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    Predefinito Documento e contributo al dibattito di un gruppo di giovani compagni

    Per un intervento nel settore giovanile-studentesco

    Documento e contributo al dibattito di un gruppo di giovani compagni

    Il vento non si ferma neanche se gli alberi vogliono riposare, Mao Tse-Tung


    Scriviamo questo documento come comunisti, militanti di diverse organizzazioni, con la volontà di rivolgerci ad altri compagni, di altri gruppi, attivisti sociali, di movimento o indipendenti, che vogliano aprire un dibattito con lo scopo di elaborare un’azione condivisa dei comunisti all’interno dei settori giovanili.

    Siamo convinti che l’inadeguata risposta che i settori giovanili della sinistra stanno dando all’attuale fase di ridimensionamento sociale sia da attribuire, oltre che alla loro frantumazione, ad una oggettiva regressione dalla capacità di analizzare il reale. La perdita degli strumenti analitici propri del marxismo ha portato come conseguenza la mancanza di indipendenza di pensiero e l’asservimento intellettuale, più o meno evidente ,dei settori della sinistra alternativa alle logiche del capitale.

    Le organizzazioni giovanili dei due principali partiti comunisti (Prc e Pdci) subiscono e hanno fatto proprie quelle dinamiche che hanno portato le loro organizzazioni madri all’allontanamento dalla classe con la logica conseguenza del fallimento. In esse sopravvive un avulso politicismo sostenuto da una retorica comunista che non da però alcuno spazio all’analisi dei nuovi percorsi che le identità comuniste devono svolgere all’interno della società. Un pensiero rivolto unicamente al passato, dove gli stessi riferimenti storici sono quelli più retrivi della tradizione comunista (riformismo, eurocentrismo, pacifismo ecc….) sono ciò che di più dannoso possiamo presentare al mondo giovanile soprattutto di fronte alla crescita esponenziale che in esso sta avendo la destra più radicale.

    I centri sociali, pur restando interessantissimi luoghi di sperimentazione politica essendo attraversati da diversi settori sociali, sono in crisi a causa del modello escludente che molto spesso li sorregge. In molti spazi autogestiti vengono elaborati modi di vivere più che azioni politiche complessive, rendendo i collettivi politici che in essi operano incapaci di farsi capire a chiunque non appartenga al circuito, più o meno dorato, di cui fanno parte.

    La fase economica, politica e sociale.


    La fase in cui stiamo vivendo è caratterizzata da una crisi economica di portata globale. L’incapacità di mettere a valore gli enormi capitali esistenti in un settore produttivo sconvolto dalla sovraproduzione e dalla crisi dei consumi (soprattutto occidentali) diviene anche crisi di prospettiva del capitalismo. La mastodontica opera di ristrutturazione in corso all’interno del capitalismo, che aprirà la strada al capitalismo verde, alla mercificazione dei beni comuni e a un ridimensionamento profondo degli assetti geopolitici, sta già mostrando i suoi effetti all’interno della società. Il numero dei disoccupati cresce giorno dopo giorno e la precarietà lavorativa diviene precarietà di vita con un conseguente impoverimento generale della popolazione. La decrescita che doveva essere così felice sta mietendo le sue vittime , ancora una volta, nelle fasce più povere della popolazione.

    Di fronte a tutto questo però non sembra esserci alcuna risposta significativa da parte dei settori sociali più coinvolti. Questo immobilismo è dovuto da un lato alla scomposizione di classe che ha radicalmente cambiato i suoi rapporti interni. La piramide sociale ha avuto una scomposizione oltre che orizzontale anche verticale portando settori degli stessi strati popolari in competizione tra loro piuttosto che contro il capitale. Soggettivamente poi l’assenza di un’alternativa sociale e politica nel territorio, resa manifesta da un bipartitismo istituzionale che non da spazio ad alcuna vera alternativa sistemica, priva la classe di una prospettiva a cui possa aspirare. Il bipartitismo e l’ultima tappa di controllo politico del maturo capitalismo italiano, che sente sempre più la necessità di restringere quegli spazi democratici che sono stati conquistati dalla Resistenza e dalle lotte dei lavoratori. Esso ha dimostrato tutti i suoi limiti alle ultime elezioni europee, ma non sembra esserci alcuna vera forza in grado di rompere l’attuale assetto istituzionale.

    Situazione internazionale


    La geografia del mondo sta cambiando rapidamente. I diversi poli imperialisti si stanno affrontando per il controllo delle risorse energetiche e naturali. Da una parte Cina India e Russia e dall’altra gli USA stanno giocando una partita i cui esiti daranno come risultato il nuovo assetto geopolitico mondiale. Le decine di piccoli conflitti globali e gli storici trattati di reciproco aiuto che in questo periodo vengono firmati ci danno un’idea della complessità dei cambiamenti a cui stiamo assistendo. In mezzo a questa situazione in continuo divenire abbiamo l’Europa che si dimostra sempre più tagliata fuori e asservita agli eterni alleati americani. Per chi nutriva l’illusione che essa potesse essere un’alternativa democratica al dominio americano il suo schierarsi a fianco degli eserciti americani durante le recenti campagne militari per spartirsi il mancato bottino ha dimostrato come non ci fosse nulla di più falso. Per chi invece voleva un Europa forte e competitiva, capace di sviluppare una propria prospettiva imperialista essa si e dimostrata del tutto impreparata, militarmente debole ed economicamente dipendente dagli Usa.

