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Discussione: Sonetto alla libertà

  1. #1
    Imperturbabile
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    Predefinito Sonetto alla libertà

    Sonetto alla libertà



    Non che io ami i tuoi figli, i cui occhi vuoti

    Vedono solo l'ansia che li opprime

    E le cui menti nulla sanno, e nulla vogliono sapere.

    Ma il ruggito delle tue democrazie,



    I tuoi regni di terrore, le tue grandi anarchie

    Come il mare rispecchiano le mie passioni più selvagge

    Dando un fratello alla mia rabbia: Libertà!

    Solo per questo le tue urla sgraziate



    Mi sono gradite, altrimenti tutti i re potrebbero

    Togliere ogni diritto alle nazioni con le fruste

    Insanguinate o i cannoni traditori, e io



    Resterei indifferente. Invece,

    Invece questi cristi che muoiono sulle barricate,

    Dio sa che sono con loro in qualche cosa.

    (da Eleuteria, Oscar Wilde)




    Dedicato a Firenze e a quelli che, in qualche modo, c'erano, o sentivano di esserci.

  2. #2
    ghost dog
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    « Prego bensì che l'una e l'altra cosa, la vittoria e il ritorno, tu conceda, ma se una sola cosa, o Dio, darai,la vittoria concedi sola! »
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    Predefinito

    "Vecchia Maria"

    "Vecchia Maria , tu vai a morire,
    voglio parlarti seriamente:

    La tua vita è stata un rosario completo di agonie,
    non un uomo amato, né salute, né denaro,
    appena la fame da spartire;
    voglio parlare della tua speranza,
    delle tre diverse speranze
    che fabbricò tua figlia senza sapere come.

    Prendi questa mano d’uomo che pare di bambino
    nelle tue sfregate di sapone giallo.
    strofina i tuoi calli duri e le nocche pure
    nella morbida vergogna delle mie mani di medico.

    Ascolta, nonna proletaria:
    credi nell’uomo che arriva,
    credi nel futuro che non vedrai mai.

    Non pregare il dio inclemente
    che per tutta la vita deluse la tua speranza.
    Non chiedere clemenza alla morte
    per veder crescere le tue grigie carezze;
    i cieli sono sordi e in te comanda il buio;
    soprattutto avrai una rossa vendetta,
    lo giuro per l’esatta dimensione dei miei ideali:
    i tuoi nipoti tutti vivranno l’aurora,
    muori in pace, vecchia combattente.

    Vai a morire, vecchia Maria;
    trenta progetti di sudario
    diranno addio con lo sguardo,
    il giorno, tra questi, in cui te ne andrai.

    Vai a morire, vecchia Maria,
    rimarranno mute le pareti della sala
    quando la morte si congiungerà con l’asma
    e uniranno il loro amore nella tua gola.

    Quelle tre carezze costruite in bronzo
    (l’unica luce che allevia la tua notte),
    quei tre nipoti vestiti di fame,
    rimpiangeranno i nodi delle vecchie dita
    dove sempre trovavano un sorriso.
    E sarà tutto, vecchia Maria.

    La tua vita è stata un rosario di magre agonie,
    non un uomo amato, né salute,letizia,
    appena fame da spartire,
    la tua vita è stata triste, vecchia, Maria.

    Quando l’annuncio del riposo eterno
    Intorbida il dolore delle tue pupille,
    quando le tue mani di perpetua sguattera
    assorbono l’ultima ingenua carezza,
    pensi a loro…e piangi,
    povera vecchia Maria.

    No, non farlo!
    Non pregare il dio indolente
    Che per tutta una vita deluse la tua speranza
    E non chiedere clemenza alla morte,
    la tua vita è stata orribilmente vestita di fame,
    e finisce vestita d’asma.

    Ma voglio annunciarti,
    con la voce bassa e virile delle speranze,
    la più rossa e virile delle vendette,
    voglio giurarlo per l’esatta
    dimensione dei miei ideali.

    Prendi questa mano d’uomo che pare di bambino
    Nelle tue sfregate dal sapone giallo,
    strofina i calli duri e le nocche pure
    nella morbida vergogna delle mie mani di medico.

    Riposa in pace , vecchia Maria,
    riposa in pace, vecchia combattente,
    i tuoi nipoti vivranno l’aurora,

    LO GIURO."

    Ernesto "Che" Guevara
    PRO SA REPUBRICA DEMOCRATICA SARDA
    FINTZAS A SA BINCHIDA, SEMPER!

  3. #3
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  4. #4
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    Predefinito



    La locomotiva

    Non so che viso avesse, neppure come si chiamava,
    con che voce parlasse, con quale voce poi cantava,
    quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli,
    ma nella fantasia ho l'immagine sua: gli eroi sono tutti giovani e belli.
    Conosco invece l'epoca dei fatti, qual era il suo mestiere:
    i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere.
    I tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti:
    sembrava il treno anch'esso un mito di progresso, lanciato sopra i continenti.

    E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano,
    che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano:
    ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite,
    sembrava avesse dentro un potere tremendo, la stessa forza della dinamite.

    Ma un'altra grande forza spiegava allora le sue ali:
    parole che dicevano "gli uomini sono tutti uguali",
    e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
    la bomba proletaria, e illuminava l'aria la fiaccola dell'anarchia.

    Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione:
    un treno di lusso, lontana destinazione.
    Vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori,
    pensava al magro giorno della sua gente attorno, pensava un treno pieno di signori.

    Non so che cosa accadde, perché prese la decisione.
    Forse una rabbia antica, generazioni senza nome
    che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore,
    dimenticò pietà, scordò la sua bontà, la bomba sua la macchina a vapore.

    E sul binario stava la locomotiva:
    la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
    sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
    mordesse la rotaia con muscoli d'acciaio, con forza cieca di baleno.

    E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo,
    pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto:
    salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura,
    e prima di pensare a quel che stava a fare, il mostro divorava la pianura.

    Correva l'altro treno ignaro, quasi senza fretta:
    nessuno immaginava di andare verso la vendetta.
    Ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno:
    "Notizia di emergenza, agite con urgenza, un pazzo si è lanciato contro il treno!"

    Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva,
    e sibila il vapore, sembra quasi cosa viva,
    e sembra dire ai contadini curvi, il fischio che si spande in aria:
    "Fratello non temere, che corro al mio dovere! Trionfi la giustizia proletaria!"

    E intanto corre corre corre sempre più forte,
    e corre, corre, corre, corre verso la morte,
    e niente ormai può trattenere l'immensa forza distruttrice,
    aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto della grande consolatrice.

    La storia ci racconta come finì la corsa:
    la macchina deviata lungo una linea morta.
    Con l'ultimo suo grido d'animale la macchina eruttò lapilli e lava,
    esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo, lo raccolsero che ancora respirava.

    Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore,
    mentre fa correr via la macchina a vapore,
    e che ci giunga un giorno ancora la notizia
    di una locomotiva come una cosa viva, lanciata a bomba contro l'ingiustizia!

  5. #5
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    Predefinito Re: Sonetto alla libertà

    Originally posted by Unheimlich
    Sonetto alla libertà

    (...)



    Dedicato a Firenze e a quelli che, in qualche modo, c'erano, o sentivano di esserci.
    In ritardo...
    Vasco

 

 

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