22/11/2002 - di DAVIDE BIN; Fonte: www.milannews.net
19 aprile 1989, semifinale di Coppa dei Campioni. Il Milan di Arrigo Sacchi demolisce il mito del Real Madrid con uno stratosferico 5-0, entrato nella storia; riviviamo quella fantastica partita…

Tra pochi giorni il Milan si ritroverà di fronte il Real Madrid, nella partita più affascinante del secondo turno di Champions League e il pensiero non può non andare a quella mitica semifinale di Coppa dei Campioni di oltre tredici anni fa.
Per tutti quelli che non c’erano, ma anche per chi, come me, ha vissuto quella serata a San Siro, ecco la cronaca di una partita leggendaria, della notte in cui il Real Madrid conobbe una delle più umilianti sconfitte della sua storia e il Milan di Arrigo Sacchi diventò una delle realtà più belle del calcio europeo.

90 minuti dividono il Milan e i suoi tifosi dal sogno di tornare a disputare la finale di Coppa dei Campioni, 20 anni dopo l’ultima volta, ma l’avversario è di quelli che fanno tremare: Real Madrid, un nome che da solo dice tutto, la squadra più titolata del calcio continentale, un mito che affascina e rende ancor più irrinunciabile un appuntamento già di per sé storico.
La squadra allenata da Arrigo Sacchi ha già incantato il Santiago Bernabeu nella partita di andata, impartendo un’autentica lezione di gioco, tecnica e tattica alle merengues e al loro pubblico e ottenendo solo un bugiardo 1-1 che non rende giustizia all’ottima prestazione dei rossoneri.
A proposito di giustizia, a Madrid il Milan ha subito l’ennesimo torto arbitrale di una serie europea incredibile, fatta di gol non visti (a Belgrado e Brema) o annullati, altrimenti avrebbe raccolto già in Spagna una vittoria storica e la probabilissima qualificazione alla finale, in programma a Barcellona il 24 maggio.
L’1-1 dell’andata è, comunque, un ottimo risultato da gestire a San Siro ma nessuno, anche il più inguaribile degli ottimisti, si sente sicuro e pensa già di aver staccato il biglietto per la finale.
Contro il Real i rossoneri si giocano una stagione, perciò la tensione di tutto l’ambiente è alle stelle e c’è grande attesa per una partita che è un autentico evento, oltre che una sorta di finale anticipata, dal momento che nell’altra semifinale si sfidano Steaua Bucarest e Galatasaray: il Milan è terzo in campionato a 12 punti dalla vetta e punta ormai tutto sulla Coppa dei Campioni, per non rimanere a mani vuote in una stagione iniziata da Campioni d’Italia in carica e con tante speranze.