    Un discorso del tutto a parte meritano invece quei paesi e quei movimenti che con sempre maggior forza perseguono la strada del socialismo e dell’antimperialismo. Se all’interno dei paesi occidentali sembra mancare una risposta da parte dei popoli alla situazione in cui il capitale e il padronato li hanno costretti (escluse poche eccezioni come la Grecia) non dobbiamo mai dimenticare che come comunisti dobbiamo impegnarci nel riconoscimento e nella solidarietà attiva alle resistenze antimperialista che si stanno rafforzando nel mondo. Dall’Iraq alla Nigeria, dalla Palestina all’Indonesia esse, oltre a essere legittimi atti di rivolta dei popoli sotto dominio imperialista, stanno diventando assieme ai paesi del nuovo socialismo latinoamericano (Venezuela, Cuba, Bolivia ecc) dei veri e propri capisaldi contro il disegno di dominio globale statunitense.

    Intervento sociale

    È importante come comunisti restare all’interno delle contraddizioni che il capitalismo sviluppa nella società e nel territorio.

    La precarizzazione sociale diffusa provoca, soprattutto all’interno delle metropoli e dei grossi aggregati urbani nuove problematiche come la casa, la mancanza di reddito il costo dei servi che li rende sempre più inaccessibili per chiunque venga colpito da licenziamenti, cassa integrazioni o semplicemente esclusione dal lavoro in quanto già precario o piccolo lavoratore autonomo. Nei territori al peggioramento delle condizioni di vita contribuiscono le privatizzazioni dei beni comuni(H2O ecc), la mercificazione della natura, le grandi opere ecc …. Tutte questi problemi, che oltre che avere un aspetto politico ne hanno uno più immediatamente sociale, necessitano di nuovi strumenti di difesa e vertenziali capaci di dare immediate risposte alle fasce sociali colpite. Siamo conviti che il sindacalismo metropolitano discusso e praticato dal sindacalismo di base sia lo strumento più adatto allo scopo. Oltre a permetterci di intervenire anche come giovani comunisti all’interno di ambiti da cui altrimenti saremmo esclusi, esso è un base di partenza per la ricostruzione di quelle organizzazioni di lotta popolari di cui si sente il bisogno.

    Studenti


    Il movimento studentesco è debole. L’onda dei medi e degli universitari si è infranta quasi subito e sopravvive in pochissime situazione al cui interno operano i vecchi arnesi della sinistra antagonista. Non essendo stata in grado di muoversi sul terreno dell’indipendenza di classe (vedi l’accettazione dei tempi della cgil e del pd) non è stata in grado di costruire una piattaforma rivendicativa credibile , sprofondando nel più idiota riformismo. La mancata distinzione tra il piano economico (riduzione della spesa pubblica e inutilità del settore della ricerca di fronte alla crisi) politico-ideologico (meritocrazia e elitarizzazione del sapere) e propagandistico hanno fatto si che anche sul piano del riformismo l’onda avanzasse richieste ed elaborasse analisi del tutto fuori dai tempi e dalla realtà.

    Noi crediamo sia necessario riappropriarci di quel metodo analitico proprio del marxismo che partendo dai concetti base di struttura e sovrastruttura ci permetta di capire quale ruolo oggi spetta, al sapere in generale e all’università in particolare, nel processo di sviluppo capitalistico. Vogliamo partire dalle facoltà , con un occhio di riguardo verso quelle scientifiche, per capire e analizzare scientificamente il ruolo di ogni dipartimento, di ogni accademia e di ogni ricerca all’interno di questo quadro.

    È di vitale importanza poi rilanciare su base nazionale il movimento dei medi assente su questo piano, escludendo le organizzazioni dirette dalla cgil per i propri scopi, da ormai 20 anni.

    Una nuova generazione di comunisti per il comunismo

    Noi siamo tra le prime generazioni di comunisti a dover ripensare completamente la nostra prospettiva. Se prima del 1989, con la sua caduta del muro di Berlino e il dissolvimento del blocco socialista, i comunisti avevano, con tutte le sue contraddizioni, un altro sistema a cui guardare e un esempio concreto a cui riferirsi noi ne siamo privi. Abbiamo quindi l’arduo compito di ripensare, non solo alla nostra azione all’interno della società attuale, ma anche alle prospettive stesse della lotta e del contenuto socio politico della nostra proposta. Gli unici esempi da cui possiamo iniziare il nostro ragionamento sono, oltre al bilancio del socialismo del xx secolo, i paesi a nuovo socialismo di Asia e America latina. Anche se la pretesa di ripensare il socialismo attraverso un dibattito teorico potrebbe sembrare esagerata è l’unico modo per dare sostanza alla proposta rivoluzionaria. Senza una chiara alternativa globale con cui sostituire il capitalismo il rischio di cadere nel riformismo o nelle sue varianti movimentiste e localiste come la decrescità è molto elevato.

