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    Predefinito O Devolution O Secessione!!!

    DEVOLUTION: BOSSI, SE NON PASSA TUTTI A CASA
    PAVIA - Umberto Bossi ha annunciato un forte impegno affinche' passi la devoluzione, aggiungendo che ''se la devoluzione non passa stop. Si ferma il governo, tutti a casa''. ''Non c'e dubbio - ha esordito il ministro delle Riforme e leader leghista - che le difficolta' che troviamo sono create soprattutto dall' Ulivo, sono loro che fanno l'ultimo tentativo di creare difficolta' al governo. Ma dentro la Cdl tutti hanno cominciato a ragionare in maniera diversa rispetto al passato, tutti hanno preso atto che il nord ha la necessita' di contare di piu'''. ''I comunisti - ha proseguito Bossi - presentano migliaia di emendamenti contro il titolo V, proprio quello che hanno presentato loro. Ma sappiano che sotto due dita di polvere c'e' il fuoco, se qualcuno oggi vuol soffiare sulla polvere faccia pure ma questi scalzacani comunisti sappiano che innescherebbero bagliori che questa volta non si fermano perche' il nord e' stanco di essere un gigante economico e di non contare nulla politicamente''. Bossi come di consueto ha dedicato una parte del suo discorso alle ricostruzioni storiche e in questo caso ha ricordato che quando diede vita alla Lega ''il nord voleva la politica per uscire dalla schiavitu'. Ma nell'Ulivo c'e' ancora chi vorrebbe la schiavitu' della Padania. Si sbagliano, buoni si', ma finche' vivro' io mai piu' coglioni! Non vogliono darci il federalismo? Ce lo prenderemo, nazisti rossi! Anche perche' non e' piu' solo il nord che vuole il federalismo ma anche il sud''. In un successivo passaggio, sempre legandosi alla questione del federalismo, Bossi ha fatto un accenno anche alla Rai, affermando che ''e' incredibile che al nord ad esempio non ci sia una rete televisiva, proprio nel nord che le paga tutte tre le reti''. ''Da ora in poi - ha concluso Bossi - si alza la bandiera padana in tutto il nord e poi vediamo se fermano il federalismo. Torniamo sul territorio, non per la secessione, ma per ottenere il cambiamento federalista. Se non sara' possibile saro' io a prenderne atto e a dire: all' attacco!''.
    23/11/2002 09:41
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Bossi: in Padania c’è il fuoco sotto la polvere

    Il Senatur: governo a casa se la devoluzione non passa. E attacca i «nazisti rossi» e gli «scalzacani comunisti»


    PAVIA - «Se non passa la devoluzione, stop! Si ferma il governo e tutti a casa». I leghisti pavesi ieri sera si sono trovati di fronte al comizio forse più breve nella lunga storia di oratore fluviale di Umberto Bossi. Ma anche a uno dei più duri. Di più dell’aut aut del settembre scorso a Venezia, quando il Senatur chiese a Berlusconi un vertice di maggioranza per rilanciare la devoluzione nel programma di governo della Casa delle Libertà. Questa volta c’è la minaccia: addio governo, addio alleanza, la Lega fa saltare tutto. Il leader del Carroccio lo dice da Ferragosto che il suo partito è pronto a tornare in piazza, da ieri si capisce che fa sul serio e che il momento delle scelte è arrivato: «Domenica 1° dicembre a Brescia manifesteremo per la devoluzione. Torniamo sul territorio, non per la secessione, ma per sostenere il cambiamento federalista. Ma se il cambiamento non ci sarà sono il primo a dire: all’attacco!». Quella del Senatur scandita nel comizio di Pavia è innanzitutto una sfida aperta al centrosinistra, che ha accolto con l’«ostruzionismo totale» l’approdo al Senato della «sua» devolution. Torna a chiamarli «nazisti rossi» e rispolvera toni secessionisti per andare all’attacco: «Sotto due dita di polvere c’è il fuoco. Se qualcuno vuole la rottura soffi pure, soffino pure questi scalzacani comunisti e vedremo come andrà a finire...». Il ministro per le Riforme non esita neppure a parlare di Padania, perché «nell’Ulivo c’è ancora chi vuole la schiavitù della Padania». A costoro il gran capo leghista risponde duro: «Noi siamo buoni buoni sì, ma finché vivrò io mai più coglioni!». Poi li schernisce per il comportamento in Parlamento: «I comunisti presentano migliaia di emendamenti contro il Titolo V, proprio quello che hanno presentato loro (la parte di Costituzione che contiene la riforma federalista approvata dall’Ulivo nella scorsa legislatura, ndr .).
    Nelle parole di Bossi c’è però anche l’ennesimo forte «chi va là» ad alcuni settori della maggioranza, segnatamente ancora una volta i centristi. E’ anche rivolto a loro, prima ancora che a Berlusconi, l’ultimatum del «tutti a casa». E ha l’obiettivo di far correre qualche brivido nella schiena a Casini e Follini l’immagine del «bandierone padano» che si leva per spingere il Nord alla lotta: «Sono venuto qui - si anima il Senatur - a dire che da adesso si alza la bandiera padana in tutto il Nord! E vediamo se sarà facile fermare la Padania!». Naturalmente il capo del Carroccio riconosce che «dentro la Casa delle Libertà tutti hanno cominciato a ragionare in maniera diversa rispetto al passato, tutti hanno preso atto che il Nord ha la necessità di contare di più». Ma di quel «tutti» il popolo leghista sa che gli ex democristiani dell’Udc rappresentano solo una piccolissima parte.
    Bossi spiega che è giunto il momento di agire «anche perché non è più solo il Nord che vuole il federalismo, ma pure il Sud: ha preso coscienza e ora vuole essere sovrano». Per definire il Nord sceglie parole che ricordano quelle spesso usate dal suo grande alleato nel governo, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti: «Il Nord è un gigante economico stanco di non contare nulla politicamente». Dunque, «se non ci vogliono dare il federalismo ce lo prenderemo». Applausi. Ovazioni. Ma è tutto finito. Molto più presto del solito. E anche questo particolare rafforza l’eccezionalità dell’evento. Il Senatur salta in macchina e corre via nel Nord, verso Milano, via Bellerio, sede della Lega. Là lo attendono tutti i numerosi emendamenti al disegno di legge sulla devoluzione: vuole passare la notte a leggerli.
    A dimostrare che il «bandierone padano» ieri sera si è alzato, alle parole di Bossi fanno eco quelle di Roberto Maroni, ministro del Welfare. In un comizio a Monza, il numero due leghista usa gli stessi toni e gli stessi concetti. Raddoppia insomma l’ultimatum all’esecutivo di Silvio Berlusconi: «Se non si potesse realizzare la devolution, se solo avessimo il dubbio, non staremmo al governo un minuto di più». La dichiarazione di guerra è lanciata, all’inizio di dicembre la prima «battaglia campale» a Brescia.