San Siro è uno stadio cantiere, perché sono in corso i lavori di ristrutturazione in vista dei Mondiali di calcio del 1990: il terzo anello non è ancora stato completato ma il fascino della “Scala del calcio” rimane immutato, soprattutto in serate magiche come questa.
Stadio esaurito da giorni, file ai cancelli molte ore prima della partita, atmosfera “elettrica” per un appuntamento al quale nessuno vuole mancare; a Milano piove a dirotto ma nessuno ci fa caso: è troppa la voglia di vivere sensazioni speciali che per quasi tutti sono novità assolute; per tanti anni abbiamo visto il Real Madrid in televisione nei mercoledì di coppa, molte volte abbiamo ammirato il suo gioco spettacolare, in qualche occasione abbiamo goduto perché la vittima sacrificale delle sue vittorie è stata l’Inter, ma ora ce lo troviamo di fronte e vogliamo fortemente che questa sia una grande notte, una notte da ricordare per sempre come quella del definitivo ritorno del Milan fra le grandi del calcio europeo.
In pochissimo tempo lo stadio si riempie fino a scoppiare; le cifre ufficiali parlano di 73000 spettatori ma in realtà siamo molti di più: la Curva Sud, ma anche tutti gli altri settori, sono talmente pieni che, nonostante il diluvio, l’acqua non riesce a toccar terra e si ferma sulle migliaia di mantelline che indossiamo per proteggerci (lo stadio non ha ancora la copertura come adesso).
L’attesa è lunga e snervante, il cuore batte all’impazzata, il desiderio di successo (o meglio qualificazione, perché potrebbe bastare anche uno 0-0) si alterna alla paura che qualcosa possa andare storto o che il Real torni per una sera uno squadrone imbattibile ed insuperabile.
La Sud ha preparato una coreografia abbastanza semplice (rispetto a quelle alle quali siamo abituati ora): grossi stendardi, ognuno dei quali contiene una lettera e che vanno a formare la scritta SEMPRE CON VOI, contornata dai soliti bandieroni e illuminata, al momento dell’ingresso delle squadre in campo, da torce, fumogeni e fuochi d’artificio; anche il resto dello stadio partecipa alla coreografia, perché all’entrata ogni tifoso ha ricevuto una bandierina di plastica da sventolare all’ingresso delle squadre, per creare un bell’effetto cromatico e far diventare San Siro una vera e propria “bolgia infernale” completamente rossonera.
Il grido MILAN MILAN si alza più forte e possente che mai, il popolo rossonero ruggisce e canta tutto il suo amore verso una squadra che cerca un risultato storico e la qualificazione alla finale della più prestigiosa competizione europea.
Per chi ha vissuto i momenti bui della serie B e della crisi societaria che ha rischiato di cancellare il Milan dal panorama calcistico professionistico, una serata come questa era un autentico sogno che ora, come per incanto, è diventato realtà, grazie ad Arrigo Sacchi e ai suoi ragazzi.
E’ bello esserci, l’emozione è grande e la pelle d’oca non vuole saperne di andar via e non si tratta certo di brividi provocati dalla pioggia e dall’umidità, che ormai nessuno sente più; ma per poter davvero dire a tutti IO C’ERO manca un solo particolare, non certo insignificante, cioè il risultato positivo di quei novanta minuti di passione per i quali tutti noi ci troviamo a San Siro.
L’arbitro Ponnet fischia l’inizio dell’incontro ma, qualche attimo dopo, si ricorda che c’è da osservare un minuto di silenzio in memoria delle vittime dello stadio di Sheffield, blocca il gioco e, mentre tutto lo stadio applaude, dalla Sud si alza, prima timidamente, poi sempre più possente, l’inno YOU’LL NEVER WALK ALONE; chi frequenta abitualmente la Curva sa che lo cantiamo ad ogni partita, ma in quest’occasione il suo significato è ben più importante, visto che si tratta dell’inno del Liverpool, la squadra delle vittime che si stanno commemorando.
Un momento davvero emozionante, che sarà messo in risalto in tutta Europa e che commuoverà l’intera Inghilterra ed in particolare i tifosi dei Reds, che nei giorni successivi ringrazieranno sentitamente per la solidarietà e l’affetto mostrato nei loro confronti.

