La muraglia d'Elvezia
Domani un nuovo referendum, voluto dalla destra, per limitare ancor di più il diritto d'asilo in Svizzera. Stampa e governo contrari, eppure i sondaggi sono lo stesso incerti e i sì superano comunque i no
SERENA TINARI
BERNA
SSi vota domenica nella Confederazione sul referendum dell'Udc (la destra cattolica) «contro gli abusi nel diritto d'asilo», una proposta che farebbe diventare la legislazione svizzera in materia la più restrittiva d'Europa. Eppure la normativa vigente è già molto dura, come da sempre denunciano i collettivi di sostegno ai sans-papiers e le associazioni per i migranti. L'asilo è concesso solo a persone che provengono dai paesi inclusi nella lista federale delle nazioni «a rischio»: non ne ha diritto chi viene dal Kosovo, per esempio, né dalla Romania, come si è visto nell'episodio recente del rimpatrio senza condizioni di 255 Rom. Così come è salito spesso alla ribalta dei media lo scandalo delle espulsioni forzate: gli attivisti per i diritti umani la chiamano deportation class.
Il referendum propone di diminuire le prestazioni sociali alle persone in attesa di asilo politico e di imporre sanzioni economiche alle compagnie aeree che abbiano trasportato persone non desiderate. Secondo l'Udc, infatti, fra i richiedenti si nasconderebbero decine di migliaia di impostori, che vengono in Svizzera per «sfruttare le risorse del paese» e rimpinguare le fila della piccola e grande criminalità. Argomentazioni raffinate, che hanno mosso il governo federale a prendere fermamente posizione contro il referendum. Così nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli appelli dai responsabili dei vari dipartimenti, in prima fila la ministra di giustizia e polizia Ruth Metzler, a votare contro l'iniziativa.
La campagna dell'Udc ha d'altronde spinto l'esecutivo ad una pericolosa rincorsa al consenso sul tema dell'immigrazione, con l'annuncio che d'ora in poi saranno trattati «con priorità e particolare attenzione i dossier di richiedenti asilo africani occidentali». Il portavoce della ministra ha chiarito che si tratta «di coloro che vengono in Svizzera per vendere droga e che non bisogna generalizzare, né lasciarsi andare a derive razziste». Ma la sollecitazione governativa è stata accolta con soddisfazione a Zurigo e Ginevra, entrambe impegnate da mesi nella creazione di zone chiuse allo spaccio nel centro cittadino: progetti di ordine pubblico che secondo la sinistra e le associazioni di strada, si traducono nella discriminazione e persecuzione delle persone immigrate che hanno la pelle scura.
La discesa in campo delle forze governative, così come la decisa, seppure tardiva, presa di posizione delle forze di centro e di sinistra, hanno consentito di migliorare le proiezioni della vigilia: solo un mese fa il Si era dato per vincente con il 57 per cento dei voti. Dopo due settimane secondo il sondaggio commissionato da quattro reti televisive, i favorevoli sarebbero scesi a quota 43 per cento, mentre il No sarebbe fermo al 37 e sarebbe invariato il numero degli incerti, attorno al 20 per cento.
Durissima la presa di posizione di Raymond Hall, direttore dell'agenzia europea dell'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati: «Un'iniziativa inefficace e pericolosa, in evidente violazione della Convenzione di rifugiati del 1951. Se approvata, darebbe luogo ad una situazione ingestibile a livello europeo». Il fiore all'occhiello del referendum dell'Udc è la proposta di rispedire al mittente e senza condizioni i richiedenti che siano transitati per un paese considerato «sicuro». Dato che la Svizzera è al centro dell'Europa, secondo l'Ufficio federale per i rifugiati sarebbe respinto il 96 per cento dei richiedenti asilo.




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