    Enrico Caiano Fabio Cavalera


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    Der Wehrwolf

  3. #3
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    DEVOLUTION: LA CONSULTA FRENA, E BOSSI SBOTTA




    Umberto Bossi




    (RadioRadicale.it, 23Nov - 11:23) - Sono tornati i toni da battaglia. Le oscillazioni secessioniste smussate dalla parola federalismo. Umberto Bossi, leader della Lega Nord, ieri sera nel suo comizio a Pavia ha rispolverato il suo repertorio 'padano' per contrastare quella che definisce l'ultima offensiva dei 'nazisti rossi' contro la sua devolution.

    Ieri sia i comuni, con una lettera, che aveva addirittura definito 'pericolosa' la proposta di devolution, sia il presidente della Consulta, che invece ha espresso dei dubbi, avevano stoppato il progetto leghista. Un progetto che vede sì, come sostiene Bossi, un ostruzionismo, 4000 emendamenti presentati, da parte dell'Ulivo, ma anche, in certi casi, di certe componenti della maggioranza. E proprio ai suoi alleati della maggioranza Bossi ieri sera non l'ha mandata a dire: «Se la devoluzione non passa, stop. Si ferma il governo, tutti a casa».

    La colpa è dei comunisti ma...

    «Non c'è dubbio - ha detto Bossi - che le difficoltà che troviamo sono create soprattutto dall' Ulivo, sono loro che fanno l'ultimo tentativo di creare difficoltà al governo. Ma dentro la Cdl tutti hanno cominciato a ragionare in maniera diversa rispetto al passato, tutti hanno preso atto che il nord ha la necessità di contare di più».

    «I comunisti» - ha proseguito Bossi - «presentano migliaia di emendamenti contro il titolo V, proprio quello che hanno presentato loro. Ma sappiano che sotto due dita di polvere c'è il fuoco, se qualcuno oggi vuol soffiare sulla polvere faccia pure ma questi scalzacani comunisti sappiano che innescherebbero bagliori che questa volta non si fermano perché il Nord è stanco di essere un gigante economico e di non contare nulla politicamente».

    All'attacco su federalismo e la Rai

    «Il Nord voleva la politica per uscire dalla schiavitù» - ha proseguito - «ma nell'Ulivo c'è ancora chi vorrebbe la schiavitù della Padania. Si sbagliano, buoni sì, ma finché vivrò io mai più coglioni! Non vogliono darci il federalismo? Ce lo prenderemo, nazisti rossi! Anche perché non è più solo il Nord che vuole il federalismo ma anche il Sud».