    Il percorso a cui pensiamo

    Nei prossimi mesi ci impegneremo nella diffusione di questo documento tra tutte quelle soggettività giovanili, più o meno organizzate che in Italia ancora credono alla possibilità di un cambiamento rivoluzionario della società. Quello che noi cercheremo di raggiungere è la messa in rete di tutte queste realtà e compagni. Non vogliamo assolutamente riproporre la casa comune dei giovani comunisti ne tanto meno un’associazione intergruppi. Proponiamo piuttosto una serie di incontri nazionali il cui obbiettivo sia quello costruire un intervento condiviso ma praticato autonomamente dai diversi gruppi.

    Da dove provengono le idee giuste? Cadono dal cielo? No. Sono innate? No. Esse provengono dalla pratica sociale, e solo da questa. Mao Tse-Tung

    Un gruppo di compagni e compagne-under 25

    comunismorebell@yahoo.it

    Viva la Comune

  2. #2
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    Predefinito Rif: Documento e contributo al dibattito di un gruppo di giovani compagni

    Citazione Originariamente Scritto da Comunardo Visualizza Messaggio
    Per un intervento nel settore giovanile-studentesco

    Documento e contributo al dibattito di un gruppo di giovani compagni

    Il vento non si ferma neanche se gli alberi vogliono riposare, Mao Tse-Tung


    Scriviamo questo documento come comunisti, militanti di diverse organizzazioni, con la volontà di rivolgerci ad altri compagni, di altri gruppi, attivisti sociali, di movimento o indipendenti, che vogliano aprire un dibattito con lo scopo di elaborare un’azione condivisa dei comunisti all’interno dei settori giovanili.

    Siamo convinti che l’inadeguata risposta che i settori giovanili della sinistra stanno dando all’attuale fase di ridimensionamento sociale sia da attribuire, oltre che alla loro frantumazione, ad una oggettiva regressione dalla capacità di analizzare il reale. La perdita degli strumenti analitici propri del marxismo ha portato come conseguenza la mancanza di indipendenza di pensiero e l’asservimento intellettuale, più o meno evidente ,dei settori della sinistra alternativa alle logiche del capitale.

    Le organizzazioni giovanili dei due principali partiti comunisti (Prc e Pdci) subiscono e hanno fatto proprie quelle dinamiche che hanno portato le loro organizzazioni madri all’allontanamento dalla classe con la logica conseguenza del fallimento. In esse sopravvive un avulso politicismo sostenuto da una retorica comunista che non da però alcuno spazio all’analisi dei nuovi percorsi che le identità comuniste devono svolgere all’interno della società. Un pensiero rivolto unicamente al passato, dove gli stessi riferimenti storici sono quelli più retrivi della tradizione comunista (riformismo, eurocentrismo, pacifismo ecc….) sono ciò che di più dannoso possiamo presentare al mondo giovanile soprattutto di fronte alla crescita esponenziale che in esso sta avendo la destra più radicale.

    I centri sociali, pur restando interessantissimi luoghi di sperimentazione politica essendo attraversati da diversi settori sociali, sono in crisi a causa del modello escludente che molto spesso li sorregge. In molti spazi autogestiti vengono elaborati modi di vivere più che azioni politiche complessive, rendendo i collettivi politici che in essi operano incapaci di farsi capire a chiunque non appartenga al circuito, più o meno dorato, di cui fanno parte.

    La fase economica, politica e sociale.


    La fase in cui stiamo vivendo è caratterizzata da una crisi economica di portata globale. L’incapacità di mettere a valore gli enormi capitali esistenti in un settore produttivo sconvolto dalla sovraproduzione e dalla crisi dei consumi (soprattutto occidentali) diviene anche crisi di prospettiva del capitalismo. La mastodontica opera di ristrutturazione in corso all’interno del capitalismo, che aprirà la strada al capitalismo verde, alla mercificazione dei beni comuni e a un ridimensionamento profondo degli assetti geopolitici, sta già mostrando i suoi effetti all’interno della società. Il numero dei disoccupati cresce giorno dopo giorno e la precarietà lavorativa diviene precarietà di vita con un conseguente impoverimento generale della popolazione. La decrescita che doveva essere così felice sta mietendo le sue vittime , ancora una volta, nelle fasce più povere della popolazione.

    Di fronte a tutto questo però non sembra esserci alcuna risposta significativa da parte dei settori sociali più coinvolti. Questo immobilismo è dovuto da un lato alla scomposizione di classe che ha radicalmente cambiato i suoi rapporti interni. La piramide sociale ha avuto una scomposizione oltre che orizzontale anche verticale portando settori degli stessi strati popolari in competizione tra loro piuttosto che contro il capitale. Soggettivamente poi l’assenza di un’alternativa sociale e politica nel territorio, resa manifesta da un bipartitismo istituzionale che non da spazio ad alcuna vera alternativa sistemica, priva la classe di una prospettiva a cui possa aspirare. Il bipartitismo e l’ultima tappa di controllo politico del maturo capitalismo italiano, che sente sempre più la necessità di restringere quegli spazi democratici che sono stati conquistati dalla Resistenza e dalle lotte dei lavoratori. Esso ha dimostrato tutti i suoi limiti alle ultime elezioni europee, ma non sembra esserci alcuna vera forza in grado di rompere l’attuale assetto istituzionale.

