Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Caso Jannuzzi, a rischio la libertà di stampa

    A rischio la libertà di stampa

    Caso Jannuzzi

    An. Pal. L'amministratore di una grande società se falsifica i bilanci, non va in galera. Lo mette al riparo una norma, approvata in fretta e furia da questo governo, che depenalizza il falso in bilancio. Un giornalista che sbaglia una notizia e provoca un danno a qualcuno, oltre a pagare altissimi risarcimenti, va in carcere. L'accumulo di pene detentive spalanca al giornalista le porte del penitenziario.

    L'ennesimo caso è quello dell'ultrasettantenne Lino Jannuzzi condannato, per diffamazione per alcuni articoli scritti nel 1991-92 sul Giornale di Napoli. A Jannuzzi non è stata neppure concessa la la misura alternativa al carcere - di cui usufruì Arnaldo Forlani per reati di Tangentopoli e prima di lui l'onorevole Tanassi, segretario del Psdi per un altro scandalo finanziario - perché sarebbe una persona «proclive a delinquere».

    Siamo molto lontani dall'attuale posizione politica di Jannuzzi, senatore di Forza italia, che in altri tempi fu un giornalista autore di inchieste coraggiose sulle cospirazioni fasciste contro le istituzioni democratiche. Fu una di quelle inchieste, condotta insieme con Eugenio Scalfari, a rivelare che nel 1964 l'Italia corse il rischio di un colpo di Stato.

    Oggi Jannuzzi è costretto a starsene a Parigi perché se rientra in Italia finisce in galera. Siamo dalla sua parte: la persecuzione di giornalisti a mezzo di querele ha raggiunto limiti intollerabili, pericolosi per la libertà di stampa. Gran parte delle querele e dei procedimenti risarcitori contro i giornalisti hanno come vero scopo la intimidazione. La rettifica e le scuse del giornale non bastano come riparazione per una notizia diffamatoria. Anzi spesso la rettifica non viene neppure chiesta, si fanno subito gli atti giudiziari per chiedere la condanna del direttore e del giornalista che ha scritto la notizia e miliardi di risarcimento. Si ricorre con sempre più frequenza alla sola azione civile risarcitoria, con richieste di danni per decine di miliardi (caso Travaglio e altri).

    Basterebbe approvare una norma col quale si stabilisca che in caso di rettifica il procedimento penale e quello civile non possano aver luogo. In questa legislatura e nella precedente sono state presentate proposte che vanno in questa direzione ma le maggioranze parlamentari, nonostante le assicurazioni date dai presidenti delle Camere agli organismi di rappresentanza dei giornalisti, non le ha mai esaminate. C'è un nuovo caso di giornalista condannato alla galera e ancora una volta dobbiamo dire: è una vergogna.

  2. #2
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    Non so se quegli articoli del 90-91 fossero diffamatori, non li ho mai letti, ma di sicuro quello che ha scritto su Panorama e sul Giornale negli ultimi due anni sicuramente lo era.

    E quindi è uno che continua a delinquere. E quelli che delinquono devono andare in galera e non spetta loro la condizionale, lo dice la legge. Cambiate anche questa, di legge, allora, se vi sentite tanto buoni.

    Basta con questo buonismo galoppante con tutti tranne che con gli extracomunitari. Ste destre lassiste hanno veramente rotto li maroni.

    Vorrei ricordare che il primo extracomunitario espulso in base alla legge Bossi-Fini è stato uno che ha rubato una scatola di tonno al supermercato. Con lui inflessibilità e rigore, anche se secondo me uno che ruba una scatola di tonno è perchè sta proprio morendo di fame.

    Con quelli che si fanno portare dagli spalloni 21 miliardi in Svizzera invece siamo molto più comprensivi, chissà perchè.

  3. #3
    Hanno assassinato Calipari
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    Giustizia borghese

  4. #4
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    Massima solidarietà al senatore azzurro Jannuzzi, condannato a 2 anni di carcere per alcune vecchie bufale rifilate ai suoi lettori quando didrigieva IL GIORNALE DI NAPOLI.
    Quelle che il suo amico berlusconi chiamerebbe “uso criminoso dell’informazione”. Ora l’anziano giornalista , provvisoriamente in esilio a Parigi chiedeva di potersi dividere tra il acercere e il senato .
    Il mandato parlamentare come alternativa all’ora d’aria. Ma il giudice di sorveglianza di Napoli ha respinto la richiesta di affidarlo ai servizi sociali, un beneficio che di solito e’ come il sigaro: non si nega a nessuno.
    Motivo “Jannuzzi ha continuato a delinquere”: Cioe’ a rifilare balle ai suoi lettori. La penultima e’ il famoso vertice delle toghe rosse a Lugano : Boccassini, Del Ponte, Castresana e Paciotti riuniti in svizzera per incastrare il Cavaliere. Un anno fa, Panorama e il Giornale sparano lo scoop in copertina: Poi si scopre che la Boccassini quel giorno era a Milano, Castresana a Madrid, Paciotti a Bruxelles e Del Ponte in Tanzania. Tutto inventato . Anziche’ scusarsi Jannuzzi tiene duro, annuncia fantomatici assi nella manica per dimostrare che ha ragione e aggiunge che “comunque il problema esiste”. Ora, sarebbe piu’ facile assicurargli la solidarieta’ se chiudesse il bufalificio almeno per un po’. Invece niente. Continua. Ieri, sul Giornale ne ha sfornata un’altra delle sue. Ha scritto per l’ennesima volta che le procure di Palermo e Perugia hanno impedito a Tano Badalamenti di testimoniare nei due processi Andreotti perchè non potesse smentire le “bugie” di Buscetta”. “il vero mistero dei processi ad Andreotti-rivala Jannuzzi- e’ questo: che non e’ mai stato consentito a Badalamenti di venire a deporre in Italia, nemmeno nel processo di Perugina, per smentire in dibattimento le accuse di Buscetta”. Badalamenti “era pronto a testimoniare”. Ma non ci fu verso.
    Palermo e Perugia non volevano. Di Peggio, di piu’: il maresciallo Lombardo che lo aveva convinto alla decisiva trasvolata oceanica “è stato suicidato”. Da chi, e’ facile immaginare.
    Il giallo, riconosciamolo, e’ avvincente. Peccato che non sia vero nulla. Badalamenti e’ un mafioso irriducibile, condannato negli USA a 40 anni per traffico di droga e in Italia per i delitti Impastato e Pecorelli. Non si e’ mai pentito di nulla, nega a tutt’oggi di essere mafioso, nega persino che essita la mafia. Proprio come Riina. Ma, soprattutto, e’ stato sentito una decina di volte dai pm e dai giudici di Palermo e Perugia nei due processi Andreotti e nel processo Impastato. Caselli e gli altri andarono a interrogarlo varie volte in america nel 93-94.
    Poi al dibattimento chiesero di sentirlo con ogni mezzo , anche con il trasporto in Italia. Ma lui si opose, come riconobbe il suo avocato americano (“è stato in effetti Badalamenti a non consentire il proprio trasferimento in Italia”). Cos’ fu disposto il collegamento in teleconferenza Palermo-America: ma don Tano era così ansioso di vuotare il sacco e sbugiardare Buscetta che si avvalse della facolta’ di non rispondere. Poi tento’ di avvicinare Buscetta per convincerlo ad aggiustare le sue dichiarazioni, e Don Masino lo mandò a stendere. Così finisce miseramente l’ultima bufala di Lino Jannuzzi. Titolo : Tano da morire. Dal ridere.

 

 

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