e che ha salvato le persone malvagie di Ninive. Coloro che furono uccisi dal diluvio avevano ricevuto numerosi avvertimenti. Sono rimasti a guardare Noè che costruiva la sua arca per molti anni. Noè li aveva avvertiti di cosa aveva in mente D-o se non si fossero pentiti. Ma non gli credettero, neanche quando cominciò a piovere come mai prima di allora. Naturalmente le persone che non videro necessità di chiedere perdono non furono perdonate. Ma quando Giona disse agli abitanti di Ninive che erano condannati a Causa del loro cattivo comportamento, essi prestarono fede all'avvertimento e si impegnarono a cominciare una nuova vita. E chi cambiò fu immediatamente perdonato. D-o rinunciò ad usare il loro passato contro di loro perché erano cose che riguardavano ormai il passato, appunto. Parlare di perdono come se fosse un diritto di qualsiasi criminale Significa pervertire questo nobile sentimento in una licenza per il disordine e il caos. Possiamo allora aprire le porte di tutte le prigioni e rilasciare tutti i ladri, gli stupratori e gli assassini. I nostri meravigliosi atti di compassione sarebbero presto seguiti dalle grida delle vittime della nostra follia! Come ebreo, riconosco questa idea come il principio base della nostra fede. Nella nostra tradizione ci viene insegnato che "chi perdona il malvagio ferisce il buono". Non è necessario essere ebrei per riconoscere l' importanza di questo concetto. Anche la Bibbia cristiana lo afferma in modo altrettanto chiaro: "E se tuo fratello pecca contro di te, rimproveralo; e se si pente, perdonalo. E se peccasse sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dicesse: mi pento, tu lo perdonerai" (Luca 17-4). Ilperdono non è un orfano; i suoi genitori devono essere penitenti. NON PERDONARLI A MENO CHE . Perdonare persone che non sono dispiaciute per quello che hanno fatto significa che il pentimento non è veramente necessario. Non importa ciò che hai fatto, non devi cambiare. Può qualcosa essere più immorale che incoraggiare il male astenendosi da qualsiasi condanna di coloro che lo hanno commesso? Il giorno dopo il massacro alla scuola superiore di Columbine, un gruppo di studenti annunciarono di aver perdonato gli assassini. Poco dopo l'attentato di Oklahoma alcune persone proposero di perdonare Timothy McVeigh e il 12 settembre in vari campus universitari vi furono gruppi di studenti che chiesero il perdono per i terroristi responsabili dell'orribile episodio avvenuto il giorno prima. Questi non sono soltanto atti di compassione sbagliati. Sono gravi Peccati con conseguenze potenzialmente tragiche. Il male non affrontato è male condonato. Perdonare e dimenticare, come ha ben detto Schopenauer, "significa gettare un'esperienza importante dalla finestra". E senza il beneficio delle lezioni imparate con l'esperienza siamo quasi Sicuramente condannati a ripeterla. I terroristi che hanno pilotato gli aerei contro le torri gemelle non hanno mai chiesto di essere perdonati. Non hanno espresso il minimo rimorso quando sono andati incontro alla morte insieme alle loro vittime. Chi li ha mandati, chi li ha finanziati e chi ha applaudito al loro gesto non si è mai pentito, neanche per un momento, di quanto accaduto. Perdonarli significa nient'altro che autorizzare l'assassinio di altri 4000 innocenti. Ecco perché perdonare in un caso come questo significa diventare complici di futuri crimini. E SE UN NAZISTA CHIEDESSE PERDONO? E se un nazista chiedesse perdono? Se un brutale assassino capisse l' enormità del suo crimine e onestamente si pentisse delle sue cattive azioni commesse in passato? Se questa richiesta di perdono fosse onestamente accompagnata da un rimorso sincero? Possono essere dimenticati i crimini commessi in passato? Una coscienza turbata è sufficiente a far ottenere automaticamente il perdono? Non è solo una domanda teorica. Qualcosa del genere è successo verso la fine dell'Olocausto. E l'uomo che ha deciso cosa fare in una situazione del genere - una vittima dei campi di concentramento che aveva sofferto maltrattamenti e torture indescrivibili - ha scritto un libro straordinario su questa esperienza. Simon Wiesenthal era prigioniero dei nazisti, internato per il lavoro forzato in un ospedale tedesco. Un giorno venne prelevato improvvisamente dal suo lavoro e portato in una stanza dove giaceva un SS. L'ufficiale