Arrigo Sacchi ha dovuto cambiare formazione proprio alla vigilia di questo importantissimo appuntamento: Evani si è infortunato nell’ultimo allenamento precedente la partita e così sulla sinistra gioca Ancelotti con un inedito numero 11; Rijkaard torna nella sua posizione di centrale di centrocampo, dopo essere stato impiegato spesso in difesa e lascia il posto al fianco di Baresi al giovane Billy Costacurta.
La formazione è questa: G. Galli, Tassotti, Maldini, Colombo, Costacurta, Baresi, Donadoni, Rijkaard, Van Basten, Gullit, Ancelotti.
Nei primi minuti il Milan sembra bloccato dall’emozione e dalla tensione, il Real ne approfitta e prova a mettere in difficoltà la retroguardia rossonera; anche sugli spalti la tensione è incredibile, si segue qualunque azione con il fiato sospeso e si fa quasi fatica a cantare e tifare, perché ti senti il cuore in gola e sei paralizzato con gli occhi fissi su quel rettangolo di gioco su cui si sta giocando una delle partite più importanti della tua “carriera” da tifoso.
Dopo 18 minuti di equilibrio arriva il momento della svolta: Ancelotti riceve palla sulla tre-quarti campo, scarta un paio di avversari con un doppio dribbling, prende la mira e lascia partire un bolide da fuori area che incenerisce Buyo e si insacca inesorabilmente.
Il boato di San Siro è impressionante e ancora oggi, a distanza di tempo, lo ricordo come una delle esultanze più potenti che abbia mai sentito; in Curva Sud è delirio puro, gli abbracci sono soffocanti e infiniti, si rotola a decine di metri di distanza dal proprio posto e la gioia è incontenibile.
Anche in campo l’esultanza è particolare: Carletto “Terminator” Ancelotti corre verso la tribuna e poi verso la panchina stringendo i pugni e urlando di rabbia e liberazione e viene travolto dall’abbraccio dei compagni.
Ma siamo solo all’inizio: il Real è scosso e fatica a reagire, il Milan insiste sulle ali dell’entusiasmo e, dopo sette minuti, è Frankie “Uragano” Rijkaard a svettare di testa in area su un cross “al bacio” di Tassotti e a spedire con forza e precisione il pallone alle spalle di Buyo.
L’urlo di San Siro fa tremare il cemento dello stadio, quello vecchio e glorioso sul quale ci troviamo ma anche quello nuovo dei settori ancora in costruzione; si comincia ad intravedere il Nou Camp e la finale, ma siamo solo al 25° e la strada è ancora lunga e difficile.
Non c’è tempo per la sofferenza e per la scaramanzia: il Real Madrid è ferito, stordito, nervoso; il Milan galleggia sull’oceano dell’entusiasmo e prova ad infierire, mentre sugli spalti iniziano già i primi olè irriverenti nei confronti del toro madrileno ormai sconfitto e che sottolineano la trama di passaggi dei giocatori del Milan.
Il doppio vantaggio è già un punteggio di lusso ma, allo scadere del primo tempo, i rossoneri danno la mazzata definitiva al Real e alle sue speranze di rimonta: cross dalla sinistra di Donadoni e preciso colpo di testa di Gullit che va ad infilare la palla all’angolino.
La tensione si scioglie, la paura non c’è più, il fischio dell’arbitro Ponnet, che manda le squadre al riposo, potrebbe tranquillamente essere quello finale, perché non c’è più partita, in campo c’è solo una squadra, la sua maglia è rossonera e i suoi tifosi sono ormai impazziti dalla gioia.

