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    Predefinito Le amicizie cattoliche: idee di lettura

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  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Le amicizie cattoliche: idee di lettura

    31 Marzo 2009
    IDEE
    Laicità? Ma l’hanno inventata i cristiani...


    Va in libreria da oggi «Identità dissolta», il nuovo libro di monsignor Rino Fisichella su «il cristianesimo, lingua madre dell’Europa» (Mondadori, pp. 144, euro17). L’arcivescovo rettore dell’Università Lateranense nonché Presidente della Pontificia Accademia per la Vita cerca di rintracciare nella matrice religiosa scaturita dal Vangelo un’«impronta» genetica, quasi un denominatore comune che continua ad essere utile per la crescita anche sociale e civile del Vecchio Continente, soprattutto in questo momento «gravido di sfide» in cui il pluralismo, le migrazioni, il multiculturalismo contribuiscono a rendere più vaga l’identità europea. L’ultimo capitolo è dedicato all’«emergenza educativa», argomento dell’appena concluso Forum del Progetto culturale della Cei. In questa pagina pubblichiamo alcuni stralci del capitolo su «Laicità dello Stato e religioni».

    L’aggettivo laikós indicava o riginariamente un membro della Chiesa, che fa parte del laós tou theou, il «popolo di Dio». Ciò è ancora più evidente se si con sidera la traduzione latina del ter mine, che non è il generico popu lus, bensì plebs, che indicava speci ficamente la comunità cristiana. L’inevitabile evoluzione del termine nei secoli successivi è specchio non solo di peculiari condizioni storiche – particolarmente, in questo caso, le divisioni provocate all’interno della comunità cattolica dalla Riforma protestante nel XVI e XVII secolo –, ma anche e soprattutto dell’oriz zonte culturale a essa sotteso. Si è così progressivamente giunti a i dentificare la condizione di «laicità» come uno stato di autonomia della politica dalla sfera religiosa e come indice della possibilità di raggiun gere la verità tramite la sola ragione, prescindendo dalla fede. In entrambi i casi, l’autentico signi ficato del termine, per come si è e voluto nel corso dei millenni, è sta to snaturato. Se da una parte, infat ti, non si può non concordare sul concetto di distinzione dei poteri e dei ruoli che spettano rispettiva mente alla Chiesa e allo Stato, è in vece difficilmente condivisibile la te si secondo cui uno Stato è «laico» perché nel suo legiferare prescinde completamente dalla religione e dai suoi contenuti.

    Questa posizione si può riassumere con la massima di Ugo Grozio, fatta propria, quasi fos se una formula magica, dal movi mento secolarista, il quale però ne ha corrotto il significato originale: etsi Deus non daretur, «come se Dio non ci fosse». Analogamente, è as surdo temere che la verità della fe de possa attentare all’autonomia della ragione, oppure teorizzare che solo questa possa raggiungere la ve rità, e fa meraviglia che i fautori di ta li posizioni non ne siano coscienti. Se si è giunti a questa concezione moderna del termine «laicità» – è bene ribadirlo –, in ambito sia filo sofico sia politico, è solo perché nel cristianesimo si erano precedente mente sviluppate le forme concet tuali ed espressive che ne permise ro il comune riconoscimento, no nostante l’uso ambiguo e spesso strumentale a cui il termine è sog getto. Rivendichiamo, pertanto, la primogenitura di questa concezio ne, non per orgoglio – anche se a vremmo tutti i diritti per farlo –, ma esclusivamente perché ci venga ri conosciuto un diritto di originalità che non ci può essere sottratto, se non altro per rispetto della verità storica. Ultimamente, si sente parlare sem pre più spesso di «etica laica». Cosa si nasconda dietro questa espres sione è facile immaginarlo, alla luce di quanto abbiamo esposto in pre cedenza. Di fatto, si vuole imporre questo concetto per accreditare la tesi di un’autonomia, soprattutto dalla sfera cattolica, in grado di fa*vorire la scienza e così produrre pro gresso. Quanto questa visione sia in genua è evidente.

