Uno strepitoso senatore Lino Jannuzzi, sbocconcellando un gigantesco sigaro, ha raccontato ieri sera a Giuliano Ferrara, a Luca Sofri e ai telespettatori de “La7” che Silvio Berlusconi lo ha chiamato al telefono, rassicurandolo: «Lino non ti preoccupare che adesso riformo la giustizia».
Jannuzzi che parlava da un balcone sospeso sull’Arco di Trionfo, in un effluvio di ironia, ostriche e champagne, si trova a Parigi per sfuggire all’arresto dei giudici napoletani che lo vogliono a Poggioreale, in esecuzione di condanne per diffamazione a mezzo stampa passate in giudicato. Nel rivelare le esatte parole dell’amico premier, il giornalista Jannuzzi ci ha regalato un altro dei suoi scoop, e una ragione di più per non vederlo in galera. Al culmine di un giornata trionfale per gli avvocati di Forza Italia, che hanno ottenuto la sospensione del processo Imi-Sir (legge Cirami) e l’audizione a porte chiuse (processo Dell’Utri per associazione mafiosa) del cliente preferito, la frase riferita da Jannuzzi è la ciliegina o, se si preferisce, la pietra tombale. Chi sperava in una riforma della giustizia concordata in Parlamento nell’interesse di tutti i cittadini, adesso sa con certezza che il presidente del Consiglio ha una sua precisa idea in proposito. Mentre Jannuzzi emetteva sbuffi aromatici nel cielo parigino, quel non ti preoccupare che adesso riformo la giustizia, sapeva di prepotenza e impunità.
Antonio Padellaro




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