Il secondo tempo inizia sulla falsariga del primo: pochi minuti e giunge anche l’ora del gol del “Cigno di Utrecht” Marco Van Basten che, con la sua inconfondibile classe, controlla in area un assist aereo di Gullit, manda in tilt l’avversario con una finta e fulmina Buyo.
Il Milan ha calato un poker da favola, in Curva Sud si canta e si festeggia con la poca voce ormai rimasta, si mandano messaggi d’amore a questa squadra che non finisce di stupirci (OH MAMMA MAMMA MAMMA…SAI PERCHE’ MI BATTE IL CORAÇON, HO VISTO IL GRANDE MILAN…E MAMMA’ INNAMORATO SON!) e si vorrebbe che questa magica notte fosse infinita.
L’unica nota stonata della serata è l’uscita di Gullit al 56°, sostituito da Virdis: il “tulipano nero” si è infortunato al ginocchio e solo l’indomani sapremo che si tratta di problemi al menisco (l’ennesima tegola di una stagione sfortunata che, però, non gli impedirà di giocare la finale di Barcellona e realizzare una fantastica doppietta): lo stadio lo saluta con un autentico ruggito, RUUUUD GULLIT, che squarcia il cielo plumbeo sopra Milano.
La festa riprende subito dopo, perché anche Donadoni ha voglia di gloria e dopo aver servito splendidi assist ai compagni, decide di approfittare del disorientamento della difesa del Real ormai allo sbando e, su azione da calcio d’angolo, lascia partire un preciso rasoterra dal vertice dell’area e incenerisce Buyo, ormai stordito da quell’autentica gragnuola di tiri che gli sono piombati addosso in una serata tutta da dimenticare.
Cinque gol in un’ora, una superiorità schiacciante e inimmaginabile, una prestazione collettiva pressochè perfetta e lo dimostra il fatto che tutta la metà offensiva della squadra (dal n° 7 al n° 11, cioè Donadoni, Rijkaard, Van Basten, Gullit, Ancelotti) ha messo la firma su uno dei successi più incredibili e spettacolari della storia del Milan.
L’ultima mezz’ora di gioco non ha più alcun senso: il Real è tramortito, boccheggiante, umiliato; il Milan placa la sua furia, mentre sugli spalti si fa festa tra gli olè del pubblico che trasformano San Siro in una gigantesca Plaza de Toros in cui il torero rossonero ha fatto fare una bruttissima fine al toro spagnolo, infilzandolo con cinque velenosissime banderillas che l’hanno fatto stramazzare a terra.
I pizzicotti si sprecano ma sono inutili, perché non si tratta più di un sogno ma di splendida realtà: il Milan ha trionfato sommergendo il Real Madrid e il suo mito sotto un autentico diluvio di reti e la squadra di Arrigo Sacchi ha scritto una pagina storica del glorioso libro delle imprese rossonere.
Scatta inevitabilmente anche la Ola e tutto lo stadio, tribuna compresa, partecipa con entusiasmo; San Siro trema sotto la scossa dell’onda di entusiasmo rossonero, ripetuta innumerevoli volte, le bandiere sventolano, i canti fanno rimbombare lo stadio e dalla curva si alza il coro: A BARCELLONA ANDIAM, A BARCELLONA ANDIAM, PERCHE’ E’ UN MAGICO MILAN, PERCHE’ E’ UN MAGICO MILAN…
Sinceramente non so dove la gente trovi ancora la voce per cantare; personalmente ho la gola devastata e incapace di produrre ancora suoni “umani” ma la gioia è troppo grande, non voglio arrendermi e smettere di tifare per questo incredibile Milan.
Ormai non ci sono più dubbi: la finale è conquistata, Barcellona ci attende e, sicuramente, anche nella città catalana si fa festa, perché i tifosi blaugrana non dovranno subire lo smacco di vedere gli odiati avversari del Real giocare la finale di Coppa dei Campioni proprio al Nou Camp.
Dopo vent’anni esatti il Milan torna a disputare la finale del più prestigioso torneo europeo, ma nessuno ha già voglia di pensarci: la festa ora è qui a San Siro e si aspetta il fischio finale per tributare il giusto omaggio ai protagonisti di quest’autentica impresa e festeggiare fino a notte fonda una di quelle vittorie che nessuno mai dimenticherà.
Quando Ponnet dichiara concluso l’incontro, i giocatori vengono sotto la Curva a ringraziare per il tifo e l’incitamento e per ricevere l’applauso di tutti: nei loro volti c’è gioia e soddisfazione per una splendida prestazione, nei nostri cuori la felicità di chi ha vissuto una serata da sogno e quasi si rammarica perché lo spettacolo è finito.

Il Milan è diventato “Real” offrendo uno show spettacolare, giocando in modo divino e abbattendosi sui malcapitati spagnoli come il più potente dei cicloni che spazza via tutto quello che si trova davanti; è stata una serata fantastica, grazie ad una squadra stratosferica che ha realizzato una goleada storica; è stata una notte “da Milan” che non avremmo mai immaginato di poter vivere, un trionfo rossonero che ci ha fatto impazzire di gioia e la Curva Sud ha offerto uno spettacolo nello spettacolo, degno di quello regalatoci dalla squadra.
Una grande Curva per una grande squadra in una notte da sogno, ma nessuno si poteva immaginare che lo spettacolo era solo all’inizio e che a Barcellona il trionfo sarebbe diventato apoteosi…ma questa è un’altra storia!

Davide Bin

davbin@inwind.it