APPELLO URGENTISSIMO
PER SALVARE LA VITA DI UN GIOVANE PALESTINESE A BOLOGNA
(Se la rete non serve per questo, a che serve?...)

Per favore, dopo aver letto questa mail fate qualcosa. Diffondetela,
attaccatevi ai telefoni, chiamate la stampa. Chi ha un qualche potere
schiodi le istituzioni, chieda conto al governo, al prefetto, al questore.
Chi è di Bologna e dintorni, corra davanti alla questura.
Il riferimento, per ciò che sto per spiegarvi, è l'avvocata Cristina Errede
di Bologna, tel. 348.7606502. Domani (cioè già oggi: sabato mattina) sarà
alle 8 in questura a Bologna, probabilmente insieme all'avvocato reggiano
Vainer Burani.
Per salvare AMIN KHAIRI dall'espulsione e dalla morte.
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LA STORIA
Mi è stata raccontata questa sera per telefono dall'avv. Errede. Da ciò che
mi ha detto, e dai pochi riscontri che ho potuto fare, è assai credibile.

Amin Khairi si trova in questo momento, questa notte, ammanettato e detenuto
in una cella della questura bolognese. Il suo avvocato, Errede, non ha
potuto parlare con lui. Già tutto questo è illegale, perchè non si tratta di
un fermo per "accertamento d'identità": l'identità, anzi le identità di
Amin, sono ben note alla polizia. Perchè è rimasto in prigione in Italia per
tredici anni, prima di finire, appena scarcerato, al nuovissimo Cpt di
Bologna e poi in quella cella.

Negli anni '80 Amin perse tutta la sua famiglia in un campo profughi in
Libano, probabilmente a Sabra o Chatila. Come molti giovani palestinesi
esasperati in quegli anni terribili, si arruolò in quello che sembrava il
più radicale dei gruppi palestinesi, la fazione di Abu Nidal. Con quel
gruppo andò in Tunisia e in Libia, e nei loro campi si addestravano anche
giovani oppositori tunisini. Fu arrestato dalle autorità tunisine, che in
questi casi non andavano e non vanno per il sottile. Tanto che, quando non
so come riuscì ad evadere e fuggire in Italia, dopo pochi mesi venne a Roma
un agente tunisino sotto falsa identità per cercarlo e farlo fuori.
Amin fu più veloce e uccise. Per questo ha pagato: tredici anni di prigione
a Rebibbia, poi a L'Aquila.

Quando è uscito dal carcere è stato immediatamente fermato dalla polizia e
portato in questura a L'Aquila per notificargli l'espulsione. Non per motivi
di sicurezza dello Stato, ma... per ingresso illegale, tredici anni prima!
Questa espulsione era a carico di Amin Khairi, cittadino israeliano. "In
itinere", guardacaso, la sua identità è cambiata. L'Interpol ha "scoperto"
trattarsi non di un palestinese, ma di un tunisino. E come tale, figurarsi,
l'ambasciata tunisina l'ha riconosciuto.

Nel frattempo però un giudice aquilano ha esaminato il suo caso. Ha sentito
la psichiatra che in carcere aveva ricomposto i frammenti tragici della sua
memoria di profugo senza infanzia. Ha visto le informative dei servizi. Ha
ascoltato Amin, che gli ha detto francamente che il suo vero nome
palestinese è ancora un altro, ma non può dirlo per non mettere a rischio di
vita ciò che resta della sua famiglia.
Il giudice gli ha creduto, ed ha sentenziato che Amin (o come si chiama) è
palestinese, che ha pagato per il suo delitto, che comunque, in base al
principio del "non-refoulement", non può essere rimpatriato nè in Israele nè
in Tunisia, dove per motivi diversi rischierebbe la vita.
Dunque ha annullato l'espulsione.

La questura di Bologna avrebbe dovuto liberarlo, e magari consentirgli, dopo
tredici anni, di chiedere asilo in Italia. E' un suo diritto chiederlo, poi
sarà eventualmente la commissione a decidere se i suoi trascorsi sono o non
sono "ostativi".
Invece la questura di Bologna ha detto che la sentenza del giudice aquilano
per loro non ha alcun valore. Per loro Amin è e resta un tunisino, come ha
detto l'Interpol (o i servizi?), un criminale comune e non un politico, e
dunque, voilà! si fa un altro decreto di espulsione cambiando un poco la
motivazione, lo si rende immediatamente esecutivo ai sensi della Bossi-Fini,
e già fra qualche ora Amin (o come si chiama) potrebbe essere consegnato
alla polizia di Tunisi.

La vicenda è stata seguita fin dall'inizio da Mauro Bulgarelli, deputato dei
Verdi. Nel corso della sua visita al Cpt di Bologna l'ha conosciuto anche
Katia Zanetti, deputata dei Ds. Il Prc bolognese è intervenuto sulla
questura di Bologna, ed anche gli altri due parlamentari. La sua storia,
dice l'avvocata Errede, è stata raccolta anche da una casa editrice che sta
per pubblicarla.
Tutto inutile, finora. Evidentemente qualcuno, molto in alto, ha deciso la
sorte di Amin.
Stasera il suo avvocato, senza parlargli, ha potuto solo consegnare una
diffida motivata, accolta con qualche ironia dalla questura. La richiesta di
asilo politico, se l'è dovuta riportare indietro.
Se non è arbitrio di polizia questo, cos'è mai?

Qualcuno penserà: un omicida, un terrorista... Perchè mobilitarsi per lui?
Pensi un attimo, allora, cosa significa passare una breve vita per metà in
un campo profughi e per l'altra metà in una galera. E si chieda se non
merita un'altra possibilità.

Tutto qui, almeno quello che so. Ora la vita o la morte di Amin è nelle mani
di tutti noi, di te che leggi.
Specialmente, ma non solo, se sei di Bologna...


Dino Frisullo, Roma - notte di sabato 7 dicembre