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Discussione: profumo di impunità

  1. #1
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    Predefinito profumo di impunità

    Uno strepitoso senatore Lino Jannuzzi, sbocconcellando un gigantesco sigaro, ha raccontato ieri sera a Giuliano Ferrara, a Luca Sofri e ai telespettatori de “La7” che Silvio Berlusconi lo ha chiamato al telefono, rassicurandolo: «Lino non ti preoccupare che adesso riformo la giustizia».
    Jannuzzi che parlava da un balcone sospeso sull’Arco di Trionfo, in un effluvio di ironia, ostriche e champagne, si trova a Parigi per sfuggire all’arresto dei giudici napoletani che lo vogliono a Poggioreale, in esecuzione di condanne per diffamazione a mezzo stampa passate in giudicato. Nel rivelare le esatte parole dell’amico premier, il giornalista Jannuzzi ci ha regalato un altro dei suoi scoop, e una ragione di più per non vederlo in galera. Al culmine di un giornata trionfale per gli avvocati di Forza Italia, che hanno ottenuto la sospensione del processo Imi-Sir (legge Cirami) e l’audizione a porte chiuse (processo Dell’Utri per associazione mafiosa) del cliente preferito, la frase riferita da Jannuzzi è la ciliegina o, se si preferisce, la pietra tombale. Chi sperava in una riforma della giustizia concordata in Parlamento nell’interesse di tutti i cittadini, adesso sa con certezza che il presidente del Consiglio ha una sua precisa idea in proposito. Mentre Jannuzzi emetteva sbuffi aromatici nel cielo parigino, quel non ti preoccupare che adesso riformo la giustizia, sapeva di prepotenza e impunità.
    Antonio Padellaro
    mr

  2. #2
    Asteroids
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    Berlusconi ha detto che verrà riformata la giustizia, mi sembra una buona notizia, in parlamento verranno poi discusse le nuove norme.

  3. #3
    Super Troll
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    Predefinito

    un sigaro simile lo usava al capone e molti personaggi di film della mafia......
    (anche chi ha studiato la sceneggiatura dell'inquadratura meriterebbe però di essere ricordato, chi lo conosce??)
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  4. #4
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    Predefinito Berlusconi si avvale della facoltà di....

    non rispondere. ( che novità......)

    Avreste dovuto esserci. Per vedere un Berlusconi come nessuno forse l’ha mai visto. Tranne la cerchia ristretta dei “Fidel” Confalonieri, dei “Paolino” Bonaiuti, e di altri pochi eletti. Gente di casa. Che sa come si trasforma e si incupisce quel volto, quando scompare – come nel gatto di Alice – il sorriso a tutto denti, e la bocca è stretta a fessura, e gli occhi dardeggiano rabbia. E’ in quel volto fremente d’ira, in quel tic che fa vibrare un labbro, nelle sopracciglia che s’inarcano, la cronaca più prevista e annunciata dell’udienza più apparentemente vuota di notizie che si ricordi. (Apparentemente. Perché l’imprevisto sotto le forme di una disputa procedurale stava per introdursi a sorpresa nel copione, il premier stava per sbottare in chissà quali improperi contro la giustizia impazzita in risposta a un “appello” a contribuire alla verità da parte del pubblico ministero. Ma un avvocato – l’ineffabile onorevole Ghedini – s’è messo prontamente in mezzo, quel “contributo” è stato negato).
    Chi ha cronometrato questo vano blitz del Tribunale di Palermo nella sede della presidenza del Consiglio dice che – escluso gli scarni convenevoli iniziali - tutto è durato otto minuti e quaranta secondi. Che diventano ventuno solo se si calcolano anche quelli durante i quali i giudici sono saliti per lo scalone seicentesco, adorno di sculture antiche, al terzo piano, e sono stati introdotti nella Sala verde, proprio quella dove di solito si svolgono le trattative sindacali. Sala grande, fatta per lunghe diatribe. Invece, ieri è stato come togliere un dente.

    Il succo della giornata è che Berlusconi ha sbattuto la porta in faccia alla giustizia. Cioè “s’è avvalso della facoltà di non rispondere”, come alle 16,45 in punto ha annunciato, porgendo il petto davanti all’ingresso di palazzo Chigi a una pattuglia di taccuini e telecamere tenuti fuori dall’ordinanza del Tribunale, l’on. Enzo Trantino, altro avvocato-deputato (di An) che qui difende l’imputato di concorso esterno all’associazione mafiosa, Marcello Dell’Utri: "Siamo sereni e condividiamo la scelta del presidente del Consiglio di avvalersi della facoltà di non rispondere".

    Per chi non lo sapesse, ieri Berlusconi avrebbe dovuto rispondere in qualità di “imputato di reato connesso e archiviato” a una serie di curiosità dei giudici riguardo alle attività sospette – finanziarie, mafiose e non - del suo fedelissimo Marcello Dell’Utri, che qualche tempo fa, del resto, s’era fatto scudo del suo premier per evocarlo come l’“imputato di pietra” di questo processo.