    Per sua stessa na tura l’etica non ha alcuna colora zione e ogni sua ulteriore qualifica zione risulta pleonastica. L’etica, in*fatti, riconosce il primato della ra gione e assieme alla ratio giunge ai principi fondamentali che stanno alla base della vita personale. Difendere in ambito politico l’esi stenza di un’etica «laica» indipen dente dalla «morale cattolica» è giu sto e corretto, ma ciò non implica che i loro contenuti debbano esse re necessariamente contrapposti. Significherebbe non percepire il nesso costitutivo che intercorre tra etica e morale cattolica e creare ar tificiosamente, e con intenti stru mentali, un’inesistente contrappo sizione. Per quanto possa apparire parados sale, oggi gli Stati hanno urgente bi sogno di confrontarsi con la que stione della verità; devono ricercar la incessantemente e proporla ai cit tadini soprattutto quando questa ha a che fare con i diritti fondamenta li della persona, come quelli che ri guardano la vita e la morte.

    Dinan zi a quei problemi etici particolar mente controversi, lo Stato deve confrontarsi con la verità e special mente con quella proposta dalla re ligione, che più di ogni altra confe risce valore alla dignità della persona. Il concetto di tolleranza, applicato oggi ai più sva riati ambiti – si pensi per esempio alla tolleranza razziale, politica, etnica, sessuale, culturale –, non è di aiuto per risolvere la si tuazione conflittuale nella quale ci troviamo. Lo Sta to non può assestarsi in una sorta di neutralità che tutti accoglie e nes suno predilige. Deve senz’altro a doperarsi per riconoscere e difen dere le minoranze, anche quelle re ligiose, ma ciò non può andare a de trimento della maggioranza pre sente nel Paese, che ne rappresenta la storia, la tradizione e l’identità. Infine, riteniamo che in questa sua ricerca e attuazione della verità, lo Stato «democratico» sia chiamato a tenere fede a questo suo fonda mentale attributo. In virtù del suo essere democratico, lo Stato non so lo deve accettare di confrontarsi con la Chiesa, ma deve anche saperne accogliere – solo in un secondo mo mento temperandole – le eventuali ingerenze. Non si tratta di una que stione di laicità ma di democrazia, che dà prova di maturità accettan do i rischi di tale condizione. La Chiesa invece, richiamandosi a prin cipi che hanno un’origine superio re a quella umana, non potrebbe mai accettare una qualsiasi inge renza dello Stato riguardo ai propri contenuti. Ciò non rende una supe riore all’altro, ma semplicemente ri conosce l’autonomia e l’autoctonia di entrambe le istituzioni. La cosa può apparire paradossale, e lo è. La democrazia, obbligata per sua costituzione ad accogliere in sé elementi che vanno oltre la sfera del la politica, trova in sé anche i mezzi per neutralizzare eventuali schegge impazzite. La Chiesa, da parte sua, ben conosce i limiti entro cui può o perare.

    Gli Stati, a volte, ricorrono al Concordato per ratificare i rapporti tra le due istituzioni; si tratta co munque di uno strumento, non di un fine. Ciò che caratterizza la pre senza della Chiesa nel la società è l’annuncio di un’esistenza che non si esaurisce nelle situazioni e nelle e ventualità regolamen tate dalle leggi emana te dagli Stati, ma va ol tre. L’irrilevanza del messaggio cristiano potrebbe sembrare se gno della laicità acquisita dallo Sta to, ma in realtà si tratta soltanto di un sintomo della debolezza conge nita delle strutture che, in tal modo, manifestano la povertà culturale che le minaccia. I seguaci di Voltaire storceranno il naso, ma, se vorranno essere coe renti, saranno obbligati, oggi più di ieri, a legittimare la nostra esisten za all’interno della società; eppure, non potranno esimersi dall’affer mare che siamo un’anomalia, una presenza fortuita, accidentale, ad dirittura fastidiosa soprattutto in questi ultimi tempi, perché tanto in gombrante con le sue certezze e i suoi dogmi.