    Situazione internazionale


    La geografia del mondo sta cambiando rapidamente. I diversi poli imperialisti si stanno affrontando per il controllo delle risorse energetiche e naturali. Da una parte Cina India e Russia e dall’altra gli USA stanno giocando una partita i cui esiti daranno come risultato il nuovo assetto geopolitico mondiale. Le decine di piccoli conflitti globali e gli storici trattati di reciproco aiuto che in questo periodo vengono firmati ci danno un’idea della complessità dei cambiamenti a cui stiamo assistendo. In mezzo a questa situazione in continuo divenire abbiamo l’Europa che si dimostra sempre più tagliata fuori e asservita agli eterni alleati americani. Per chi nutriva l’illusione che essa potesse essere un’alternativa democratica al dominio americano il suo schierarsi a fianco degli eserciti americani durante le recenti campagne militari per spartirsi il mancato bottino ha dimostrato come non ci fosse nulla di più falso. Per chi invece voleva un Europa forte e competitiva, capace di sviluppare una propria prospettiva imperialista essa si e dimostrata del tutto impreparata, militarmente debole ed economicamente dipendente dagli Usa.

    Un discorso del tutto a parte meritano invece quei paesi e quei movimenti che con sempre maggior forza perseguono la strada del socialismo e dell’antimperialismo. Se all’interno dei paesi occidentali sembra mancare una risposta da parte dei popoli alla situazione in cui il capitale e il padronato li hanno costretti (escluse poche eccezioni come la Grecia) non dobbiamo mai dimenticare che come comunisti dobbiamo impegnarci nel riconoscimento e nella solidarietà attiva alle resistenze antimperialista che si stanno rafforzando nel mondo. Dall’Iraq alla Nigeria, dalla Palestina all’Indonesia esse, oltre a essere legittimi atti di rivolta dei popoli sotto dominio imperialista, stanno diventando assieme ai paesi del nuovo socialismo latinoamericano (Venezuela, Cuba, Bolivia ecc) dei veri e propri capisaldi contro il disegno di dominio globale statunitense.

    Intervento sociale

    È importante come comunisti restare all’interno delle contraddizioni che il capitalismo sviluppa nella società e nel territorio.

    La precarizzazione sociale diffusa provoca, soprattutto all’interno delle metropoli e dei grossi aggregati urbani nuove problematiche come la casa, la mancanza di reddito il costo dei servi che li rende sempre più inaccessibili per chiunque venga colpito da licenziamenti, cassa integrazioni o semplicemente esclusione dal lavoro in quanto già precario o piccolo lavoratore autonomo. Nei territori al peggioramento delle condizioni di vita contribuiscono le privatizzazioni dei beni comuni(H2O ecc), la mercificazione della natura, le grandi opere ecc …. Tutte questi problemi, che oltre che avere un aspetto politico ne hanno uno più immediatamente sociale, necessitano di nuovi strumenti di difesa e vertenziali capaci di dare immediate risposte alle fasce sociali colpite. Siamo conviti che il sindacalismo metropolitano discusso e praticato dal sindacalismo di base sia lo strumento più adatto allo scopo. Oltre a permetterci di intervenire anche come giovani comunisti all’interno di ambiti da cui altrimenti saremmo esclusi, esso è un base di partenza per la ricostruzione di quelle organizzazioni di lotta popolari di cui si sente il bisogno.

    Studenti


    Il movimento studentesco è debole. L’onda dei medi e degli universitari si è infranta quasi subito e sopravvive in pochissime situazione al cui interno operano i vecchi arnesi della sinistra antagonista. Non essendo stata in grado di muoversi sul terreno dell’indipendenza di classe (vedi l’accettazione dei tempi della cgil e del pd) non è stata in grado di costruire una piattaforma rivendicativa credibile , sprofondando nel più idiota riformismo. La mancata distinzione tra il piano economico (riduzione della spesa pubblica e inutilità del settore della ricerca di fronte alla crisi) politico-ideologico (meritocrazia e elitarizzazione del sapere) e propagandistico hanno fatto si che anche sul piano del riformismo l’onda avanzasse richieste ed elaborasse analisi del tutto fuori dai tempi e dalla realtà.

    Noi crediamo sia necessario riappropriarci di quel metodo analitico proprio del marxismo che partendo dai concetti base di struttura e sovrastruttura ci permetta di capire quale ruolo oggi spetta, al sapere in generale e all’università in particolare, nel processo di sviluppo capitalistico. Vogliamo partire dalle facoltà , con un occhio di riguardo verso quelle scientifiche, per capire e analizzare scientificamente il ruolo di ogni dipartimento, di ogni accademia e di ogni ricerca all’interno di questo quadro.

