dal noto "quotidiano komunista" La STAMPA del 25-11-02.....![]()
Nerone ritorna -- Anzi, non è mai passato di moda
Con Berlusconi "i punti di contatto sono impressionanti"
di Filippo Ceccarelli
ECCOLO, è ritornato anche lui: Nerone. L'attualità politica non poteva trascurare Lucio Domizio Enobarbo, come si chiamava davvero, imperatore romano dal 54 al 68 d. C. C'è anche una fiction in arrivo, che neanche a farlo apposta ha avuto il via libera nell'ultima riunione del CdA della Rai.
Ma il vero rilancio di Nerone si deve a Umberto Eco che durante la presentazione del Club antiberlusconiano «Libertà e Giustizia», a Milano, ha detto: «Ci troviamo davanti a una anomalia della democrazia italiana che annuncia una possibile anomalia europea. Si è parlato di un conflitto di interessi ma abbiamo sbagliato, c'è una identità totale di interessi: sono interessi pubblici, interessi privati e pure interessi sessuali!
Dico: ha parlato della sua vita o non vita sessuale, queste cose le faceva solo Nerone, bisogna rileggersi Quo Vadis!». Sì, vale la pena di dargli una scorsa: anche se Quo Vadis, del Nobel Sinkiewicz, è enorme, due volumi di oltre 600 pagine a caratteri minuscoli nella Bur. Ma su Nerone hanno scritto atroci pettegolezzi e illuminanti interpretazioni anche Svetonio e Tacito.
E' probabile che Eco ce l'avesse con certi eccessi intimistici di Berlusconi. Ultimo, l'accenno del Cavaliere a Cacciari e a Veronica, «povera donna». L'uomo, anzi il leader è fatto così: parla della magnifiche gambe che vede in platea (congresso di An); affronta il tema della propria astinenza (comizio a Olbia); si sofferma sull'ombelico delle giornaliste.
Una volta ha fatto il gesto, ormai televisivo, di strizzare per scherzo i genitali di un giornalista a lui caro, tornato da una malattia. E' nel suo stile. Quello di Nerone, secondo Svetonio, era un tantino più estremo. Rivestito di una pelle di belva si faceva spingere fuori da una gabbia e assaliva «all'inguine» (traduzione indulgente) uomini e donne legati a un palo tipo lap dance; quindi «si faceva infilzare come un ragazzino (sic) dal liberto».
Sul sesso e la discrezione, insomma, Berlusconi risulta al confronto un moderato. Nerone oltretutto ammazzava a tutto spiano, perfino la madre. Ma su un certo modo di governare i punti di contatto sono invece impressionanti: smania di Grandi Opere, meno tasse per tutti (a chiacchiere), lotta ai giudici e ai pentiti, disinvoltura etica, continue e straordinarie donazioni di massa, a sue spese.
Inoltre Cesare non solo amava il lusso, ma lo adoperava per colpire i sensi e l'immaginazione. Anche lui fece quindi costruire abitazioni sfarzose, con mausolei, parchi e piscine anche coperte. Ma la vera rassomiglianza riguarda gli spettacoli. Allora il calcio non esisteva, i romani andavano pazzi per le corse dei cavalli.
E Nerone era il presidente della scuderia vincente, metteva bocca su tutto, correva anche lui, pretendeva ola e standing ovation. Allo stesso modo non esisteva la televisione, e «l'infima plebe, avvezza al circo e al teatro - scolpisce Tacito - andava mesta e avida di rumori».
L'imperatore provvide rivelandosi un eccezionale impresario di giochi, feste, rappresentazioni, festival cui si assisteva gratuitamente, senza pagare il canone. Anche Nerone, come Berlusconi (che a Natale se ne uscirà con un cd), era convinto di essere un magnifico artista, uno splendido attore, un grande cantante.
Il suo Apicella si chiamava Terpno, il citaredo allora più quotato. Troppo facile concludere che i due sono uguali; come pure escluderlo. Nerone, in realtà, è un'ombra che sta dentro il potere: un certo potere che lavora di scene, immagini, sorprese, barzellette, musichette, confidenze e improvvisazioni.
Un potere insieme antico e moderno, una specie di ricorrente dittatura audiovisiva che magari non incendia Roma, ma certo ci allestisce sopra un bello show.
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