    La pretesa di verità che rechiamo contraddice il loro prin cipio di tolleranza – espressione ge nuina di dogmi laicisti – secondo il quale sarebbe meglio per tutti, e per il progresso della società, se fossimo confinati nel privato, senza alcuna possibilità di esprimerci pubblica mente su questioni di carattere so ciale ed etico. Non è lontano da questa stessa ten*tazione anche chi si richiama a una rinnovata comprensione dello Sta to etico, che legifera non solo pre scindendo dalla morale presente nella società, ma si arroga la facoltà di presentarsi come istanza morale assoluta, traendo dall’ideologia l’i spirazione per i propri interventi le gislativi. L’apertura degli Stati generali a Versailles il 5 maggio 1789, uno degli atti fondanti della Rivoluzione francese
    Rino Fisichella

    http://www.avvenire.it/Cultura/Laici...2103700000.htm

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Le amicizie cattoliche: idee di lettura

    Ottimo thread

  4. #4
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    Predefinito Cominciò in Galilea.

    L'ho letto 2 volte. E' di una bellezza struggente.
    La vita di Gesù raccontata da lui stesso e da Andrea.
    Da consigliare in questo periodo liturgico.

    Jacomuzzi Stefano

    COMINCIO' IN GALILEA


    Data pubblic. Ottobre 2005
    Edizioni San Paolo



    --------------------------------------------------------------------------------

    La vita di Gesù, interpretata da uno dei più fini narratori italiani del ’900, e presentata da due punti di vista che si alternano e si integrano: quello di Andrea, il primo discepolo, e quello dello stesso Gesù.

    Jacomuzzi è uno dei pochi narratori con la profondità spirituale necessaria per prestare a Gesù la sua voce, per entrare nella sua coscienza e farlo parlare, come figlio di Dio ma soprattutto come figlio degli uomini.

    Un libro che nella sua prima edizione (uscita nel 1995) ebbe una vasta risonanza sulla stampa e sulle riviste e che ora viene ripresentato con una densa postfazione di Claudio Magris.

    «Questo romanzo intenso, terso e asciutto ribadisce il motivo centrale della poetica di Jacomuzzi, il senso religioso che il mistero è anzitutto l’al di qua, la giornata terrestre con le attese, i ricordi, gli amori, le piccole pene, intrise di fragile argilla e di eternità. Cristo nel romanzo è venuto a salvare anche questo, forse soprattutto questo». Claudio Magris, Il Corriere della Sera

    Stefano Jacomuzziè stato per anni titolare della cattedra di letteratura italiana all’università di Torino, nonché critico letterario per diversi giornali e riviste. Ha scritto numerosi saggi, ha curato diverse edizioni di classici (tra cui un monumentale commento alla Divina Commedia) e come romanziere ha pubblicato: Un vento sottile (Garzanti 1989, Premio Grinzane Cavour) e Le storie dell’ultimo giorno (Garzanti 1993, Premio Selezione Campiello e Premio Maria Cristina).

  5. #5
    Oli
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    Predefinito Riferimento: Le amicizie cattoliche: idee di lettura

    Avendo sempre e solo frequentato ambienti cattolici, ovviamente tutti i miei amici lo sono.

  6. #6
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    Predefinito Riferimento: Le amicizie cattoliche: idee di lettura

    Molto molto interessante
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  7. #7
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    Predefinito Riferimento: Le amicizie cattoliche: idee di lettura

    propongo questo splendido libro


    La storia, raccontata con humour brillante, di due coniugi americani che, per essere migliori presbiteriani, si trovano «costretti» a convertirsi al cattolicesimo. Un libro appassionante che aiuterà i cattolici a scoprire un gioioso senso di appartenenza (pp. 240).


    Roma, dolce casa



    http://www.ares.mi.it/index.php?pagi...o&id=38&q=Roma

  8. #8
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    Predefinito Il Cristianesimo di Dostoevskij

    Ho scoperto casualmente un libro che mi sembra molto interessante, e credo che lo ordinerò al più presto. Si intitola "L'immagine di Cristo, le parole del romanzo - Dostoevskij e la filosofia russa" di Alessio Scarlato, Edizioni Mimesis (insomma, la mia è una segnalazione). Potete dare un'occhiata al libro qui.
    E in più aggiungo questa interessante (e indubbiamente discutibile) pagina di Oswald Spengler, che parla, in parte di Dostoevskij.

