Gli Usa vorrebbero il Venezuela, paese d'interesse per l'Italia in Sud America, sulla strada dell'Argentina. Non suddito delle politiche di strangolamento monetario del Fmi e politico-golpista degli Usa, il presidente Hugo Chavez, assediato da una artificiosa ”sollevazione” della destra filoamericana, ha l'appoggio dei disoccupati nei grandi centri urbani, e a Caracas di studenti e nazionalisti. Il Venezuela non è in deficit finanziario, grazie al petrolio, ma non accetta la ricetta liberista del Fmi. Quello che interessa, del Venezuela, agli Usa, è naturalmente il controllo della Pedvesa, il gigante petrolifero di stato, che ha mantenuto sia i livelli di produzione, i più alti dopo l'Arabia Saudita, sia le sue attività industriali in raffinerie, oleodotti e terminali distribuzione. La Shell, in particolare, interessata ad un contratto per lo sfruttamento del gas, teme il controllo pubblico sull’ente petrolifero di Stato anche perché il Venezuela è il principale fornitore estero del mercato americano. Anche il gruppo Eni è in partecipazione con la Pedvesa, nella Ecofuel produttrice di additivi per benzine senza piombo. Gli investimenti Eni, fatti all'inizio degli anni Novanta, ammontano a oltre 750 milioni di dollari. Anche la Fiat ha in Venezuela un importante mercato, ma per le sue produzioni brasiliane.