tedesco, Karl, confessò a Wiesenthal di aver commesso crimini atroci. Nonostante fosse stato educato come un buon cattolico da giovane, nel timor di D-o, Karl aveva permesso a se stesso di diventare un complice sadico dell'ideologia nazista. Adesso che sapeva che la sua fine era vicina e che avrebbe presto incontrato il Creatore, Karl venne sopraffatto da quella che adesso comprendeva essere l'enormità dei suoi peccati. Più di ogni altra cosa, Karl sapeva di aver bisogno di penitenza. Voleva morire con la coscienza a posto. Così chiese che gli fosse portato un ebreo. E a quest'ebreo, Simon Wiesenthal, egli chiese l'assoluzione. Wiesenthal è stato perseguitato da questa scena per tutta la vita. Quando accadde era in un tale stato di shock che non sapeva cosa rispondere. Le sue emozioni lo spingevano in diverse direzioni. Rabbia mista a pietà, odio mescolato a compassione, e ribrezzo insieme a carità. La sua scelta finale fu di andarsene in silenzio. Non ha concesso il perdono che il tedesco chiedeva così disperatamente. Anni dopo, Wiesenthal, raccontò la storia a svariati intellettuali, teologi e leader religiosi. "Voi come avreste reagito?" chiese loro. Alla luce degli insegnamenti religiosi e degli ideali etici, quale dovrebbe essere la risposta appropriata? C'è forse una risposta più adatta del silenzio? Wiesenthal, ha raccolto le risposte e le ha pubblicata in un libro, chiamato "Il girasole". Le risposte offrono un'affascinante introspezione sulle diverse opinioni sul perdono. Alcuni, come il giornalista britannico Christopher Hollis, ritengono che la legge di D-o sia legge d'amore, non importa quale sia la situazione. Dobbiamo perdonare gli altri esseri umani anche quando ci hanno causato gravi pene. Un omicida pieno di rimorsi merita compassione. D'altra parte, il Cardinale Franz Konig ritiene che Wiesenthal abbia fatto un favore a Karl anche soltanto ascoltandolo. Wiesenthal ha deciso di ignorare l'occasione offertagli di perdonare Karl, sebbene in quelle circostanze perdonarlo sarebbe stato "sovrumano". Rav Abraham Joshua Heschel, un eminente teologo americano e scrittore, ha dato un'interpretazione da una prospettiva diversa. Nessuno può perdonare crimini che non sono stati commessi contro di lui personalmente. Ciò che Karl cercava poteva soltanto venire dalle sue vittime. È pretenzioso e ridicolo pensare che un solo ebreo potesse parlare per 6 milioni. E CHI SEI TU PER PERDONARE? Alcuni anni fa Rav Heschel ebbe occasione di elaborare questa idea. Era stato invitato a parlare ad un gruppo di dirigenti d'azienda. Fra loro vi erano i più importanti dirigenti del paese. La sua lezione era sull' Olocausto e la lezione che è stato per noi. Sottolineò l'importanza della memoria e della necessità di continuare a testimoniare il crimine di genocidio. Quando finì, uno dei più famosi nomi delle aziende americane rispose con rabbia contro l'essenza stessa del discorso di Heschel. "Sono stanco - disse - di sentire parlare dell'Olocausto. Dici di parlare in nome della moralità. Perché non dimostri un vero comportamento morale insegnando a dimenticare e perdonare?" Heschel rispose agli astanti sbigottiti chiedendo loro il permesso di raccontare una storia. Prima di cominciare presentò agli ascoltatori l'uomo di cui avrebbe parlato. Nella storia del popolo ebraico, spiegò, ci sono state poche persone considerate sante come Rav Israel Kagan, comunemente noto come Chafetz Chaim ("colui che desidera la vera vita"). Era un rabbino polacco e studioso della fine del XIX e degli inizi del XX secolo, riverito universalmente non solo per la sua pietà, ma soprattutto per la sua estrema preoccupazione per i sentimenti degli altri essere umani. C'è un episodio della vita di questo sant'uomo che Heschel voleva condividere con i presenti prima di rispondere alla domanda che gli era stata fatta. Rav Kagan viaggiava in treno, immerso nella lettura di un libro Religioso che stava studiando. Insieme a lui sedevano tre ebrei desiderosi di far passare il tempo in fretta giocando a carte. Serviva un quarto giocatore, quindi chiesero allo straniero sconosciuto di unirsi a loro. Rav Kagan educatamene rifiutò, spiegando che preferiva continuare a leggere. Ma non era questa la risposta che i tre giocatori volevano e così malmenarono il povero rabbino fino a lasciarlo sanguinante. Alcune ore dopo, il treno arrivò alla