Ci sono alcuni artisti che hanno venduto una marea di copie ma il cui reale valore artistico è quantomeno dubbio, cioè: hanno fatto indubbiamente delle cose buone (come tanti altri in questo mezzo secolo di storia del rock), ma loro hanno suscitato una tale adorazione di massa che è impossibile non chiedersi quanto ci sia d'arrosto e quanto invece di fumo (cioè pubblicità e costruzione del mito). Ultimamente ci troviamo di fronte alla sublimazione dell'artista di plastica: Mariah Carey, Backstreet Boys, N'Sync e Britney Spears hanno frantumato altrettanti records di vendite negli ultimi anni (non ricordo quali di preciso), e sono quanto di più fumoso si possa pensare, neppure nascondono la loro ignoranza musicale...
Le boy bands non rientrano però nella categoria di rock-bands (neppure in quella di gruppi musicali spero, ma sorvoliamo), e dunque si può evitare di citarle.
Nel sondaggio inserisco 4 opzioni più la canonica "altro: specificare". I primi 4 che mi sono venuti in mente sono: Beatles, Queen, U2 e Nirvana.
I Beatles sono quelli a cui va il mio voto, senza ombra di dubbio. Un critico musicale una volta ha detto qualcosa tipo: "I Beatles stanno alla musica come i McDonalds stanno all'arte culinaria", e direi che questa frase da sola vale più di qualunque biografia sul quartetto di Liverpool. In effetti il loro enorme successo può essere spiegato da psicologi e sociologi più che da esperti di musica, visto che i quattro non furono i primi in nulla, non furono i più dotati tecnicamente, non inventarono né sperimentarono niente e, ad oggi, non sono nemmeno quelli che hanno venduto di più, dunque, anche ammesso (e non concesso) che il successo commerciale sia una fattore di rilievo nella determinazione del valore artistico, i Beatles non possono essere considerati i più grandi, né i primi (in nessun campo). I loro fans di solito sono i più agguerriti ma non hanno mai valide argomentazioni a favore delle loro pretese di preminenza dei *fab* four, se non un generico "sono quelli che hanno avuto la maggior influenza sul mondo del rock", cosa opinabilissima e assolutamente ridimensionabile. Come già detto, è una questione puramente psicologica, se uno adora i Beatles (per motivi affettivi o Dio solo sa cosa) per lui saranno probabilmente "i più grandi", ma non può certo pretendere che lo siano oggettivamente. Io ho amato i Marshall Tucker Band, ma non mi sognerei mai di dire che sono stati i più grandi della storia del rock.
Per quanto riguarda i Queen devo ammettere che ho avuto un debole per loro. i Pooh inglesi, come li chiama qualcuno, hanno azzeccato delle belle atmosfere nella loro ventennale carriera e il buon vecchio Bulsara era proprio un animale da palcoscenico. Dopo la sua morte però è stato costruito su di loro un mito piuttosto esagerato per una pop band dalle doti tecniche non proprio eccellenti. Dopo un po' ti accorgi che è il classico gruppo del quale quando hai un Greatest Hits hai già sentito tutto, e infatti ultimamente ne è uscita una ristampa dei 3 che già spopolarono in passato, congratulazioni ai discografici.
Gli U2 sono invece un mito 'sui generis', mentre Queen e Nirvana erano stelle improvvisamente trasformatesi in supernovae dopo la morte del leader (i Beatles erano già leggende, ma le morti di Lennon e Harrison hanno sicuramente contribuito), i 4 ragazzi di Dublino hanno passato due decenni senza cambi di formazione e sono via via diventati icone del rock. Personalmente credo che non facciano più qualcosa di valido dai tempi di Achtung Baby, e che la magia si sia persa con The Joshua Tree (il loro capolavoro per me è The Unforgattable Fire), ma il pubblico non la pensa evidentemente come me e continua a riempire gli stadi in cui si esibiscono, ad acclamare i lavori di studio e a sommergerli di elogi per qualunque cosa facciano (il Bono politicamente impegnato, poi, non poteva certo mancare dalla bacheca dei suoi personaggi e naturalmente trascina le masse come nessun'altro, e allora armiamoci tutti di bianchetto e andiamo con lui dai capi di stato per cancellare il debito dei paesi del terzo mondo!).
Direi che i Nirvana ci entrano di merito in questo sondaggio, ma almeno Cobain non può essere definito un ipocrita. Lui che ammetteva di non essere un bravo chitarrista, semplicemente gli piaceva suonare, lui che dichiarava morto il grunge non appena l'establishment ci aveva messo gli occhi addosso (qualche punk della prima ora ha avuto le palle o il buonsenso di farlo?), lui che ammetteva di aver perso la creatività per colpa delle pressioni dei discografici e di aver fatto un lavoro poco valido (In Utero), lui che diceva di odiarsi e voler morire e che poi si è suicidato... per la gioia di chi gli stava attorno naturalmente, che ci ha costruito su il grande mito dell'ultimo dannato del rock e un'inesauribile fonte di introiti. Anche per i Nirvana è da poco uscita una raccolta di successi più un inedito pigliato chissà dove, ma alla fine della fiera anche per loro sono più i meriti di fenomeno di costume che quelli di pietra miliare della musica.




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