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  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Il nuovo leader laburista Mitzna: «Uno stato palestinese per salvare Israele»

    Dal "Corriere della Sera" l'intervista al candidato del Labour Party alle prossime elezioni politiche, previste per il 28 gennaio
    Il nuovo leader laburista Mitzna: «Uno stato palestinese per salvare Israele»


    Guido Olimpio - Corriere della Sera

    Dopo due anni di buio, Amram Mitzna vuole accendere una luce. «Rappresento una nuova speranza ed un'alternativa ai disastri della destra», è il messaggio del nuovo leader laburista.

    Volto inedito della politica israeliana, per 10 anni ha guidato con successo l'amministrazione di Haifa, Mitzna cerca di contrastare il passo al Likud di Ariel Sharon e Beniamin Netaniahu alle elezioni del 28 gennaio. L'ex generale, nato nel 1945 nel kibbutz Dovrat, sposato con tre figli, ha spiegato ieri la sua strategia in una conferenza stampa con i giornalisti stranieri.

    Come spiega la sua candidatura?
    Arrivati a questo punto non abbiamo altra scelta che parlare ai nostri nemici. E con la mia offerta di dialogo penso di incoraggiare i palestinesi a dire basta alla violenza.

    Quale è il suo programma?
    Voglio separare Israele dai palestinesi. Incominciando con uno sgombero totale da Gaza entro un anno. Poi penseremo alla Cisgiordania.
    Ci possiamo arrivare con il negoziato e per questo chiedo all'Autorità palestinese una trattativa senza precondizioni. Ma se dall'altra parte non arriva risposta agiremo con un atto unilaterale.

    E' favorevole ad uno Stato palestinese?
    Sì perché è nell'interesse di Israele.

    E ai suoi elettori come spiega questa scelta?
    Fino a qualche giorno fa non c'era un'alternativa al Likud. Adesso esiste. Chiedo agli israeliani di votarmi in modo che possiamo tornare ad affrontare le nostre priorità. A partire dalla questione sociale, investendo le nostre risorse all'interno del Paese e non nei territori (per le colonie, ndr). Se sarò eletto sono convinto di portare lo Stato verso un nuovo futuro.

    Considera Yasser Arafat un avversario o un partner?
    E' lui che sta guidando il terrorismo contro di noi, si è posto come un nemico, ma ovviamente la pace si fa con i nemici.

    I coloni sostengono che la proposta di ritiro unilaterale equivale all'istigazione all'omicidio nei loro confronti.
    Respingo questa tesi. Li considero dei patrioti e a loro dico: tornate in Israele, c'è molto da fare nel Nord della Galilea come nel Negev. Quando decideremo di ritirarci chiederò ai coloni di obbedire alle leggi dello Stato.

    E come pensa di convincerli?
    Molti israeliani sono disposti a concessioni dolorose. Ciò che serve è qualcuno che li guidi su questa strada ed io sono pronto a farlo. Come sindaco di Haifa ho dimostrato che la coesistenza tra arabi e israeliani è possibile.

    Condivide la rappresaglia lanciata da Sharon contro Betlemme?
    E' una risposta giusta e confesso che avrei fatto lo stesso. Ma insieme alla lotta contro il terrore dobbiamo cercare la trattativa. Questo è quello che mi differenzia dall'attuale governo.

    Quali saranno i confini in caso di ritiro unilaterale?
    E' inevitabile che saranno tracciati tenendo conto delle nostre esigenze di sicurezza. Per questo dico ai palestinesi che è necessario trovare una formula negoziata.

    Teme che gli attacchi suicidi condizioneranno la campagna elettorale?
    Gli israeliani hanno capito che non possiamo vincere il terrore con la sola forza militare. Lo slogan "lasciate vincere l'esercito" è un falso.
    Voglio far passare un messaggio: il peggioramento della situazione è strettamente connesso alla nostra presenza nei territori palestinese.

