Rai, ora se ne va anche Staderini


Il consigliere centrista rassegna le dimissioni, accelerando l'offensiva Udc nei confronti di Berlusconi, Fini e Bossi. Ora nel cda restano solo Baldassarre e Albertoni.



ROMA - E ora si dimette anche il consigliere Marco Staderini. E la Rai è sempre più nel caos. Chi pensava che i centristi si sarebbero adeguati con tranquillità alla blindatura del cda opposta ieri da Berlusconi, Fini e Bossi a un Follini che nel vertice della Cdl chiedeva un azzeramento complessivo della situazione ("Non siamo ribaltonisti", aveva dichiarato il leader Udc), è destinato a rimanere deluso. Sarà vero che il cda è validamente costituito anche con due membri (dicono i pareri giuridici elaborati dai tecnici di Pera), ma evidentemente l'Udc si fida di più dei giudizi dei tecnici di Montecitorio che a Casini hanno fatto sapere che quel cda è ormai morto e sepolto.

Fatto sta che ora, evidentemente per consentire al presidente della Camera di battere con ancora maggior forza sul tasto dell'azzeramento (dopo i no al rientro di Donzelli e Zanda), anche il consigliere vicino a Casini decide di andarsene ancor prima di sapere (l'aveva chiesto cinque giorni fa) l'opinione in merito dei presidenti delle Camere. ''Prendo atto dell'impossibilità di continuare con decoro questo lavoro'', dice Staderini nella lettere di dimissioni inviata stamattina.

''Con la responsabilità istituzionale che mi deriva dalla nomina a Consigliere di Amministrazione della RAI e con le mie convinzioni di elettore del centro-destra - scrive Staderini nella lettera a Pera e Casini - ho cercato in questi mesi di affermare i princìpi di una corretta e autonoma gestione aziendale e di un equilibrato pluralismo dell'informazione. Ho rivolto nei giorni scorsi alle Signorie Vostre un quesito teso a fare chiarezza su una situazione confusa anche sotto il profilo giuridico, come dimostrano le affermazioni con le quali il Presidente della Rai Baldassarre ha inteso ratificare autonomamente le dimissioni dei Consiglieri Donzelli e Zanda sulla base del codice civile, senza rispettare i numerosi precedenti in materia che assegnano ai Presidenti delle Camere il potere di accettazione delle dimissioni''.

Il casus belli sta proprio nel comunicato con cui Baldassarre questa mattina si era precipitato, da un lato a negare che le parole con cui aveva commentato ieri l'incontro fra Casini e i consiglieri d'amministrazione dimissionari Zanda e Donzelli ("Non c'era bisogno di vederli") fosse una critica al vertice di uno dei due rami del Parlamento, dall'altro a rilanciare il princìpio che - ai sensi del codice civile - le dimissioni di Staderini e Zanda erano operative dal momento stesso in cui erano state presentate, e che era stato lui stesso a sollecitare ai presidenti Pera e Casini la surroga con due nuovi consiglieri. Un modo malizioso per sottolineare che il resto del Cda - cioé lui stesso, il leghista Albertoni e l'autosospeso Staderini - è validamente in sella. Diceva Baldassarre che Casini non avrebbe potuto confermare in carica i due consiglieri dimissionari, in quanto Zanda e Donzellio "da mercoledì scorso non erano più consiglieri di amministrazione della Rai, considerato che per l'articolo 2385 del Codice Civile, intervenuta la presa d'atto del Cda, le dimissioni hanno effetto immediato''. E aveva aggiunto: "Auspico un pronto reintegro del Cda perché ciò è richiesto dal principio del pluralismo che ne ispira la composizione e il funzionamento''.

Un modo malizioso per sottolineare che il resto del Cda - cioé lui stesso, il leghista Albertoni e l'autosospeso Staderini - è validamente in sella. Ma anche che è stato lui a sollecitare la surroga dei due consiglieri mancanti. Quasi una sollecitazione.

Parole che sono suonate, alle orecchie di Staderini, come un vero e proprio attacco alle prerogative che la legge attribuisce ai presidenti delle Camere cui, soli, spetta il potere di nomina e di revoca dei membri del Consiglio di amministrazione. Di qui la decisione di dimettersi.

Ma proprio l'nterpretazione attribuita da Staderini alle parole del presidente Rai, provocano l'ennesima controreplica di Baldassarre. Che fa sapere al terzo consigliere dimissionario di essere "male informato". Baldassarre si riferisce proprio al passaggio della lettera di dimissioni in cui Staderini accusa il presidente di aver ''inteso ratificare autonomamente le dimissioni dei consiglieri Donzelli e Zanda sulla base del Codice Civile". ''E' la legge che lo dice - spiega Baldassarre - noi abbiamo seguito la prassi, che va nello stesso senso. Ma anche se la prassi fosse diversa, prevale la legge''.

Ora la parola è davvero e definitivamente aPera e Casini. Il presidente della Camera ha un argomento in più per premere sull'azzeramento. Ma Pera, verosimilmente, si atterrà alle indicazioni politiche giunte dal vertice di maggioranza di ieri nel corso del quale Berlusconi, Fini e Bossi hanno stoppato l'iniziativa di Follini di approfittare per portare "aria nuova" a viale Mazzini. Non resterebbe quindi, di fronte a un Ulivo che verosimilmente non darà altre indicazioni di sorta, che nominare autonomamente due consiglieri di area di centrosinistra . E la candidature impazzano. Curzi e Guglielmi hanno già detto di non essere stati contatti, si parla anche di Franco Iseppi, Marcello Del Bosco, Lucia Annunziata, Albino Longhi, Alberto Nicolello.

Ma l'Ulivo insiste e continua a chiedere l'azzeramento. E proprio gli argomenti di Baldassarre costituiscono il presto per i capigruppo ds di Camera e Senato, Angius e Violante, di battere ancora sulla grancassa dell'inadeguatezza del presidente. Angius e Violante lo invitano a rimettere il suo mandato nelle mani di Pera e Casini, e in una dichiarazione congiunta affermano: "Le dichiarazioni rese ieri sera dal Presidente della Rai, professor Antonio Baldassarre, confermano la sua inidoneità a dirigere il Consiglio d'Amministrazione. Egli infatti, anche per le sue competenze specialistiche, non può ignorare le regole fondamentali dell'istituzione che presiede. Se lo ha fatto è perché ha piegato le sue funzioni agli interessi di una componente della maggioranza di governo. Questa sua subalternità lo rende inidoneo alle funzioni che ricopre. Pertanto è opportuno che anch'egli cessi da questa ridicola resistenza ad oltranza, faccia un gesto dignitoso, presenti le sue dimissioni nelle mani dei Presidenti delle Camere, eviti ulteriori danni al servizio pubblico e ne consenta il rilancio e la competitività con Mediaset".