    E la Rai: «E' incredibile che al nord ad esempio non ci sia una rete televisiva, proprio nel nord che le paga tutte tre le reti. Da ora in poi» - ha minacciato Bossi - «si alza la bandiera padana in tutto il nord e poi vediamo se fermano il federalismo. Torniamo sul territorio, non per la secessione, ma per ottenere il cambiamento federalista. Se non sarà possibile sarò io a prenderne atto e a dire: all' attacco!»
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  4. #4
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    Il presidente della Corte Costituzionale:
    "Sulla costituzionalità del ddl deciderà il collegio"
    Devolution, l'altolà di Ruperto
    Bossi: o passa o tutti a casa
    Lettera dell'Anci ai presidenti di Camera e Senato:
    "Vogliamo far sentire la nostra voce sulla riforma"


    ROMA - Il suo aut-aut Umberto Bossi lo lancia dal palco di un comizio a Pavia. Il tema è la devoluzion. I toni sono perentori. "Se la devoluzione non passa, stop. Si ferma il governo, tutti a casa" scandisce il leader della Lega. Poi gli strali si spostano sull'opposizione, "i nazisti rossi" per usare le parole di Bossi. "Non vogliono darci il federalismo? Ce lo prenderemo, nazisti rossi! Anche perché non è più solo il Nord che vuole il federalismo ma anche il Sud" dice il leader leghista.

    Ma le tensioni intorno al disegno di legge di riforma costituzionale sulla devolution fortemente voluto dalla Lega e fatto proprio dal governo e dalla maggioranza che lo sostiene continuano. Oggi è la volta della critiche dell'Anci e l'altolà della Corte Costituzionale.

    Da Trieste Cesare Ruperto, presidente della Corte Costituzionale, lancia un preciso avvertimento: "Non si può e non si deve procedere a nuove riforme costituzionali prima di avere emanato le leggi di attuazione di quella varata nell'ottobre 2001". E a chi gli chiede della costituzionalità del disegno di legge sulla devolution, il presidente della Consulta replica rimandando la decisione al collegio "quando sarà sollevato il problema davanti alla Corte".

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    Chi invece reclama a gran voce un maggiore coinvolgimento sono i Comuni. Accogliendo la proposta fatta ieri dal primo cittadino di Genova, la XIX Assemblea annuale dell'Anci ha inviato una lettera aperta ai presidenti di Camera e Senato, con la quale chiede un confronto sulla Devolution. Una lettera che si accompagna ad una raccolta di firme tra gli amministratori locali e regionali, esclusi quelli di Forza Italia ("il documento appare chiaramente
    come una presa di posizione politica tesa a creare confusione e polemiche"), con l'obiettivo di far sentire nelle aule parlamentari "la voce delle autonomie locali". Nella lettera i sindaci definiscono gli obiettivi del ddl Bossi "rischiosi per l'unità del Paese e la coesione sociale". Quando poi si entra nel merito della discussione, i sindaci e gli amministratori locali dicono di avvertire profondo disagio "nell'immaginare che nei settori fondamentali della sanità e della scuola venga meno l'indirizzo unitario dello Stato", perché questo "significa sancire un quadro di differenze e disuguaglianze, che lede le regole fondamentali della convivenza civile e della coesione sociale del nostro paese".

    All'assemblea dell'Anci c'era anche il leader della Margherita, Francesco Rutellli che gioca sulle parole e ironizza "su una devolution che definirei chiamo dissoluzione. Qualcuno vuole sfasciare l'Italia". Per il diessino Massimo D'Alema quello all'esame del Senato è un provvedimento "pericoloso, che serve solo agli equilibri politici interni alla maggioranza e al governo".
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    Bossi: "O la devolution o tutti a casa"


    Il senatur rispolvera i toni da battaglia: "Se la devoluzione non passa stop. Si ferma il governo". Nel mirino l'Ulivo ma anche la maggioranza. In Padania "c'è un fuoco che cova sotto la polvere".


    ROMA - Questa volta Bossi non le manda a dire: a Berlusconi, ai centristi, ad An, a chiunque nella maggioranza ostacola il progetto della devolution. Lui su quell'idea, su quel progetto cui gli elettori hanno detto sì e che i "popoli padani" attendono con ansia, è pronto a giocarsi il tutto per tutto. Anche la sopravvivenza della maggioranza, anche il crollo della Casa della libertà, anche la conclusioni anticipata della legislatura. Sembrava di essere in un comizio del 1994, quelli che preludevano al ribaltone, ieri sera a Pavia, quando il Senatur ha tratto il dado al termine di una giornata contrassegnata dal no dei Comuni e dai dubbi del presidente della Corte costituzionale : ''Se la devoluzione non passa stop. Si ferma il governo, tutti a casa''.