stazione. Centinaia di persone aspettavano sulla piattaforma per salutare il grande saggio. C'erano striscioni per dare il benvenuto a Chafetz Chaim. Quando il rabbino, imbarazzato per questa adulazione, scese dal treno con i segni in faccia delle botte prese, la folla lo sollevò e lo portò sulle sue spalle. A guardare questa scena con orrore vi erano i tre giocatori ebrei, che non avevano certo pensato che il semplice ebreo che sedeva nel loro scompartimento potesse essere una delle persone più importanti della loro generazione. Con profonda vergogna e rimorso per la loro colpa, riuscirono a farsi largo fra la folla e raggiungere il giocatore riluttante. In mezzo alle lacrime, essi espressero il loro senso di colpa e la loro vergogna. Come avevano fatto ad aggredire il grande rabbino? Chiesero perdono. E incredibilmente il rabbino disse no. L'uomo che aveva passato la vita ad insegnare l'amore adesso rifiutava di estenderlo a persone che gli avevano fatto del male, ma che erano pentite delle loro azioni. Sembrava incomprensibile. Infatti i tre ebrei pensarono che si trattasse di una ripicca passeggera. Forse, pensarono, era troppo presto per ottenere perdono. Forse gli ci voleva un po' di tempo per superare il trauma. Decisero di aspettare e chiedere perdono in un momento migliore. Passarono alcune settimane e si avvicinava lo Yom Kippur, il giorno dell'espiazione. Anche gli ebrei più semplici sanno che devono guadagnarsi il perdono dai loro conoscenti se vogliono essere perdonati da D-o. Con trepidazione, i tre ottennero un appuntamento e ancora una volta Poterono parlare al rabbino. Essi presentarono il loro caso e ancora una volta il rabbino disse no. Non li avrebbe perdonati. Il figlio del rabbino era presente a questa strana scena. Sconcertato dal singolare comportamento del padre, non poté trattenersi. Era un comportamento così diverso da qualsiasi altro tenuto da suo padre in precedenza. Perché suo padre improvvisamente agiva in modo così crudele? Perché continuava a tormentare persone che avevano solo chiesto perdono? Il figlio osò chiederlo al padre, e il padre spiegò: "Pensi davvero che non voglia perdonare questi poveri ebrei prima del giorno dell'espiazione? Se fosse in mio potere, non pensi che li avrei perdonati già alla stazione? Certo, io, Rav Kagan, li perdono per quello che mi hanno fatto. Quando hanno capito chi ero, erano mortificati e pieni di vergogna per quello che avevano fatto. Ma l'uomo che hanno picchiato era uno che credevano essere una persona semplice e modesta, senza una folla beneaugurante ad attenderlo. Quella è stata la loro vittima e soltanto lui li può perdonare. Lascia che trovino quella persona, io non posso liberarli dalla loro colpa". Quando Rav Heschel ebbe finito di raccontare la storia, si volse verso il dirigente che aveva suggerito che fosse meglio superare l'Olocausto e perdonare e dimenticare. "sarei ben contento di fare come dici tu se solo potessi. Ma io non sono stato chiuso in una camera a gas per morire di una morte orribile. Non mi hanno strappato i figli dal seno e non li hanno fucilati davanti ai miei occhi. Non ero fra i torturati, i picchiati, i frustati e gli assassinati. Sono loro, e loro soltanto, che possono perdonare. Va e trova quei sei milioni e chiedi loro se sono preparati a perdonare e dimenticare". Dobbiamo perdonare gli assassini delle migliaia di vittime del terrorismo dell'11 settembre? Forse la risposta più appropriata è questa: Noi non abbiamo il diritto di prendere una simile decisione.

    *Traduzione a cura di Valentina Piattelli Amici di Israele: http://www.amicidisraele.org

 

 

Discussioni Simili

  1. Obama non vuole perdonare il pugile nero
    Di zwirner nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 27-10-09, 13:14
  2. Non possiamo perdonare
    Di zwirner nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 45
    Ultimo Messaggio: 24-08-09, 21:30
  3. Capaci di perdonare? si può.....
    Di Caterina63 nel forum Cattolici
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 23-06-05, 17:53
  4. Perdonare Sgarbi?
    Di brunik nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 12-10-02, 10:34
  5. Perdonare
    Di Colombo da Priverno nel forum Fondoscala
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 04-05-02, 04:00

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226