    È di vitale importanza poi rilanciare su base nazionale il movimento dei medi assente su questo piano, escludendo le organizzazioni dirette dalla cgil per i propri scopi, da ormai 20 anni.

    Una nuova generazione di comunisti per il comunismo

    Noi siamo tra le prime generazioni di comunisti a dover ripensare completamente la nostra prospettiva. Se prima del 1989, con la sua caduta del muro di Berlino e il dissolvimento del blocco socialista, i comunisti avevano, con tutte le sue contraddizioni, un altro sistema a cui guardare e un esempio concreto a cui riferirsi noi ne siamo privi. Abbiamo quindi l’arduo compito di ripensare, non solo alla nostra azione all’interno della società attuale, ma anche alle prospettive stesse della lotta e del contenuto socio politico della nostra proposta. Gli unici esempi da cui possiamo iniziare il nostro ragionamento sono, oltre al bilancio del socialismo del xx secolo, i paesi a nuovo socialismo di Asia e America latina. Anche se la pretesa di ripensare il socialismo attraverso un dibattito teorico potrebbe sembrare esagerata è l’unico modo per dare sostanza alla proposta rivoluzionaria. Senza una chiara alternativa globale con cui sostituire il capitalismo il rischio di cadere nel riformismo o nelle sue varianti movimentiste e localiste come la decrescità è molto elevato.

    Il percorso a cui pensiamo

    Nei prossimi mesi ci impegneremo nella diffusione di questo documento tra tutte quelle soggettività giovanili, più o meno organizzate che in Italia ancora credono alla possibilità di un cambiamento rivoluzionario della società. Quello che noi cercheremo di raggiungere è la messa in rete di tutte queste realtà e compagni. Non vogliamo assolutamente riproporre la casa comune dei giovani comunisti ne tanto meno un’associazione intergruppi. Proponiamo piuttosto una serie di incontri nazionali il cui obbiettivo sia quello costruire un intervento condiviso ma praticato autonomamente dai diversi gruppi.

    Da dove provengono le idee giuste? Cadono dal cielo? No. Sono innate? No. Esse provengono dalla pratica sociale, e solo da questa. Mao Tse-Tung

    Un gruppo di compagni e compagne-under 25

    comunismorebell@yahoo.it

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    Chi sono i ragazzi che hanno redatto questo documento? Si tratta di un'associazione, di un gruppo non organizzato?

    Mi sembra un documento, che, al di là di alcuni riferimenti a mio avviso impropri e legati a strascichi identitari, dimostra una certa maturità di analisi non sempre rinvenibile nel mondo comunista, specie giovanile.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Documento e contributo al dibattito di un gruppo di giovani compagni

    I giovani sono il futuro. Largo ai giovani!

    PS: perdonate la polemica giovanilistica, ma il testo postato se la merita!

  4. #4
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    Predefinito Rif: Documento e contributo al dibattito di un gruppo di giovani compagni