    ''Non c'è dubbio - ha esordito il ministro delle Riforme - che le difficoltà che troviamo sono create soprattutto dall' Ulivo, sono loro che fanno l'ultimo tentativo di creare difficoltà al governo. Ma dentro la Cdl tutti hanno cominciato a ragionare in maniera diversa rispetto al passato, tutti hanno preso atto che il nord ha la necessità di contare di più''.

    ''I comunisti - ha proseguito Bossi - presentano migliaia di emendamenti contro il titolo V, proprio quello che hanno presentato loro. Ma sappiano che sotto due dita di polvere c'è il fuoco, se qualcuno oggi vuol soffiare sulla polvere faccia pure ma questi scalzacani comunisti sappiano che innescherebbero bagliori che questa volta non si fermano perché il Nord è stanco di essere un gigante economico e di non contare nulla politicamente''.

    Bossi come di consueto ha dedicato una parte del suo discorso alle ricostruzioni storiche e in questo caso ha ricordato che quando diede vita alla Lega ''il Nord voleva la politica per uscire dalla schiavitù. Ma nell'Ulivo c'è ancora chi vorrebbe la schiavitù della Padania. Si sbagliano, buoni sì, ma finché vivrò io mai più coglioni! Non vogliono darci il federalismo? Ce lo prenderemo, nazisti rossi! Anche perché non è più solo il Nord che vuole il federalismo ma anche il Sud''.

    In un successivo passaggio, sempre legandosi alla questione del federalismo, Bossi ha fatto un accenno anche alla Rai, affermando che ''è incredibile che al nord ad esempio non ci sia una rete televisiva, proprio nel nord che le paga tutte tre
    le reti''. ''Da ora in poi - ha concluso Bossi - si alza la bandiera padana in tutto il nord e poi vediamo se fermano il federalismo. Torniamo sul territorio, non per la secessione, ma per ottenere il cambiamento federalista. Se non sarà possibile sarò io a prenderne atto e a dire: all' attacco!''.

    Sulla stessa, identica lunghezza d'onda il ministro del welfare Roberto Maroni. ''Se la devolution non si potesse realizzare - ha detto - se solo avessimo il dubbio, non staremmo lì un minuto di più''. In precedenza, Maroni aveva sottolineato come la Lega si trova ad affrontare e a risolvere nel governo ''migliaia di problemi, ma se anche noi non siamo lì solo per quello, siamo lì comunque perché la Lega vuole realizzare quel progetto di riforma'', ha aggiunto sempre riferendosi alla devolution.

    La riforma dello Stato, a suo giudizio, verrà senza dubbio realizzata ''da questa maggioranza e nell'arco della legislatura'', e d'altra parte sul tema ormai ''la Casa delle Libertà è compatta tanto che c'é l'impegno di tutti - ha specificato - per approvare entro il 9 dicembre la riforma al Senato, il primo decisivo passo per arrivare alla devoluzione''.

    (23 NOVEMBRE 2002; ORE 10:45)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  6. #6
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    Secessione!!!, così ci fate un favore anche a noi
    Con essa in Italia scoppierà un parapiglia ehh..........

  7. #7
    Totila
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    Secessione attraverso la Devolution...Tanto questo paese costruito artificialmente prima o dopo si sgretola...

  8. #8
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    Guarda come hanno reagito per una proposta moderata come la devoluzione ....sanno che lo Statto itaglione è tenuto insieme con lo spago...Mancino è arrivato a proporre un referendum sull'unità d'ittagglia ...ahahahahahhahahahhahah!
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  9. #9
    Fieramente Leghista
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    è patetico e tragicomico assieme tanto attaccamento a una cosa immorale e illegittima come il centralismo parassitario dello stato unitario itaglionide.
    comunque stiano tranquilli tutti quanti: in realtà, sarà il mondialismo immigrazionista tra pochi anni a porre fine all'unità d'itaglia, quando scoppieranno le guerre interetniche tra le varie specie di feccia che sono arrivate e arriveranno qui... i veri padroni saranno loro, a quel punto, e a noi toccherà o essere massacrati o forse scappare non so dove. Avremo parti della fu itaglietta sotto controllo islamico, altre sotto controllo cinese, altre albanese, ecc.ecc.
    E questa è la sorte che toccherà a tutta l'europa, chi prima e chi dopo, se non si riuscirà a invertire la tendenza.
    Con buona pace di tutti gli innumerevoli idioti ciechi e sordi...
    Certo sarà un'amara consolazione, però, a qual punto: "noi l'avevamo detto", potremo dire.

    E' così difficile capire che le cose andranno così? che questo sarà il nostro destino?

  10. #10
    Totila
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    Stanno perdendo la testa...La Devolution gli fa saltare tutti i piani...Girotondini e Casarini con il tricolore...Ahahahah!

 

 
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