la versione di Liberazione.
da liberazione, 22.11.2002
il copione era già noto, ma la messa in scena si è ripetuta
anche ieri, al terzo giorno di contestazione del vertice
Nato di Praga. Attori protagonisti un centinaio di sedicenti
black bloc, che da un paio di giorni scorrazzano per la
capitale ceca mascherati con passamontagna, tamburi e
bastoni alla faccia dei 12mila poliziotti con cui le autorità
ceche hanno blindato il Paese dalle frontiere al centro città
per «garantire le misure di sicurezza». Più che altro per tenere
lontano dal controsummit i pacifisti, i militanti del movimento
e persino alcuni giornalisti «non graditi», mentre
loro, i presunti blacks che già due anni fa arrivarono a suon
di molotov fin sotto il Palazzo dei Congressi, sono gli unici
che sono riusciti a passare. Guardacaso.
E guardacaso ieri, mentre la polizia li osservava con bene-volenza,
anziché prendersela con il vertice della Nato hanno
preferito picchiare alcuni militanti di Rifondazione comunista
che, insieme ad attivisti del Pc locale, del cipriota Akel e ai
gruppi pacifisti sfilavano nella stessa manifestazione. Prima
gli insulti, «andatevene boscevichi», quindi, botte pugni e
bastonate, il tutto a più riprese e nel totale menefreghismo
degli agenti che solo alla fine, a lavoro ultimato, si sono messi
in mezzo. Risultato, oltre al grande spavento per tutte e per tutti,
due persone ferite, un cipriota e un italiano, Claudio Buttazzo,
che sarà costretto ad un’operazione d’urgenza al naso
per un pugno ricevuto da un energumeno mascherato che i
medici hanno definito «da professionista».
E’ accaduto anche questo, nella Praga vietata ai pacifisti.
Ieri pomeriggio, lungo la Belehradskà, imboccata da un altro
spezzone del corteo, nella parte dove alcuni militanti comu-
nisti tenevano due bandiere di Rifondazione
si è presentato un gruppetto di sedicenti
black bloc intimando loro di riporre le
bandiere, perché, hanno detto, «il comunismo
è come il nazismo e noi non lo vogliamo».
Racconta Omar Minniti, dei giovani
comunisti della Calabria: «Qualcuno parlava
in ceco, altri in inglese, altri ancora
dovevano essere tedeschi, praticamente
tutti erano mascherati. Quando hanno detto
che il comunismo era come il nazismo gli
abbiamo risposto che i comunisti hanno
fatto la resistenza e non se ne parlava di
togliere la bandiera, ma dopo un po’ sono
tornati in una trentina e hanno menato le
mani, colpendo due nostri compagni». «E’
stata una provocazione organizzata, e non
è una questione di anarchici perché si trattava
solo di un piccolo gruppo in mezzo a
centinaia» racconta Claudio Buttazzo, colpito duramente dal
«professionista». «La polizia li ha lasciati fare» denuncia ancora
Buttazzo, un’impressione confermata anche da Fausto
Sorini, che ha anche chiesto - invano - spiegazioni ai poliziotti
mente questi assistevano a braccia conserte al pestaggio e
che ha visto decine e decine di fotografi, provocatori vari e
sedicenti black bloc aggirarsi per ore intorno al corteo.
«Poco più tardi l’agressione si è ripetuta contro quelli di noi
che erano rimasti, e ciò nonostante fossimo anche un po’ a
distanza dal corteo: hanno strappato gli striscioni e picchiato
in mezzo al gruppo, e solo dopo un bel pezzo la polizia si è
interposta» aggiunge Lucrezia Parlanti, una giovane militante
italiana che ha assistito al secondo assalto.
Per il resto il corteo, non più di duemila persone di cui la
maggior parte si sono definiti «anarchici», è andato avanti
senza incidenti con un lungo giro per la zona di Nussel, un
quartiere che sta proprio sotto il Palazzo dei Congressi. Qualche
«fuck Nato», l’inflazionato dito indice alzato e molti passamontagna,
tutt’altra storia rispetto alle oceaniche apparizioni
del movimento, come tra l’altro sottolineavano gli stessi
black bloc ieri, almeno da quelli che si facevano avvicinare.
Che la differenza sia abissale, anzi incolmabile, lo sottolinea
anche il responsabile Esteri di Rifondazione Gennaro
Migliore, che partendo ieri da Praga ha definito la kermesse
di ieri «un’orrenda manifestazione, dove un gruppo di provocatori
ha avuto come unico interesse quello di aggredire i
militanti di Rifondazione comunista. Il movimento dei
movimenti con questa piazza non ha nulla a che vedere - ha
commentato Migliore con durezza - e l’aggressione non
c’entra nemmeno con il diffuso senso di anticomunismo
presente nelle giovani generazioni di questi Paesi. E’ vero che
molte ragazze e ragazzi di qui, anche quelli che in Italia sarebbero
di Rifondazione, quando sentono la parola “compagno”
o “comunismo” saltano in piedi - spiega Migliore - ma
quelli che da giorni girano così liberamente per Praga
mascherati per la guerra non c’entrano nulla. Sono agenti
provocatori veri e propri, funzionali a chi è interessato a gettare
discredito e strumentalizzare il movimento».
Ivan Bonfanti




Rispondi Citando