    Non mi va di rispondere per filo e per segno perchè è la sola retorica di gruppuscoli che non possono che girare attorno alla cosiddetta area antagonista, posso anche sbagliarmi ma l'aroma è quello. Estraggo qualche frammento perchè dimostra il loro modo acritico di procedere, volendo essere generici (ed in questo caso lo sono appositamente in modo da poter essere eventualmente accusato d'essere distruttivo - ma la distruzione appartiene all'oggetto e non al soggetto - e polemico - ma la polemica è un male?). Parlerò per definizioni, e visto che ogni definizione mira a differenziare, sarà immediatamente chiaro la differenza tra il comunismo e il bho.
    Da dove provengono le idee giuste? Cadono dal cielo? No. Sono innate? No. Esse provengono dalla pratica sociale, e solo da questa. Mao Tse-Tung
    Materialismo volgare-dogmatico-empirico (povero Grande Timoniere, ridotto a gondoliere). Inoltre ogni massima deve per forza di cose essere rivolta a referenti che abbiano conoscenza già della problematica in questione (qui la gnoseologia). E' la stessa pratica sociale che ha prodotto grandi verità come la resurrezione di Cristo o la teoria tolemaica della Terra che ruota attorno al Sole? Evidentemente la pratica sociale non produce un bel niente lasciata a sè (anzi alle ideologie dominanti), è la corretta teoria estrapolata dalla corretta analisi della pratica sociale che produce le idee, la pratica sociale in sè produce e riproduce solo quelle idee necessarie al funzionamento della formazione socio-economica dominante, è il solito spontaneismo verso le masse da rivoluzionari fai-da-te; i comunisti hanno talmente fiducia nelle masse invece da prendere sul serio il fatto che queste lasciate a sè non possono che non essere sè, ma essere ciò che devono essere per il corretto funzionamento del capitalismo.
    La fase in cui stiamo vivendo è caratterizzata da una crisi economica di portata globale. L’incapacità di mettere a valore gli enormi capitali esistenti in un settore produttivo sconvolto dalla sovraproduzione e dalla crisi dei consumi (soprattutto occidentali) diviene anche crisi di prospettiva del capitalismo. La mastodontica opera di ristrutturazione in corso all’interno del capitalismo, che aprirà la strada al capitalismo verde, alla mercificazione dei beni comuni e a un ridimensionamento profondo degli assetti geopolitici, sta già mostrando i suoi effetti all’interno della società.
    Che modo di esprimersi è questo? Da quando il capitalismo ha altra prospettiva che quella di mirare alla valorizzazione del capitale? Non mi risulta che la mercificazione di beni comuni sia cominciata da ora: dice qualcosa la legge inglese sui campi recintati, o forse si dimenticano anche che la forza-lavoro è continuamente mercificata (non certo da ora) mentre la socializzazione delle forze-lavoro è di vitale importanza per qualsiasi processo tecnico-produttivo? E' il classico romanticismo economico da piccolo-borghesi stile partito dei Verdi, i quali si sono accorti solo ora dello schifo ambientale che produce questo sistema totalmente invertito, solo ora perchè la merda è letteralmente arrivata a lambire le loro belle villette situate nei quartieri per bene, mentre è da secoli che i lavoratori devono sorbirsi la merda in fabbrica; grazie dell'elemosina post festum, per parte mia non è ben accetta.
    Questo immobilismo è dovuto da un lato alla scomposizione di classe che ha radicalmente cambiato i suoi rapporti interni. La piramide sociale ha avuto una scomposizione oltre che orizzontale anche verticale portando settori degli stessi strati popolari in competizione tra loro piuttosto che contro il capitale.
    Adesso veniamo a sapere dai novelli Mario Capanna che il fronte proletario è continuamente diviso dallo stesso processo capitalistico di (ri)produzione, oltre a questa scoperta cos'altro ci attende: la patata lessa o passiamo direttamente all'acqua tiepida? Dice niente il concetto di aristocrazia operaia (che non l'ha coniato di certo un economista tanto recente, aveva una certa barba)? E' nel concetto di rapporto di capitale il necessario processo di continua scomposizione della classe operaia (nel senso di lavoratore), continuamente si aprono finestre di professionalizzazione (che portano a operai-"corrotti") e nello stesso tempo si aprono voragini di s-professionalizzazione. Mancanza di senso storico: le battaglie degli operai specializzati degli anni '50, quelle dei lavoratori portuali contro gli avventizi, quelle per la riqualificazione professionale? Vuoto pneumatico. E' mai esistito un fronte unico dei lavoratori formatosi in maniera autonoma dall'azione rivoluzionaria del partito comunista?
    Dall’Iraq alla Nigeria, dalla Palestina all’Indonesia esse, oltre a essere legittimi atti di rivolta dei popoli sotto dominio imperialista, stanno diventando assieme ai paesi del nuovo socialismo latinoamericano (Venezuela, Cuba, Bolivia ecc) dei veri e propri capisaldi contro il disegno di dominio globale statunitense.
    Questa è da schiaffeggio diretto! Ora dobbiamo risorbirci la trita storiella del socialismo reale di stalinista memoria, il tizio in questione si è solo tagliato i baffi ed è diventato più rozzo e pagliaccio (Chavez), e via con la cazzata del socialismo venezuelano-cubano-boliviano; e via con la confusione tra imperialismo ed impero (qui Toni Negri deve averci messo lo zampino quale cattivo maestro di cattivi alunni); se anche Chavez fosse un nemico giurato degli USA (un impero tra gli altri) non per questo è un antiimperialista (come dimostrano le alleanze strategiche con Iran e io dico tra poco anche Cina e Russia); l'imperialismo è unitario come il capitalismo (l'imperialismo non è una sovrastruttura, è la struttura del capitalismo giunto alla fase di grande concentrazione monopolistica e finanziaria).
    Nei territori al peggioramento delle condizioni di vita contribuiscono le privatizzazioni dei beni comuni(H2O ecc), la mercificazione della natura, le grandi opere ecc ….
    Qualcuno ha mai bevuto H2O? Io ho sempre bevuto acqua (che so contenere trazina, sali minerali, metalli pesanti ...), che modo di parlare è? E poi c'è il mito della statalizzazione, come se il socialismo si costruisse come si costruiscono le ferrovie, facendo imprese statali, a volte è meglio un'azienda privata di una statale, tutto dipende dalla lotta di classe. Per quanto riguarda la mercificazione della natura: idem come sopra, ovvero l'essere più sublime della natura - l'uomo - è da secoli che è mercificato, alla buon'ora.
    Saluti leninisti
    Matteo

  5. #5
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    Predefinito Rif: Documento e contributo al dibattito di un gruppo di giovani compagni