    La metafisica speculativa, dimostrata o ritenuta dimostrata, è mera filosofia o erudizione. Noi qui intendiamo invece una metafisica vissuta, l'inconcepibile come certezza, il sovrannaturale come avvenimento reale, il vivere in un mondo non tangibile eppure vero. Non è in modo diverso che Gesù visse, in ogni istante. Egli non era un predicatore moralizzante. Veder nella dottrina morale lo scopo ultimo della religione significa non conoscere che cosa essa sia: ciò è da diciottesimo secolo, è "illuminismo", è filisteismo umanistico. E' blasfemo attribuire a Gesù intenzioni sociali. I suoi detti propriamente morali, quelli che non gli sono stati semplicemente attribuiti, mirano soltanto all'edificazione spirituale. Non contengono nessuna dottrina nuova. Fra di essi si trovano proverbi che allora ognuno conosceva. La sua dottrina era esclusivamente l'annuncio delle cose supreme, l'imagine delle quali riempiva di continuo il suo spirito: l'imminenza dell'èra nuova, l'avvento dell'inviato celeste, il giudizio alla fine dei tempi, un nuovo cielo e una nuova terra. Egli della religione non aveva altro concetto, né può averlo ogni epoca che abbia una vera vita interiore. La religione è in tutto e per tutto metafisica, trascendenza, esser desti in un mondo in cui la testimonianza dei sensi illumina soltanto l'esteriorità; religione è vivere in e col sovrasensibile, e ove la forza necessaria per un tale esser desti o, almeno, quella necessaria per credere in esso manchi, la vera religione finisce. Il mio regno non è di questo mondo - solo chi sa misurare tutto il peso di un tale concetto può capire i detti più profondi di Gesù. Solo le epoche tarde, cittadine, non più capaci di simili orizzonti, adattano una religiosità residuale al dominio della vita esteriore sostituendo alla religione vera sentimenti e inclinazioni umanitarie, ponendo la predica moralistica e l'etica sociale al posto della metafisica. In Gesù si trova esattamente il contrario: "Date a Cesare ciò che è di Cesare" - vuol dire: conformatevi alle potenze che reggono il mondo della realtà, subitele e non domandatevi se esse siano "giuste". Ciò che importa è solo la salute dell'anima. "Guardate i gigli della valle" - vuol dire: non curatevi della ricchezza né della povertà. L'una vincola quanto l'altra l'anima alle cure di questo mondo. "Non si può servire Dio e Mammona" - con Mammona s'intende tutta la realtà. E' banale e vile interpretare tali esigenze così che ne vada perduta tutta la grandezza Gesù non avrebbe fatto differenza di sorta fra il lavorare per il proprio arricchimento e il lavorare per le comodità sociali di "tutti". Se egli ebbe un terrore per la ricchezza e se la comunità cristiana originaria di Gerusalemme, che era un severo ordine ascetico e non un club socialista, condannò la proprietà, in ciò devesi vedere quanto vi è di più opposto ad ogni "sentire sociale": tali attitudini non procedevano dall'idea che la situazione in cui ci si trova nella vita esteriore è tutto, ma da quella che essa è nulla, non dall'apprezzare esclusivamente la vita comoda nell'aldiqua, ma dall'assoluto disprezzarla. Senonché deve pur esservi qualcosa di fronte a cui ogni felicità terrena diviene un nulla. E', di nuovo, la differenza che corre tra Tolstoi e Dostoevskij. Tolstoi, spirito cittadino occidentalizzante, in Gesù ha visto soltanto un banditore dell'etica sociale e come tutto l'Occidente "civilizzato" il quale può sì ammettere una ripartizione dei beni ma non la rinuncia ad essi, ha ridotto il cristianesimo ad un movimento di rivoluzione sociale, per mancanza di sensibilità metafisica. Dostoevskij, che era povero, ma che in alcuni momenti fu quasi un santo, non ha mai pensato a riforme sociali - che avrebbe guadagnato l'anima dall'abolizione della proprietà privata?

    Oswald Spengler, Il Tramonto dell'Occidente, Guanda, pp. 969-971

  9. #9
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    Predefinito Riferimento: Le amicizie cattoliche: idee di lettura

    Beh, io come al solito in tutti i forum, propongo i 4 libri del Vivaio di Messori...!!!








  10. #10
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