Saranno celebrati sabato nella chiesa di via Costalunga i funerali di Antonio Castriotta, 60 anni, il pensionato morto carbonizzato nell’esplosione nel garage del cantiere di via delle Linfe.
«Sarà l’ultima occasione - dice commosso il fratello Giuseppe - per salutare Antonio. Aspettiamo ancora il nulla osta della procura, ma non credo ci saranno problemi». Antonio, era il proprietario della casa a un piano che confina con il cantieredi via delle Linfe a San Giovanni, dove è in corso la costruzione di un condominio di sette piani e il garage sotterraneo. La casa dove viveva assieme alla moglie Lucia era stata acquistata una ventina di anni fa grazie alla vincita di una cifra consistente al Totocalcio, circa 200 milioni di lire. Era quasi un rudere ma l’ha messa a posto con le sue mani. era carpentieri e muratore.
Antonio allora lavorava al Piccolo come fattorino e aveva giocato un sistema del Totocalcio assieme ad alcuni colleghi, ma aveva anche, in quell’occasione, giocato un’altra schedina per conto suo dopo aver cambiato uno dei risultati. Per sbaglio.
Così mentre con la schedina compilata in società aveva fatto dodici, quella di Castriotta aveva fatto tredici probabilmente invertendo un x con un 1 o viceversa. Un grande colpo di fortuna. Una gioia infinita. Il fattorino, invalido civile, si era all’improvviso trovato in possesso di una somma importante. Con quei soldi aveva realizzato il sogno della sua vita. Aveva pagato l’acconto per la casa e poi aveva acceso con una banca cittadina un mutuo che si è esaurito proprio due settimane fa. Insomma dai primi giorni di settembre Castriotta era diventato proprietario unico di quella casa.
Ma il paradosso è che questo sogno è stato insidiato dalla crescita del palazzo vicino. Non sopportava l’assedio del cemento e dei palazzoni. Lo soffocavano e gli toglievano la luce e la vita. Prima aveva protestato a livello amministrativo, ma senza grandi risultati. Si era rivolto poi a uno studio legale per cercare di fermare attraverso le sentenze del tribunale le colate di cemento, ma aveva perso la sua battaglia. Però non la guerra. Perché infatti qualche mese fa una soddisfazione l’aveva avuta. Aveva ottenuto dal giudice monocratico Paolo Sceusa un provvedimento d’urgenza che aveva bloccato gli scavi per un paio di settimane fissando l’obbligo nei confronti dell’impresa costruttrice la Nuova Edile di eseguire interventi di consolidamento e adottare misure che scongiurassero il rischio di infiltrazioni di acqua. Ma il risultato era stato ritenuto inadeguato da Castriotta che era rimasto amareggiato in particolare della decisione del Tribunale di dividere in parti uguali tra i due contendenti le spese legali.
«Antonio era tranquillo. Non capisco ancora cosa gli sia saltato in mente, commenta la moglie. Che a una settimana dal fatto non riesce a darsene ragione. Certo è che ormai sfiduciato aveva deciso di farsi giustizia da solo per difendere a modo suo la proprietà, il sogno della sua vita praticamente realizzato da pochi giorni. Ha acquistato quattro bombole di gas e le ha trasportate nel garage del condominio in costruzione e poi ha aperto le valvole e c’è stata l’esplosione. I vetri delle case vicine hanno cominciato a tremare e Antonio Castriotta è morto carbonizzato.
(il Piccolo)
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