La comunità internazionale, per bocca del suo rappresentante in Kosovo, Michael Steiner, sta ormai dando segni di impazienza: bisogna trovare una “soluzione”, definire uno “status” per il futuro di Kosovo e Metohija.
Che questo futuro sia un non-futuro, un incubo di negazione di diritti e di impossibilità di vivere, per le minoranze non-albanesi, è un fatto ormai acclarato, che trova ogni giorno significative conferme.
Una delle ultime: il primo ministro del governo locale del Kosovo, l’albanese Bajram Rexhepi, ha “ammonito” che potrebbe “dichiarare l’indipendenza del territorio se le proposte per continuare ad includerlo nella Serbia, in base alla costituzione della nuova entità statale con il Montenegro, dovesse essere accettata dalla comunità internazionale.”
“Sono fiducioso – aveva detto Steiner, commentando il “ricatto” di Rexhepi – sul fatto che l’Unione Europea condivide il punto di vista secondo il quale qualsiasi cosa sia scritta nella nuova costituzione, non si andrà contro gli interessi del Kosovo”. … laddove “interessi del Kosovo” non significa, evidentemente, “interessi delle minoranze non-albanesi”.
“Noi dobbiamo focalizzare su quello che è essenziale per fare del Kosovo una società civile – dice Steiner – pronta a risolvere il problema del suo status. Essenziale per questo, sono le istituzioni, l’effettiva capacità di autogoverno, e questo è nelle mani degli abitanti stessi del Kosovo.”
Parole sante, che non fanno una piega, se non fosse per il piccolo particolare che buona parte di quegli abitanti non possono credere nella effettiva capacità di rappresentanza delle istituzioni in Kosovo, né esercitare il minimo auto-governo, né prefigurare un futuro più o meno autogestito, per il semplice motivo che non godono neanche dei diritti più elementari, come quello di camminare per strada, di entrare in un negozio a comprare un pezzo di pane, di entrare in una chiesa ortodossa, di mandare i propri figli a scuola, di seppellire i propri morti: questa parte di abitanti - ai quali ora si vuole togliere anche la tradizione linguistica, eliminando ufficialmente l’uso del cirillico - sono i non-albanesi, i serbi, in particolare (ma non solo…). Nel corso del suo viaggio a Berlino – pochi giorni fa – Steiner, parlando alla Humboldt University, ha dichiarato che lo status finale del Kosovo deve essere deciso nei prossimi tre/quattro anni, al massimo entro il 2006.
“Il futuro status resta aperto – diceva Steiner, parlando agli universitari berlinesi e ai rappresentanti politici tedeschi – l’unica cosa certa è che non ci sarà ritorno allo stato precedente alla guerra.” Sembrerebbe esclusa, dalle ipotesi del rappresentante di UNMIK, anche la divisione del Kosovo in cantoni, a divisione etnica, o in regioni a limitato auto-governo, mentre viene sottolineato il ruolo dell’Unione Europea che potrebbe assumere l’iniziativa nella regione “offrendo una strategia di integrazione a lungo termine”.
Queste “promettenti” ( o “minacciose”, dipende dal punto di vista) parole, vengono pronunciate dal rappresentante di UNMIK proprio mentre il Vescovo Artemije, leader politico e religioso dei serbi di Kosovo e Metohija, attacca duramente la comunità internazionale e KFOR, accusandoli di responsabilità gravissime per gli attacchi di pochi giorni fa contro luoghi sacri e culturali serbi.
“Queste – dice il vescovo – sono le conseguenze del “basso profilo” che ha tolto ogni controllo militare di fronte ai siti religiosi serbi. Avevamo predetto che questo sarebbe accaduto, e così è stato.”
Quando si svuole distruggere un popolo, si sa, accanto alla distruzione fisica, bisogna, parallelamente, operare il genocidio culturale e spirituale. E questo è quanto viene puntualmente applicato nei confronti della comunità serba.
Ultimo avvenimento in ordine di tempo: la sparizione del cirillico dalla vita pubblica e amministrativa. Dall’arrivo di UNMIK , nel 1999, l’alfabeto cirillico è stato quasi completamente eliminato e il suo impiego divenuto praticamente inesistente nella vita pubblica, nonostante il fatto che i più antichi documenti in Kosovo e Metohija siano stati composti in cirillico
Tornando allo status finale della regione, il presidente della “Serb National Assembly” per il Nord Kosovo, Milan Ivanovic, ha dichiarato che “ ci sono condizioni preliminari che devono essere rispettate. Intanto il rispetto della risoluzione dell’ONU n.1244, che, teoricamente, tende ad evitare la marginalizzazione dei Serbs, e a garantire il ritorno delle minoranze non-albanesi.”
La decisione sulla possibile ”indipendenza” del Kosovo diventa urgente, improcrastinibile, per la comunità internazionale, pressata da un lato dai diktat atlantici, dall’altro lato dalla tracotanza dell’estremismo albanese.
“La costruzione di istituzioni democratiche in Kosovo e la definizione di uno status politico è necessaria – ha concluso Steiner, parlando il Ministro degli Esteri tedesco Joschka Fische – non può essere attesa ancora per anni.” Basta mettersi d’accordo sul significato delle parole…ad esempio, interpretare “istituzioni democratiche” nell’accezione “politicamente corretta”…



Kosovo. Ora la pulizia etnica è culturale. Vietato il cirillico
Steiner, il governatore atlantico della provincia jugoslava strappata alla Serbia