...il Capo del Partito dei giudici.
L'uno-due da KO venuti da Cosenza e da Perugia hanno fatto male.
Il segretario dei Ds Fassino si chiede pubblicamente "..se non sia il tempo di metter mano a misure che garantiscano ai cittadini un diritto più certo e più sicuro" e "fino a che punto un processo indiziario garantisca effettivamente i cittadini sulla certezza del diritto".
In poche parole, basta col giustizialismo.
Anche lui, poveretto, come D'Alema: "volevo ma non potevo", disse l'ex capo del governo quando, era in discussione la riforma dell'art. 18 dello Statuto, gli rinfacciavano di non averla fatta lui quella modifica. In effetti la proposta il suo governo la presentò, ma dinnanzi al "niet" di Cofferati "non si poteva".
Questione di palle?
Torniamo al povero Fassino.
Ha fatto i conti senza attendere la "posizione" dell'oste, identificato nel partito di Violante; il quale, come aprì bocca mise un macigno sulla "strada del dialogo".
E' bravino il presidente dei deputati ds quando non nega che "l'Italia ha bisogno di un formidabile processo di modernizzazione in tutti i campi, compreso la giustizia".
Ma ciò è "impossibile sichè restano ambiguità, silenzi e invettive" su Mani pulite, finchè non si riconosce che "Tangentopoli non fu la causa ma l'effetto della rottura tra la società italiana e i tradizionali paretiti di governo".
E a sostegno del suo pensiero porta deboli esempi quali il referendum di Segni (chi è costui?) trascurando dati essenziali come le conseguenze dalla caduta del Muro di Berlino, e mette nello stesso conto il terrorismo, le stragi, la mafia e la corruzione e, sintomatico per un ex magistrato, no distingue fra le bugie che Andreotti avrebbe detto al processo di Palermo, e l'omicidio.
Ecco dunque Violante chiedere un autodafè preliminare a tutte le forze politiche , che possono discutere di riforma della giustizia solo dopo aver reso omaggio alla "rivoluzione mancata" del partito delle procure.
Ed ecco che il giustizialismo, una volta componente essenziale del pensiero conservatore, è entrato prepotentemente e intimamente nella politica della sinistra italiana e oggi, che sta entrando in crisi proprio sul terreno specificatamente giudiziario, viene riesumato da questa sinistra come principio storico-politico.
L'arrogante ex pm ed ex presidente della Camera che pretende di distribuire patenti di responsabilità politiche ad altri.
Arrogante e cieco, che non si rende conto quanto sia irresponsabile oggi ostacolare con argomenti speciosi il rinnovamento della giustizia.
Fassino? Vorrebbe ma non può...poveretto!
saluti




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