    Se vincerà la destra cosa accadrà?
    Andrà molto male. Lo abbiamo già visto in questi due anni, non c'è un aspetto della vita politica e sociale che possa soddisfare.

    Cosa si aspetta dai palestinesi?
    Fatti e non parole. Si assumano finalmente le loro responsabilità per contenere la violenza. Ai dirigenti dico: fate qualcosa non per fare un piacere a Israele, ma per voi.

    Ma l'Autorità è stata distrutta progressivamente dall'azione israeliana, come fa ad assumere il controllo?
    Almeno dimostrino la volontà di agire. Se sono intelligenti abbastanza per cogliere questo momento credo che potremmo davvero costruire un nuovo Medio Oriente.

    E' disposto ad entrare in un governo d'unità nazionale?
    Non sono contrario, però occorre che esista una base comune, un'idea politica che ci unisca.

    Cosa risponde a chi sostiene che lei non ha carisma?
    Un vero leader non è colui che soddisfa le richieste del cittadino quando si alza o va a letto. Ma è l'uomo che deve decidere dove sarà Israele tra qualche anno.

    Liberazione 27 novembre 2002
    http://www.liberazione.it

  2. #2
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    C'è un'alternativa alla guerra

    Paola Pittei

    La candidatura di Amram Mitzna alle elezioni politiche del prossimo 28 gennaio ha riportato i laburisti sulla scena politica israeliana. Ultimamente se ne erano visti pochi di laburisti israeliani in giro per il paese, la loro immagine e le loro scelte politiche si confondevano sempre di più con quelle dei conservatori del Likud. Le parole dell'ex ministro della Difesa Benyamin Ben Eliezer potevano essere riportate da un cronista distratto per quelle pronunciate dal ministro "falco" Landau e probabilmente nessuno se ne sarebbe accorto. Scegliendo Mitzna ora i laburisti sono tornati a scegliere la linea della fermezza nei principi e nell'azione politica. Il sindaco di Haifa infatti non ha perso tempo ad enunciare i suoi principi: immediato ritiro dalla Striscia di Gaza, avvio di negoziati con i palestinesi, e se non sarà possibile raggiungere un accordo, attuare comunque una separazione unilaterale sgomberando una parte delle colonie in Cisgiordania e, sullo sfondo, il riconoscimento dello stato di Palestina. Il merito che la maggioranza dei laburisti gli ha riconosciuto è quello di essersi presentato con chiarezza, senza le ambiguità e i compromessi a cui erano scesi i ministri laburisti entrati nel governo Sharon.

    Mitzna piace perché non ha un passato da falco. E' un militare che ha combattuto per il suo paese nella guerra dei sei giorni nel 1967 e poi nel 1973, ma proprio per questo ha maturato la convinzione che la soluzione non possa essere la guerra. Piace perché ha saputo dire "no" al momento giusto, come quando disobbedì in Libano al suo superiore Ariel Sharon che aveva occupato Beirut nei giorni della strage di Sabra e Chatila. Di lui si ricorda che nel 1988 quando, con le stellette di generale comandava Tsahal nei Territori, si indignò quando venne a sapere che quattro dei suoi soldati erano stati ripresi dalla Cbs mentre fracassavano a colpi di pietra le braccia di due ragazzi palestinesi ammanettati. E lo aveva detto davanti a milioni di persone perchè aveva a cuore la moralità dell'esercito. Quelle immagini fecero il giro di tutto il mondo, ma Mitzna non cercò mai di mettere limitazioni ai media mentre Begin chiedeva una censura a gran voce. In quegli anni nasceva quel fenomeno che venne chiamato "processo di pace". Ora di questo "processo" non è rimasto più nulla. Sono rimasti i kamikaze, le stragi, la miseria, la morte, le case e gli alberi distrutti, i bambini uccisi, le umiliazioni più feroci, la paura. In questo panorama Mitzna rappresenta una piccola scheggia di speranza.

    Liberazione 27 novembre 2002
    http://www.liberazione.it

 

 

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