    Già citato come testimone dalla difesa (che ha presto rinunciato), ora di rinvio in rinvio risultava l’ultimo teste della lunga lista dell’accusa: Berlusconi ha usato i suoi diritti procedurali, scivolando in un sostanziale sgarbo alla giustizia. Che era impersonata per l’occasione da Leonardo Guarnotta, presidente della seconda sezione, viso triste, andatura dinoccolata, uno dei superstiti di quel tragico e valoroso Ufficio istruzione palermitano che fu sterminato dalle bombe, Chinnici, Falcone e Borsellino. Con il contorno degli altri giudici del collegio, e con i sostituti procuratori Antonio Ingroia (il giovane magistrato che era considerato il pupillo di Borsellino) e Domenico Gozzo. Presenti, oltre a loro, solo alcuni pochissimi addetti ai lavori, le segretarie, i cancellieri e il maresciallo Giuseppe Ciuro, proprio il segugio della Dia che indagò sull’intrico di 22 holding pre-Fininvest e sulla partecipazione dei mafiosi alle fusioni all’ombra del Biscione di alcune antenne tv siciliane. In tutto, una decina di persone, ingobbite da borsoni in cuoio nero, il cui contenuto, carte su carte, è stato via via stancamente esibito sulla soglia del palazzo agli agenti della sicurezza.

    Dentro, di là dai battenti sbarrati, è andata così. I magistrati hanno fatto un po’ di anticamera prima che Berlusconi si concedesse al loro cospetto. Al suo ingresso qualche saluto formale, a distanza, niente strette di mano. Il posto centrale del lungo tavolo è già occupato da Guarnotta, un po’ a disagio Berlusconi gli si deve sedere davanti. Il presidente del Tribunale pronuncia non più di una ventina di parole per spiegare che il presidente Berlusconi, citato dalla pubblica accusa, è imputato di reato connesso e archiviato, quindi potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere, (in modo da rispettare – è sottinteso - il copione già previsto, come si può intuire dalla convocazione di quest’udienza alle sedici e dalle prenotazioni di tutta la comitiva sul volo az1793 che decollerà già alle 19 da Fiumicino alla volta dell’aeroporto palermitano di Punta Raisi). Berlusconi, con la sua faccia più seria, a labbra strette sibila con voce metallica che si avvarrà della facoltà di non rispondere.

    Tutti a casa? No, il pm Ingroia ha qualcosa da dire, anzi ha proprio da rivolgere un appello all’”imputato di pietra”: “Presidente, questa deposizione noi la riteniamo utile. Anzi indispensabile, tant’è che oggi siano qui a palazzo Chigi per raccoglierla. La riteniamo un’occasione importante per contribuire all’accertamento della verità”. L’accusa vuole aggiungere a quanto ha già detto Guarnotta, che molte domande che intende rivolgere a Berlusconi non coinvolgono direttamente il teste, il quale in ogni caso tra il tacere e il parlare ha anche un’altra alternativa: rispondere solo ad alcune domande, avendo anche a disposizione la facoltà di scartare soltanto quelle che non gli aggradano. Insomma, spiega Ingroia, questo è “un appello a contribuire alla giustizia, un contributo che sarebbe utile non solo per l’accusa, ma anche per la difesa degli imputati e per il Tribunale”.
    Contributo alla giustizia. Appello. Parole sgradite. Un appello che non era previsto, rivolto direttamente al teste, che da serio, via via mentre Ingroia parla, si fa proprio scuro, digrigna le mandibole, stringe i pugni e sta per scoppiare. Un appello che fors’anche si può considerare una specie di trappola che il pm ha teso a un testimone nella vita pubblica particolarmente e notoriamente loquace, anche quando non lo si provochi un tantino. E così per qualche lungo secondo, in attesa di qualche bomba oratoria del Berlusconi consueto, si sente volare la classica mosca. Ma è il buon Ghedini con voce flautata e toni gentili a mettersi di traverso tra il barbuto pm e il premier, con un paio di minuti impiegati in dotti e garbati argomenti giuridici: “A giudizio di noi avvocati difensori la deposizione del presidente Berlusconi sarebbe inutile. Il presidente del Consiglio non potrebbe aggiungere assolutamente nulla a quanto era già stato chiarito nei mesi scorsi con una corposissima consulenza. Il ricordo testimoniale non può superare il ricordo cartaceo che è affidato a una consulenza di parte molto dettagliata nel merito di ogni singola domanda che potrebbe essere rivolta oggi”.

