L´UE È «SILENZIOSA» SUI MASSACRI DEL TERRORISMO PALESTINESE
Israele, l´Europa tace troppo
Caro direttore, la scorsa settimana a Gerusalemme un altro terrorista palestinese si è fatto saltare in aria su un autobus pieno di civili israeliani alle 7.10 del mattino, ora di punta nella capitale. Il bilancio: 11 morti e più di 50 feriti, tra cui molti bambini che andavano a scuola. Qualche giorno prima, dei terroristi palestinesi hanno ucciso una dozzina di israeliani che tornavano dalla sinagoga di Hebron. Tre giorni prima, altri terroristi palestinesi sono entrati in una casa di un kibbutz e hanno ammazzato a sangue freddo una madre davanti agli occhi dei suoi due bambini. Poi hanno ucciso anche i piccoli. Alcuni leader mondiali hanno espresso solidarietà con la democrazia israeliana vessata dalla barbarie. Alcuni hanno condannato le atrocità palestinesi. Però al coro mancava una voce. Uno dei principali attori della scena internazionale non si è espresso di fronte alla catena di atrocità palestinesi. Quel silenzio appartiene all'Unione Europea sotto la Presidenza danese. Il tradizionale tentativo di Bruxelles di presentare una immagine «bilanciata» e «oggettiva» della situazione ha trascinato l'UE nell'apatia e nella cecità di fronte a quella che è chiaramente una campagna terroristica diretta da Arafat contro il popolo israeliano. La Presidenza danese sembra considerare il terrorismo palestinese semplicemente come uno dei tanti pezzi di un puzzle complicato, uno dei molteplici anelli di una «spirale di violenza» che sembra non avere fine. Per la Presidenza danese gli attacchi palestinesi non sono terrorismo contro una democrazia, ma piuttosto una battaglia tra forze paritarie in cui la responsabilità va equamente distribuita tra le parti. Aggressore e vittima sarebbero entrambi colpevoli. Dopo l'atroce attacco al kibbutz la Presidenza dell'UE è rimasta in silenzio. La dichiarazione che ha seguito l'attacco all'autobus a Gerusalemme invece parlava di un «rinnovato ciclo di violenza» e condannava l'«atto di terrore». Con una attenzione non casuale si è evitato di menzionare che i terroristi erano palestinesi. Non una parola contro Arafat, colui che ha finanziato, addestrato e mandato l'uomo-bomba a massacrare degli ebrei. La dichiarazione poi procede con la condanna della vittima, Israele, perché ha osato difendersi. Secondo la Presidenza dell'Unione, Israele dovrebbe «esercitare autocontrollo». Mi domando se la Danimarca o un altro paese europeo avrebbero esercitato autocontrollo dopo aver perso 30 persone in una settimana di terrorismo. L'incapacità della Presidenza dell'UE a condannare in modo chiaro e senza ambiguità il terrorismo di Arafat è un altro segno -e un altro motivo- della inettitudine dell'Europa a giocare un ruolo di primo piano per il futuro del Medio Oriente. Quell'«equilibrio» forzato presente in ogni dichiarazione dell'UE potrà anche compiacere Arafat ed incoraggiarlo ad andare avanti nella sua «legittima» lotta contro Israele, ma ci allontana dalla pace e non avvicina l'Europa nemmeno di un centimetro al ruolo di mediatore nella nostra regione. L'insistenza dell'Europa sulle responsabilità di Israele ogni volta che Israele è attaccata da un terrorista è un messaggio chiaro ad Arafat che per quanto atroci siano i suoi massacri, l'UE non smetterà mai di vedere in lui la vittima. Il giorno in cui i palestinesi capiranno di non poter distruggere Israele con il terrorismo e che è giunto il momento di tornare al tavolo negoziale, non si sorprenda l'Europa se non verrà considerata un onesto mediatore. Finchè l'UE ipocritamente continuerà ad evitare di condannare il terrorismo e si rifiuterà di mettere Arafat di fronte alle sue responsabilità, il terrorismo palestinese non ci lascerà tregua e la mediazione in questo conflitto rimarrà nelle mani degli americani. Dopo tanti anni di cinico corteggiamento dei palestinesi e del mondo arabo guidato da ragioni di pragmatismo economico, sta all'Europa scegliere se fare ciò che è giusto o se rimanere irrilevante.
Ambasciatore di Israele in Italia
Ehud Gol
La Stampa 27 novembre 2002


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