A Londra la più grande mobilitazione degli ultimi vent'anni
I vigili del fuoco sfidano Blair
Da giorni in lotta, la protesta conquista anche gli insegnanti Londra- nostro servizio
Guy Fawkes
E'stata una Londra assolata ha fare da cornice a quella che il quotidiano più diffuso della capitale britannica - The Evening Standard (esce in cinque edizioni giornaliere, n. d. r.) - definisce come la più imponente singola giornata di sciopero che si ricordi per le strade londinesi dal cosiddetto "inverno del malcontento" del 1978 ad oggi.
E non è facile dargli torto. Alla quinta giornata consecutiva di sciopero - su le otto programmate - da parte dei vigili del fuoco, si sono aggiunti anche sessantamila dipendenti comunali che rivendicano un aumento del London weighting (una sorta di indennità sul costo della vita per chi lavora a Londra) a fronte di un carovita ormai insostenibile per i lavoratori statali della capitale. Oltre mille le scuole chiuse per la riuscitissima mobilitazione degli insegnanti, traffico nel centro paralizzato per molte ore e viabilità ulteriormente ridotta a causa della chiusura di oltre 20 stazioni della metropolitana perché i militari - i quali sostituiscono i vigili del fuoco in caso di incendi - non potevano garantirne la sicurezza. Dall'inizio dello sciopero di otto giorni sono morte sei persone a causa di incendi domestici. Ad oggi è difficile prevedere se e quando questa disputa avrà un fine.
Tony Blair, il primo ministro britannico, ha deciso di adottare il piglio che fu della Lady di Ferro Margaret Thatcher. Preoccupato dai sondaggi d'opinione che descrivono un elettorato sconcertato per il modo in cui sono state condotte le trattative da parte dei ministri del governo di Sua Maestà, Blair è passato ieri al contrattacco ammonendo i pompieri che «questo è uno sciopero che non possono vincere».
Mettendo in risalto - ha continuato Blair - i buoni risultati di crescita economica raggiunti del suo governo, ha aggiunto che «non permetteremo che i soldi da record che investiamo nel settore pubblico siano ingoiati dall'aumento di stipendi». Il nodo principale che divide le due parti - a parte la percentuale d'aumento richiesta - è l'irremovibile richiesta da parte di Blair di condizionare qualsiasi aumento di stipendio ad una riforma radicale delle pratiche di lavoro dei pompieri. Ed è proprio l'incessante sforzo di imporre ad ogni costo il credo "riformista" di Blair all'intero servizio pubblico a rendere questa disputa salariale diversa rispetto ad una normale confronto tra governo e sindacati. Se Blair riuscirà nel tentativo di riforma dei vigili del fuoco, saranno ben poche le altre categorie di lavoratori statali in grado di opporsi con successo agli attacchi che egli inevitabilmente porterà anche contro di loro. Lunedì scorso Blair aveva dichiarato alla nazione che l'aumento richiesto avrebbe avuto conseguenze disastrose sull'economia e che un aumento superiore al 4% poteva solo essere finanziato dalla "modernizzazione" del corpo dei vigili del fuoco. E' una guerra aspra, - quella tra governo e la Fire Brigade Union (Fbu) il sindacato pompieri - che si combatte a colpi di cifre, discorsi retorici e offensive propagandistiche. La Fbu continua a ripetere - cifre alla mano - che la modernizzazione auspicata da Blair è iniziata 25 anni fa e che le modifica proposte dal governo sono improponibili. Alcune delle modifiche proposte dal governo riguardano, ad esempio, la fusione delle centrali operative dei pompieri con quelle di altri corpi di pronto intervento e la riduzione dei turni di notte. John McGhee - della Fbu - parlando ai microfoni della Bbc ha detto che la riduzione dei turni di notte aumenterebbe il rischio per la popolazione, se si considera che il maggior numero di fatalità si registrano quasi sempre durante il sonno. Sono 20 anni che subiamo tagli - ha aggiunto McGhee - ed ormai siamo arrivati all'osso. Ma le riforme auspicate da Blair hanno anche un fine più sinistro: indebolire il potere della Fbu e di conseguenza dare una spallata ad un movimento sindacale che si è finalmente risvegliato.
E che il clima sia cambiato lo si avverte anche dalle parole di Geoff Martin, il responabile della Unison di Londra. L'Unison - il maggior sindacato dei lavoratori dipendenti statali - aveva firmato a settembre uno storico aumento di stipendio tra il 7 e l'11 per cento in due anni. Tuttavia, Martin ha annunciato ieri che insegnanti e pompieri sciopereranno uniti davanti ai picchetti. «Sono stanco - ha aggiunto Martin - di ascoltare parlamentari e ministri che votano aumenti dei loro stipendi del 40 per cento e che ricevono un London weighting di 20mila sterlline, predicare ai miei iscritti austerità salariale. Lo stesso vale per i "gatti grassi" della Cbi (l'equivalente di Confindustria, n. d. r.). Se questa coalizione tra New Labour e industriali insaziabili pensa di risolvere la disputa con i pompieri affamandoli, ha seriamente sottovalutato la volontà di resistenza del movimento delle Trade Unions.» E per non smentire le parole di Martin, migliaia di lavoratori del Tube (la metropolitana londinese) si preparano a scioperare perché la rete ferroviaria metropolitana non è sicura senza i pompieri. Inizialmente i pompieri avevano chiesto un aumento del 40 per cento, ma la Fbu ha fatto chiaramente capire che un aumento del 16% chiuderebbe la vertenza. Tuttavia, il viceministro John Prescott - parlando ieri ai Comuni - ha ribadito che un accordo non può prescindere dalla riforma delle pratiche lavorative e che lo sciopero non modificherà la posizione assunta dal governo. Prescott ha anche indicato che la perdita di molti posti di lavoro è propedeutica ad un accordo. La Fbu ritiene che verranno licenziati più di 5000 pompieri.
La retorica del post 11 settembre che descriveva come moderni eroi i vigili del fuoco, lascia il posto ad una cinica realtà di un governo che offre umilianti aumenti di salario a chi rischia la vita ogni giorno. Il pericolo di una spirale inflazionistica che potrebbe coinvolgere l'Inghilterra turba i sogni di Blair e anche del governatore della Banca d'Inghilterra Sir Edward George, che temono altre rivendicazioni salariali. Oggi siamo alla sesta giornata di sciopero, ma si potrebbe arrivare fino a alla vigilia di natale se il governo continuerà nella sua politica del muro contro muro.
Liberazione 27 novembre 2002
http://www.liberazione.it


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