    In termini calcistici, una provvidenziale “melina”. Giusto il tempo perché Berlusconi possa riprendere fiato, e - invece di dar la stura alla solita ondata di piena oratoria che ha in corpo, come spera il pm - dica con voce stanca, rotta solo da qualche vibrazione nervosa, che “si adegua al parere” dei suoi legali. E’ finita. Dietro front, un cenno di saluto collettivo col capo, e il presidente del Consiglio lascia la sala. Impettito, dopo la scena praticamente muta, Berlusconi torna, così, nei suoi uffici. Gli avvocati si fiondano dai giornalisti che li aspettano in piazza accanto a quello strano manifestante solitario che espone un corno rosso e un volantino listato a “lutto per la Repubblica”. I magistrati scelgono un’uscita laterale.

    Commento di Ingroia: “Ritenevamo questa deposizione un atto dovuto e anche importante per l’accertamento della verità. La scelta di non rispondere, consentita dalla legge e non discutibile dal punto di vista procedurale, è un’occasione mancata di acquisire un ulteriore contributo all’accertamento della verità. Tuttavia il processo va avanti, vi sono tanti altri elementi”. Commento di Enzo Trantino (difesa di dell’Utri): "Il presidente del Consiglio avrebbe dovuto rispondere su una pila di carte che occupa due diverse stanze per fatti archiviati riesumati e stressati per settimane dai giudici del dibattimento con una conclusione assolutamente nulla. Ghedini all’uscita risponde a una domanda sulle carte relative all’afflusso di demaro sospetto a metà degli anni Settanta che risulterebbero praticamente sparite dalle carte esibite dalla difesa: sui finanziamenti alla Fininvest dal 1975 al 1978 "non c'è nessun buco, ci sono stati degli errori valutativi". Si tratta allora di un’invenzione? "Nessuna invenzione, evidentemente ci sono stati degli errori di valutazione: il nostro consulente ha spiegato che non c'è nessun buco e che la ricostruzione cartacea è completa. La Fininvest, ha diffuso una nota sull'asserito buco, evidentemente mai compreso da parte di alcuni giornalisti. Del resto, la materia è così complessa che è facile fare errori anche da parte nostra”. Insomma, nel giorno del silenzio del premier, i suoi avvocati si contengono dal minacciare le solite querele e pronunciano parole al miele.

    Il processo ora dovrebbe affrontare un elenco di cento testimoni della difesa dei due imputati, che sono Dell’Utri e un suo amico mafioso, Gaetano Cinà. Durata prevista, se tutto va bene, un altro anno. Ma i lettori avrebbero diritto di sapere quali domande abbia evitato ieri Berlusconi a porte chiuse, come si fa nei processi per stupro, per evitare la morbosa diffusione di dettagli osceni. Il miracolo dei capitali svizzeri e dei prestanome della accumulazione originaria e della resistibile scalata dell’ex pianista di navi da crociera. E quel Vittorio Mangano, che bastava guardarlo in faccia per capire che non era uno stalliere. E le trame eversive di un movimento secessionista, “Sicilia libera”, che sembrava il gemello sputato della Lega, in Sicilia sponsorizzato – prima della scesa in campo di Berlusconi e soci – da certi Licio Gelli e Leoluca Bagarella. Invece di tentare di sintetizzare quella che l’avvocato Trantino misura in “una montagna di carte alta due metri”, ci si può affidare all’icastica domanda che nel 1976 Giorgio Bocca rivolse ai lettori del Giorno: “Milano è la città in cui un certo Berlusconi costruisce Milano 2, cioè mette su un cantiere che costa 500 milioni al giorno. Chi glieli ha dati?”. Berlusconi a quei tempi aveva 34 anni, non rispose. Avrà avuto i suoi motivi per avvalersi della stessa “facoltà” ieri martedì 26 novembre – segnatevi questa data - davanti alla giustizia italiana.
    mr

  5. #5
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    Originally posted by Asteroids
    Berlusconi ha detto che verrà riformata la giustizia, mi sembra una buona notizia, in parlamento verranno poi discusse le nuove norme.

    una legge Cirami per Iannuzzi.
    mr

  6. #6
    Asteroids
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    Originally posted by mariarita



    una legge Cirami per Iannuzzi.
    Le leggi non riguardano mai una sola persona ma tutti i cittadini.

  7. #7
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    Purtroppo ,dopo essere servite per un preciso scopo o un preciso imputato, sì.

    Beninteso quelli che se lo possono permettere. I mafiosi hanno tanti soldi e possono impiegare schiere di avvocati.


    carissimi genitori, fate studiare i vostri figli da avvocati. Questa legge darà lavoro a molti.
    mr

  8. #8
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    Ma non facevano prima a fare una modifica alla costituzione che afferma che Berlusconi e i suoi amici sono innocenti a prescindere?

    Sapete quanto tempo si risparmiava!!!

  9. #9
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    Originally posted by Asteroids


    Le leggi non riguardano mai una sola persona ma tutti i cittadini.
    ..in uno stato democratico....

 

 

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