I giudici di Palermo a Roma per sentire Berlusconi
Processo Dell'Utri. Domani pomeriggio i magistrati siciliani saranno nella Capitale per interrogare il premier. I suoi legali: "Non risponda, è un suo diritto". Entro stasera la decisione.
ROMA - L'interrogatorio di Silvio Berlusconi era già stato rimandate due volte, e domani pomeriggio potrebbe finalmente avere luogo. I magistrati di Palermo chiamati a giudicare Marcello Dell'Utri per concorso in associazione mafiosa atterreranno nella Capitale nelle prossime ore, destinazione palazzo Chigi, per ascoltare il premier in qualità di testimone. Un viaggio che però potrebbe rivelarsi inutile, visto che i legali del presidente del Consiglio gli suggeriscono di non rispondere (come è suo diritto, visto che era inizialmente coinvolto nella stessa indagine come imputato e la sua posizione è già stata archiviata).
Adesso il premier è chiamato a prendere una decisione, se cioé ascoltare i consigli dei propri difensori e superare l'imbarazzo di un premier che si rifiuta di rispondere a un tribunale, o se far prevalere l'altra considerazione e mettersi a disposizione dei magistrati. La più probabile delle ipotesi sembra comunque la prima, almeno a sentire il deputato azzurro Nicola Ghedini, legale di Berlusconi: "E' del tutto superfluo - commenta - ripetere cose già note o ripercorrere vicende già accertate".
Al centro degli interessi dei giudici palermitani ci saranno i bilanci Fininvest tra il 1970 e la fine degli anni '80, per dare una spiegazione ad alcuni versamenti miliardari che finirono sui conti dell'azienda e che i giudici sospettano provenienti - almeno in parte - da ambienti malavitosi siciliani. Ma i magistrati potrebbero anche spingersi oltre, per andare a sondare l'ambito dei rapporti del premier con Vittorio Mangano, passato alla storia come "lo stalliere di Arcore", quel personaggio cioé che lavorò nella residenza del futuro premier e che è poi risultato essere legato a cosche mafiose. Berlusconi sarebbe chiamato a chiarire quali fossero i rapporti tra Mangano e Dell'Utri.
Oltre ai legali del premier convergono sulla scelta del silenzio anche quelli di Marcello Dell'Utri: "Non ripondere alle domandi dei giudici è un diritto del presidente - commenta Enzo Trantino (An), legale del deputato siciliano - e l'esercizio di questo diritto non entra in rotta di collisione con le nostre attese". A poche ore dalla decisione finale, la strada dell'interrogatorio sembra quindi già segnata: al terzo tentativo dei giudici la più probabile delle risposte di Silvio Berlusconi sarà un generale e deciso "no comment".




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