    Caro Matteo la tua requisitoria mi sembra estremamente saccente!!
    Spari a zero su dei giovani che elaborano un documento che bene o male inquadra alcuni problemi fondamentali in maniera accettabile con il tono di chi la sa lunga e ha capito tutto. Non mi sembra un buon approccio se si vuole tentare di trovare un minimo di comunicazione in un tempo storico in cui a volere con un minimo di coscienza il superamento del capitalismo si è in 4 gatti.
    Andando alle tue critiche:
    1- sono d'accordo sul discorso della pratica sociale e della critica dello spontaneismo, ma non mi soffermerei eccessivamente su quello che è solo uno slogan
    2- sono d'accordo anche sulla critica che fai alla valorizzazione del capitale entrata in presunta crisi di prospettive, anche se è possibile che la frase sia solo mal scritta.
    3- trovo inutili la requisitoria sulla scoperta dell'acqua calda. Affermare che il capitalismo ha smembrato la classe non solo materialmente ma anche culturalmente è una santa verità che non fa male ribadire
    4- non condivido affatto il tuo mettere sotto un unico tetto omogeneo l'imperialismo in generale e il capitalismo in generale finendo per appiattire esperienze interessanti (non certo novelli comunismi sia chiaro, ma che importanza ha?) sotto la cupola del concetto di capitalismo in generale. Esistono diverse formazioni capitalistiche e non tutte sono uguali e ugualmente pericolose. Il processo di cambiamento popolare di Chavez e Morales è a mio avviso incondizionatamente positivo per ciò che è.
    La tua prospettiva in questo senso mi sembra messianica ed estremistica
    5- La polemica sull'H2o (fa ridere anche me la cosa naturalmente) mi sembra comunque sterile!! Sulla statalizzazione il discorso è più complesso e ridurlo semplicemente alla ricaduta in termini di lotta di classe lo trovo estremamente semplicistico e frutto anche in questo caso di un approccio di tipo estremistico.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Documento e contributo al dibattito di un gruppo di giovani compagni

    Concordo con TerraeAmore, ovviamente. Che tono strano che hai preso, Matteo.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Documento e contributo al dibattito di un gruppo di giovani compagni

    Rispondo a Terraeamore semplicemente facendogli notare una grossa differenza tra noi due. Quando Lenin proponeva di "dare tutto il potere ai consigli dei lavoratori" era SOLO uno slogan? Se la tua risposta è affermativa, da oggi considerati nemico giurato della classe operaia, forse per te saranno slogan e posso capire la paura verso la violenza proletaria, fa paura a tutti un domani incerto e faticoso, ma non è una giustificazione; posso capire un certo idealismo (non mio perchè sono fin troppo materialista) per cui il linguaggio sembra essere puramente un mezzo d'espressione, ma non lo è (specie quando si tratta di concetti); quella parola d'ordine leniniana aveva in sè tutta la gioia per la vita del domani, significa alzarsi la mattina e prima di andare a lavorare riunirsi coi propri compagni per decidere la propria autogestione nei più svariati problemi quotidiani (questo è il socialismo, il resto è merda); se pensi ancora a slogan, sei fuori strada, e faresti meglio a ricrederti: non si tratta di prendere per il culo 4 gatti, io posso anche prendermi per il culo 24 h su 24 ed il giorno dopo vivo comunque, ma non pensare che quando si tratti della vita di milioni di miei compagni io predichi al vento slogan, ciò che dico può essere sbagliato (e questo è nella normalità) ma è sempre un linguaggio (come si devono esprimere gli oggetti se non con il linguaggio, con rutti? latrati?) che "nasconde" dietro di sè tutta la vita a venire, dietro alle parole c'è il sangue ed il sudore, sempre.
    Spari a zero su dei giovani che elaborano un documento che bene o male inquadra alcuni problemi fondamentali in maniera accettabile con il tono di chi la sa lunga e ha capito tutto.
    "che elaborano un documento che bene o male ...". Io voglio sempre estremamente chiaro per 2 motivi: 1) Questa è una guerra e come ho già detto io non sopporto perdere nemmeno a carte, figuriamoci se mi possa andare giu il fatto di commettere errori che mi condannino alla sconfitta in questa lotta di classe, è fuori discussione; sono il primo critico di me stesso ogni volta che mi fermo a riflettere sugli studi; 2) Quando ho deciso di pormi al servizio della classe che difendo ho deciso anche di darle il meglio delle mie capacità, perciò non mi accontento del "bene o male" ma voglio solo il meglio, questa classe mi ha permesso di essere ciò che sono ed ora tutto le è dovuto.
    Affermare ovvietà non fai mai bene, specie quando le ovvietà suddette sono anche mal espresse; finchè ci sarà il rapporto di capitale, la classe operaia sarà costantemente dispersa in una molteplicità disordinata (disordinata dal punto di vista della prospettiva proletaria, ordinata dal punto di vista capitalistico), e nemmeno questo è corretto! Il processo di dispersione nella molteplicità è costantemente accompagnato dal processo opposto della riaggregazione (come il monopolio è costantemente accompagnato dalla concorrenza); occorre finirla di operare con concetti statici, o impariamo a sforzarci di dare un indirizzo dialettico, fluido, mobile, alla nostra ragione o saremo condannati all'inazione; quando si pensa ad un concetto è indispensabile immediatamente pensare al suo proprio opposto (almeno!) ma nemmeno questo è corretto! Quando si pensa ad un concetto, subito bisogna pensare alla costellazione di altri elementi in cui quel concetto è inserito, perchè solo dalla relazione di determinazione ineguale, strutturata in rapporti di dominanza (dalla posizione e funzione ed efficacia specifica) quel concetto riceve il proprio significato: mai isolare niente. Non esiste un processo permamente e continuo e rettilineo di disgregazione della classe operaia, cioè esiste ma è una tendenza (come la legge della caduta tendenziale del saggio medio di profitto), e come tale è comprensibile solo analizzando tutta la funzione di forza, sia le forze che spingono alla disgregazione che quelle che spingono all'aggregazione, solo così è possibile capire la direzione, il ritmo, i flessi .... della funzione.
    Forse non ci siamo capiti. L'imperialismo è una fase del capitalismo (tutti e 2 al singolare). Pensare ad un capitale che non abbia capitali con cui scambiare è un assurdo logico. Questa pluralità si incarna poi in particolari formazioni storiche dette Stati nazionali, ma? C'è un problema, qualsiasi elemento prende la propria caratteristica non da se stesso ma dalla posizione e funzione ed efficacia specifica che occupa in un'insieme, perciò risulta scorretto ragionare ancora esclusivamente in termini di capitalismi nazionali quando oggi il primato è passato ai capitali transnazionali che conservano una propria casa base ma che possono spostarsi da un continente all'altro con molta facilità, il rango è importante di ogni elemento, non l'elemento in sè; non siamo più nel 1900 (forse qualcuno è rimasto vecchio credendosi nuovissimo). Non esiste per niente quello che ti stai immaginando: non esistono capitalismi che si scontrano su di un terreno neutro come squadre di rugby, la pluralità va rapportata all'unità, altrimenti bisognerebbe spiegare qual è il terreno di scontro suddetto e fidati è una spiegazione impossibile perchè è impossibile la tesi (verrebbero a trovarsi come bocce sospese nel vuoto pneumatico), invece il sistema dominante fa sì che le sue pluralità si debbano scontrare, come vedi il primato è dall'altra parte, come il primato spetta alla lotta di classe e non alle classi (odio la dialettica che si limita a porre i 2 poli polari come se fossero equipollenti, invece no! C'è sempre un polo che tende a diventare dominante, altrimenti il mutamento scomparirebbe per sempre); quindi la dominanza qui spetta al capitalismo come modo di produzione, il quale per dinamica interna produce continuamente soggetti in scontro reciproco, poi ad un certo punto questo scontro diventa uno scontro imperialistico; ci sono capitalismi che non sono imperialismi? Scoperta dell'acqua calda, se qualcuno domina, qualcuno dev'essere dominato, è nella logica, è sempre la stessa storia: il re è tale perchè gli altri si considerano sudditi! E' escluso dividere capitalismo e imperialismo (Kautsky, Bernstein), è lo stesso modo di produzione, solo che prendiamo fasi diverse. Vedremo cosa ci dirà la Storia riguardo a Chavez e Morales, se poi quei popoli rimarranno soggiogati (come ritengo) in forme solo leggermente diverse, dovreste farvi un bell'esame di coscienza però perchè state spargendo illusioni (oltretutto la Storia ha già sentenziato qualche volta - qualche eh - riguardo a processi "popolari" di democratizzazione, non so mi viene in mente il peronismo, mi viene in mente solidarnosch, il nasserismo in egitto, mi sembra un po' sempre la solita storia del bonapartismo!); i boccaloni che credono facilmente a leader buoni ci son sempre stati, niente di nuovo, mi fa venire in mente la canzone di Gaber "Il potere dei più buoni".
    Anche sulla statalizzazione non hai proprio senso storico. Questo schifoso paese detto Italia ha conosciuto statalizzazioni anche di fabbriche di mutande sporche, quando andava di moda nazionalizzare anche i cimiteri, poi di colpo ... puff: le privatizzazioni, ti sei chiesto perchè? Io sì: è il ciclo del capitale che deve a volte scaricare i propri costi specie in investimenti a lungo termine sulla fiscalità generale (perchè le nazionalizzazioni non le paga Cristo ma Pantalone) tramite appunto nazionalizzazioni, per poi essere costretto a privatizzare nuovamente a causa di una nuova e diversa fase del ciclo in cui quelle imprese (sempre molto costose sotto il capitalismo) sono non più competitive, perciò le regala ai privati (cazzo qui si parla come se fossimo nei girotondi dell'asilo, ma dovete ficcarvi nella zucca che un operaio si rode il fegato quando vede che l'azienda in cui ha lavorato per 40 anni viene regalata all'ex padrone per 2 lire come è successo con l'Ilva).
    Senza rancore, è solo passione la mia (quando smetterò di essere passionale, smetterò di lottare).
    Saluti leninisti

    P.S. Io non ho bisogno di Messia, sono io il mio Messia, come ogni lavoratore è il suo, non abbiamo bisogno di nessun'altro, bastiamo sempre noi in autonomia, dobbiamo solo rialzarci in piedi ancora una volta, per questo serve il partito comunista, per darci un bel calcio nel culo e dirci: sveglia!
    Matteo

 

 

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